Chris Bohjalian.

Doppio legame.


Titolo originale: The Double Bind. 2007.
Traduzione di: Daniela Middioni.
2007 Neri Pozza Editore.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Laurel ha vissuto a lungo a Long Island, un mondo
fatto di lussuose abitazioni con giardini perfettamente
curati, concessionarie di auto di lusso
e cliniche specializzate in cure dimagranti.
Da bambina ha imparato a nuotare, andare in
barca a vela e giocare a tennis nel circolo sportivo
di Long Island Sound, la villa in pietra che
era stata un tempo la casa di Jay Gatsby e alle
cui pareti sono ancora appese polverose fotografie
in bianco e nero delle sue feste degli anni
Venti, che ritraggono persone impeccabilmente
vestite e irrimediabilmente ubriache.
Laurel ha sempre saputo che la villa pi a nord
nella parte opposta dell'insenatura, il solenne
edificio in stile coloniale georgiano che si erge
nel punto in cui la corrente fa capovolgere le
canoe, era appartenuto a Tom Buchanan e a
Daisy, l'incantevole ragazza di Louisville per
cui Gatsby spasimava.
Ora Laurel lavora come assistente sociale nel
ricovero per i senzatetto di Burlington, e Long
Island e le sue dimore di lusso sono soltanto un
pallido e remoto ricordo.
Mai avrebbe immaginato, perci, di dover riandare
con la mente ai luoghi della sua infanzia
mentre  al lavoro in quell'austera casa di accoglienza
del Vermont.
Il vecchio Bobbie Crocker, un homeless bonario
e infermo di mente con cui ha stabilito un rapporto
speciale,  morto mentre saliva le scale
che conducevano all'appartamento dove dormiva.
Nell'armadio della sua stanza  stata scoperta
una scatola piena di vecchie foto. Erano
accatastate alla rinfusa, come bollette del telefono
gi pagate.
I volti, per, erano facilmente riconoscibili:
Chuck Berry, Robert Frost, Eartha Kitt e poi il
circolo sportivo dell'infanzia di Laurel, la casa
di Gatsby, e il contrabbandiere di alcolici in persona,
ritratto vicino alla sua spider di un giallo
abbagliante.
Una foto, per, ha particolarmente colpito Laurel:
l'immagine di Pamela Buchanan Marshfield
da bambina, in piedi accanto a un ragazzino di
un paio d'anni pi grande, a fianco di un coup
marrone.
Quello che, tuttavia, Laurel ignora  che presto,
in virt di quella scatola di vecchie e sgualcite
fotografie, si ritrover a vivere da sola, costretta
a tagliare i ponti con il fidanzato e gli amici,
inseguita, sconvolta, spaventata...
Romanzo dotato di una suspense e una tensione
narrativa ipnotiche, Doppio legame ci riporta
nei ruggenti anni Venti, l'epoca d'oro del
jazz e dei cocktail, il bel mondo di Gatsby e di
Daisy Buchanan, e ci riserva uno dei pi sorprendenti
e memorabili finali mai scritti.
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L'Autore.
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Chris Bohjalian  l'acclamatissimo autore di
dieci romanzi, tra i quali Midwives (eletto Miglior
Libro dell'anno dal Publisher Weekly e
dall'Oprah's Book Club) e il pi recente bestseller
del New York Times, Before You Know
Kindness. Le sue opere sono state tradotte in
diciotto lingue e pubblicate in ventuno Paesi.
Vive con la moglie e la figlia nel Vermont.
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Il giallo psicologico pi coinvolgente e meglio scritto che io abbia mai letto. Ricorda il terrore puro de Il silenzio degli innocenti.
Howard Frank Mosher.
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Sono pochi gli scrittori che riescono a manipolare una trama con la grazia e la forza di Bohjalian.
The New York Times.
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Ecco un libro che ci mostra davvero cos' la bellezza della creazione letteraria con un finale che lascia senza fiato.
Jodi Picoult.
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Un romanzo che intreccia il destino umano e l'orizzonte letterario delineati nel Grande Gatsby con una suspense e una tensione narrativa ipnotiche.
The Washington Post.
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Per Rose Mary Muench e in memoria di Frederick Muench (1929-2004).
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Nota dell'autore.
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L'idea di questo romanzo  nata nel dicembre 2003, quando
Rita Markley, direttrice del Comitato per l'accoglienza temporanea
di Burlington, nel Vermont, mi ha mostrato alcune vecchie
foto contenute in una scatola. Le immagini in bianco e nero
erano state realizzate da un ex senzatetto morto nel monolocale
che la sua organizzazione gli aveva messo a disposizione. Si
chiamava Bob Soupy Campbell.
Le foto erano notevoli, sia per l'evidente talento di quell'uomo
sia per i soggetti ritratti. In molti scatti ho riconosciuto
artisti - musicisti e attori - e personaggi celebri dell'epoca. La
maggior parte delle foto risalivano ad almeno quarant'anni prima.
Nessuno di noi riusciva a capacitarsi di come Campbell,
che aveva fotografato stelle degli anni Cinquanta e Sessanta, fosse
finito in un ricovero nel nord del Vermont. Per quanto era dato
di sapere, non aveva parenti a cui chiedere notizie.
L'ovvia verit  che Campbell probabilmente si era ridotto
in quello stato per una delle infinite ragioni che spingono la
maggior parte dei barboni sulla strada: la malattia mentale; la
tossicodipendenza; la sfortuna.
Tendiamo a stigmatizzare gli emarginati e a colpevolizzarli
per il loro stato. Trascuriamo la circostanza che la maggior
parte di essi viveva esattamente come noi, prima di cadere in disgrazia.
Le foto pubblicate in questo libro ne sono una testimonianza:
sono state scattate da Campbell prima di ridursi a fare il
barbone nel Vermont.
Sono quindi grato al Comitato per l'accoglienza temporanea
di Burlington per avermi autorizzato a usare tali foto. Ovviamente
il personaggio di Bobbie Crocker, il fotografo senzatetto
del romanzo,  immaginario. Ma le foto che vedrete nel libro
sono autentiche.
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Be', io lo so chi  Pauline Kael mi disse. Non sono mica nato senzatetto, capito?
Nick Hornby, Non buttiamoci gi.
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Prologo.
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Nell'autunno del secondo anno di college Laurel Estabrook
fu sul punto di essere violentata. Probabilmente corse anche il rischio
di essere uccisa. Non si tratt di uno di quei malaugurati
casi in cui la vittima viene stuprata dal ragazzo con il quale esce,
uno studente modello dell'ateneo del Vermont, membro di diritto
di qualche associazione universitaria, dopo una pomiciata un
po' troppo spinta accanto al fusto d'acciaio dalla forma a bulbo
della birra alla spina; fu una di quelle aggressioni bestiali, efferate,
compiute da uomini a viso coperto - s, uomini, al plurale,
con tanto di passamontagna di lana, che lasciavano intravedere
unicamente gli occhi e le fessure ghignanti delle bocche -,
quelle che pensi possano capitare solo alle altre, in qualche Stato
lontano, a donne il cui volto appare nei telegiornali del mattino,
mentre conduttrici dalla straordinaria bellezza ne intervistano
le madri sconvolte e irrimediabilmente segnate.
Stava percorrendo in bicicletta una strada sterrata in mezzo
agli alberi, a una trentina di chilometri dal college in direzione
nord-est, nei dintorni di una citt il cui nome era al tempo
stesso un presagio e un ossimoro: Underhill(1). A dire il vero, prima
di essere aggredita la ragazza in quel luogo non aveva mai
percepito nulla di minaccioso. Comunque negli anni successivi
all'episodio non vi si rec pi. Era una domenica, intorno alle
sei e mezzo di pomeriggio, e per la terza settimana di seguito
aveva caricato l'indistruttibile mountain bike nella station wagon
di Talia, la sua compagna di stanza; era arrivata a Underhill,
decisa a pedalare per chilometri lungo i sentieri che si snodavano
sinuosi all'interno delle foreste circostanti; trovava splendido
il paesaggio in quella stagione: il bosco pareva uscito da una fiaba
di Lewis, pi che di Grimm, e le foglie d'acero non avevano
ancora assunto quel tipico colore rosso acceso. Ovunque
crescevano giovani alberi, un intricato groviglio di aceri, querce e frassini,
con le vestigia dei muri in pietra visibili nel sottobosco, non
lontano dai viottoli. Era uno scenario del tutto diverso dai quartieri
periferici di Long Island in cui era vissuta, un mondo caratterizzato
da lussuose abitazioni con giardini perfettamente curati
e, a pochi isolati di distanza, una lunga teoria di luci al neon,
con tanto di fast food, concessionarie di auto straniere e, nei centri
commerciali prospicienti il viale, cliniche specializzate in cure
dimagranti.
Dopo l'aggressione, ovviamente, quelle foreste del Vermont
subirono una metamorfosi nella sua memoria, e il nome
della citt vicina acquis una connotazione diversa, pi sinistra.
In seguito, quando ripensava a quelle strade e a quelle colline -
alcune sembravano troppo ripide per inerpicarvisi in bicicletta,
eppure lei lo faceva -, le tornavano in mente quei sentieri simili
ai solchi di un'asse da lavandaia, che la facevano sobbalzare
tutta, e la sensazione che la pervadeva: che l'immensa vlta formata
dal fogliame ostacolasse la visuale, rendendo la foresta
troppo intricata per essere un luogo ameno. A volte, anche a distanza
di molti anni, quando nelle notti insonni e agitate faticava
ad addormentarsi, rivedeva il bosco con gli alberi ormai spogli,
e le apparivano dinanzi solo i lunghi rami delle scheletriche
betulle, adunchi come dita.
Alle sei e mezzo di quel pomeriggio il sole era appena tramontato
e l'aria si era fatta fredda e umida. Il buio tuttavia non
la impensieriva, perch aveva parcheggiato l'automobile dell'amica
in una piazzola di sosta cosparsa di ghiaia sul ciglio di
una strada asfaltata, a meno di cinque chilometri da dove si trovava.
Accanto al posteggio sorgeva una casa con un'unica finestra
che sovrastava l'attiguo garage, simile a un volto ciclopico di
ciottoli e vetro. Avrebbe impiegato dieci o quindici minuti ad arrivarci,
e mentre pedalava udiva il sibilo acuto del vento fra gli
alberi. Indossava dei calzoncini da ciclista neri e una maglia con
il disegno di una bottiglia di tequila giallo fosforescente sul davanti.
Non si sentiva particolarmente indifesa, semmai agile,
atletica e forte. Aveva diciannove anni.
A un certo punto un furgone marrone la super. Non uno
di quelli piccoli, bens un camioncino vero e proprio. Quel tipo
di veicoli che, nella migliore delle ipotesi, trasportano apparecchiature
idrauliche ed elettriche e, nella peggiore, il deviante
armamentario di stupratori incalliti e brutali assassini.
Sul retro, al posto dei finestrini, aveva piccoli obl che si aprivano
verso l'alto; mentre l'automezzo passava, not che il vetro
dal lato del passeggero era stato oscurato con un pezzo di
stoffa nera. Quando il furgone inchiod con uno stridore di
freni a una quarantina di metri da lei, si rese conto di avere
paura. Poteva essere diversamente? Era cresciuta a Long Island
- un tempo palude popolata da dinosauri ai piedi di una imponente
catena montuosa e ora gigantesca secca a forma di salmone
-, ricettacolo di infezioni dalla bizzarria quasi soprannaturale,
da cui era uscita gente come Joel Rifkin (serial killer di
diciassette donne), Colin Ferguson (l'autore della strage in
una stazione della ferrovia di Long Island), Cheryl Pierson
(colei che aveva indotto una compagna di scuola a uccidere il
padre), Richard Angelo (il carnefice dell'ospedale del Buon
Samaritano), Robert Golub (che aveva mutilato un vicino di
casa tredicenne), George Wilson (quello che aveva sparato a
Jay Gatsby mentre faceva il morto a galla nella sua piscina),
John Esposito (che aveva segregato una bambina di dieci anni
nella sua prigione sotterranea) e Ronald DeFeo (che aveva
massacrato la famiglia ad Amityville).
In realt, anche se non fosse cresciuta a West Egg, avrebbe
capito perfettamente di essere terrorizzata nel momento in cui
il camioncino si arrest sulla strada deserta proprio davanti a lei.
A qualsiasi ragazza sarebbe venuta la pelle d'oca.
Per colmo di sventura, il furgone inchiod talmente all'improvviso
che lei non pot invertire la marcia, sia perch non
c'era spazio sufficiente, sia perch quando andava in bici non
infilava le scarpe nei pedali, ma vi si agganciava per mezzo di
tacchetti metallici nella suola. Avrebbe dovuto liberare di scatto
i piedi, fermarsi e, facendo perno, ruotare la bicicletta di centottanta
gradi. Prima che riuscisse a compiere queste operazioni,
dai lati del veicolo balzarono fuori due individui, entrambi con
indosso minacciosi passamontagna a coprire il viso: brutto segno
davvero per essere settembre, sebbene inoltrato, perfino in quella
specie di tundra del Vermont settentrionale.
E cos, percorsa da una disperata scarica di adrenalina, tent
di allontanarsi superandoli. Non aveva scampo. Il primo l'afferr
per le spalle non appena lei gli pass accanto, mentre l'altro
la sollev da terra (con tutta la bicicletta) prendendola per la
vita. La placcarono come fosse un difensore in fuga e loro due
giocatori di prima linea in azione di contenimento, piombati su
di lei nell'area di difesa. Si mise a urlare - grida acute, infantili,
disperate, che ne denunciavano la vulnerabilit e la giovent
- cercando nel contempo di analizzare con una parte del cervello quale fosse il comportamento pi efficace in quel difficile
frangente. Aveva ancora le scarpe agganciate ai pedali, e doveva
rimanere in quella posizione a ogni costo, aggrappandosi subito
al manubrio. Solo cos poteva evitare di finire sui cartoni del latte
e sulle prime pagine dei giornali del Vermont. Infatti si era resa
conto di non avere alcuna possibilit di sopraffare gli aggressori,
minuta com'era - perfino i suoi capelli erano lisci e sottili
-, ma se non fossero riusciti a strapparla dalla bicicletta
avrebbero incontrato molte pi difficolt a trascinarla di peso
nel folto del bosco o a gettarla in fondo al furgone.
A un tratto il pi nerboruto dei due, un ceffo che emanava
un odore di palestra - non era tanfo n puzza di sudore; pareva
un sentore metallico, come quello dei pesi -, le sferr un cazzotto
in faccia, ma lei riusc a schivarlo e quello colp con il pugno
il bordo del suo casco da ciclista e lanci una bestemmia.
Sotto il cappuccio aveva gli occhi dello stesso colore grigio e gelido
del cielo di novembre, e tutto intorno ai polsi, a mo' di bracciale,
un tatuaggio raffigurante del filo spinato. Url al suo compare
- anche lui tatuato, con un teschio dalle orecchie improbabili
(appuntite come quelle di un lupo) e lunghi fili di fumo
che salivano a spirale dalle fessure tra i denti - di rovesciare a
terra quella dannata bicicletta, per liberarle il piede dal pedale.
Per un attimo accarezz l'idea di farlo da sola, in modo da assestargli
un calcio con la punta rigida della scarpa da ciclista. Per
non si mosse. Grazie a Dio. Continu a tenere il piede puntato
in avanti, i tacchetti metallici della suola agganciati
saldamente al pedale. L'uomo tent di strattonarla per la caviglia, ma
evidentemente non era pratico di quel tipo di scarpe e non sapeva
come disincastrarle il piede. Deluso, minacci di romperle
l'osso, mentre il compare cercava di staccarle le mani dal manubrio.
Ma lei resistette, senza smettere di gridare, convinta che
fosse questione di vita o di morte, il che, senza dubbio, rispondeva
al vero.
Nel frattempo presero a insultarla. Nel giro di pochi istanti
- non minuti, o forse s - la chiamarono puttana, fica, topa,
passera. Lurida puttana. Stupida puttana. Stronza puttana.
Idiota puttana. Troia di una puttana. Sei morta, puttana. Tu, sei
morta, puttana. Perfino le parole erano violente, anche se ud
una frase che in un primo momento non le parve dettata da
odio, rabbia e derisione: a pronunciarla (senza urlare) con
sguardo ammiccante fu il pi smilzo dei due, come scambiando
una battuta con l'amico, e solo dopo che l'uomo l'ebbe ripetuta
ne cap il senso. Si trattava di un marchio commerciale,
un nome, un gusto, e si riferiva a lei. Aveva ridotto la sua vagina
a un aperitivo, nell'errato presupposto che potesse anche minimamente
bagnarsi in previsione del coito. Liquore fica. Era
quella la battuta. Capito? Non aveva detto leccale la fica. Macch.
Pareva la marca di un cordiale francese. Lo scherzo comunque
lasci del tutto indifferente l'altro, animato com'era da
un imperscrutabile odio nei suoi confronti. Quand' che certa
gente si eccita, a sentire gli psicologi? Per quanto ne sapeva,
quell'uomo si sarebbe eccitato nel vederla morta. Appena
l'avessero uccisa.
Finalmente riuscirono a farla cadere a terra con tutta la bicicletta.
Per una frazione di secondo pens che si fossero arresi.
Si sbagliava. Presero a trascinarla tirando la bici per le ruote,
quasi che lei e la sua mountain bike fossero un tutt'uno, come
un cervo abbattuto nel bosco che venga trainato per le zampe.
La stavano portando verso il furgone, incuranti che con il gomito
e il ginocchio destro strusciasse sulla strada sterrata e intenzionati
a gettarla - bicicletta e tutto - in fondo al veicolo.
Ma il tentativo fall, e questa, probabilmente, fu la sua salvezza.
Il bagagliaio era stipato fino all'inverosimile di attrezzi
ginnici, e quindi non c'era spazio per infilarcela dentro, dato
che era rimasta attaccata alla bici. Quando la sollevarono vide
di sfuggita pesi a forma di disco, panche, sbarre metalliche e
quelli che le sembrarono i componenti verticali di una macchina
Nautilus. A quel punto i due si misero a sgombrare il camioncino
e la scaraventarono di nuovo a terra, fracassandole la clavicola
e procurandole sulla mammella sinistra un livido destinato
a durare mesi. Sentiva delle fitte cos lancinanti che le venne di
colpo la nausea, e solo grazie all'adrenalina che le scorreva nel
sangue non vomit. Eppure continuava a stringere il manubrio
e a tenere le scarpe inchiodate ai pedali. Uno degli aggressori le
url di non muoversi, il che, comunque, era una scelta obbligata:
non poteva abbandonare la bicicletta, e con una clavicola
fratturata era altamente improbabile che riuscisse a liberare
i piedi, alzarsi e fuggire prima di mezz'ora.
Quanto tempo giacque in quelle condizioni? Dieci secondi?
Quindici? Forse a malapena trenta. I suoi aggressori si accorsero
degli altri ciclisti prima di lei. Lungo la strada si stavano avvicinando
tre robusti tipi in bicicletta: erano degli avvocati di
Underhill che stavano tornando a casa dopo un'escursione nella
Mad River Valley, un percorso di centoventi chilometri tra andata
e ritorno. Inforcavano delle bici da strada, e appena udirono
Laurel gridare si issarono sui pedali e si misero a sfrecciare
verso il furgone, dimostrando un eroismo fuori dal comune ai
nostri giorni. Del resto, cos'altro dovevano fare? Lasciare che venisse
rapita o uccisa? Nessuno l'avrebbe permesso. Cos accorsero
in suo aiuto, mentre i due individui si precipitavano nell'abitacolo,
sbattendo gli sportelli. Lei pens che volessero fuggire.
S, ma non subito. Prima fecero marcia indietro, cercando
di investirla. La volevano morta. E invece, per fortuna, non si
trovava immediatamente dietro il veicolo. Era caduta di lato, a
una distanza che le consent, bench attaccata ai pedali, di spostarsi
di quel mezzo metro sufficiente a salvarle la vita. Il camioncino
schiacci le ruote della bicicletta, finendole sul piede
sinistro. Probabilmente furono la scarpa da ciclista e la forcella
anteriore della bici a evitare che rimanesse spappolato. Poi i due
sgommarono via e gli pneumatici le fecero schizzare dei
sassolini in faccia e negli occhi, mentre il fumo emesso dal
tubo di scappamento per un attimo le tolse il respiro.
Quando riprese fiato, riusc finalmente a vomitare. Singhiozzava,
perdeva sangue, era completamente insudiciata.
Una piccola vittima tutto sommato patetica: immobilizzata a
terra dalle scarpe bullonate come una tartaruga rovesciata sul
guscio. Solo in seguito si sarebbe accorta che uno degli aggressori,
nel tentativo di farle allentare la presa dal manubrio, le aveva
spezzato l'indice della mano sinistra.
Gli avvocati le praticarono una manovra alle caviglie in
modo da liberarle dai pedali, poi l'aiutarono pian piano a rialzarsi.
Il furgone era ormai lontano, ma lei aveva memorizzato il
numero di targa e nel giro di qualche ora gli aggressori furono
catturati. Uno di loro lavorava in una palestra di Colchester frequentata
da culturisti dediti al sollevamento pesi a livello agonistico.
Non abitava molto distante dal luogo in cui Laurel aveva
parcheggiato, e la settimana precedente l'aveva seguita. Appena
si era reso conto che la Jetta con a bordo la ragazza dai capelli
biondi che fuoriuscivano dal casco era tornata, aveva pensato
che fosse arrivata la sua grande occasione. Era la prima donna
che tentava di stuprare nel Vermont, ma aveva gi commesso lo
stesso crimine nello Stato di Washington e nell'Idaho, poi si era
trasferito a est; e in Montana aveva tagliato i polsi a un'insegnante
che stava facendo il suo jogging mattutino, lasciando che si
dissanguasse in un campo di grano seminato tardivamente.
L'aveva legata a una recinzione di filo spinato, e i tatuaggi che
aveva ai polsi commemoravano l'episodio, come spesso succede
in questi casi. Un'opera d'arte che esibiva quasi fosse un caro ricordo.
A quanto sembrava, l'uomo che si trovava con lui non aveva
la pi pallida idea che il suo nuovo amico fosse un assassino.
Era un vagabondo approdato nel Vermont, e credeva che si sarebbero
limitati a spassarsela un po' insieme, a spese di qualche
giovane ciclista.
Dopo l'accaduto Laurel si rifugi nella sua casa di Long
Island per riprendersi, e non fece ritorno nel Vermont, al college,
prima di gennaio. Era appena iniziato il semestre primaverile.
L'estate successiva segu dei corsi per recuperare le lezioni perdute
- comunque nel mese di luglio dovette andare a Burlington
per presenziare al processo che vedeva imputati i suoi assalitori -
e in autunno si era gi rimessa in pari con il programma; nel giugno
di due anni dopo si sarebbe diplomata insieme ai suoi compagni.
Tuttavia le udienze avevano rappresentato una dura prova
per lei. Non si erano prolungate molto, ma ne aveva dovuto affrontare
due. Era la prima volta che si ritrovava al cospetto di quegli
individui dal giorno dell'aggressione, e la prima che aveva l'occasione
di studiarne il volto. Il vagabondo, che si sarebbe visto ridurre
sensibilmente la pena grazie alla sua deposizione contro il
culturista, aveva la carnagione bianca come un pesce lesso e un
pizzetto bruno che gli allungava il viso gi tendente all'equino.
Completamente calvo sulla sommit del capo, i pochi capelli che
gli rimanevano erano brizzolati, come la barbetta. Bench fosse
estate, indossava una camicia dal colletto alto per nascondere il
tatuaggio. La sua linea difensiva si basava, tra l'altro, sull'argomentazione
che prima dei fatti aveva assunto dell'acido e si trovava
quindi in uno stato di coscienza alterato.
Il culturista era un energumeno che, in attesa del processo,
aveva continuato ad allenarsi nell'edificio esterno, adibito a
palestra, del penitenziario in cui era recluso, nella regione
nord-occidentale del Vermont - sollevando pesi, si diceva, perfino
durante i giorni di gelo in cui bisognava togliere il ghiaccio
dalle macchine Nautilus -, e ancora una volta furono i suoi
occhi grigi a impressionare Laurel. Quell'estate gli avevano rasato
i capelli a zero, ma lei dedusse che l'autunno precedente
doveva averli a spazzola. Dopo la condanna comminatagli nel
Vermont fu estradato nel Montana; l venne processato e giudicato
colpevole dell'omicidio dell'insegnante. Gli fu inflitto l'ergastolo
e venne rinchiuso in un carcere a tre quarti d'ora dalla
citt di Butte. Il vagabondo invece fu spedito nella casa di correzione
alla periferia di Saint Albans, dove si vide relegato nel
gradino pi basso e abietto agli occhi dei carcerati: quello degli
stupratori.
Di certo l'aggressione cambi radicalmente la vita di Laurel,
ma la manifestazione pi evidente fu che smise di andare in
bicicletta. Le scarpe bullonate le avevano salvato la pelle, ma la
sensazione di essere attaccata ai pedali la riportava su quella
strada sterrata di Underhill, e l'ultima cosa che desiderava era ritornare
in quel posto. Da ragazzina aveva sempre nuotato, e cos
dopo qualche anno di assenza ricominci a frequentare la piscina;
riusciva a rilassarsi macinando vasche su vasche e respirando
l'odore del cloro tra i capelli, che le rievocava come d'incanto
il rifugio sicuro di West Egg dove aveva trascorso la sua infanzia.
Gli altri cambiamenti furono pi sottili: un'attrazione per
gli uomini maturi, che secondo lo psicologo derivava probabilmente
dal bisogno di sentirsi protetta - coccolata - da una figura
paterna che la mettesse al riparo dalla sofferenza. Svilupp
un'avversione per le palestre e le sale pesi. Cominci a tenere
un diario. La sua passione per la fotografia si accentu. Si allontan
progressivamente dalla vita sociale del college, in particolare
dai membri delle associazioni con cui, appena iscritta, passava
quasi tutte le sere durante i fine settimana. E poi, l'ultimo
anno, prese la decisione di trasferirsi dagli alloggi per gli studenti
a un edificio alla periferia del campus. Laurel non voleva abitarci
da sola - sebbene non gradisse pi molto la compagnia, le
capitava di avere degli attacchi d'ansia che non riusciva a tenere
sotto controllo con i farmaci, specie quando era al buio - e
Talia Rice, sua compagna di stanza dai tempi in cui, diciottenni,
erano appena arrivate nel Vermont, si offr di condividere
con lei la nuova sistemazione. Trovarono un appartamento con
due camere da letto, un soggiorno e una cucina, in stile vittoriano
e dalla struttura alquanto irregolare, che garantiva a Laurel
tranquillit e discrezione ma era comunque abbastanza vicino
al campus per la sua decisamente pi estroversa coinquilina.
Era anche abbastanza soleggiato, il che costituiva per Talia un
requisito essenziale nella scelta di una casa da dividere con
l'amica.
Eppure diverse persone erano convinte che Laurel fosse diventata
scostante. Lei lo intuiva, ma non vi dava peso, e decise
di allentare i rapporti con i conoscenti occasionali.
Ad ogni modo il mutamento pi rilevante fu il nuoto: se non
avesse subito quella brutale aggressione, non avrebbe ricominciato.
Pu sembrare un'affermazione banale, scontata. Ma la vita 
fatta di episodi che appaiono poco significativi finch non li si osserva
a distanza, scoprendo quali importanti conseguenze hanno
determinato. In parole povere, se Laurel non si fosse mai decisa a
frequentare quasi quotidianamente la piscina universitaria, non
avrebbe mai conosciuto l'ex studentessa dell'Universit del Vermont
che dirigeva il ricovero per i senzatetto di Burlington, e che
a distanza di anni continuava a tenersi in forma allenandosi nel
centro sportivo dell'ateneo, per cui non si sarebbe mai ritrovata a
lavorare nella casa di accoglienza, prima come volontaria, mentre
ancora seguiva gli studi, e in seguito, una volta conseguita la laurea,
come assistente sociale. Se poi non avesse iniziato a svolgere
la sua attivit l, non avrebbe mai incontrato un paziente dell'ospedale
psichiatrico pubblico, un signore (e lo era nel vero senso della
parola) di cinquantasei anni pi anziano di lei, Bobbie Crocker.
Durante l'adolescenza suo padre le aveva dispensato dei
consigli: essere intelligenti non  poi cos importante. Ci che
conta  l'impegno. E poi non doveva dimenticare che, mentre
lei era cresciuta in una bella casa, in un quartiere elegante, con
una madre sempre pronta a scarrozzarla alle partite di calcio e
agli allenamenti della squadra di nuoto, nel mondo la maggior
parte della gente viveva in condizioni di grave, avvilente indigenza,
e quindi prima o poi bisognava che lei desse qualcosa in
cambio. Con questo non intendeva alludere in tono minaccioso
a una sorta di contrappasso karmico incombente sul suo destino,
visto che aveva sempre avuto cibo a sufficienza e non le
era mai toccato rientrare dal centro commerciale senza vestiti,
CD o ragazzi con cui le sarebbe piaciuto mettersi insieme.
Il padre conosceva bene la sua smania di fare acquisti, ma
ignorava quali fossero i suoi rapporti con i maschi. O perlomeno
ne aveva una vaga nozione. Mor poco dopo che lei aveva
terminato il college, senza la pi pallida idea degli appetiti sessuali
della figlia o delle sue esperienze all'interno dei circoli studenteschi
o del carosello di avventure che avevano contrassegnato
i suoi primi anni all'Universit del Vermont.
Era socio del Rotary Club, il che lo rendeva facile bersaglio
di battute ironiche ma lo rafforzava nella convinzione che, una
volta adulte, le due figlie non avrebbero potuto sottrarsi all'obbligo
morale di aiutare le persone meno fortunate di loro. In effetti
la sezione cui apparteneva aveva sovvenzionato la realizzazione
di un orfanotrofio in Honduras, dove si recava ogni anno
per verificare che i piccoli crescessero sereni e ben assistiti. E
cos Laurel si premurava di difendere il Rotary ogni volta che
sentiva qualcuno denigrare l'organizzazione, spiegando a quanti
amavano sproloquiare a briglia sciolta e fare del sarcasmo che
non si poteva sbeffeggiare gente che, pur indaffarata dalla mattina
alla sera, si impegnava a far costruire case per bambini orfani
a causa dell'AIDS o rimasti senza tetto per colpa di un uragano.
Anche sua sorella, di cinque anni pi grande e operatrice di
borsa, divenne membro attivo di quella sezione.
Laurel aveva ventitr anni quando il padre mor improvvisamente
d'infarto. Sperava tanto che avesse capito quanto lo
amava, ma ci non rese pi facile colmare il vuoto che quella
scomparsa aveva lasciato nella sua esistenza. La sera dell'aggressione
lui e sua madre erano arrivati all'ospedale di Burlington in
meno di tre ore. Un socio del Rotary che pilotava un aereo da
turismo li aveva trasportati in quella citt a nord del Vermont subito
dopo la sua telefonata.
Da bambini Laurel e i suoi amichetti sapevano bene che il
circolo sportivo di Long Island Sound in cui tutti loro avevano
imparato a nuotare, andare in barca a vela e giocare a tennis un
tempo era stata la residenza di Jay Gatsby. Ma in fondo non gliene
importava granch. E nemmeno ai genitori. Forse ai nonni
s. Per intorno ai dieci anni lei e i compagni non si curavano
molto di quello che interessava ai vecchi. La villa in pietra di Jay
Gatsby, con l'ampia e spaziosa sala da pranzo, era divenuta sede
del club, e alle pareti dell'atrio erano appese polverose fotografie
in bianco e nero delle sue feste, a partire dai primi anni Venti.
Tutte le persone ritratte apparivano vestite in maniera eccessivamente
formale. O ubriache. O entrambe le cose. Laurel intuiva
che i suoi amici - i ragazzi, comunque - avrebbero provato
maggiore curiosit per la storia del circolo se la piscina in cui
d'estate passavano giornate intere fosse stata quella di marmo
nella quale George Wilson aveva sparato a Gatsby, ma non era
la stessa; non esisteva pi, rimpiazzata da una enorme, a forma
di elle, con otto corsie da venticinque metri lungo l'asta verticale
della lettera, e una sezione riservata ai tuffi, profonda tre metri
e mezzo, nella parte orizzontale, pi corta. C'erano due
trampolini, di uno e tre metri, e nel prato che si stendeva lungo
il lato occidentale e settentrionale crescevano lunghi filari di
maestosi meli selvatici. In piena estate le giovani madri sedevano
all'ombra di quegli alberi con i loro neonati. Laurel aveva
militato nella squadra di nuoto per cinque anni, e per tre in
quella di tuffi.
Inoltre tutti sapevano che, dei tre edifici che si trovavano
dalla parte opposta dell'insenatura in cui la corrente faceva capovolgere
le canoe, quello pi a nord un tempo era appartenuto
a Tom e Daisy Buchanan. Lei era quella incantevole ragazza
di Louisville per cui Gatsby spasimava, e Tom suo marito. La villa
dei Buchanan, in stile coloniale georgiano, era la pi antica
delle tre; le altre due erano state costruite quando Pamela
Buchanan Marshfield - figlia di Tom e Daisy - aveva diviso il patrimonio,
nei primi anni Settanta. Dove una volta c'erano duemila
metri quadrati di roseti, adesso si trovava un campo da tennis
orientato in direzione nord-sud, che apparteneva a una famiglia
di nome Shephard; dove sorgeva la stalla che ospitava i pony
con cui Tom Buchanan giocava a polo, si innalzava un palazzo
in stile Tudor dalla pianta irregolare, di propriet di certi
Winston. Pamela aveva venduto il resto dei beni - la casa in cui
era cresciuta e aveva vissuto da sposata, fin verso la sessantina -
nel 1978, un anno prima della nascita di Laurel.
Lei, quindi, durante l'infanzia e l'adolescenza non ebbe
mai occasione di conoscere quella celebre donna. Si sarebbero
incontrate solo in seguito.
Suo padre per la conosceva. Poco, e non perch fosse
un'eccentrica che amava la solitudine. Semplicemente, lei e il
marito frequentavano una compagnia molto pi matura (e ricca)
dei genitori di Laurel, e per ragioni abbastanza ovvie non
erano soci del club dal tono relativamente informale che si
trovava al di l della baia. Appartenevano invece a un circolo velico
molto pi esclusivo, a est di Long Island.
Comunque, ogni volta che Laurel rievocava la sua fanciullezza,
quasi mai le si affacciavano alla mente i nomi Gatsby e
Buchanan. Se mai pensava a quelle persone, se le immaginava
come fantasmi incorporei, completamente estranei alla sua vita
nel Vermont.
Ma poi vide le fotografie con le orecchie agli angoli che
Bobbie Crocker - indigente, bonario (quasi sempre) e infermo
di mente - aveva lasciato morendo all'et di ottantadue anni. Al
vecchio era venuto un colpo apoplettico sulle scale che conducevano
all'appartamento in cui dormiva, in quello che un tempo
era l'Hotel New England e ormai era divenuto un complesso
di ventiquattro appartamenti di edilizia altamente sovvenzionata
che gli ex senzatetto potevano prendere in affitto per una
somma pari a circa il trenta per cento del loro assegno d'invalidit
o previdenza sociale, e alla cifra irrisoria di cinque dollari al
mese nel caso in cui non beneficiassero di alcuna entrata.
Bobbie, a quanto si sapeva, non aveva parenti, e quindi fu la sua assistente
sociale a scoprire nell'unico armadio quella scatola piena
di vecchie foto. Non erano certo custodite gelosamente, ma
accatastate come piatti di carta o infilate verticalmente dentro
alcune cartelle, come bollette del telefono gi pagate; i volti, per,
erano facilmente riconoscibili. Chuck Berry. Robert Frost.
Eartha Kitt. Capelloni. Musicisti jazz. Scultori. Giocatori di
scacchi a Washington Square. Ragazzi che tiravano calci a una
palla ovale in una strada di Manhattan, con in alto un cartellone
della Hebrew National. Il ponte di Brooklyn. Alcune, chiaramente
pi recenti, erano state scattate a Underhill, nel Vermont,
tra cui diverse raffiguranti una strada sterrata - in una si
vedeva una ragazza in bicicletta - che Laurel conosceva fin
troppo bene.
In una busta a parte, della misura di un biglietto d'auguri,
c'erano le istantanee: di formato ridotto, anche se ugualmente
sciupate. Riconobbe subito l'abitazione di Pamela Buchanan
Marshfield. Poi il circolo sportivo della sua infanzia, compresa
la torre in stile normanno, che all'epoca apparteneva a un
contrabbandiere di alcolici di nome Gatsby. La piscina originale,
con la torre alle spalle. Immagini di feste, come quelle immortalate
alle pareti della sala da pranzo del club. Pamela Buchanan
Marshfield da bambina, in piedi accanto a un ragazzino di un
paio danni pi grande, a fianco di un coup marrone. Gatsby in
persona, vicino alla sua spider di un giallo abbagliante, la macchina
di cui Tom Buchanan dovette disfarsi come fosse un carrozzone
da circo.
Vi erano circa una dozzina di quelle foto pi piccole, e
centinaia di negativi e copie di formato pi grande che lei suppose
realizzate dallo stesso Bobbie.
Laurel non cap subito chi fosse il bambino accanto a Pamela.
Ma ebbe un'intuizione. Non poteva avere un fratello, che forse
si era ridotto a fare il barbone nel Vermont? Ne succedono di
cose strane al mondo. Per certamente ignorava tutta la verit
quando per la prima volta si chiese cosa significasse quella scatola
di foto scolorite, non immaginando che presto si sarebbe ritrovata
da sola, costretta a tagliare i ponti con il fidanzato e gli amici,
ancora una volta inseguita, sconvolta e spaventata.

Paziente 29873
... soggetto ancora ossessionato dalle vecchie fotografie. Ne
parla continuamente, vuole sapere dove le abbiamo messe. Tra
i suoi progetti per il futuro c' quello di allestire una mostra -
davvero spettacolare...
Terapia: continuare la somministrazione del risperidone, 3 mg
per bocca due volte al giorno.
Continuare la somministrazione del valproato, 1000 mg per
bocca due volte al giorno.
Per motivi di sicurezza, non  ancora consentita l'uscita dal
reparto.
Dagli appunti di Kenneth Pierce,
psichiatra in servizio presso
l'ospedale pubblico di Waterbury, Vermont
Note.
1. Sotto il colle (N.d.T.).


Capitolo 1.

Pamela Buchanan Marshfield sfogli il giornale e not, prima
del suo avvocato, l'inserzione pubblicata dal ricovero per i
senzatetto del Vermont. Cap subito che riguardava il fratello e
il suo lavoro.
Sapeva che la memoria - specie alla sua et - faceva strani
scherzi. Per questo, quando pensava a Robert, non lo immaginava
come un uomo adulto. Invece rivedeva immediatamente il neonato
che strappava dalle braccia della bambinaia per esibirlo di fronte
agli ospiti dei genitori come fosse suo figlio. E, in un certo qual
modo, lo era. Aiutava a cambiargli i pannolini e a dargli da mangiare.
Lo portava in giardino e gli teneva il visetto rivolto verso le
rose perch ne aspirasse la fragranza. Gli lasciava annusare i pony
utilizzati per le partite di polo, e i cavalli facevano altrettanto. Negli
anni successivi alla nascita del fratellino i rapporti tra i genitori
divennero molto meno burrascosi e, a quanto rammentava, quello
fu l'unico periodo della sua infanzia in cui non li vide litigare.
Forse erano anche pi moderati nel bere. Probabilmente la madre
tocc l'apice della felicit proprio quando Robert era in fasce, minuscolo
e profumato di talco; l'infinit di delusioni che avevano segnato
la vita di Daisy - a quell'epoca ancora giovane - le dovevano
apparire ben pi sopportabili mentre cullava il suo bimbo.
Purtroppo non dur. Non poteva durare. Le divergenze
che caratterizzavano il matrimonio di Tom e Daisy Buchanan
erano troppo profonde perch un figlio potesse colmarle. Nessuna
creatura avrebbe potuto tanto. Ciononostante, Pamela,
piena di speranza, implorava che quel bambino compisse il miracolo.
Quel frugoletto. Quel pargolo.
Aveva letto da qualche parte che i neonati vedevano solo in
bianco e nero, non essendo ancora in grado di distinguere i colori.
Trovava la cosa interessante per una serie di ragioni, la pi significativa
delle quali legata a una delle prime immagini del fratello.
L'estate successiva alla sua nascita, un giorno in cui il padre non
era in casa, la madre era rientrata dal pranzo con alcune amiche
proprio mentre la tata svegliava i bimbi dal pisolino. Di solito non
riposavano nella stessa stanza, ma in quell'umido pomeriggio di
agosto li avevano messi a dormire nel salottino che si affacciava sulla
terrazza in modo che la governante potesse aprire la porta-finestra
per lasciar entrare un po' di brezza e disperdere l'umidit.
Daisy tir fuori l'album con le fotografie e i ritratti pi
grandi, quasi tutti risalenti ai tempi della sua adolescenza a Louisville,
e fece accomodare i figli accanto a lei sul divano. Robert
si mise seduto in grembo alla madre, diritto, simile a uno
degli orsacchiotti di pezza della sorella, che invece le si accoccol
vicino. Daisy profumava di limone e menta. Prese a raccontare
ai bambini - soprattutto alla femmina,  ovvio, dato
che il fratello aveva appena un anno - la storia delle persone
ritratte nelle foto. Pur non essendo pi in grado di ricostruire
nei dettagli ci che la madre aveva detto quel pomeriggio a
proposito di nonni, cugini, zii e corteggiatori, a Pamela era rimasta
impressa una cosa: il fratello voleva soffermarsi sulle immagini
quando gi loro due si accingevano a voltare pagina,
indicandole pi volte con le dita grassottelle e sfiorando i volti
in bianco e nero dei Fay di Louisville, loro antenati.
Da piccolo era attratto da quell'album, e all'et di quattro o cinque
anni lui e la sorella erano soliti passare in rassegna tutta la collezione
di foto della madre. Le consideravano alla stregua di fiabe, e
Pamela se ne serviva per inventare storie da narrare al fratello prima
di addormentarsi. A un certo punto anche lui cominci a ideare favole
per lei. Non erano quasi mai violente, e comunque molto meno
terrificanti dei tradizionali racconti di orchi, streghe e fate che allora
si propinavano ai bimbi. Tuttavia erano strane e caratterizzate
da una spiccata illogicit. Robert avr avuto appena nove o dieci anni,
ma la sorella si era gi accorta che viveva in un mondo privo di
confini, non sottoposto alle rigide regole di causa ed effetto.
Era un presagio di quel che sarebbe diventato. Del modo
in cui avrebbe trascorso gran parte della sua esistenza.
Perci, non appena vide l'annuncio sul giornale, Pamela
chiam il suo avvocato e lo preg di mettersi in contatto con il
ricovero per i senzatetto di Burlington.

Capitolo 2.

Katherine Maguire aveva occhi di un verde brillante che, al
contrario dei capelli bruciati dal cloro, non si erano minimamente
sbiaditi con l'et. La gente avvertiva persino un certo disagio
nel fissarli. Anche a Laurel facevano quell'effetto. Doveva avere
una cinquantina d'anni, quasi il doppio dei suoi, ma era una donna
dal fisico asciutto e in perfetta forma e sembrava ben pi giovane.
Si erano conosciute alla piscina dell'Universit del Vermont
sei anni prima, quando lei aveva ripreso a nuotare dopo
l'aggressione, e si ritrovavano negli spogliatoi tutti i giorni feriali
alle cinque e tre quarti di mattina. Erano trascorsi due decenni
dall'epoca in cui Katherine, allora poco pi grande di Laurel,
aveva fondato il ricovero per i senzatetto, allestendo l'istituto praticamente
da sola. Laurel l'aveva sempre giudicata un'impresa
superiore alle sue forze, convinta com'era di non essere nemmeno
in grado di aprire un chiosco di bibite sul marciapiede davanti
a casa senza l'aiuto di qualcuno. Insieme ai figli, due gemelli
che frequentavano le superiori, Katherine considerava la casa di
accoglienza la sua ragione di vita.
Un luned di settembre, in tarda mattinata, entr a grandi
passi con la consueta sicurezza nella stanza di Laurel, tenendo
fra le braccia una voluminosa e malconcia scatola di cartone. La
gett con un leggero tonfo sul pavimento, poi si lasci cadere
sulla sedia pieghevole di fronte alla scrivania della sua assistente
sociale, un orrendo mobile di metallo massiccio identico a quello che aveva anche lei nel suo ufficio, solo un po' pi ampio.
C'era anche una busta spieg Katherine, ma l'ho dimenticata
sul tavolino della mia stanza. Non puoi immaginarti
i pacchi di giornali e la corrispondenza che riusciva ad accumulare
in un anno. Quel tipo conservava tutto, incredibile.
Aveva un'abitudine che alcuni (soprattutto uomini) trovavano
fastidiosa, ma che di solito non disturbava Laurel: esordiva
sempre come se la conversazione andasse avanti gi da un po'.
Chi?
Bobbie Crocker. E morto ieri, non lo sapevi? All'Hotel
New England.
No, non lo sapevo rispose Laurel, abbassando la voce.
Era sempre un avvenimento triste quando moriva uno degli
ospiti del ricovero. Anche se non tutti gli assistenti sociali lo conoscevano
a fondo, li amareggiava il fatto di essere stati gli unici
testimoni della fine di un'esistenza. Ognuno di loro era perfettamente
al corrente delle condizioni di ristrettezza, miseria
e stenti in cui si era ridotta quella persona. Com' successo?
Non hai sentito?
Sono stata impegnata tutto il giorno con gli ospiti o in riunione.
Oh, Laurel, mi dispiace. Dio, non volevo dirtelo cos.
Forse era vero, ma Laurel non escludeva che Katherine avesse
deciso di comunicarle l'accaduto proprio in quel modo. Per via
delle sue vicende personali, quando si verificava un evento tragico
o triste gli altri tendevano a trattarla con eccessivo tatto, oppure
le passavano sopra con la delicatezza di un rullo compressore.
Era stata Carol, sua sorella, ad avvisarla per telefono della
morte del padre, e lei ci aveva messo un minuto buono per rendersene
conto, vista la forma incredibilmente contorta con cui
la sorella si esprimeva. Sulle prime era stata cos evasiva che per
almeno trenta secondi aveva pensato che l'avesse chiamata per
darle la notizia, in fondo irrilevante, che il padre era in viaggio
d'affari all'estero da qualche parte e per un po' di tempo non si
sarebbe fatto sentire. Francamente non capiva perch Carol si
fosse presa il disturbo di telefonarle. Nel caso di Bobbie
Crocker, sospettava che Katherine avesse seguito la tattica contraria,
quella della doccia fredda, consistente nel fingere che lei gi sapesse
della morte dell'uomo.
Di, parla. Com' andata? insist, e la donna le raccont
di come un altro inquilino avesse trovato Bobbie mentre andava
in chiesa, spiegando poi com'era stato fin troppo facile -
che tristezza! - per Emily Young, l'assistente sociale di Crocker,
e per lei ripulire il suo appartamento la domenica pomeriggio.
Ci abbiamo messo un paio d'ore. Figurati. Oh, Signore,
quando sono morti i miei ho impiegato quasi due anni a passare
al setaccio la roba che avevano accumulato in tutta la vita.
Uno come Bobbie, invece... Per i vestiti  bastata qualche busta
di plastica: alcune le abbiamo gettate nell'immondizia, altre
le abbiamo date all'Esercito della Salvezza. E, credimi, le prime
pesavano molto di pi. Erano soprattutto giornali e riviste.
Niente lettere? Qualche indizio che avesse una famiglia?
Assolutamente nulla. Cio, in quella busta c'erano delle
istantanee, ma ho dato appena una sbirciatina. Non penso che
avessero a che fare con lui. Sapevi che era un reduce, no? Della
seconda guerra mondiale. Quindi verr sepolto in una zona
apposita del cimitero, al forte di Winooski. Domani si terr una
breve cerimonia. Ce la fai a venire?
Certo. Non mancher.
Era cos simpatico.
 vero.
Anche se un po' matto.
Ma gentile.
Hai ragione concord Katherine.
E, per essere anziano, aveva del fegato comment Laurel,
richiamando alla mente un'immagine di Bobbie Crocker e
ripensando ai loro ultimi colloqui. Erano sempre interessanti,
per quanto assurdi. Somigliavano alle facezie che scambiava
con altri ospiti del ricovero: era convinta che almeno la met di
quanto le diceva fosse inventato di sana pianta, o frutto di farneticazioni.
La differenza - sostanziale ai suoi occhi - era che raramente
negli aneddoti raccontati da Bobbie si avvertiva del vittimismo,
cosa atipica per uno schizofrenico, ma forse ci era dovuto
alla circostanza che lo aveva conosciuto quando gi stava
meglio: all'epoca era di nuovo in terapia. Eppure, di tanto in
tanto protestava con lei, e in qualche rara occasione lasciava intendere
che il mondo fosse in credito nei suoi confronti. Senza
dubbio credeva che gli altri ordissero complotti, quasi sempre
aventi per oggetto il padre. In genere, per, era convinto di essere
riuscito a fregarli. L'ultima volta che l'ho visto  stato due
settimane fa alla marcia di beneficenza riprese.
Ricordi di cosa avete parlato?
S. Mi ha raccontato di aver preso parte a una marcia in
difesa dei diritti civili a Frankfort, nel Kentucky, nel 1963 o
1964. Ci accingevamo a cominciare - be', lui no - e si aggirava
intorno al nastro di partenza, assaporando l'atmosfera piena di
animazione, il sole e la brezza che spirava dal lago. Quando gli
ho chiesto di continuare, ha cambiato discorso. Mi ha spiegato
che ogni marted e gioved, al posto del latte, a colazione mangiava
una ciotola di fiocchi di crusca cui aggiungeva una tazza
e mezza esatta di succo d'arancia, perch il colesterolo lo preoccupava,
precisando che correggeva il dolce della spremuta con
una spruzzatina di salsa di soia. Una vera schifezza.
L'hai mai sentito gridare?
Certo. Al ricovero dicevano che con quella voce, cos cavernosa
per un uomo di ottant'anni suonati, poteva frequentare
solo i bar e le partite di baseball.
Tesoro, sono un senza... tetto! si mise a strillare Katherine
di colpo, ripetendo a pappagallo la frase che Bobbie era solito urlare
- come il padre strafatto di anfetamine in uno sceneggiato televisivo
- ogni volta che si recava nell'istituto per verificare se quel
giorno fosse di turno qualcuno di sua conoscenza. A quanto pareva,
se ne usciva con quel ritornello anche quando era ancora un
barbone, sin dalla prima apparizione al ricovero, stanco e affamato
come non mai. Sembrava un docile gatto randagio.
Leggermente paranoico e soggetto di tanto in tanto ad allucinazioni,
ma non imprevedibile.
Mi dava non pochi grattacapi...
Sar stato gentile, voglio sperare comment Katherine.
Di solito s. Quando bighellonava intorno alla casa di accoglienza
e io ero in servizio, mi prendeva in giro perch ero
giovane. Ricordo che quando ci siamo incontrati per la prima
volta era convinto che andassi ancora all'universit. Stentava a
credere che fossi laureata da un paio d'anni.
Ti ha mai dispensato le sue perle di saggezza?
Fammi pensare. Ha detto che ero troppo inesperta per conoscere
davvero la vita di strada. Mi ha spiegato che ormai nel
Vermont l'unica acqua veramente potabile sgorga a una sessantina
di chilometri da qui, da una sorgente che alimenta il fiume
Catamount. Mi ha rivelato che Lyndon Baines Johnson - s, il
presidente - era ancora vivo, e che lui sapeva dove si trovava. Ha
asserito di aver partecipato a una festa durata un intero fine settimana
insieme a Bob Dylan e Joan Baez. E mi ha confidato di
essere cresciuto in una casa da cui si vedeva un castello, all'altro
capo di una piccola baia.
Che fantasia aveva quell'uomo! Molti ospiti del ricovero
sono convinti di essere Rambo o il papa. O di avere milioni di
dollari depositati su qualche conto svizzero. O pensano che la
CIA - o Rambo, o il papa - gli stia dando la caccia. Bobbie no.
Lui sognava castelli. Che cosa incantevole!
Be', vedeva il diavolo osserv Laurel.
Come?
Me ne ha parlato in una sola occasione. L'ha raccontato
anche a Emily. Diceva che una volta gli era apparso il diavolo.
E che aspetto aveva?
Umano, credo.
Somigliava a qualcuno in particolare? chiese Katherine.
A una persona che conosceva, ne sono certa. Bisognerebbe
domandarlo a Emily.
Faceva uso di droghe pesanti quando lo ha visto?
Magari era femmina.
Quando l'ha vista, allora si corresse Katherine.
Io non ci scherzerei sopra. A te non  mai apparso il diavolo
su una Thunderbird.
Katherine sorrise mestamente, reclinando il capo verso la
tenda che copriva l'unica, minuscola finestra della stanza di
Laurel, per respirare un po' d'aria fresca. Sembrava che stesse
sforzandosi di richiamare alla mente l'immagine di quell'uomo.
Appena arrivato al ricovero, Bobbie - come lo chiamavano gli
assistenti sociali e gli inquilini dell'Hotel New England - era
pelle e ossa, ma si era ripreso in breve tempo, visto che tra gli effetti
collaterali dei farmaci antipsicotici vi era l'aumento di peso.
Non era ingrassato molto, per nel giro di tre o quattro mesi
aveva rimesso su la pancia tipica dei poveri che si alimentano
con i cibi pronti, il pane e la pasta altamente calorici distribuiti
dagli ospizi diurni e dall'Esercito della Salvezza. Cibo
sostanzioso quanto basta a saziare e a riscaldare chi ha fame. Pieno di
burro d'arachidi. Con l'et si era rattrappito, anche se conservava
un fsico massiccio. Aveva il viso quasi interamente coperto
da una folta barba bianca, qua e l brizzolata, ma erano gli occhi
ad attrarre l'attenzione, profondi, scuri e sorridenti, ombreggiati
da ciglia lunghe quasi come quelle di una donna.
Era proprio una sagoma comment sommessamente Katherine
dopo un attimo. Sai che faceva il fotografo?
Cos diceva rispose Laurel, anche se non mi pare molto
credibile. Immagino che si trattasse di un hobby, o gi di l.
Magari un lavoro part-time che svolgeva prima che il cervello
gli andasse in tilt. Forse scattava foto alle classi delle scuole elementari.
O ai bambini da Sears.
Probabilmente non si limitava a quello. Nella sua stanza
non c'erano macchine fotografiche o attrezzature professionali,
per abbiamo trovato queste. Da' un'occhiata la esort Katherine,
accennando con aria indifferente alla scatola che giaceva
sul pavimento.
Che roba ?
Ritratti. Foto. Negativi. Ce n' una tonnellata. Tutti di gusto
molto rtro.
Laurel guard la scatola di fianco alla scrivania. Katherine
la spinse con il piede dalla sua parte; lei la prese e apr il coperchio.
La prima immagine che le apparve fu quella in bianco e
nero di almeno duecento ragazzine dagli undici ai quattordici
anni, tutte vestite allo stesso modo, con camicette bianche il cui
colletto aveva dei bottoni sulle punte e gonne nere, impegnate
a giocare con gli hula-hoop su un campo di football. Sembrava
una specie di spettacolo da intervallo di partita: forse una esibizione
di hula-hoop sincronizzati. La foto successiva, in cui spiccava
il castigato due pezzi che la donna ritratta indossava, era
della stessa epoca: raffigurava una surfista che, in posa sulla
spiaggia sopra alla tavola, fngeva di cavalcare un'onda. Laurel
la afferr e lesse sul retro, scarabocchiato a matita in maniera
abbastanza chiara, La vera Gidget, non Sandra Dee. Malibu.
Ne pass in rassegna altre, tutte in bianco e nero e risalenti al
periodo tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta,
fin quando non si imbatt in una immagine in cui le parve di riconoscere
un giovanissimo Paul Newman. Inarcando le sopracciglia
la mostr alla sua direttrice.
Gi conferm Katherine, sembra proprio lui. Purtroppo
non c' scritto niente dietro. Neanche un'annotazione o un indizio.
Infil Paul Newman nella scatola e frug rapidamente tra
le stampe. Quasi sul fondo, scopr lunghe strisce di negativi senza
custodia. Al pari delle foto, erano stati gettati alla rinfusa nel
contenitore.
Pensi sia stato Bobbie Crocker a scattarle? chiese a Katherine,
rimettendosi seduta.
S.
Perch?
Si trovavano nel suo appartamento. E poi, quando l'anno
scorso l'abbiamo tolto dalla strada, aveva con s una vecchia sacca
di tela contenente delle foto, e sosteneva che erano sue. Secondo
me si trattava proprio di queste, per la maggior parte.
Non andava a dormire se prima non si assicurava che gli armadietti
metallici - o, meglio, il suo - chiudessero bene. Se le sarebbe
letteralmente portate a letto, ma nel ricovero erano rimaste
solo le brande in alto, e quindi non poteva.
I senzatetto spesso arrivavano nella casa di accoglienza con
un oggetto - o anche due - cui conferivano valore totemico (e,
ai loro occhi, titanico), un feticcio che assolveva alla duplice
funzione di rammentare loro chi erano e quale esistenza conducevano
prima che iniziasse lo sfacelo. Il diploma di una gara di
ortografia vinta da bambini. Un anello di fidanzamento che non
avevano voluto impegnare. Un orsacchiotto. Perfino i reduci del
Vietnam e della guerra del Golfo a volte avevano uno di quegli
animaletti di peluche. Laurel si era gi trovata davanti a mucchi
di foto di famiglia in mezzo a oggetti di ogni genere depositati
negli armadi. Eppure non si era mai imbattuta in nulla di simile
a una vera opera d'arte o a un lavoro da professionista. Inoltre
aveva seguito parecchi corsi di fotografia, dedicandosi lei stessa
a tale attivit, al punto da poter affermare con sicurezza che
quegli scatti erano interessanti sia dal punto di vista giornalistico
che da quello artistico. Non escludeva di aver gi visto da
qualche parte l'immagine delle ragazzine con gli hula-hoop: se
non proprio quella, forse una scattata nella stessa occasione.
Non potrebbe essere stato qualcun altro a fare quelle foto
e a dargliele? ipotizz. Un fratello o una sorella, per esempio.
Un amico. Magari una persona che gliele ha lasciate morendo.
Parlane con Sam ribatt Katherine, riferendosi all'assistente
sociale di turno la sera in cui era arrivato Bobbie. Su di
lui ne sa pi di me. E poi accenna la cosa a Emily. Sono quasi
sicura che abbia detto a entrambi che faceva il fotografo. Naturalmente
non le ha mostrate a nessuno dei due. Neanche una
volta. A quanto pare, nessuno poteva vederle, altrimenti...
Altrimenti cosa?
Chiss. Benvenuta nel mondo di Bobbie. Emily  riuscita
a dare una sbirciatina alle foto la prima volta che  venuto qui,
solo per assicurarsi che non si trattasse di qualche schifoso pedofilo.
Ma tu sai quanto ha da fare quella donna. La sua vita  un
caos. Una volta verificato che non c'era nulla di scandaloso, la
cosa le  passata di mente finch ieri non  entrata con me nella
sua stanza.
Laurel riflett per un istante, poi guard di sfuggita un'altra
foto. Due giovani che giocavano a scacchi in Washington Square,
a Manhattan, attorniati da una mezza dozzina di spettatori,
tutti intenti a osservare la partita. Dedusse che doveva essere stata
scattata nei primi anni Sessanta. Aveva qualcosa che le faceva
pensare al periodo precedente a Johnson. E a Lee Harvey
Oswald.
Poi ce n'era una di carattere diverso: una strada sterrata nel
Vermont, a lei ben nota. In lontananza una ragazza su una
mountain bike. Con dei calzoncini di Lycra neri. Una maglietta
dai colori sgargianti, sul davanti un disegno che non si riusciva
a distinguere chiaramente, ma che poteva benissimo essere
quello di una bottiglia. Il tratto di strada sembrava situato a circa
un chilometro dal luogo in cui Laurel aveva subito l'aggressione.
Di colpo si ritrov su quel viottolo insieme ai due assalitori,
con i loro passamontagna, i tatuaggi e la violenza incombente;
il cuore prese a batterle all'impazzata. Rimase per un
lungo istante con lo sguardo fisso nel vuoto, finch Katherine
- la cui voce risuon come se stesse parlando sott'acqua - le
chiese se si sentiva bene.
S, ehm, certo ud se stessa mormorare. Tutto a posto.
Posso continuare a guardarle? chiese. Si accorse di essere sudata,
ma non volle darlo a vedere asciugandosi la fronte.
Vuoi un sorso d'acqua?
No. Davvero, sto bene. Sul serio. E solo che... fa caldo.
Sorrise rivolta alla sua direttrice.
Be', dopo che le avrai esaminate - oh, non c' fretta, Laurel
- mi piacerebbe sapere cosa ne pensi.
Te lo dico subito: sono belle. Quell'uomo - o chiunque le
abbia scattate - aveva davvero del talento.
Katherine chin leggermente il capo e sul volto le si dipinse
un'espressione che Laurel conosceva bene: un sorriso civettuolo
e al tempo stesso accattivante. Era stata lei a fondare l'istituto,
ed era riuscita a mantenerlo a galla in tutti quegli anni grazie
a una combinazione di formidabile grinta e capacit di ammaliare
la gente proprio con quel sorriso. Laurel era certa che
stava per coinvolgerla in qualche progetto.
Puoi ancora accedere alla camera oscura dell'Universit,
vero?
Be', a pagamento, come in piscina. Ma, in quanto ex studentessa,
verso una cifra quasi simbolica.
Bene, allora. Ti andrebbe di - non so se  il termine giusto
- allestire una mostra?
Con queste foto?
Ah.
S. Penso di s. Era consapevole di aver accettato, tra l'altro,
per via dell'immagine di quella ragazza cos esile ritratta a
Underhill. Doveva capire cosa c'era dietro quegli scatti. Allo
stesso tempo, per, intuiva che la sua adesione era motivata dal
senso di colpa: quando Bobbie le aveva parlato di quell'attivit,
non lo aveva preso sul serio. Se era lui l'autore delle foto, aveva
perso l'occasione di riconoscerne il valore proprio quando la sua
esistenza volgeva al termine, e forse anche l'opportunit di imparare
qualcosa diventando lei stessa apprendista in quell'arte.
Tuttavia nutriva delle perplessit, e ne rese partecipe Katherine.
Ma non abbiamo la sicurezza che sia stato Bobbie a scattarle
aggiunse.
Saremo noi ad assicurarcene. O tu. E poi intendo interpellare
i nostri legali e il consiglio d'amministrazione in merito all'opportunit
di spendere una modesta somma per accertarci che
Bobbie non abbia dei parenti che possano accampare dei diritti.
Per esempio, si potrebbe pubblicare una piccola inserzione su
una rivista di fotografia. O in qualunque altro periodico destinato
agli avvocati specializzati in diritto delle successioni. O magari addirittura
sul New York Times. Come avrai modo di constatare, parecchie
foto sono state scattate a New York. E forse non sarebbe
male mettere in rete il materiale che abbiamo scoperto. Esistono
delle societ che effettuano ricerche di eredi tramite siti web.
Ma queste foto sono in condizioni disastrose. Non  possibile
organizzare un'esposizione con roba del genere. E poi hai
idea di quanti soldi ci vorranno per restaurarle? Non so nemmeno
se i negativi si possano recuperare.
La cosa ti interessa?
S. Comunque ti avverto: sar un lavoraccio.
Be', sarebbe una bella pubblicit per il nostro istituto. Servirebbe
a dare un volto ai suoi ospiti. A far capire alla gente che
si tratta di esseri umani che vivevano come tutti gli altri prima
che la loro esistenza andasse in malora. Inoltre...
Inoltre?
Queste immagini - l'intera collezione - potrebbero avere
un valore economico davvero considerevole se decidessimo di
rispolverarle e allestire una mostra. Perci ritengo della massima
importanza verificare che da qualche parte non esista una famiglia
che possa rivendicare diritti.
Laurel cerc di moderare l'entusiasmo da cui si stava lasciando
prendere, perch quell'impresa aveva tutte le carte in
regola per diventare motivo di frustrazione. Hai detto che nel
tuo ufficio c'era una busta ricord a Katherine.
S, ma meno interessante delle foto, almeno a fini espositivi.
E un pacchetto di istantanee.
Vorrei vederle lo stesso.
Certo approv la donna alzandosi dalla sedia. Sai, mi
spiace non aver conosciuto meglio Bobbie. Era vecchio, ma
sembrava cos attivo per uno della sua et che pensavo sarebbe
campato ancora un bel po'.
Con queste parole si conged, pronta a immergersi in un
nuovo progetto: ne aveva sempre uno che l'aspettava, visto che
ogni anno i senzatetto aumentavano e le risorse per l'assistenza
diminuivano.
Laurel si sforz di tornare alle incombenze da sbrigare nel
pomeriggio: aveva una pila di moduli d'ammissione da ricontrollare
ed era impegnata nell'ennesima, epica battaglia con l'istituto
per i veterani di guerra a proposito del sussidio a un reduce
della guerra del Golfo, giunto nel ricovero tre settimane prima e
ancora in attesa dell'assegno. Ma non le riusc di lavorare granch.
Non faceva che pensare alla scatola delle fotografie.
Originariamente la sede dell'istituto era una piccola caserma
dei pompieri, e alcune parti ne avevano mantenuto la struttura,
ma nell'ultimo quarto di secolo l'edificio aveva subito considerevoli
ampliamenti. L'entrata, quasi interamente nascosta
dietro un filare di maestosi aceri, era situata in una strada silenziosa
a quattro isolati dal lago Champlain, in un quartiere della
citt noto come Old North End. Si trattava di una delle poche
zone di Burlington che avevano un aspetto deprimente e
poco raccomandabile, anche se, a dire il vero, in tutto il Vermont
c'erano posti che a Laurel sembravano pericolosi mentre
la gente li trovava sicuri. Le case avevano tutte un disperato bisogno
di una mano di vernice, le verande stavano invariabilmente
crollando e le costruzioni, risalenti a ottanta o novantanni
prima, erano state trasformate quasi tutte da villette unifamiliari
in complessi abitativi. Ma Laurel in cuor suo sapeva
che in quel luogo non c'era da aver paura. Altrimenti, non
avrebbe accettato di lavorarvi dopo l'esperienza di Underhill.
Il nome ufficiale dell'istituto era BEDS, sigla che designava
il ricovero di emergenza dei senzatetto di Burlington. L'acronimo,
facilmente memorizzabile, era stato ideato a fini pubblicitari
(il gruppo che amministrava l'ente aveva numerosi sponsor)
e di raccolta di fondi (impresa che, nonostante la propaganda,
richiedeva sforzi incessanti). Quando aveva iniziato la sua attivit
di volontariato presso il centro, ai tempi del college, Laurel
amava leggere i libri illustrati e i racconti di Barbara Park e Beverly
Cleary ai bambini (purtroppo non mancavano mai) che vivevano
nella sezione speciale destinata ad accogliere le famiglie.
Aveva vent'anni o poco pi, ed era convinta di non poter fare
molto altro per aiutare il prossimo, a parte recitare testi ad alta
voce. Quasi tutti i giorni si imbatteva in tre o quattro madri
e in almeno una dozzina di bimbi che abitavano nel ricovero.
Mai una volta che si vedesse un padre. Gli adulti soli risiedevano
in una zona riservata dell'edificio, dotata di un proprio ingresso
e di massicce porte per separare le due sezioni. C'era
un'ampia ala per gli uomini e una pi piccola per le donne.
L'istituto disponeva di ventotto brande in quattordici letti a castello
per i maschi, e dodici brande in sei letti a castello per le
femmine. Non si trattava di una forma di discriminazione: i senzatetto
di sesso maschile erano molto pi numerosi.
I bambini della sezione familiare in cui faceva volontariato
Laurel avevano sempre il naso che colava, e quindi anche lei
presentava lo stesso sintomo. Il suo fidanzato del terzo anno di
college, un docente della facolt di medicina pi anziano di lei
di ventuno primavere, le aveva spiegato che esistevano circa 250
diversi virus del raffreddore, ognuno dei quali si poteva contrarre
solo una volta. Se le cose stavano cos, aveva risposto, non se
lo sarebbe pi dovuto beccare in vita sua. In un'occasione, per
evitare di ammalarsi, era ricorsa all'echinacea e al gel disinfettante
per le mani, ma l'alcol etilico e il profumo mal si conciliavano
con i nasini, simili a ghiacciai in disgelo, delle bimbe di
cinque anni rimaste improvvisamente senza alloggio, specie
quando le piccole le si arrampicavano in grembo, rannicchiandosi
contro il suo seno come gattini ancora ciechi in cerca del
capezzolo. Gi all'epoca si rendeva conto di quanto dovesse apparire
affascinante ai loro occhi: non era tanto pi giovane delle
madri; a volte la differenza era di soli tre o quattro anni.
Per, diversamente da loro, andava all'universit, e non era
esaurita al punto da mollare ceffoni alle bambine n cos depressa da non
avere la forza di alzarsi da uno dei letti sfondati del ricovero per
prender loro un fazzoletto di carta.
Di quando in quando arrivava con una macchina fotografica
e si metteva a immortalare i giovani ospiti, che si intendevano
abbastanza di computer e fotografia per rimanere delusi appena
si accorgevano che non si trattava di una digitale, con cui
avrebbero potuto verificare immediatamente com'erano venute
le foto. Perci a volte Laurel ne portava una, al solo scopo di farlidivertire. Amavano posare per lei, e subito dopo la ragazza collegava
la sua Sony alla postazione informatica nello stanzino
della direttrice e stampava le immagini.
Probabilmente la settimana successiva quei bambini avrebbero
fatto fagotto insieme alle madri, ma i loro ritratti sarebbero
rimasti attaccati alle finestre e alle pareti.
Laurel preferiva le macchine fotografiche tradizionali, perch
- a differenza di quasi tutte le aspiranti fotografe che aveva
conosciuto alle superiori o al college - a lei piaceva sul serio lavorare
nella camera oscura. Amava stampare copie e farle virare.
Per giunta prediligeva il bianco e nero, convinta che garantisse
maggiore chiarezza e profondit ai soggetti. Riteneva che
con quella tecnica si riuscisse a cogliere con pi precisione l'essenza
di una persona, che si trattasse di una ragazzina di Burlington
rimasta improvvisamente senza casa all'inizio del ventunesimo
secolo, oppure di due invitati ubriachi durante una delle
feste nella villa di Jay Gatsby a Long Island, ottant'anni prima.
Da un certo punto di vista si sentiva una sorta di voyeur, un
po' come Diane Arbus, specie quando fotografava i bambini con
le madri. Le donne parevano tutte inebetite e drogate (e spesso
era cos), oltre che alquanto asociali (e anche questo frequentemente
corrispondeva alla realt). Ma Laurel aveva anche un
grosso taccuino tutto pieno di provini raffiguranti suo cugino
Martin, affetto dalla sindrome di Down, e si chiedeva se ogni
volta che avesse ritratto qualcuno si sarebbe sentita come la
Arbus, dato che fin dai tempi della scuola media aveva quasi sempre
fatto pratica con lui. Martin aveva un anno di pi, e adorava
le commedie musicali. Sua madre, la zia di Laurel, gli aveva
cucito nel corso del tempo un numero tale di costumi da
riempire un'intera cabina armadio, e il ragazzo posava per ore davanti
alla cugina con indosso quegli abiti. Ne risultarono pagine e
pagine di provini di un giovane mongoloide, che a suo modo
cercava di imitare tutti gli attori, da Yul Brynner in Il re ed io a
Harvey Fierstein in Hairspray. In effetti Laurel aveva trascorso
buona parte del periodo successivo all'aggressione in compagnia
di Martin. Le amiche di scuola erano tutte al college, e
quindi le faceva piacere frequentare il cugino. La madre continuava
a riferirsi a quei mesi come all'autunno terribile, anche
se, a parer suo, dopo il ritorno a Long Island le cose non erano
andate poi cos male. Dormiva. Teneva un diario. Si riprendeva.
In quelle giornate che si accorciavano sempre di pi lei e Martin
avevano assistito insieme ad almeno una mezza dozzina di
spettacoli a Broadway, puntualmente di pomeriggio: entravano
a teatro che non era ancora buio e ne uscivano che era gi sera,
e Times Square appariva come una fantasmagorica ed entusiasmante
festa di luci. Poi, l'indomani, stando bene attenta a non
urtare la clavicola che si andava rinsaldando con grande lentezza,
ripeteva pi e pi volte con il cugino le scene preferite. Laurel
si trovava a meraviglia in quel rifugio tutto suo. E, dopo aver
ripreso l'uso delle gambe, pot scattare altre foto che ritraevano
il giovane in cappa, bombetta o parrucca alla Primula rossa.
Ogni tanto - Laurel frequentava ancora il college - al ricovero
si presentavano delle giovani donne sole, di appena
uno o due anni pi grandi di lei, e quindi ormai fuori tempo
massimo per essere accolte nel centro destinato agli adolescenti,
gestito da un diverso comitato direttivo e ubicato in un altro
quartiere di Burlington, una piccola realt dove si sarebbero
senza dubbio trovate pi a loro agio; al tempo stesso, per, erano
ancora troppo ragazzine per sentirsi di casa nell'ala riservata
agli adulti. Quindi, se c'era posto ed erano pulite - vale a dire
non drogate, anche se non necessariamente senza sporcizia
o pidocchi -, veniva loro permesso di rimanere nella sezione
per le famiglie.
Laurel fotografava anche loro, sebbene il pi delle volte le
ragazze tendessero ad attribuire un risvolto sessuale a quell'esperienza.
Il sesso costituiva la loro unica forma di appagamento, e
vi ricorrevano con determinazione, seppure in modo improprio.
Iniziavano a togliersi maglione e camicia, a sbottonarsi e a tirar
gi la cerniera dei jeans, oppure a toccarsi e ad assumere espressioni
sensuali davanti all'obiettivo, quasi stessero posando per
una rivista erotica. Tentavano poi, come diceva la canzone, di
mostrarle i tatuaggi che avevano sul corpo. Era una sorta di riflesso:
cercavano istintivamente la sua approvazione, e conoscevano
fin troppo bene il freddo e la fame.
Soltanto dopo circa un anno di attivit all'istituto, avendo
ormai acquisito una certa familiarit con il mondo dei senzatetto,
Laurel cominci a fotografare anche gli uomini. All'inizio, a
causa dell'episodio di Underhill, evitava la sezione maschile.
Naturalmente da bambina aveva visto dei barboni per le strade
di New York: sudici e malandati, maleodoranti e folli. Urlavano
o bisbigliavano parole sconce ai passanti, oppure - e questo era
forse l'aspetto pi inquietante - nel vuoto. Ma le sue preoccupazioni
erano chiaramente infondate. Quelli che si aggiravano
per il BEDS si rivelavano spesso le persone pi gentili sulla faccia
della terra. In molti casi erano state la sfortuna e delle scelte sbagliate
a ridurli in quelle condizioni, non la malattia mentale. E
anche chi era affetto da disturbo bipolare o da schizofrenia - come
Bobbie Crocker - se sottoposto a un'adeguata terapia diventava
quasi sempre docile, incutendo meno timore. Ogni volta
che Laurel osservava i provini fotografici che aveva realizzato, rimaneva
colpita dal loro largo sorriso e dalla malinconica mitezza
dello sguardo.
Nell'autunno del suo ultimo anno di college, giunse al ricovero
una ragazza ventiduenne, Serena. La giovane le raccont
che i suoi problemi erano iniziati all'et di quindici anni.
Qual era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso? Il padre,
che l'aveva tirata su da solo a suon di botte dal giorno in cui
la moglie era scomparsa quando la figlia aveva cinque anni, le
aveva lanciato un pesante barattolo di maionese, facendole un
occhio nero e lasciandole un ampio livido violaceo sulla guancia.
Per la prima volta in vita sua non aveva tentato di dissimulare
i segni con il trucco, sia perch non era possibile - ci sarebbe
voluta una maschera da giocatore di hockey, non un po' di
cipria e fard - sia perch non sopportava pi le percosse ed era
curiosa di vedere cosa sarebbe accaduto se la gente se ne fosse
accorta. Pensava che peggio di cos non potesse andare.
Ed era vero. Per la situazione non miglior, almeno non
nell'immediato. Dopotutto cos' preferibile, avere un tetto sopra
la testa con un padre che ti picchia ogni settimana, oppure spostarsi
di casa in casa - passare una notte qua, una notte l, spesso
in compagnia di estranei - per poi ritrovarsi a vivere in strada?
Quel giorno Serena era appena entrata in classe quando
l'insegnante la convoc, e nel giro di un'ora il padre venne arrestato
e lei fu data in affidamento. Purtroppo non esisteva un centro
d'accoglienza disponibile, e quindi per gran parte delle tre
settimane successive venne sballottata da una famiglia di amici
all'altra. Non era mai stata un'alunna esemplare, e ben presto
abbandon gli studi. Smise di punto in bianco di andare a scuola.
Non che fosse riuscita a sottrarsi al controllo del tribunale dei
minori; entr semplicemente a far parte di quelle cinque o sei
dozzine di persone che spariscono, e nessuno fu pi in grado di
stabilire se si trovasse ancora dentro i confini dello Stato.
Una settimana dopo il suo arrivo al ricovero, quando si era
ormai instaurato tra loro un rapporto di fiducia, Laurel le chiese
il permesso di fotografarla. La giovane donna acconsent. Serena
si mise a parlare - arrotolandosi di continuo la maglietta
nera sopra il ventre piatto e calandosi i jeans appena sotto il bacino,
mentre si scostava dal viso i lunghi capelli color ambra -
e Laurel inizi a scattare. Voleva usare quelle immagini come
saggio di ammissione a un corso di fotografia, come aveva gi
fatto in molti casi analoghi. Aveva poi in mente di regalare alla
ragazza una copia delle foto. Serena non era quella che si dice
una bellezza: aveva bazzicato troppo a lungo la strada per esserlo.Aveva un viso scavato, duro, ossuto e affilato, ed era magra fino
ad apparire emaciata. Ma aveva occhi blu porcellana, il naso
piccolo e sbarazzino e un sorriso ammaliante. Da tutta la sua
persona promanava un'aura di seduzione e sensualit che la
rendeva innegabilmente attraente.
All'epoca Laurel sapeva di non poter inserire all'interno di
un suo progetto personale le donne o i bambini che transitavano
dal ricovero; andava ancora al college ed era una volontaria,
senza la pi pallida idea di ci che faceva. L'esperienza non le
mancava, ma non aveva mai frequentato un regolare corso di
studi per conseguire la qualifica di assistente sociale. Tuttavia, la
tentazione di proteggere quella ragazza - perch tale era Serena;
considerare una donna quel piccolo folletto famelico avrebbe
denotato una forma di delirante femminismo - era troppo
forte. Si disse che poteva comprarle dei vestiti per non farla sembrare
una puttana. Aiutarla a trovare un lavoro. E poi un alloggio.
Non consisteva in questo l'attivit degli operatori del BEDS?
Naturalmente non era cos semplice. Anche se per magia
fosse riuscita a piazzarla dietro il bancone del McDonald's, a
quattro passi da Cherry Street, con il denaro che avrebbe guadagnato,
Serena non avrebbe certo potuto permettersi un appartamento
a Burlington. Perlomeno non senza un sussidio. O l'intervento
di uno dei proprietari di immobili che in citt sostenevano
i programmi dell'istituto. O magari un padre socio del Rotary,
ricco, magnanimo e disposto a pagarle l'affitto, oltre ad assicurarsi
che le avanzassero dei soldi per fare la spesa.
Tre giorni dopo averla immortalata, Laurel si present al ricovero
con una manciata di foto, convinta che sarebbero state di
suo gradimento. Era uno splendido e tiepido pomeriggio dell'estate
di San Martino, e gi pregustava la scena: avrebbero guardato
insieme le immagini e poi sarebbero andate a fare una passeggiata
dirette a ovest, verso il lago. L si sarebbero sedute su una
panchina accanto alla rimessa per le barche, con vista sulla sponda
opposta, fino agli Adirondack, a vagliare le opportunit che la
vita offriva. Laurel le avrebbe parlato della sua famiglia, visto che
Serena si era tanto aperta con lei, provando a descriverle una realt
in cui persone normali intrattenevano rapporti normali.
Avrebbe tentato di capire se la ragazza era intenzionata a cercare
lavoro, incoraggiandola il pi possibile. Forse le avrebbe anche
raccontato del suo faccia a faccia con la morte e degli aggressori
incappucciati, argomento che non affrontava quasi mai.
Solo che non ci fu conversazione perch, quando Laurel
arriv con le fotografe, l'apparizione di nome Serena era svanita.
Era rimasta dieci giorni per poi eclissarsi.
Discorso chiuso, pens. Non si aspettava di rivederla.
Si sbagliava. Fu proprio Serena Sargent, l'ex ospite del
BEDS, a condurre Bobbie Crocker - nel vero senso della parola,
tenendolo per mano - al ricovero. Erano passati pi o meno
quattro anni e Laurel lavorava in pianta stabile nell'istituto da
quasi tre: un tardo pomeriggio di agosto, come un fulmine a ciel
sereno, la ragazza fece la sua comparsa insieme a un vecchio affamato
che sosteneva di essere stato un uomo di successo. Era
un barbone, a differenza della sua accompagnatrice. In quel
momento Laurel non era presente, ma in seguito furono proprio
Serena e un assistente sociale di turno quella sera, Sam Russo, a
raccontarle com'erano andate le cose.
La giovane viveva a Waterbury, citt a una quarantina di
chilometri a sud-est di Burlington, nota in quanto sede dell'azienda
produttrice dei gelati Ben & Jerry e dell'ospedale psichiatrico
pubblico. Abitava con una zia tornata nel Vermont
due anni prima dopo un soggiorno in Arizona - proprio il genere
di circostanza fortuita di cui quasi tutti i giovani e i senzatetto
avrebbero bisogno per togliersi dalla strada - e lavorava come
cameriera in un ristorante di Burlington.
A quanto pareva, quel tipo era stato ricoverato per qualche
tempo in un manicomio, bench Serena non riuscisse a capire
se fosse accaduto mesi o anni prima del suo arrivo a Burlington
dalla cittadina del Sud. A chi fosse stato affidato quando l'avevano
dimesso costituiva un altro mistero. Lo stesso Bobbie sembrava
averlo dimenticato. Non era violento, ma delirava. Asseriva
che Dwight Eisenhower gli doveva dei soldi, e aveva la certezza
quasi matematica che se il padre avesse saputo dove si trovava
gli avrebbe inviato un bell'assegno pieno di zeri e tutto si sarebbe
aggiustato. Secondo la ragazza il genitore, chiunque fosse,
avrebbe dovuto avere almeno cent'anni, e quindi molto probabilmente
era morto da parecchio. A Burlington Bobbie aveva
trascorso intere settimane per strada - nelle cabine dei Bancomat
e nei gabbiotti dei custodi all'entrata dei parcheggi, o nel locale
delle caldaie di un albergo sul lungolago - e non pareva in
grado di occuparsi di se stesso. Aveva vagabondato un po' per il
locale, pagando una tazza di caff e un paio di uova con del
denaro che, pieno di orgoglio, si era vantato di aver guadagnato rovistando
nei cassonetti dell'immondizia in cerca di bottiglie e
lattine da riciclare. Le aveva confidato che, molto tempo addietro,
la sua era una ricca famiglia di Long Island e lui un uomo
di mondo, pi di quanto Serena potesse immaginare: sosteneva
di aver conosciuto gente di cui si leggeva in libri, riviste ed enciclopedie.
La ragazza era convinta che quello sproloquio avesse solo
un esile legame con la realt. Ricordava per i dieci giorni trascorsi
al ricovero e la gentilezza che gli operatori avevano dimostrato
nei suoi confronti. Ignorava se Laurel vi lavorasse ancora
o meno, ma lo riteneva comunque un luogo in cui il suo nuovo
amico avrebbe potuto ricevere aiuto. E cos lo aveva portato all'istituto,
dove Sam Russo gli procur un letto nella sezione maschile.
In collaborazione con un medico dell'ospedale pubblico,
gli venne somministrato un cocktail di farmaci che stabilizz
il suo umore e lo reinser nella realt. Bobbie continuava a
vedere le cose diversamente dalla maggior parte delle persone,
per non costituiva pi un pericolo per se stesso. Poi, quando si
stabil che era in condizioni di vivere da solo - usava perfino una
tessera a punti per fare la spesa -, il BEDS gli trov un monolocale
all'Hotel New England; grande una ventina di metri quadrati,
con un letto, un ripostiglio, una piastra elettrica e un minifrigorifero.
Aveva il bagno in comune con gli altri inquilini del
piano, mentre un'unica cucina serviva tutti gli abitanti del complesso.
Non era quello che si dice una reggia. Ma aveva un tetto,
era ben riscaldata d'inverno e magnificamente ventilata
d'estate. Lo teneva lontano dalla strada, e grazie al sussidio federale
gli costava un'inezia.
Quell'autunno il fidanzato di Laurel andava per i quarantaquattro
anni. E ci stava a significare che, nonostante ne avesse
diciotto pi di lei, era considerevolmente pi giovane del suo
precedente compagno, un tipo che sosteneva di averne solo cinquantuno
ma che secondo Laurel non diceva la verit. Usava
una crema antirughe (anche se la definiva lozione idratante) e
mandava gi pasticche di Viagra - e poi di medicinali analoghi
- come fossero caramelle. Questo rendeva la camera da letto
teatro di frequenti scontri, perch mentre lui ricorreva alle pillole
blu (inutili, a giudizio della ragazza, dato che la sua libido,
senza necessit di ulteriori stimoli, faceva gi colpo su una diciannovenne
abituata a scopare con gli universitari delle associazioni
studentesche) Laurel era ancora in terapia antidepressiva.
La dose di farmaci che assumeva era minima e stava cercando
di ridurla progressivamente, man mano che l'aggressione si
allontanava nel tempo, apparendole nella sua reale prospettiva.
Lei quindi teneva a freno gli appetiti sessuali con le medicine,
mentre il fidanzato li stimolava con ogni tipo di intrugli reclamizzati
sul Monday Night Football.
Eppure non fu quello il motivo per cui si lasciarono. La rottura
si verific perch lui pretendeva che Laurel si trasferisse
nella villa che aveva edificato su un appezzamento di terreno un
tempo appartenente a un caseificio a una quindicina di chilometri
a sud di Burlington - l'uomo era al vertice di un'azienda
che aveva introdotto negli ospedali un nuovo tipo di software
- mentre a lei non andava di vivere lontano dalla citt. N
con lui. Sicch la relazione fin.
Anche il suo attuale compagno, David Fuller, era un dirigente,
ma profondamente allergico a ogni genere di coinvolgimento,
caratteristica da lei considerata all'epoca un tratto assai
positivo del suo carattere, e che fino a quel momento aveva assicurato
al loro rapporto maggior longevit di quanto non fosse
accaduto con le altre storie d'amore. Laurel continuava ad avvertire
il bisogno di stare in mezzo alla gente, specialmente di
uscire la sera; da qui l'importanza dell'amicizia con Talia. Come
aveva osservato il suo psicoterapeuta, a quanto pareva era lei
a non essere pronta per un legame serio.
Pur accettando che la loro unione si fermasse a un punto
morto, David non rimaneva indifferente davanti a quella situazione.
Una delle ragioni per cui non sentiva l'esigenza di una relazione
pi stabile era la sua condizione di uomo divorziato e
padre di due ragazzine, la maggiore delle quali aveva undici anni
e aspirava a diventare una diva dello spettacolo; Laurel la trovava
adorabile. Le sarebbe piaciuto vederla crescere. Le figlie
costituivano per David una priorit assoluta, specie da quando
l'ex moglie aveva annunciato che si sarebbe risposata a novembre,
e lei rispettava questo suo atteggiamento.
David era il redattore della pagina del quotidiano cittadino
dedicata agli editoriali. Abitava in un luminoso e moderno appartamento
all'interno di un edificio con vista sul lago Champlain
ma, per via del tempo che trascorreva con le bambine e
del fallimento del precedente matrimonio, non c'era il rischio
che chiedesse a Laurel di trasferirsi da lui a breve scadenza.
Quindi lei dormiva a casa sua solo due o tre volte la settimana.
Le altre sere il compagno aveva la custodia delle figlie: Marissa,
che frequentava la prima media, e Cindy, che andava in prima
elementare; oppure lavorava fino a tardi per potersi dedicare
anima e corpo alle piccole, il giorno dopo. Di conseguenza Laurel
vedeva le ragazzine soltanto un paio di volte al mese, solitamente
per fare dei picnic o andare al cinema oppure (in un'occasione)
a sciare. In due casi era riuscita a convincere David ad
affidarle Marissa per un intero sabato, e in entrambe le circostanze
si erano divertite moltissimo a comprare vestiti nei negozi
di abiti usati che Laurel amava bazzicare e a impiastricciarsi
la faccia nello sterminato reparto cosmetici dell'unico grande
magazzino elegante del centro.
Quando le bambine erano con loro, David stava sempre attento
a riaccompagnarla prima di rientrare insieme alle figlie. Lei
non lasciava mai a casa dell'uomo alcun segno della sua occasionale
presenza, uno spazzolino, un accappatoio, degli assorbenti.
Il suo compagno era noto da un punto di vista professionale
per gli articoli di fondo duri e sardonici che scriveva appena
ravvisava una colossale ingiustizia o una situazione assurda di
cui valesse la pena occuparsi. Aveva una mascella volitiva ed era
alto pi di un metro e ottanta; nonostante l'et conservava una
folta capigliatura biondo paglia: all'epoca portava i capelli corti,
ma da giovane - prima di diventare giornalista affermato, con
un'immagine da curare - il suo aspetto era pi o meno quello
di un surfista. Laurel aveva esaminato le foto. Non praticava il
nuoto ma faceva jogging, e quindi si manteneva in perfetta forma,
come la fidanzata.
Al ristorante capitava che qualche giovane cameriere lo
scambiasse per suo padre - lo si capiva da ci che diceva -, ma
questo si verificava meno spesso rispetto agli uomini che aveva
frequentato in passato, negli anni successivi all'aggressione. In
fin dei conti, non li separavano nemmeno vent'anni; in quasi
tutti gli altri casi la differenza era maggiore. E poi, anche lei stava
invecchiando.
La sera che Katherine le mostr le foto di Bobbie, aveva un
appuntamento con David: erano quattro giorni che non si vedevano.
Si recarono in un locale messicano, non troppo distante
dalla sede del giornale. Ogni volta che cercavano di raccontarsi
cosa avevano fatto nei brevi periodi in cui non stavano insieme,
Laurel si ritrovava sempre a parlare dell'ex barbone e delle sue
foto. Contemplare le immagini raccolte nella scatola le dava
sempre un senso di stordimento e di eccitazione. Arrivati al caff,
tir di nuovo in ballo Crocker, e David comment - con il
suo caratteristico tono asciutto, scandendo perfettamente ogni
sillaba -:  bello che ti interessi alla produzione artistica di
quell'uomo. Alle sue fotografie. Concordo in pieno. Ma spero ti
renderai conto che Katherine ti sta mollando una bella gatta da
pelare. A quanto mi dici, questo progetto potrebbe finire per assorbire
completamente il tuo tempo libero, e non solo.
Non mi sta mollando niente.
David sorrise e si appoggi allo schienale della sedia, incrociando
le braccia sul petto. Conosco Katherine da tanti anni.
Da molto prima che la incontrassi tu. Ho avuto modo di osservarla
alle riunioni del consiglio d'amministrazione, durante le
raccolte di fondi, anche quelle telefoniche. Sono stato al suo
fianco a leggere i nomi dei senzatetto in occasione della cerimonia
annuale del BEDS presso la Chiesa unitaria. L'avr intervistata
dozzine di volte per realizzare dei servizi. Magari mollare non
sar il termine giusto per definire i suoi metodi.  troppo seducente
per essere una che... rifila delle fregature. Ma ha grande
fascino, e riesce sempre a ottenere ci che vuole. Ci che serve
ai suoi assistiti. E in questo momento le esigenze sono molte.
Caspita, lo sai meglio di me. Gli effetti dei tagli al bilancio federale
sono sotto i tuoi occhi ogni giorno che passa.
In effetti Laurel aveva conosciuto David a dicembre, quando
si erano ritrovati a camminare l'uno accanto all'altra nella
fiaccolata che aveva seguito la veglia in favore del BEDS, svoltasi
lungo Church Street. Era una notte di freddo pungente, ma
il tremolio delle torce copriva quasi due isolati, e appena giunti
al municipio si erano entrambi infilati in un localino buio per
bere una tazza di cioccolata fumante. Be', se a lei sta bene che
io mi dedichi totalmente alla mostra su Bobbie, che problema
c'? domand Laurel.
Non  affar mio. Non voglio sembrarti contrario, ma non
credo nemmeno per un istante che Katherine si aspetti che ti occupi
dell'esposizione - con ci che comporta il recupero, il restauro
e la compilazione delle didascalie delle foto - durante l'orario
di lavoro. Ti toccher passare notti e fine settimana interi rinchiusa
nella camera oscura, e quando non sarai l dovrai armeggiare
con il computer per cercare di capire chi  quella gente.
Laurel non pensava affatto che David fosse stato colpito da
un improvviso attacco di egoismo maschile dovuto alla mezza
et. Sapeva che non era spinto dalla preoccupazione che quell'incarico
la tenesse lontana da lui nelle sere in cui non stava
con le figlie. Tuttavia, nelle sue osservazioni aveva colto un certo
paternalismo, per cui si mise sulla difensiva. Non era la prima
volta che tentava di tiranneggiarla facendo sfoggio della saggezza
che a suo dire scaturiva dall'esperienza. E cos gli rispose:
Se temi che non sia a tua disposizione quando ti va di spassartela,
sta' tranquillo. Non c' alcuna scadenza. Lavorer alle foto
solo se ne avr voglia. Servir a mantenermi impegnata nei giorni
in cui hai da fare con le bambine.
Veramente, Laurel, il problema non sono io, ma tu. Una
volta scemato l'entusiasmo iniziale per questo progetto faraonico,
sono convinto che troverai profondamente frustrante sviluppare
e stampare le foto scattate da un altro.
Allora sar il momento di fermarmi.
David si divertiva a giocherellare con la tazzina, e per un
momento lei pens che stesse per aggiungere qualche commento
in proposito. Ma quell'uomo traeva motivo d'orgoglio dalla
calma olimpica che riusciva a mantenere nei confronti dei
familiari, degli amici e della giovane fidanzata. Riservava la mutevolezza
d'umore e la sua giusta rabbia ai politici e agli amministratori
che lo offendevano, e vi dava libero sfogo solo sulla carta
stampata, mai di persona. Lo conosceva da nove mesi, stavano
insieme da sette, e Laurel non l'aveva sentito alzare la voce una
sola volta, n era mai capitato che litigassero seriamente. La cosa
- anzi, lui - a volte era esasperante.
Alla fine David allung il braccio sopra il tavolo e cominci
a massaggiarle delicatamente le dita. Va bene, allora concluse.
Non ho intenzione di esercitare pressioni in un senso o
nell'altro. Dalla cena di ieri sera con le bambine  avanzata una
crema al caramello da leccarsi i baffi, e ho del gelato alla vaniglia
nel frigo. Possiamo mangiare il dessert a letto. Se ce ne andiamo
subito, faremo ancora in tempo a vedere il tramonto sul
lago, nudi.
Un attimo dopo che le aveva lasciato le mani, si ripresent al
loro tavolo il giovane cameriere. Allora fece distrattamente, cercando
di intrattenerli mentre si frugava nella tasca del grembiule
alla ricerca del conto, siete in citt per scegliere il college?

Capitolo 3.

L'appartamento in cui abitavano Laurel e Talia era lo stesso
che avevano preso in affitto da studentesse, all'inizio dell'ultimo
anno di college. Occupava quasi tutto il secondo piano di
un bell'edificio vittoriano nella zona collinare di Burlington, un
quartiere alquanto snob, con palazzi in stile georgiano e, appunto,
vittoriano, e perfino qualche costruzione in stile Arts and
Crafts degli anni Venti, che sorgevano a pochi isolati di distanza
dagli alloggi per gli universitari in una direzione, e dalla citt
nell'altra. Si trattava in genere di villette unifamiliari - i cui proprietari
erano avvocati, medici e docenti del college -, anche se
alcune, come quella in cui risiedevano Laurel e Talia, erano state
divise in varie unit abitative. Da l bastavano quindici minuti
a piedi per raggiungere il ricovero nell'Old North End, o una
dozzina per arrivare alla chiesa battista in cui Talia faceva catechismo.
L'abitazione si trovava inoltre nei paraggi della struttura
del campus adibita a camera oscura, dove, una volta la settimana,
Laurel si recava a stampare le sue foto. Nei primi tempi
dopo il trasloco le due ragazze erano le inquiline pi giovani,
ma ormai la situazione era cambiata. L'edificio ospitava soprattutto
studenti sui vent'anni, e loro due erano le uniche ad avere
un impiego fsso.
Dall'altra parte del corridoio, nell'appartamento pi piccolo situato sullo stesso pianerottolo, abitava un ragazzo appena
iscritto alla facolt di medicina; era un tipo magro, di Amherst,
con una carica di energia contagiosa. Aveva lineamenti delicati,
quasi femminei, capelli rossicci che cominciavano a diradarsi e
uno spiccato senso dell'umorismo. Amava alla follia andare in
bici - come tutti gli amici che venivano a trovarlo - e da quando,
a luglio, si era trasferito nel nuovo alloggio aveva invitato un
paio di volte Laurel a fare un giro in bicicletta con lui. Ne possedeva
due: una mountain bike e una da passeggio. Si chiamava
Whitaker Nelson, per tutti Whit. Il suo interesse per Laurel
era evidente, ma l'istinto gli diceva che non sarebbe stato facile
neanche limitarsi a chiederle di uscire con lui.
Gli altri inquilini erano tre donne e un uomo che occupavano
ciascuno un appartamento, al piano superiore e inferiore. Di
tutti e quattro il soggetto pi interessante era, almeno a
sentire Talia, il cane di Gwen, una studentessa di
veterinaria. L'animale, Merlino, era un bastardo dal carattere
docile che la padrona aveva preso nel canile della Protezione
animali, un incrocio fra uno springer spaniel e - a giudicare
dalla taglia - un cavallo da lavoro.
Era gigantesco, tanto da sembrare quasi un pony. A volte,
quando la padrona partiva per il weekend, Talia aveva l'onore di
portare a spasso la bestia. Di solito era il cane a trascinare lei.
Nella sua famiglia la fede saltava una generazione. Il nonno
paterno era pastore episcopale a Manhattan, e in tale veste aveva
officiato il matrimonio del figlio e della nuora. Il padre di Talia, dal
canto suo, non perdeva occasione di definire il tempio la Prima
chiesa del Santo brunch, e lo mandava in bestia che durante l'estate
i fedeli disertassero le funzioni per il consueto esodo verso est
del fine settimana, con meta gli Hamptons. Si era allontanato dalla
religione all'epoca in cui la figlia andava all'asilo, e quindi lei
metteva piede in chiesa solo quando stava dai nonni. Quanto alla
madre, aveva sempre dimostrato un'idiosincrasia per tutto ci che
assomigliasse a una qualsiasi forma di credo. Talia temeva che per
il suo funerale avrebbe chiesto che al posto degli inni venissero
eseguite canzoni tratte da qualche commedia musicale.
La ragazza aveva ripreso ad andare in chiesa dopo che Laurel
si era rifugiata a casa sua per riprendersi dall'aggressione subita
all'inizio del secondo anno di college. Di colpo si era ritrovata
sola nella stanzetta che divideva con la compagna all'universit,
e aveva paura. Le sembrava di sentire una voce sommessa
dentro di lei. Nulla di simile al dono delle lingue di cui si parla
a proposito della Pentecoste. Era un dolce mormorio rassicurante,
e quasi senza accorgersene - con grande sorpresa sua e
dei genitori - aveva preso a frequentare, traendone conforto,
l'assemblea dei fedeli che si riunivano la domenica mattina. Ne
aveva girate diverse, e alla fine era approdata alla chiesa battista,
in linea con le sue numerose iniziative in favore degli
emarginati - poveri, barboni e tossicodipendenti - che affollavano il centro
della citt. Fu allora che cominci a pregare per Laurel. E
per i suoi aggressori. Trovava pi semplice invocare il pentimento
di due malvagi che non chiedere l'incolumit per le migliaia
di loro potenziali vittime. A suo avviso era una questione di calcolo
delle probabilit, dettata anche dalla considerazione che
Dio doveva essere tremendamente impegnato.
All'inizio gli amici l'avevano presa in giro, insinuando che
era diventata battista perch vicino alla sede della congregazione
c'erano i negozi pi eleganti di Burlington, il che rappresentava
un incentivo: non lo negava. Ma trascorrere la domenica
mattina in chiesa le piaceva. E poi il reverendo era vegetariano,
e lei apprezzava il fatto che nei suoi sermoni ricorresse spesso a
esempi tratti dal mondo animale.
Una volta conseguito il diploma, per, fu assalita come
Laurel da mille dubbi sul futuro: stava accarezzando l'idea di
iscriversi alla facolt di teologia, anche se l'ipotesi di andare alla
Wharton la allettava ugualmente. Comunque una cosa era certa:
amava vivere a Burlington, per cui quando il pastore le chiese
se era interessata a rimanere nella cittadina per dar vita a un
progetto destinato agli adolescenti della comunit, colse al volo
l'occasione. Quindici mesi pi tardi inizi gli studi di teologia e
ministero pastorale presso il vicino Saint Michael College; vi si
recava in macchina ogni giorno e intanto continuava a lavorare
con i ragazzi della chiesa. A parte Laurel, gli amici erano increduli.
Eppure parteciparono in gran numero alla cerimonia della
sua laurea, come del resto quasi tutti i componenti del gruppo
giovanile della parrocchia.
Ormai Talia frequentava la chiesa da pi di quattro anni,
mentre il progetto procedeva a gonfie vele, e ricavava pi soddisfazione
da quell'attivit di quanto non le fosse mai capitato, nonostante
nei suoi venticinque anni di vita si fosse divertita parecchio.
Era sempre stata attratta dagli uomini che correvano dietro
alle gonnelle; del resto lei aveva lo stesso atteggiamento nei
loro confronti.
Cresciuta a Manhattan, la sua decisione di iscriversi all'Universit
del Vermont era stata un gesto di ribellione: voleva
dimostrare che non aveva pi intenzione di portare scarpe con
tacco a spillo da dieci centimetri che costavano quanto una
mountain bike, o di frequentare ragazze che, per sfacciataggine
(o mancanza di sicurezza), quando parlavano di se stesse
usavano il termine fighe. Con i genitori continu ad avere quello
che con un eufemismo definiva un rapporto difficile. Per loro
il Vermont era una regione montuosa dell'entroterra, popolata
per lo pi da gente bigotta con simpatie per il comunismo,
che guidavano Subaru arrugginiti e indossavano soltanto indumenti
di pile e flanella. Si trattava di un pregiudizio che Talia
cerc di sfatare, ricordando a entrambi che molti loro vicini giravano
in Volvo. Comunque il padre e la madre non andarono
mai a trovarla, al Nord, e lei tornava a casa solo in occasione
delle festivit pi importanti: Pasqua, Natale e i saldi ai magazzini
Neiman Marcus, durante i quali si avvaleva dell'assistenza
di un consulente per gli acquisti (certe abitudini sono dure a
morire).
Quando Laurel rientrava dalla piscina dell'universit facevano
spesso colazione insieme, e cos avvenne anche la mattina
dei funerali di Bobbie Crocker. Talia stava leggendo il giornale
sdraiata sul pavimento quando la compagna di stanza arriv
con i capelli ancora umidi dopo la nuotata. Aveva gi allestito
un piccolo banchetto sul tavolino dalla superficie a specchio
che Laurel aveva scovato anni prima in un mercatino. C'erano
mele e pere tagliate a fettine, ciambelle accompagnate da una
vaschetta di formaggio cremoso ai mirtilli, succo d'arancia e t
bollente.
Secondo me dovresti stare alla larga dall'acqua per un
po' osserv Talia, alzando appena lo sguardo dal quotidiano.
Perch, ho la pelle raggrinzita? chiese Laurel dal bagno
mentre appendeva il vestito umido alla doccia.
No. Ma sta diventando un vero pericolo rispose l'amica.
Hai dato un'occhiata alle notizie di oggi? Eravamo convinti
che avventurarsi nelle paludi dell'Alabama non fosse rischioso,
e invece si scopre che c' un alligatore lungo tre metri e pesante
mezza tonnellata che si aggira a caccia di prede. Pare sia scappato
dallo zoo la settimana scorsa, durante l'uragano. Si chiama
Chucky. Nel frattempo uno squalo bianco di cinque metri ha
messo su casa nella zona di Woods Hole, a Cape Cod, in acque
profonde appena qualche metro.
Non credo che nella piscina dell'universit ci siano predatori
pronti a divorarmi.
Magari coccodrilli e pescecani no. Ma fa' attenzione a
quegli stronzetti delle associazioni studentesche con lo Speedo.
Anch'io ne ho uno!
Talia chiuse il giornale e si stiracchi. Su una donna lo
Speedo risulta opportunamente castigato. Su un uomo, inopportunamente...
indicativo. Troppe informazioni. E poi il pacco
ha sempre un aspetto un po' deludente. Mi segui? Sembra
tutto un bozzo. Quanta gente pensi che verr oggi al funerale?
Laurel le aveva raccontato di Bobbie Crocker e delle sue
fotografie, ed entrambe temevano che al cimitero non si sarebbe
presentato nessuno, dato che, per quanto ne sapevano, l'uomo
era solo al mondo.
Andr tutto bene. Saremo pochi ma buoni. Se non altro
dal BEDS arriver un pulmino pieno di persone.
Perfetto. Una cerimonia intima ma non deserta.
No, non deserta ripet Laurel, sedendosi di fronte all'amica.
Quest'ultima stava per passarle una ciambella ma lei,
pi svelta, ne afferr una, precedendola. A volte Talia la trattava
come fosse malata, e se ne rendeva conto; era fin troppo premurosa
nei suoi confronti. Comunque sono curiosa di vedere
chi altro interverr prosegu Laurel. Magari riuscir a scoprire
qualcosa. Forse ci sar qualcuno che potr aiutarmi a ricostruire
il mistero delle foto che abbiamo trovato.
Talia afferr il quotidiano, lo apr alla pagina della cronaca
locale, e si mise a scorrere i titoli. Un istante dopo intavol il discorso
che aveva in mente gi dal risveglio. Che programmi hai
per sabato prossimo?
Manca ancora un bel po'. Penso che far le solite cose.
Delle foto. Magari una nuotata. Uscir con David.
Ti andrebbe di giocare alla guerra con me e il gruppo dei
ragazzi?
A cosa?
Alla guerra con i proiettili di vernice. Hai presente quando
si dice che bisogna riscoprire il bambino che  in noi?
Il bambino che  in me non appartiene alle Forze speciali.Si pu sapere perch, in nome di Dio...
Attenta a quello che dici.
Perch mai dovresti portare il gruppo giovanile della tua
chiesa a giocare alla guerra? Che tipo di insegnamento teologico
possono ricavare a correre tra i boschi e a spararsi a vicenda?
Assolutamente nessuno. Ma l'anno scolastico  appena
iniziato e voglio che i ragazzi comincino a familiarizzare e a lavorare
in squadra. Che imparino a conoscersi. Poi c' un altro
motivo, non meno importante: devono capire che ci sono adulti
che tengono cos tanto a loro da essere disposti a sacrificare il
sabato per andare in giro a lanciarsi proiettili di vernice.
Non si potrebbe andare semplicemente a fare una camminata?
In mezzo alla foresta, con gli scoiattoli. Senza armi.
Di, sono finzioni.  un'attivit che stimola il loro spirito
di cameratismo e li diverte. Il punto  questo: serve qualcosa di
semplice che li tenga impegnati.
Posso pensarci su?
Nossignora. Ho bisogno di una persona che mi accompagni,
e a quanto mi risulta il gruppo stravede per te.
Stai cercando di convincermi ad andare in chiesa pi
spesso?
Se il giorno dopo ci vai, tanto di guadagnato. Comunque
non rientra fra i miei piani. Per secondo me ti diverti poco.
Ma se esco sempre! Sei tu quella che non ha un ragazzo,
al momento.
L'amica aveva colto nel segno, quindi Talia non raccolse la
battuta. Ti divertirai pure si limit a ribattere, ma non vai in
giro con un fucile automatico Piranha e un bel mucchio di pallottole
di vernice. Quello s che  divertimento.
Laurel non era capace di dirle di no, e lei lo sapeva. Veramente
quasi nessuno ci riusciva. Andava fiera della sua capacit
di persuasione. In passato la coinquilina aveva aderito a diverse
iniziative del gruppo giovanile, tra cui la realizzazione di enormi
catapulte per tirarsi gavettoni da un'estremit all'altra del
campo di rugby dell'universit, la partecipazione a un terrificante
allestimento di Jesus Christ Superstar presso il teatro della comunit
(Giuda si impiccava al soffitto sopra la fila M) e la costruzione
di una barca per una regata sul lago Champlain allo
scopo di raccogliere i fondi necessari all'acquisto di derrate alimentari.
Ma c'era un inghippo: potevano iscriversi alla gara solo le imbarcazioni fabbricate artigianalmente dai concorrenti
con una spesa non superiore ai centocinquanta dollari. La loro
non valeva neanche lontanamente quella cifra. Avevano impiegato
per lo pi compensato e vecchi fusti di benzina (per verniciati
di un bel celeste chiaro, color uovo di pettirosso). La barca
scivol con eleganza sulla superficie dell'acqua per circa un
minuto e mezzo prima di inclinarsi e colare a picco. Ma gli
sponsor della squadra avevano comunque onorato i loro impegni
e versato la somma promessa.
Devo avvisarti riprese Talia. La guerra con i proiettili di
vernice ha un inconveniente, e anche molto fastidioso.
Scatena la violenza? Spinge all'asocialit?
Oh, con me non atteggiarti a quella politicamente corretta.
E allora qual ?
Bisogna indossare degli orribili occhialoni protettivi. Sono
proprio osceni. Completamente fuori moda.
Dobbiamo per forza?
Talia annu. Si era accorta che Laurel aveva usato la prima
persona plurale. Non aveva ancora accettato, ma era chiaro che
l'avrebbe fatto.

Capitolo 4.

Al funerale di Bobbie, nel cimitero militare di Winooski,
c'erano in tutto dieci persone, tra cui un pastore che Laurel non
aveva mai visto; Serena Sargent, da lei avvertita della morte del
vecchio; una donna che serviva i pasti nella sede dell'Esercito
della Salvezza, e un tale in rappresentanza dell'associazione reduci,
ansioso di rendere omaggio a qualcuno - chiunque fosse -,
con una bandiera americana ripiegata con estrema cura. Parteciparono
poi tre inquilini dell'Hotel New England che conoscevano
Bobbie da appena un anno, l'ultimo della sua vita, apparentemente
tutti fra la quarantina e la cinquantina. Dal BEDS
erano venuti insieme a lei Katherine Maguire e Sam Russo, l'assistente
sociale di turno la notte in cui Serena aveva portato per
la prima volta Bobbie al ricovero. Piovigginava, ma era una tiepida
pioggia d'autunno che non li infastid, intenti com'erano
ad ascoltare, al riparo degli ombrelli neri messi a disposizione
dalla ditta di pompe funebri, la lettura dei salmi per un uomo
che il pastore nemmeno conosceva. Subito dopo Katherine gett
una manciata di terra umida sulla modesta bara gi calata
nella fossa, e la cerimonia ebbe termine.
Laurel era contenta di essere intervenuta, per diversi motivi,
primo fra tutti il desiderio di dare l'estremo saluto a quel vecchio
che alternava stati di confusione mentale a momenti di
presenza carismatica. Mentre faceva colazione con Talia, aveva
considerato che Bobbie era diventato una sorta di mascotte per
molti assistenti sociali del BEDS: non un volto da mettere sui manifesti
dell'istituto - anche se, adesso che era morto, senza dubbio
Katherine pensava di utilizzarne l'immagine - ma uno spirito
lodevolmente indomito ed eccentrico. Un sopravvissuto.
Gli piaceva frequentare il ricovero diurno. Quando stava bene,
riusciva a strappare un sorriso ai veterani traumatizzati che vi entravano
con passo malfermo, senza pi alternative.
Laurel rimase colpita - ma non sorpresa - nel constatare
che, nel breve periodo in cui Bobbie aveva alloggiato all'Hotel
New England, fra lui e quegli ex barboni era nata un'amicizia,
e le fece piacere rivedere Serena e prendere atto che era ancora
viva, sebbene non proprio in forma smagliante. La ragazza le
spieg che non voleva pi stare dalla zia e che era stanca di fare
la cameriera. In ogni caso aveva un aspetto molto pi sano rispetto
all'ultima volta, e Laurel le chiese di raccontarle tutto ci
che sapeva di Bobbie. Serena acconsent, e stabilirono di incontrarsi
la settimana successiva.
Laurel torn al furgoncino con cui le persone intervenute al
funerale avevano compiuto il tragitto dal centro di Burlington al
cimitero di Winooski - ad eccezione di Serena e del compunto
reduce della guerra di Corea, sbucato chiss da dove con la sua
bandiera - camminando sull'erba bagnata al fianco di Sam. Il ragazzo
era poco pi grande di lei, sui ventotto o ventinove anni.
Un tempo fan dei Phish, aveva una zazzera disordinata di capelli
rossi legati a coda e, pur cos giovane, era appesantito da un antiestetico
rotolo di grasso attorno alla vita. Lui per non si considerava
obeso, bens robusto, e riusciva a trasmettere un immediato
senso di sicurezza ai senzatetto che giungevano al ricovero,
impresa non facile per la maggior parte degli assistenti sociali.
La mia  semplice curiosit esord Laurel. Secondo te 
stato Bobbie a scattare tutte quelle foto?
Non c' ombra di dubbio. Quando  arrivato da noi non
aveva altro. Nemmeno la biancheria intima, a parte le mutande
che indossava. Solo le foto.
E come fai a essere sicuro che era un fotografo?
Ne sapeva di cose. Parlava di Muddy Waters...
Muddy Waters?
Un musicista blues degli anni Quaranta e Cinquanta,
l'epoca in cui nacque il rock and roll. Scommetto che in quella
scatola c' una sua foto con la band. Bobbie mi ha detto di avergliela
scattata durante una registrazione alla vecchia Chess Records.
E in un'altra occasione mi ha raccontato una storia che
ha dell'incredibile: si  calato da una gru sopra un campo di football
per immortalare qualcosa come duecento ragazze pompon
che dimenavano il bacino ballando l'hula-hoop. Era un servizio
per Time, o roba del genere. No, scusa, per Life. Ha lavorato
molto per quella rivista.
Hai mai visto le foto?
Non voleva mostrarmele. Non sarebbe stato prudente rispose,
guardandosi intorno con gesto teatrale, come per assicurarsi
che nessuno stesse ascoltando.
Me l'ha detto anche Katherine. Cos' che lo preoccupava
tanto?
Laurel, quell'uomo era schizofrenico! Che io sappia, aveva
il terrore degli alieni!
Non ha mai accennato...
Una volta se n' uscito con una frase da cui ho dedotto
che il responsabile della sua paranoia fosse il padre. Non che ne
avesse paura. No, non era quello. Ma sembrava convinto che
certa gente volesse rubargli le foto per conto del vecchio.
Quando giunsero al furgoncino, Laurel lo trattenne per un
braccio in modo da potergli rivolgere un'ultima domanda prima
che montassero anche gli amici di Bobbie. Spiegami una
cosa: come mai uno che fa il fotografo per Life si riduce a vivere
per strada? Certo, era malato di mente. Ma possibile che
quel poveraccio abbia perso completamente la bussola? Non
aveva parenti? O amici? Era una persona cos simpatica, non ti
pare strano?
Sam Russo accenn agli uomini che stavano salendo sul
pulmino, le scarpe da ginnastica sfondate, le camicie di cotone
da quattro soldi e i calzoni che puzzavano inevitabilmente di
strada: Howard Mason, Paco Hidalgo, Pete Stambolinos. E loro,
come hanno fatto? Pu darsi che in passato Bobbie sia stato
un fotografo davvero in gamba - sei in grado di giudicare meglio
di me se aveva veramente del talento - ma era malato di mente,
per usare la tua espressione. E mi pare evidente che avesse serie
difficolt di concentrazione. Trenta, quarantanni fa non esistevano
cure appropriate. Si impiegava la torazina. Si cominciava
a sperimentare l'aloperidolo. Non c'era altro. E poi, diciamocelo francamente, Laurel, tu l'hai conosciuto che era gi in cura.
Non l'hai mai visto - e neanche, scusa la brutalit, hai sentito
l'odore che emanava - quando trascorreva la notte nei
parcheggi, o lo cacciavano a calci in culo dai ristoranti in cui bivaccava
per ore, ordinando pietanze e mangiando come uno sfondato,
senza avere il becco d'un quattrino in tasca. Voleva darmi a intendere
che aveva frequentato Coretta Scott King. Cio, posso
capire uno di quei musicisti, ma Coretta Scott King... E un po'
difficile da credere. E Dio solo sa quali sostanze chimiche abbia
assunto in vita sua - per divertimento, no? - o che problemi di
tossicodipendenza avesse. Oppure quali demoni lo tormentassero
dall'infanzia. Proprio non lo so. Forse potresti chiederlo a
Emily, Emily Young. Per una cosa  certa: non conosco le vicende
personali di questi individui, ma sono sicuro che le storie
di tutti loro - nessuno escluso - riempirebbero interi libri.
Mentre Laurel era al funerale, la segretaria di Katherine lasci
nel suo ufficio la busta con le altre foto di Bobbie. Conteneva
una dozzina di istantanee, alcune delle quali ingiallite dagli
anni. La ragazza aveva appena iniziato a esaminarle quando
il cuore prese a batterle all'impazzata e fu costretta a fermarsi,
rimanendo perfettamente immobile. Ce n'era una in bianco e
nero, dai bordi dentellati tanto era vecchia, che mostrava la casa
dalla parte opposta della baia rispetto al circolo sportivo in cui
aveva trascorso gran parte dell'infanzia. La villa di Pamela
Buchanan Marshfield. Riconobbe all'istante la terrazza e il portico
adiacente con le sue otto massicce colonne. I balconi che si affacciavano
sul mare. Il molo. Seguiva poi un'altra immagine
dell'edificio.
Non l'aveva mai sfiorata l'idea che Bobbie Crocker potesse
avere qualcosa a che fare con i Buchanan di East Egg. E come
le sarebbe potuto accadere? Una volta partita per il college, aveva
smesso di passare le lunghe giornate estive al circolo, e non
le era pi capitato di pensare a Jay Gatsby o a quella famiglia.
Veramente non lo faceva neanche quando frequentava il club,
e stava tutto il tempo in costume da bagno Speedo.
Sistem la foto in verticale contro lo schermo del computer
e pass alla successiva. Eccolo, il circolo sportivo, con la
massiccia torre di pietra. Subito dopo c'era un'immagine della
piscina originale, quella di Gatsby. Poi un paio di istantanee
scattate in occasione di ricevimenti, su una delle quali era segnata
a matita la data: Anniversario della presa della Bastiglia,
1922. E, ancora, un uomo che, dedusse, doveva essere proprio
Gatsby, con un'aria frastornata e quasi inebetita, in piedi accanto
alla sua spider giallo canarino. E finalmente una foto dei
bambini: una femminuccia sui nove anni e un maschietto di forse
cinque, in posa vicino al portico dei Buchanan con una cabriolet
marrone alle spalle. Anche quella risaliva chiaramente
agli anni Venti.
Le torn in mente una frase di Bobbie, uno dei tanti commenti
da lei considerati fantasie senza fondamento. Le aveva
raccontato di essere cresciuto in una casa da cui si vedeva un castello,
all'altro capo di una piccola baia. La villa di Gatsby non
era un maniero, ma era costruita in pietra e aveva una torre che
ricordava quella di una fortezza.
Afferr immediatamente il telefono e chiam la madre,
sperando che quel pomeriggio non dovesse giocare a bridge o a
tennis, oppure che non si fosse recata in citt con il treno per fare
spese con le amiche o visitare un museo. Dalla morte del marito
- il padre di Laurel - aveva preso l'abitudine di riempirsi di
impegni, che la assorbivano ormai quasi interamente: era sempre
in giro. Come volevasi dimostrare, scatt la segreteria telefonica.
Laurel riattacc e compose il numero della zia Joyce, la
madre di Martin, suo cugino: anche lei viveva da quelle parti sin
da quando si era sposata, ed era socia del circolo. Non lo frequentava
assiduamente come i suoi genitori o lei stessa, ma conosceva
altrettanto bene la storia di quel posto e i retroscena
che, come ordigni in un campo minato, ne costellavano la vita
di societ.
Rispose il ragazzo, con quel suo modo di parlare cordiale e
biascicato che solo i parenti riuscivano a interpretare con un
certo grado di approssimazione. Martin era affetto dalla sindrome
di Down e da parziale sordit, perci articolava le parole come
se avesse una patata in bocca. Laurel per lo capiva quasi
sempre, anche al telefono; era forse l'unica persona incapace di
maldicenza che conoscesse. Aveva un cuore grande cos, e non
esprimeva mai giudizi su nessuno. Chiamava la cugina Laurel
Giovane, visto che portava lo stesso nome della nonna (scomparsa
quando lei andava alle superiori). Martin aveva sempre
chiamato quella parente molto pi anziana Laurel Vecchia.
Solo dopo che gli ebbe assicurato che sarebbe andata a trovarlo
presto, proponendogli di accompagnarlo a vedere una
commedia musicale durante il periodo del Ringraziamento, lui
le pass la zia Joyce. Laurel le telefonava pi frequentemente di
quanto non facessero altre nipoti ormai adulte, un po' perch la
donna abitava vicino a sua madre ma anche perch era molto
legata al cugino. In un certo senso Joyce si sentiva come una seconda
mamma per la ragazza e quindi, appena il figlio le comunic
che c'era Laurel al telefono, non immagin che avesse da
riferirle particolari novit.
E invece era proprio cos, e venne subito al dunque. Le raccont
di Bobbie Crocker, delle foto e delle istantanee che aveva
lasciato, la voce leggermente tremante mentre le annunciava
quella che riteneva una grande scoperta: Pamela Buchanan
Marshfield aveva un fratello minore, vero?
S, in effetti conferm serafica la zia.  morto giovane.
All'epoca ero bambina. Ovviamente non l'ho mai conosciuto.
L'ennesima disgrazia che colp quella sfortunata famiglia. Avevano
pi soldi - e iella, a quanto pare - di tutti. Come mai ti 
venuto in mente?
In sottofondo si sentiva il suono d'archi che apriva l'ouverture
di Il re ed io. Martin aveva appena infilato il CD nel lettore,
e lei se lo immagin con indosso il corpetto da re siamese e i
pantaloni di seta che gli aveva cucito la madre.
 morto giovane? ripet meravigliata. Prese in mano la
foto dei due bimbi. Il maschietto portava calzoni corti di tessuto
scozzese con le bretelle. La femmina aveva un elegante abitino
estivo scollato con le maniche a sbuffo.
S, ne sono sicura. Perch ti stupisci tanto?
Il barbone di cui ti parlavo. Quello molto anziano. Bobbie
Crocker. Ero convinta - veramente lo sono ancora - che in
realt fosse un Buchanan.
Mi sembra che il ragazzo si chiamasse Bobbie. O forse
William. Billy, pu darsi. S, questo nome mi dice qualcosa.
Per anche Robert. Naturalmente non ha la minima importanza,
visto che rimase ucciso in un incidente all'et di sedici o diciassette
anni.
Quell'uomo ha trascorso un paio di settimane nell'istituto,
fin quando non gli abbiamo trovato un appartamento riprese
Laurel. Per ha continuato a lungo a bazzicare tra gli uffici
e il ricovero diurno. E morto l'altro giorno, completamente solo al mondo, a quanto ci risulta, ma l'assistente sociale che ha
esaminato i suoi effetti personali ha rinvenuto quella busta con
le vecchie foto. E ce ne sono alcune della villa dei Marshfield -
dove hanno vissuto Tom e Daisy Buchanan - e una di due bambini,
un maschio e una femmina, con la casa sullo sfondo. Sono
in piedi accanto a un'automobile degli anni Venti.
Sei certa che si tratti dello stesso edificio?
Assolutamente s! Poi ce n' una della villa di Jay Gatsby
- il circolo sportivo - e un'altra che ritrae lui in persona con la
sua macchina sportiva.
Be', ancora non capisco perch giungi alla conclusione
che quel barbone sia un Buchanan. Il ragazzo  morto. Lo sanno
tutti che il figlio di Tom e Daisy ha fatto quella fine. E comunque
non avevi detto che quel tipo si chiamava Campbell?
Crocker la corresse Laurel.
Questo taglia la testa al toro. Per quale motivo si faceva
chiamare cos se il suo cognome era Buchanan?
La ragazza si appoggi allo schienale della sedia e trasse un
profondo respiro per cercare di calmarsi. Le sembrava di avere
davanti agli occhi la zia, naso e bocca contratti nella tipica
espressione corrucciata di quando affrontava un argomento
spiacevole. Sua madre assumeva lo stesso atteggiamento. Pareva
che stessero mangiando dei limoni: una smorfia, la loro, davvero
antipatica.
Forse taglia la testa al toro. O forse no. Come mai secondo
te aveva tutte quelle foto? Le sue parole suonavano polemiche,
e lo sapeva. Ma non riusciva a togliersi dalla testa ci che
Bobbie le aveva raccontato della sua infanzia. Per un istante temette
di aver corrugato anche lei la faccia.
Oh, Laurel, non te la prendere con me, ti prego.
Non ce l'ho con te.
E invece s, lo sento dalla voce. Sei arrabbiata perch non
credo che quel senzatetto...
Non lo era. Gliel'avevamo trovato, un tetto.  il nostro lavoro.
Benissimo, allora: ex senzatetto. Sei in collera perch ho
dei dubbi. Magari quei bambini sono davvero Pamela e Billy, o
Bobbie. Non importa. Ma come fai a essere sicura che quell'uomo
non abbia scovato le istantanee nell'immondizia? O in qualche
negozio di antiquariato? Pu darsi che tra i rifiuti ci fosse un
album di foto e lui ne abbia messo da parte qualcuna. Sei stata
tu a spiegarmi che i barboni - pardon, ex barboni - a volte conservano
le cose pi incredibili.
Laurel osserv per un attimo l'immagine del bambino, nel
tentativo di ravvisare una somiglianza con Bobbie Crocker. Una
luce negli occhi, per esempio. La forma del viso. Senza riuscirvi.
Non che fosse impossibile, ma era un'impresa ardua, dal momento
che il volto del vecchio era quasi interamente coperto da
una foltissima barba.
E ovviamente ci presuppone che il bambino della foto
sia il fratello di Pamela e la ragazzina lei stessa prosegu la zia.
Perch azzardi una conclusione simile? Non potrebbero essere
due amichetti che erano andati a trovarli? Ospiti, magari?
Potrebbe anche darsi.
Certo! Magari erano compagni di giochi. O dei cugini
aggiunse la zia, riacquistando il consueto tono affabile. In sottofondo
Laurel sent che Martin aveva saltato diversi brani del CD
fino al primo pezzo cantato dal re, e stava intonando a squarciagola
A puzzlement con la solita bravura. Riusciva ampiamente
a compensare i difetti di pronuncia grazie al suo entusiasmo.
Eppure sento di non essermi sbagliata.
Allora forse  meglio che parli con Pamela Marshfield.
Perch no? Falle vedere le foto. Ascolta cos'ha da dirti.
Tenendo la cornetta sulla spalla, Laurel prese l'istantanea e
osserv la bambina. Aveva un'espressione decisa e intensa; se
provava a immaginarla da vecchia, se la figurava come una donna
che incuteva decisamente soggezione.
E ora dove abita?
Non ho idea. Ma forse lo sanno i Dayton. Oppure i Winston.
I Dayton sono quelli che hanno comprato la sua villa?
Proprio cos. E i Winston quelli che hanno costruito l'elegante
residenza in stile Tudor su uno dei terreni un tempo di sua
propriet. Anche la signora Winston adesso  molto anziana. Mi
sembra che il marito sia morto. Se non mi sbaglio, vive da sola.
Attraverso la porta spalancata dell'ufficio Laurel scorse un
ragazzo affetto da leggero strabismo, con la chioma lunga fino
alle spalle e il collo magro come quello di un tacchino, che si
aggirava nell'atrio. Aveva i capelli arancioni, dello stesso colore
di una bibita gassata, e lunghe cicatrici sulle braccia scheletriche,
una delle quali era attraversata da una sutura che arrivava
fin sotto la manica della maglietta grigia e macchiata di sudore.
Era conciato veramente male, e dal suo sguardo incredulo Laurel
intu che non si capacitava di essere finito nel ricovero cittadino
per i senzatetto.
C' un ospite disse alla zia. Mi sa che devo lasciarti.
D'accordo. Se scopri qualcosa di interessante sul tuo uomo
misterioso, chiamami concluse Joyce, dopo di che si salutarono.
Laurel and ad accogliere il nuovo arrivato. Aveva l'aria
di uno che non mangiava da una vita, e allora lo invit a seguirla
in cucina, dove gli avrebbe preparato dei panini con burro
d'arachidi e marmellata. I moduli d'ammissione potevano aspettare:
prima, il ragazzo doveva mettere qualcosa nello stomaco.

Capitolo 5.

La madre gli aveva dato il nome di Whitaker, lo stesso del
nonno. Quando viveva a Des Moines e litigava con il fratello
maggiore, lui lo chiamava Vittima. Il suo tutor del primo anno
di college lo aveva ribattezzato Witty(2), perch tendeva a nascondere
la timidezza e la mancanza di fiducia in se stesso dietro una
densa cortina di ironia. Al tutor sembrava una trovata intelligente,
e per un po' il ragazzo temette che il soprannome gli rimanesse
appiccicato. Grazie a Dio non accadde. Sarebbe stato
troppo impegnativo. E quindi per la maggior parte dei suoi conoscenti
era semplicemente Whit. O almeno cos si presentava,
e in questo modo lo apostrofavano gli inquilini degli altri appartamenti,
comprese Talia e Laurel, durante l'estate e l'autunno.
Per il trasloco lo aiutarono un paio di amici, tra cui un bestione
con il quale aveva giocato a rugby; quel sabato mattina le
due ragazze non avevano niente da fare e si offrirono anch'esse
di dare una mano. Per Whit fu un colpo di fulmine: si invagh
di entrambe. La prima aveva una carnagione delicata, di porcellana,
e capelli corvini legati in una lunga treccia che le arrivava
fin quasi alla vita. Indossati da lei, dei pantaloni di felpa grigi e
una maglietta con il simbolo dell'universit parevano una mise
informale ma chic, di quelle che si vedono sui cataloghi di biancheria
intima. Era alta in maniera disarmante e si muoveva con
la grazia e il portamento di una danzatrice. Whit immagin che
tutti i ragazzi della chiesa si fossero presi una cotta per lei - sempre
che la sua figura non li intimidisse, facendoli diventare muti
come pesci - e che tutte le ragazze desiderassero imitarla. Era
chiaramente una catechista stile rock and roll.
Laurel portava un cappello con la visiera che recava sul davanti
lo slogan del BEDS, La sicurezza della nazione inizia dalla
casa, e la sua coda bionda fuoriusciva dal berretto come
l'acqua di una fontana, ballonzolandole sul collo mentre andava su
e gi per le scale con delle scatole piene di CD tra le braccia e
sacchi di plastica per la spazzatura stracolmi di camicie pulite e
calzini. Indossava ballerine rosa con dei jeans a tre quarti, e
Whit rimase molto colpito dai suoi polpacci. Il gastrocnemio. Il
soleo. Il peroneo lungo. I muscoli grazie ai quali estendeva i piedi.
Quella ragazza aveva dei polpacci che erano una meraviglia.
Da ciclista. Da nuotatrice. E s - doveva ammetterlo, non era un
giudizio strettamente professionale -, da donna fatta per amare.
Poteva innamorarsi dell'una o dell'altra. Avevano entrambe
quattro anni pi di lui, e gi questo era per lui un potente afrodisiaco.
Infatti quella differenza di et stava a significare, in parole
povere, che avevano finito la scuola. Qualunque donna
avesse un impiego gli appariva, in quel periodo, come una creatura
dal fascino indescrivibilmente esotico.
Ma, senza volere, fu Laurel a stregarlo. Forse perch accadde
tutto in modo cos spontaneo. E casuale. Quel pomeriggio, a
trasloco quasi ultimato, stavano sul minuscolo terrazzo - era
proprio l'aggettivo adatto: somigliava pi a un ballatoio con una
ringhiera - dell'appartamento di Whit. Vi si erano rifugiati per
prendere una boccata d'aria e bere un po' d'acqua. Sentivano
caldo ed erano madidi di sudore e ansanti di fatica; Laurel gli
domand dell'Iowa, della sua famiglia e della casa in cui era cresciuto,
chiedendogli anche per quale motivo voleva fare il medico.
Il suo interesse pareva talmente sincero - e profondo - che
per un attimo temette di sembrarle uno dei tanti casi umani che
capitavano all'istituto. Quando per comprese che la nuova
coinquilina era fatta cos, abbandon ogni timore. La sua curiosit
nei confronti degli altri era una forma di sollecitudine, e forse
in tal modo evitava di parlare di se stessa.
Quale che fosse la ragione, Whit farfugli uno straccio di
risposta con il cuore che gli batteva all'impazzata, finch lei non
comp un gesto cos smaccatamente confidenziale da togliergli
il fiato: mentre le descriveva la fattoria del nonno, Laurel prese
la bottiglia dell'acqua, ne spruzz qualche goccia su un fazzolettino
che teneva nella tasca dei pantaloni, si chin su di lui e gli
tampon il viso. A quanto pareva, si era procurato un piccolo
taglio sulla mascella che aveva ripreso a sanguinare, e non se n'era
accorto. Rimasero in quella posizione, tanto vicini da potersi baciare,
per almeno mezzo minuto.
In lei c'era qualcosa di materno e al tempo stesso di profondamente
vulnerabile. Lo si capiva dalle scelte di vita e dal rapporto
che aveva instaurato con Talia, una specie di protettiva sorella
maggiore.
Whit non si sentiva in imbarazzo con il gentil sesso, ma era
sempre stato alquanto timido. Una volta la fidanzata di turno gli
aveva detto che lo trovava di una bellezza rassicurante. Lo aveva
considerato un complimento, ma dopo una settimana lei lo
aveva lasciato. Al college passava per un tipo riservato. Spesso si
chiedeva se, qualora il destino gli avesse concesso di nascere una
generazione prima, il suo ruolo sarebbe stato quello del confidente:
quello sempre pronto a consolare le ragazze e a tirarle su
quando soffrivano per colpa di qualche idiota della squadra di
football o dell'emittente radiofonica della scuola. Ma che, beninteso,
torna immancabilmente a casa da solo. Perci era ben
lieto di essere venuto al mondo in quell'epoca.
Whit non aveva la presunzione di capire le donne, e per
tutto agosto e in quelle prime settimane di settembre Laurel gli
sembr particolarmente enigmatica. Andarono al cinema un paio
di volte, in un'occasione anche in discoteca - da amici, senza
alcuna implicazione sentimentale, sempre in gruppo - e presero
qualche gelato in centro. Si comport in modo molto rispettoso.
I suoi nonni, gi nell'Iowa, sarebbero stati certo orgogliosi
di lui. Scopr che la ragazza si infervorava quando il discorso
cadeva sul suo lavoro presso il ricovero, sulla facolt di
medicina, sui film che avevano visto. Affrontavano materie che
spaziavano dalla politica alla religione, sia che si intrattenessero
brevemente nell'atrio del palazzo, sia che conversassero pi a
lungo sotto il portico dell'edificio. Quando per toccavano altri
argomenti, Laurel, fino a un momento prima affabile, si irrigidiva,
per cui Whit divenne sempre pi cauto nel parlare. Una
volta le propose di fare una gita in bicicletta lungo gli incantevoli
percorsi che si snodavano a ovest di Middlebury, e lei reag
come se l'avesse invitata a un funerale. Assunse un'aria distante
e, dopo essersi scusata, ritorn nel suo appartamento. Un'altra
volta il ragazzo stava tenendo una dissertazione sui film con i serial
killer e sull'idiozia dei protagonisti, donne e uomini, che si
facevano sempre ammazzare in mezzo ai boschi - si sentiva irresistibilmente
spiritoso, della categoria comico televisivo - e lei
si chiuse in un totale mutismo. Laurel non lo umiliava n lo allontanava
in malo modo; un comportamento del genere non
era da lei, evidentemente. Invece tagliava subito corto, dicendo
che doveva andare all'istituto, nella camera oscura dell'universit
o al negozio di alimentari. Diversamente da Talia, sembrava
non avesse amici.
Certo, Whit sapeva bene di non avere nemmeno lui quella
che si dice una intensa vita sociale, e se Laurel avesse approfondito
la questione lo avrebbe scoperto. Ma c'era un motivo:
era appena approdato alla facolt di medicina. Solo lo studio
della biochimica avrebbe richiesto secoli, tanti erano i nomi, le
formule e i processi da imparare a memoria. E comunque era il
tipo che arrossiva di timidezza di fronte a una bella ragazza.
Tuttavia sentiva che prima o poi si sarebbe pentito di molte
delle sue osservazioni, per quanto allora gli paressero innocenti.
Lo argu da una conversazione che si svolse a met settembre.
Un sabato o una domenica mattina era affacciato, in
calzoncini da ciclista e maglietta nera, al balcone del suo appartamento,
che dava sulla strada; proprio in quel momento Laurel
si precipit fuori dal portone dell'edificio e si avvi lungo il marciapiede,
diretta in citt. Lui la stava osservando (in modo non
troppo insistente, si augur in seguito). Di colpo la ragazza invert
la marcia e torn sui suoi passi, piroettando come una ballerina
sulla punta delle scarpe da ginnastica. Alz gli occhi e,
accortasi che lui la fissava, gli sorrise.
Whit la salut con un rapido cenno, sperando che non
avesse notato l'intensit del suo sguardo. Magari avrebbe pensato
che era soprappensiero. Non fu cos: dal modo in cui lo squadr,
distogliendo poi subito gli occhi, lui cap che il suo enorme
interesse era evidente.
Dimenticato qualcosa? le domand con voce stridula.
S rispose, affrettandosi ad entrare nell'androne e
riemergendone un istante dopo. Lui era rimasto praticamente immobile.
Ebbe un attimo di esitazione: non sapeva se fosse pi cortese
chiederle il motivo di quel ripensamento, o se in tal modo
l'avrebbe messa in imbarazzo. Poteva benissimo essersi scordata
il diaframma. In fin dei conti era fidanzata con un uomo maturo,
un giornalista. Ma dopo una breve pausa, durante la quale
lei richiuse il portone e prese a giocherellare con il portachiavi,
Whit prosegu: Allora, che avevi scordato di tanto importante?
Un libro sulle origini del rock and roll. C' un capitolo su
Muddy Waters.
Non immaginavo che conoscessi cos a fondo la storia della
musica.
Laurel alz gli occhi al cielo e sorrise. No, non si tratta di
questo. Sai, sembra che un nostro ospite abbia conosciuto uno
di quegli antesignani del rock. Portava in spalla con noncuranza
uno zaino rosso, che fece scivolare davanti a s, aprendolo e
infilandovi il libro.
Un barbone?
Ah.
Era un musicista?
No.
Un compositore?
Macch. Un fotografo.
E dove si trova adesso?
 morto.
Oh, mi spiace.
 una storia piuttosto triste. Ma ha vissuto a lungo. Era anziano.
Cos ora ti interessi al rock perch... Perch?
 complicato da spiegare. In realt voglio scoprire chi 
stato a scattare quelle foto. E non solo, ma il discorso richiederebbe
gran parte della mattina, e devo andare al lavoro. Ne riparliamo
pi tardi, okay?
D'accordo, io vado a fare un giro in bicicletta rispose
Whit, sperando di non darle l'impressione di essere un tipo indolente,
anche se temeva che quella precisazione lo facesse apparire
soltanto un irresponsabile menefreghista. Oggi non ho
lezione fino alle dieci e mezzo.
Abbiamo proprio orari diversi.
Be', fino a non molto tempo fa anche tu studiavi.
A volte mi sembra passato un secolo.
Il ragazzo si chin sulla ringhiera. Chiss perch aveva la
sgradevole sensazione che se ne sarebbe uscito con la frase sbagliata.
Tanto per cambiare. Se lo sentiva. Per qualcosa doveva
pur dire, e allora butt l: Non voglio allontanarmi molto. Ma
questo fine settimana ho in mente di spingermi pi lontano.
Magari a Underhill. Laggi ci sono dei meravigliosi sentieri in
mezzo ai boschi, sai? La bici per me  come il nuoto per te. A
proposito, devi sempre spiegarmi per quale motivo hai smesso di
andare in bicicletta e ti sei messa a fare vasche.
Non ricordo di avertene mai parlato comment lei, distogliendo
lo sguardo, intenta a chiudere la cerniera dello zaino.
Fosse stato chiunque altro a dare una risposta del genere, quelle
parole sarebbero parse brusche e lui si sarebbe sentito un vero
idiota. Ma sulle labbra di Laurel suonarono solo cariche di
malinconia. Come se, di colpo, quella conversazione l'avesse
svuotata.
Ti va di venire con me? Ho due bici. Posso abbassare il sellino,
starai comodissima. Ci sono andato un mese fa, l a Underhill;
c' una radura tra gli alberi e una vista...
Whit, scusa, devo scappare tagli corto Laurel, senza degnarlo
di uno sguardo.
Oh, capisco. In realt non aveva capito niente. Non ancora.

Note.
2. Spiritoso (N.d.T.).

Capitolo 6.

Nei primi giorni dopo che Katherine le ebbe consegnato le
foto rinvenute nell'appartamento di Bobbie, la giovane assistente
sociale concentr la propria attenzione soprattutto su quella
della ragazza in bicicletta. Si ritrovava a osservarne attentamente
la maglietta, i capelli, gli alberi alle sue spalle, finch - quasi
all'improvviso - non veniva colta da una sensazione di nausea.
Rivedeva, cosa che non le accadeva da anni, il volto di quei due,
proprio come le si era fissato nella mente al tribunale di Burlington,
in quelle lunghe giornate estive. In una certa occasione era
stata costretta a posare la foto e a chinarsi con la testa fra le gambe,
sul punto di svenire.
Ad eccitare la sua curiosit era in particolare la strana coincidenza
che il misterioso Bobbie Crocker possedesse delle foto
del circolo sportivo che lei frequentava da bambina. Si chiedeva
cosa stesse a significare la circostanza che verosimilmente
l'uomo fosse cresciuto nella medesima zona di Long Island - e
forse da ragazzo avesse nuotato nella stessa baia - e che poi, anni
dopo, si trovasse su quella strada sterrata la domenica in cui
lei aveva corso il rischio di essere uccisa. Che l'avesse fotografata
qualche ora (o magari qualche minuto) prima dell'aggressione.
Ma questo nell'ipotesi che fosse lei la ragazza in bicicletta.
E che la foto fosse stata scattata proprio quel terribile giorno, e
non una delle due domeniche precedenti. Laurel non poteva
averne la certezza. Da un certo punto di vista sperava che non
fosse cos, perch in tal caso Crocker sarebbe stato pi vicino alla
scena del crimine di quanto lei fosse disposta a credere.
Pi semplice concentrarsi sulla tragedia di un uomo di indubbio
talento artistico ridottosi a vivere in mezzo alla strada.
Anche se cercava di non farsi ossessionare da quel pensiero.
Non fece molto per scoprire l'identit di Bobbie, a parte dare
una letta a qualche ponderoso tomo sulle origini del rock and
roll e la fotografia negli anni Cinquanta, specie quando si
accorse che il cognome Crocker non figurava in nessuno degli
elenchi con i nomi degli autori delle foto. Comunque, in occasione
del suo funerale lei e Serena si erano accordate per pranzare
insieme la settimana seguente, e il giorno successivo aveva
lasciato un messaggio sulla segreteria telefonica dell'assistente
sociale di Bobbie, Emily Young, chiedendole se potevano incontrarsi
appena fosse rientrata dalle ferie. Era stata lei, insieme
a Katherine, a ripulire l'appartamento di Crocker all'Hotel
New England, dopo di che era partita per una lunga crociera
nei Caraibi. Per questo non aveva potuto partecipare alle esequie
di Bobbie al forte Winooski.
Quella settimana aveva lavorato altri due giorni, era uscita
con David ed era andata tutte le mattine in piscina. Aveva giocato
a bowling insieme a Talia e a un tipo con cui la sua coinquilina
stava meditando di mettersi insieme, poi, una volta rientrate,
le due amiche si erano messe a navigare su Internet per raccogliere
altre informazioni sulla guerra con i proiettili di vernice.
Aveva riportato a casa la scatola delle fotografie, ma - tranne
quella della ragazza in bicicletta - non le esamin scrupolosamente,
limitandosi a qualche occhiata distratta mentre era impegnata
a fare altro: lavarsi i denti, chiacchierare al telefono,
guardare il telegiornale. Non si cur di archiviarle con cura per
verificarne il contenuto o di iniziare a sviluppare i negativi nella
camera oscura dell'universit. Per quello c'era tempo. Il venerd,
poi, ritorn a casa per una breve vacanza. N Katherine
n Talia le chiesero il motivo di quella partenza. Lo conoscevano.
Si avvicinava l'anniversario dell'aggressione, e Laurel si era
imposta di non rimanere mai nel Vermont in concomitanza con
quella data. Aveva in programma di rientrare il marted, passato
il giorno fatidico, e di tornare al lavoro il mercoled.
Dopo colazione infil nello zaino qualche vestito e dei cosmetici,
verific un'ultima volta se aveva chiuso il gas e si diresse
a sud sulla sua vecchia ma affidabile Honda. Era indecisa se
contattare Pamela Buchanan Marshfield, ma ad ogni buon conto
cerc su Internet il numero telefonico dei Dayton e della signora
Winston, assicurandosi di aver messo in borsa la busta con
le foto di Bobbie Crocker.
Le fu fin troppo facile rintracciare Pamela Marshfield. Non
occorse nemmeno fare il suo nome: ci pens Rebecca Winston.
Si trovava nella cucina della casa dov'era cresciuta e teneva
il ricevitore appoggiato all'orecchio, volgendo lo sguardo fuori
dalla finestra, mentre la nebbia inghiottiva pian piano i pini ai
margini del prato - che non arrivava a Long Island Sud, ma era
separato dalla costa da una sottile lingua di terra su cui si estendeva
una riserva forestale - avvolgendo poi le altalene di legno e l'attigua
casetta dei giochi, che per gran parte della sua vita aveva visto
ergersi nel giardino come una gigantesca montagna. Scorse
una ghiandaia dal piumaggio azzurro posarsi sul tetto aguzzo della
casetta e scrutare il prato. Era sabato, si avvicinava mezzogiorno
e lei si era appena svegliata. Aveva dormito dodici ore filate.
Rebecca Winston aveva gi raccontato alla giovane assistente
sociale di quella gita in pullman per fotografare le foglie
degli alberi durante il periodo autunnale, mentre cambiavano
colore, che cinque anni prima l'aveva portata lungo le strade
tortuose che si inerpicavano su per le Montagne verdi e oltre.
Chiss che nausea, aveva pensato Laurel, ma si era guardata bene
dal dirlo. Quindi l'anziana donna espresse il timore che presto
non sarebbe pi stata autosufficiente, e il discorso cadde naturalmente
sulla figlia di Tom e Daisy Buchanan.
Nei dintorni ci sono delle case di riposo molto belle, ma a
me piace stare qui. Ecco, mentre parliamo sto contemplando il
mare.  uno spettacolo meraviglioso. Infonde tranquillit. Specie
con la nebbia. I mezzi non mi mancano.  ovvio. Ma non
potrei permettermi di pagare delle persone che mi assistano, come
Pamela Marshfield. Lo sapeva che ha delle infermiere che
vivono con lei? Ben due! esclam la donna.
E dove abita ora, signora Winston? chiese Laurel. Lo sa?
Chiamami Becky e dammi del tu.
Non ci riesco rispose. La signora Winston aveva all'incirca
tre o quattro volte la sua et.
Come?
Ci prover.
Avanti, allora. Fa' contenta una vecchietta.
Signora...
Forza!
D'accordo. Deglut. Becky.
 stato cos terribile?
No, certo che no.
Grazie.
Sai dove abita adesso la signora Marshfield?
Lei invece dovrai chiamarla proprio cos, signora Marshfield.
Capisco.
A East Hampton. Mi risulta che abbia una magnifica villa.
Come quella dove viveva una volta? Accanto alla tua?
Non cos grande. Ma che bisogno c' di quasi mille metri
quadrati quando si  vedove e senza figli? Comunque piccola
non . E mi hanno riferito che ha una vista sul mare assolutamente
mozzafiato. Da me si vede quella minuscola baia affollata
di barche e di case. All'epoca osservavo voi bambini prendere
il largo sulle vostre canoe, l al circolo sportivo, e capovolgervi.
Pamela, invece, ha davanti agli occhi un lungo tratto di Oceano
Atlantico e possiede una spiaggia privata. Mi hanno detto che
nelle giornate calde la portano in poltrona sulla terrazza, e lei se
ne sta l, a contemplare le onde.
 tanto debole?
No,  tanto ricca.
Se la chiamassi, pensi che si seccherebbe?
Forse preferirebbe una lettera. Appartiene alla generazione
che continua a comunicare in questo modo. E ne scrive di
particolarmente stravaganti. In certi ambienti  famosa per le
sue missive chilometriche e formali, traboccanti di racconti e
opinioni. Dopo che si  trasferita abbiamo continuato a intrattenere
una corrispondenza.
Conservi ancora le lettere?
Oh, ne dubito. Abbiamo smesso di scriverci diverso tempo
fa.
Mi fermo solo pochi giorni e quindi credo proprio che la
chiamer disse Laurel. Rebecca le diede il recapito telefonico
di Pamela Marshfield, anche se, dal momento che non compariva
sull'elenco, la ragazza dovette prometterle che non l'avrebbe
rivelato a nessuno. Poi, messo gi il ricevitore, compose il numero
della villa dei Marshfield a East Hampton.
Laurel non era mai riuscita a capire cosa ci trovasse Tom
Buchanan in Myrtle Wilson, la donna con cui nel 1922 ebbe
quella storia assurda e che fin investita accidentalmente da
Daisy alla guida dell'automobile del suo amante. Certo, Tom
Buchanan non sar stato molto gentile - era un tipo violento e
prepotente, e in un impeto d'ira aveva rotto il naso a Myrtle
- ma in compenso era affascinante e ricco. Laurel conosceva bene
quella villa. Sapeva dove venivano tenuti i pony per le partite
di polo. Ma Myrtle Wilson? Non aveva mai incontrato nessuno
che fosse davvero suo amico. Certo, non brillava per intelligenza
o per gentilezza: era trasandata, aveva la voce stridula e
tendeva a darsi delle arie. Non era nemmeno tutta questa bellezza.
Ovviamente non meritava di fare quella fine. Non che
qualcuno lo meritasse: anche Laurel aveva corso il rischio di essere
investita da un'automobile, di venire schiacciata mentre si
attaccava alla bicicletta. Al pari di quanto era successo a Myrtle,
gli occupanti della macchina l'avevano creduta morta ed erano
fuggiti in fretta e furia. Eppure non vedeva un'affinit tra lei e
quella donna. Semplicemente non si spiegava che uno come
Tom potesse esserne attratto. Aveva sempre ritenuto pi probabile
che vedesse nelle sue amanti una specie di trofeo di caccia.
Per tutta la domenica pomeriggio successiva non fece che
pensare a lui e a Daisy, dato che il luned mattina aveva un appuntamento
con la loro unica figlia. Era stata una donna, un'infermiera
o una qualche assistente personale, a rispondere, quel
sabato: le aveva detto di attendere ed era andata a riferire il suo
messaggio alla signora Marshfield. Laurel si era scusata per aver
telefonato invece di scrivere; si era presentata, spiegando di essere
entrata in possesso di alcune foto dell'antica villa dei
Buchanan e di quella che aveva motivo di ritenere fosse la signora
Marshfield da bambina. Desiderava mostrarle personalmente
alla padrona di casa, che era ansiosa di conoscere. Non accenn
minimamente al ragazzo ritratto in una delle istantanee o a
Bobbie Crocker. Dopo un attimo la donna torn all'apparecchio
e le comunic che la signora Marshfield sarebbe stata lieta
di riceverla il luned alle undici.
Trascorse quasi tutta la domenica a casa del cugino, a giocare
insieme a lui. Martin in quel periodo aveva una passione
per Quarantaduesima Strada, e quindi volle dedicare buona
parte del pomeriggio al tip tap; la madre gli aveva appena comprato
un cappello a cilindro e un bastone in un negozio di vestiti
usati, e i due ragazzi cantarono Young and healthy almeno
cinque o sei volte. Martin era circa venti centimetri pi basso di
Laurel; la differenza di statura era da attribuirsi alla sindrome di
Down da cui era affetto, oltre al fatto che lei era una spilungona
di un metro e ottanta. Comunque Martin, a dispetto dell'altezza,
aveva spalle larghe e una corporatura ideale per indossare
abiti da cerimonia. La giacca gli conferiva un'aria elegante, e
ballava con carismatico abbandono. A giudicare dagli abbracci
che riceveva dalle sue amiche affette da ritardo mentale, Laurel
aveva l'impressione che avesse tutte le carte in regola per diventare
un vero rubacuori, ma era pur vero che quelle ragazze - e
non diversamente i ragazzi - si comportavano cos con tutti. In
occasione delle Olimpiadi per portatori di handicap aveva svolto
un'attivit di volontariato, come cronometrista, e si era accorta
che moltissimi atleti perdevano secondi preziosi per gettarle
le braccia al collo e dirle quanto si stavano divertendo o come le
volevano bene.
Balli divinamente comment il cugino con galanteria.
Poi, forse perch nel pronunciare quella frase si era emozionato,
si affrett ad aggiungere, pieno di imbarazzo: Stupida,
un'affermazione priva di senso a cui ricorreva per colmare i vuoti
della conversazione che lo facevano sentire a disagio. Quella
sera avevano guardato insieme Biancaneve per la terza volta, se
ben ricordava, saltando tutte le scene in cui comparivano la strega,
la mela e il tuono, che terrorizzavano Martin.
Per Laurel quello era il modo migliore di trascorrere il pomeriggio
e la prima parte della serata. L'anno successivo a quello del diploma era stato bisestile, e quindi l'anniversario dell'aggressione
sarebbe caduto solo l'indomani. Ma l'episodio era avvenuto
di domenica, e dunque quel giorno la rallegrava il fatto
di non essere nel Vermont. Amava le Montagne verdi, e tuttavia
all'approssimarsi del tramonto si ritrovava con il fiato corto e
una sensazione di ansia opprimente. Ma adesso per fortuna era
a sei ore di distanza, a sud, in un mondo dove poteva ballare il
tip tap con il cugino, quel ragazzo cos allegro, cercando di scoprire
qualcosa su certe foto scattate ottanta o ottantacinque anni
prima e raffiguranti un contrabbandiere di alcolici immortalato
in un romanzo e un bambino misterioso.
Paziente 29873
... il linguaggio  rapido e concitato, anche se lo si pu
interrompere senza problemi - non a livello di logorrea (nota: il
soggetto parla/socializza assai poco al di fuori dei colloqui).
L'umore, a quanto pare,  moderatamente irritabile, l'affettivit
non compromessa, il processo intellettivo coerente.
Contenuto dei pensieri: non manifesta propositi di autolesionismo
o di violenza.  ancora affetto da fissazioni e non si
dimostra disponibile a discutere di altri argomenti. Non riferisce
di udire voci, bench nel reparto lo si osservi occasionalmente
impegnato in monologhi (sostiene di esaminare del materiale).
Le suddette fissazioni continuano a causargli problemi di natura
funzionale; scarsa interazione con l'esterno, sia in ospedale sia
con i conoscenti al di fuori, per l'evidente preoccupazione di
essere aggredito o contestato qualora manifesti le proprie idee
ad altri. Inoltre, non sembra disposto ad affrontare questioni di
ordine pratico, come un'eventuale terapia di gruppo e un
programma di dimissioni protette.
Dagli appunti di Kenneth Pierce,
psichiatra in servizio presso
l'ospedale pubblico di Waterbury, Vermont.
Capitolo 7.

Una ragazzina di undici anni si accovacci per terra in
mezzo al frutteto pieno di meli, con in mano il frutto che aveva
appena colto da uno dei rami pi bassi. Quindi gli diede un
morso, stupendosi di quanto fosse aspro e succoso a un tempo.
Indossava un elegante scamiciato color giada e in testa un cerchietto
in tinta. Dai suoi capelli si diffondeva il profumo dolce
e pulito dello shampoo alla fragola.
La sorellina di sei anni prov a ruzzolare verso di lei, ma la
collina in quella parte del frutteto non era molto ripida. Inoltre
il suolo era cosparso di mele cadute dagli alberi. Perci la bambina
dovette farsi strada verso la sorella maggiore a forza di gomiti
e di piedi, rotolando sul lieve pendio pi come una scatola
che come una ruota.
Questo  un furto, Marissa la rimprover, alzandosi e accennando
alla mela mordicchiata che la ragazzina aveva in mano.
Alle sue spalle, banchi ondulati di nuvole bianche si stagliavano
nel cielo, simili ad ali spiegate su una superficie altrimenti
azzurra. Osservando le nubi, a Marissa tornarono in mente le
veneziane alle finestre del bagno di suo padre.
Cosa?
Mangiare una mela che pap non ha pagato.
La ragazzina sospir e diede un altro morso. Stavolta mastic
il boccone aprendo esageratamente le mandibole e muovendo
il mento come una pressa meccanica. Not che la bocca di sua
sorella era sporca di zucchero caramellato, perch appena entrata
nel giardino aveva mangiato una mela candita - quella s comprata
dal padre - e inoltre aveva macchiato la felpa bianca che indossava
mettendosi a rotolare sulle mele marce. Somigliava a uno
di quei bambini che compaiono nella pubblicit dei detersivi.
Dovrei dirglielo aggiunse la piccola.
Dovresti fare un sacco di cose replic Marissa dopo aver
ingoiato il boccone, accentuando anche questa volta il
movimento in maniera enfatica. Erano ormai tre anni che di giorno
recitava con gli adulti, per lo pi dipendenti di banca, insegnanti
e parrucchieri, in teatri di quartiere. Sperava di arrivare lontano,
prima o poi: sognava di esibirsi a Broadway. Per esempio
dovresti piantarla di rotolarti per terra come uno di quei bambini
dell'asilo, sporchi da fare schifo riprese. Oppure dovresti
iniziare a lavarti la faccia ogni due mesi.
La sorellina - una bimba grassottella di nome Cindy - non
sembr particolarmente colpita dal rimprovero e fece spallucce.
Poi cerc di pulirsi la faccia con la manica per togliere il caramello,
ma lo zucchero si era raggrumato come fosse sangue.
Con quel disastro ci voleva ben altro che una felpa asciutta.
Quando il padre aveva proposto loro di andare ai giardinetti
nel pomeriggio, Marissa aveva immaginato che sarebbe venuta
anche la sua nuova - o comunque l'ultima - fidanzata. Quella
che si chiamava Laurel e che alla mamma non piaceva perch
era troppo giovane. A lei andava a genio, e quindi rimase delusa
nel sentire dal padre che sarebbero stati soltanto loro tre e
che quindi non sarebbero passati a prenderla nel suo appartamento
sulla collina, vicino al college. Hai ancora del caramello
sul viso aggiunse un attimo dopo.
Cindy tent nuovamente di pulirsi, stavolta sfregandosi la
bocca con le dita umide di saliva per rimuovere la sostanza appiccicosa
che le contornava le labbra come il trucco di un pagliaccio.
 andato via? chiese.
Va meglio ment Marissa. Non c'era bisogno di rivelarle
che in realt era una sudiciona. Comunque non capiva perch
quel pomeriggio si sentisse cos nervosa. Fino a quel momento
il weekend in compagnia della sorellina e del padre era trascorso
abbastanza piacevolmente. Il giorno prima avevano visitato il
mercatino all'aperto nella villetta di un vicino della mamma,
poi avevano visto un film che si era rivelato ben poco adatto ai
bambini, anche se aveva suscitato il loro entusiasmo, e infine
erano andati a mangiare una pizza (com'era prevedibile, Cindy
se n'era rovesciata una fetta sul maglione, facendosi una bella
patacca, di quelle che, quando la mamma le scopriva, alzava gli
occhi al cielo, sconfortata, e se ne usciva in qualche commento
ironico sull'ex marito). La mattina a colazione il padre aveva
preparato delle cialde. Marissa non aveva ancora sbrigato i compiti
e questo la impensieriva non poco. Ma poteva sempre dedicarsi
alla matematica una volta rientrata a casa del pap, e dopo
cena, in bagno, leggere il brano che le era stato assegnato.
Si domand se la sua inquietudine non dipendesse dall'intenzione
della madre di sposare Eric Tourneau a novembre.
Quel mattino aveva udito per caso i genitori discutere al telefono
per accordarsi in vista della cerimonia; la questione era dove
sarebbero andate lei e la sorella prima e dopo il matrimonio
(quanto alla sua destinazione in occasione del gran giorno, purtroppo
la conosceva perfettamente).
Vuoi mangiare tutte quelle? chiese Cindy.
A una distanza di quasi un centinaio di metri, il padre, in
punta di piedi, si stava allungando per cogliere delle mele da un
albero particolarmente scheletrico. Dopo averne gettate altre
due nel cesto di vimini che aveva con s, volse nuovamente lo
sguardo verso i rami. Marissa non si era nemmeno resa conto di
essersi allontanata. Ricordava di aver iniziato con un albero vicino,
per poi passare ad altri che per erano troppo alti per lei. Non
aveva la minima idea di come avesse fatto a spingersi tanto in l.
Va bene, allora spiegami disse a Cindy. Cos' peggio?
Mangiare queste mele, dalla prima all'ultima, cio rubarle, o lasciarle,
e quindi farle marcire?
La bimba ci riflett un secondo, quindi sorrise e si esib in
una capriola, rotolandosi sul terreno cosparso di frutti e schiacciando
con la schiena una mela che le macchi tutta la felpa.
Questa ragazzina  un caso disperato, pens Marissa. Non c'
che dire. Eric, il fidanzato della mamma, la trovava un amore.
Probabilmente era perch non aveva ancora dei figli, e non si
rendeva conto cosa significasse avere a che fare con una bambina
di sei anni. E comunque non aveva scelta: doveva piacergli
per forza, visto che stava per sposarne la madre.
Marissa aveva il terribile presentimento che prima o poi
quei due avrebbero messo al mondo dei marmocchi. Anche
questo le rendeva antipatico quell'uomo, e la faceva infuriare
con la mamma, spingendola inoltre ad attaccarsi ancor pi a
Laurel. Il padre le aveva assicurato che lei e Cindy erano la cosa
pi importante della sua vita, e non aveva alcuna intenzione
di frequentare donne che desiderassero dei bambini. Tale affermazione
aveva fatto guadagnare molti punti alla ragazza.
Secondo te pap ci comprer un'altra mela candita quando
ce ne andiamo? chiese la sorellina dopo la capriola, l'espressione
fiera di chi ha appena compiuto un'impresa sportiva.
Prima io non l'ho avuta.
Certo, perch volevi rubare quelle dagli alberi.
Quell'ultima osservazione meschina, sciocca, totalmente
illogica e infantile fu la goccia che fece traboccare il vaso. Era
giunto il momento di metterla a tacere, o quanto meno di risponderle
per le rime.
 vero ribatt, intuendo che, pur nella sua collera, doveva
stare bene attenta a non socchiudere gli occhi. Quel movimento
avrebbe compromesso l'effetto che si prefiggeva. Invece
volse lentamente lo sguardo su e gi, con gesto teatrale. Rimase
alquanto stupita: i banchi di nuvole nel cielo, come a un segnale
prestabilito, si erano raggruppati formando una massa compatta
che copriva il sole. Il frutteto stava diventando sempre pi
buio sotto i loro occhi.
Come? fece sua sorella. Che hai detto?
Shhhhh. Non muoverti.
Dimmelo!
Va bene. Per stai ferma, soltanto un secondo. Okay? Sto
cercando di ascoltare.  molto importante. Parl in tono sommesso,
con un lieve tremito, sperando che la sua voce suonasse
supplichevole e al tempo stesso piena di paura. Addirittura terrorizzata.
Il trucco funzion. Cindy rimase impietrita. Quindi, sull'orlo
della disperazione, in un sussurro, o poco pi, chiese:
Che c'?
Ho sentito qualcosa. E poi... poi quel melo alle tue spalle.
Si ... mosso.
Sar stato il vento.
No. Non  stato il vento. Ha cominciato a spostarsi... e ad
avvicinarsi.
Cindy esit, sospettando che la sorella maggiore la stesse
prendendo in giro. Non  vero comment alla fine, anche se
pronunci quella frase in un bisbiglio nervoso e flebile. Marissa
sapeva che la bambina credeva ancora alle fate, agli elfi e a certi
gnomi bizzarri e dispettosi di cui aveva letto in un libro illustrato
dal titolo Tomten. Era un miracolo che non fosse convinta
che i Teletubbies esistessero veramente, anche se non era detto
che non credesse anche a loro. Ciliegina sulla torta, Cindy si
spaventava a morte quando nel Mago di Oz comparivano gli alberi
parlanti che si adiravano: un terrore al cui confronto la paura
delle scimmie volanti non era niente. Avevano visto il DVD
proprio qualche giorno prima e, appena gli alberi avevano iniziato
a scagliare le mele contro Dorothy e i suoi compagni, Cindy
ancora una volta si era nascosta sotto i cuscini del divano finch
la scena non era terminata.
E invece s replic Marissa con un filo di voce. Non ti
mentirei su una cosa cos importante.
Te lo sei inventato. Gli alberi non possono muoversi.
Lo dici tu. Altrimenti come avrebbero fatto a girare quella
scena del Mago di Oz? Sono andati dai meli e glielo hanno
chiesto, e loro hanno risposto...
No. Non  vero!
Laurel ha le foto! Marissa non capiva proprio come le
fosse venuta in mente quella fandonia, ma entrambe le sorelle
sapevano che la fidanzata del padre era una fotografa, e la bugia
le usc spontanea.
Degli alberi che parlano?
Marissa annu lentamente, in modo pressoch impercettibile.
Dei meli. E sembrano davvero... furibondi.
Cindy parve incassare il colpo, ed elabor un'immagine
degli alberi che combinava quanto ricordava del film (anche se,
a dire il vero, non poteva essere granch, visto che aveva tenuto
la testa sotto i cuscini quasi tutto il tempo) con ci che vedeva
intorno a lei nel frutteto. I ramoscelli come artigli. I rami pi
grossi come lunghe braccia pronte a ghermirla. I volti adirati
nella corteccia. Una bambina di sei anni non deve possedere
grande fantasia per avere un terrore folle dei meli. Cindy non
era convinta al cento per cento che l'albero alle sue spalle si fosse
spostato, Marissa lo intuiva, ma lo era quel tanto che bastava
a farla rifugiare tra le braccia del padre, se non altro per fare la
spia e mettere nei guai la sorella maggiore. D'un tratto, pi
o meno come una bomba a orologeria, la bambina esplose. Pap!
piagnucol, in un ululato bisillabico tremante di disperazione
e panico, voltandosi poi per precipitarsi dal genitore pi
in fretta che poteva, correndo con le gambine tozze. Pareva una
bambola atterrita.
Marissa pensava che il padre l'avrebbe rimproverata per
aver fatto spaventare Cindy, ma non immaginava che si sarebbe
dimostrato cos severo. In fin dei conti, alle sorelle maggiori
spetta il compito di tormentare le sorelline. Si domand se, per
caso, la fidanzata del padre avesse davvero qualche foto dei meli.
Poco probabile, anche se non era detto. Prese mentalmente
nota che doveva chiedere a Laurel, appena l'avesse vista, che genere
di oggetti fotografava. Magari poteva ritrarre anche lei. Un
primo piano. Di quelli professionali. Non ne aveva neanche
uno, e ogni volta che si presentava a un provino ci rimaneva male.
E poi un teatro di Burlington aveva in programma un paio di
spettacoli con delle parti per una ragazzina, perci doveva tenersi
pronta.
Laurel nascondeva un grande segreto, era evidente. Marissa
non sapeva bene di che si trattasse, ma certo non doveva essere
niente di buono. Era convinta che prima o poi l'avrebbe scoperto,
specie se, come sperava, lei e suo padre avessero continuato a
frequentarsi. La vedeva pi come una sorella maggiore, che non
si permetteva di comandarla a bacchetta, che come l'attuale fidanzata
di suo padre. Erano andate a fare spese un paio di volte,
loro due da sole, divertendosi un mondo. E poi Laurel aveva un
cugino con la passione delle commedie musicali, e quindi conosceva
le parole di alcune canzoni tratte dagli spettacoli in cui
Marissa aveva recitato. Ma il tempo trascorso insieme le era bastato
per percepire il buio che si celava dietro quel sipario.
Diede un ultimo morso alla mela e gett il torsolo contro
uno dei pali della vicina recinzione di legno, mancandolo, quindi
cominci a inerpicarsi lungo il pendio per raggiungere il
padre e la sorella. Si ritrov di fronte a un vecchio melo dal tronco
tutto contorto, con due nodi che, all'altezza di circa mezzo
metro dalla sua testa, parevano davvero occhi pieni di lacrime:
avevano le sopracciglia inarcate e dei rivoletti di pianto scendevano
lungo la corteccia. Quasi senza accorgersene, si mise a correre
a perdifiato verso Cindy e il pap e decise che, una volta arrivata
da loro, avrebbe fatto fnta di rincorrere la sorella, in modo
che quella corsa precipitosa sembrasse un gioco.

Capitolo 8.

La domenica sera Laurel entr nella camera che aveva
ospitato lo studio del padre e sedette davanti al computer, per la
cui scelta la madre si era avvalsa dei suoi suggerimenti, in occasione
delle vacanze di Natale, circa nove mesi prima. Si divert
a navigare su Internet, consultando il sito della rivista Life - pass
tre quarti d'ora a esaminare vecchie copertine -, ma non trov
traccia dell'anziano fotografo morto nel Vermont. Ovviamente
questo non voleva dire nulla: tra i contenuti del sito figuravano
solo le copertine e una breve selezione di immagini d'epoca.
Poi ampli la ricerca inserendo dei nomi su Google, e impieg
due ore buone. Trov diversi Robert Buchanan, tra cui un poeta
inglese del diciannovesimo secolo e un attore americano del
ventesimo. Vi erano poi radiologi, agenti immobiliari e docenti
di universit grandi e piccole. C'era un Bobbie Buchanan, anch'egli
scrittore, con ogni probabilit vivente, che abitava in
qualche posto dell'Australia. C'erano infine una decina di studenti
liceali, tutti con il loro sito Internet, alcuni raffinati, altri
sconci e volgari.
Quindi prov con il cognome Crocker e i nomi Robert e
Bobbie. Di questi ultimi ne esistevano soltanto tredici, probabilmente
alunni delle superiori appartenenti a qualche squadra
sportiva o addetti alla sorveglianza (due in questo secondo caso,
uno nel New Mexico e uno in West Virginia). D'altra parte,
quando inser solo il nome Robert, ottenne quasi quindicimila
risultati, tra cui campioni di caccia con armi ad aria compressa,
lottatori, esperti e professionisti in ogni materia, compreso uno
studioso di Platone che insegnava a Cambridge e uno scienziato
che vantava una straordinaria competenza entomologica sul
bruco bianco. Anche scorrendo velocemente le pagine con le
brevi descrizioni dei siti, pot esaminare solo una minima parte
dei link.
Allora prov a restringere il campo con altri termini:
fotografia, fotografo o Life. Alla fine riusc a delimitare la ricerca
a un numero ragionevole di risultati, in alcuni casi soltanto
undici.
Comunque non trov alcun riferimento all'uomo che sospettava
fosse il figlio di Tom e Daisy Buchanan. Ed era mezzanotte
passata. Tre ore di lavoro per scoprire che non c'era nessuno
con le caratteristiche dell'ex barbone del Vermont, neanche
un fotografo nato negli stessi anni del vecchio assistito del BEDS.
Il Bobbie Crocker che conosceva - o, forse, Robert Buchanan -
sembrava non esistere nell'infinito mondo virtuale della Rete.
La piscina del circolo sportivo di West Egg era stata dotata
di un impianto di riscaldamento prima che Laurel partisse per
il college, e quindi, nonostante quel luned mattina l'aria fosse
frizzante, primo vero anticipo d'autunno, la ragazza decise di
andarci. Fece un bel po' di vasche e diversi tuffi dal trampolino
da un metro, assaporando la sensazione di levarsi in volo e di
passare di colpo dal freddo pungente all'acqua tiepida. Era fuori
allenamento e aveva perso l'agilit dei quindici anni, ma lo
trov piacevole.
Prima di lasciare la piscina, raccolse l'asciugamano che
aveva poggiato sull'erba, accanto al melo - dall'adolescenza le
riaffior alla mente l'immagine delle giovani madri con i loro
bambini -, vi si avvolse come in un mantello, e sal sul trampolino
da tre metri. Non che volesse tuffarsi un'ultima volta:
aveva paura di farlo dalla piattaforma pi elevata. Intendeva
solo appurare se l'antica villa dei Buchanan appariva diversa
da quell'altezza, o se magari si riusciva a scorgere qualche altro
particolare. Non era cos, in effetti. Ma rimase a contemplare
per diverso tempo la lunga serie di porte a vetri e di bovindi,
e i rigogliosi tralci di edera che rivestivano i muri. Si sofferm
sul portico che correva di fianco all'edificio, e sul molo
che continuava a protendersi nella piccola insenatura. Prov a
immaginare in quale punto esatto del prato Jay Gatsby si fosse
fermato quella notte, come ipnotizzato dalle luci dall'altra parte
della baia, e cosa in particolare quell'unico faro all'estremit
del pontile avesse significato per lui. Rimase l diverso tempo prima di decidersi a tornare a casa per fare colazione con la
madre.
Al contrario di certe vedove che invecchiano dopo la morte
del marito, Ellen Estabrook pareva davvero rifiorita. Laurel era
assolutamente certa che lo avesse amato, e che i suoi genitori si
volessero un gran bene. Ma suo padre era una presenza ingombrante
in tutti i sensi: negli ultimi tempi pesava sui cento chili, e
con il suo metro e novanta sovrastava la maggior parte delle persone.
Era muscoloso e in eccellenti condizioni fisiche: l'infarto
che lo colp fu uno shock per loro. Oltretutto non sapeva cosa
fosse la sedentariet: era sempre in movimento, sia che lavorasse
nello studio legale di Long Island di cui era titolare, sia che partecipasse
a un barbecue in giardino in occasione di una raccolta
di fondi per conto del Rotary, sia che intervenisse a riunioni con
persone animate dal suo stesso spirito filantropico allo scopo di
ottenere finanziamenti per l'orfanotrofio in Honduras.
Da quando era scomparso, la moglie aveva iniziato a tingersi
i capelli con l'henn e a scegliere rossetti dai vistosi toni ciliegia
che secondo Laurel le case cosmetiche avevano studiato per
ragazze addirittura pi giovani di lei. Ellen aveva anche preso a
vestirsi di nero, e non in segno di lutto. Indossava magliette aderenti,
jeans e gonne, tutti di quel colore. Per quanto ne sapesse
lei, sua madre non aveva una relazione fissa (anche se pareva
circondata da amicizie maschili), e a suo avviso non aveva cambiato
look perch intenzionata ad accalappiare un altro marito.
Ma aveva appena cinquantacinque anni ed era decisa, a livello
conscio o meno, a dare una svolta alla propria vita. Era un'affascinante
donna di mezz'et, dalla bellezza giunonica, e i suoi lineamenti
lasciavano intuire alla figlia come sarebbe diventata
lei stessa alla sua et: non poteva certo lamentarsi.
Fecero colazione poco dopo le otto; Laurel era sveglia da
circa tre ore. Aveva raccontato alla madre delle foto rinvenute
nell'appartamento di Bobbie, ad eccezione di quella della ragazza
in bicicletta. Non aveva fatto parola con nessuno del sospetto
che nutriva riguardo alla sua identit; il solo pensiero che stesse
rivivendo quell'episodio avrebbe profondamente allarmato
sua madre.
Ellen le aveva gi detto di non sapere nulla a proposito di
Pamela Marshfield, e quindi la conversazione vert soprattutto
sulla partenza della donna per la Toscana, prevista per il sabato
successivo. Anche questa passione per i viaggi era emersa dopo
la morte del marito. I due coniugi erano gi stati in Italia, decenni
prima, e comunque in quell'occasione avevano trascorso
la maggior parte del tempo a Roma. Ora la madre di Laurel aveva
deciso di frequentare insieme a un'amica un corso di cucina
di due settimane nei dintorni di Siena.
La ragazza stava infilando la sua tazza nella lavastoviglie
prima di salire in bagno a lavarsi i denti e prepararsi, quando la
madre pronunci una frase che la mise in difficolt: Fa' attenzione,
tesoro. Alcuni da queste parti credono che i Buchanan
fossero una famiglia triste e sfortunata. Anche tua zia ne  convinta.
Io no. Per me  gente da cui bisogna stare alla larga.
Laurel la squadr. Indossava una elegante maglietta nera
di cotone con il colletto smerlato. Doveva averla comprata da
Bergdorf, e senz'altro era costata un bel po'. Per un attimo le venne
in mente di fare una battuta sul rischio che aveva corso di
essere aggredita da un vecchio sugli ottantacinque anni, ma si
trattenne. Entrambe erano incapaci di proferire il verbo aggredire
in un contesto che non fosse quello prettamente bellico.
Parlavano di rado del periodo in cui Laurel era tornata a casa
dopo l'accaduto, perfino il giorno dell'anniversario. Ellen si
preoccupava di proteggere la figlia evitando di riaprire vecchie
ferite con un accenno diretto, e Laurel sapeva che discuterne
non avrebbe fatto altro che peggiorare la situazione.
Be', il padre di Pamela senza dubbio ribatt.
Anche la madre era una persona disgustosa. Non dimenticartelo:
 stata lei, Daisy, a uccidere quella povera donna. L'ha
investita e l'ha lasciata morire in mezzo alla strada. Tuo padre
sosteneva che se la sorella di Myrtle Wilson fosse stata meno
ignorante - o pi agguerrita -, le avrebbe intentato un processo
per omicidio colposo.
Non credo che mi metter sotto. Secondo me non guida
nemmeno pi.
Si pent immediatamente di quella frase ironica. La madre
bevve un lungo sorso di caff, e Laurel avrebbe giurato che
avesse di nuovo davanti agli occhi la scena di sua figlia aggrappata
alla bicicletta e di quei due individui che, prima di filarsela
a tutta velocit, facevano marcia indietro per investirla. 
ricca sfondata replic Ellen un attimo dopo, riprendendo il filo
del discorso. Eppure non ha mai devoluto il becco di un
quattrino per nessuna delle iniziative benefiche in cui era impegnato
tuo padre. Nemmeno per l'orfanotrofio. Un pomeriggio
and a trovarla di persona per chiederle di contribuire con
una donazione. Le organizzazioni che raccolgono fondi la
chiamano cos, sai. Richiesta di donazione. Lei accett di incontrarlo
insieme a un altro socio del Rotary. Credo fosse
Chuck Haller. Ma quando arrivarono al punto fece orecchie da
mercante. Si mostr del tutto indifferente all'intero progetto.
Tuo padre non riusciva a capire perch avesse voluto vederli.
Quanto tempo fa  morto il marito?
Non molto dopo la vendita della casa. Venticinque o ventisei
anni fa, mi sembra.
Per quale motivo credi che non abbiano avuto figli?
Oh, non saprei. Magari non potevano. O forse non ne desideravano
rispose Ellen. Poi inarc le sopracciglia e soggiunse
con aria melodrammatica: Oppure non intendevano perpetuare
quella diabolica discendenza.
Laurel sorrise, mentre sua madre controllava la chiusura
dell'orecchino con un gesto da adolescente, tra pollice e indice,
chinandosi poi a baciare la figlia sulla guancia e mugolando:
Ummm, Il cloro. Adoro quell'odore sui tuoi capelli. Mi sembri
ancora la mia bambina.
Si sente?
Il cloro? Solo se ci si avvicina molto. E non credo che
quella donna lo faccia con nessuno.
Laurel sarebbe partita per il Vermont l'indomani e non sapeva
se la madre avesse in mente di preparare una cena speciale:
Carol, sua sorella, sarebbe arrivata quella sera. Perci le chiese
se dovesse comprare qualcosa rientrando a casa.
No. Devi solo stare attenta a guidare. E poi - non scherzo
- occhi aperti con quella donna.
Sei davvero preoccupata?
S, un po'. Quella famiglia non mi piace. E, lo ammetto,
non approvo che tu prenda cos a cuore la faccenda delle foto di
quell'uomo.  anche questo. La situazione mi procura una certa
ansia. Io so...
Cosa?
So con quanta seriet affronti il tuo lavoro. Quanto ti preoccupi
delle persone che arrivano al ricovero.
Devi stare tranquilla, mamma. Bobbie era una persona
adorabile, e le sue foto mi hanno colpito. Voglio capire come
mai  finito al BEDS. Ma a questo punto si tratta di mera curiosit
professionale.
Laurel sent le dita della madre che si intrecciavano con le
sue; le mani affusolate ed eleganti della donna strinsero dolcemente
quelle della figlia. Ellen le rivolse un sorriso che esprimeva
nervosismo e tenerezza al tempo stesso. Francamente la ragazza
non avrebbe saputo precisare se fosse per il timore che la
sua fragile creatura si lasciasse coinvolgere in un progetto che le
avrebbe sconvolto l'esistenza, o se quella istintiva preoccupazione
trovasse fondamento in ci che sua madre pensava di Pamela
Buchanan Marshfield.
Quale fu uno dei primi pensieri di Laurel? Che la signora
Winston si era completamente sbagliata: Pamela Marshfield
non doveva n voleva essere portata da nessuna parte. Era anziana,
ma ben lungi dall'apparire debole. Come il fratello, era in
forma strepitosa per una persona della sua et. Checch se ne
dicesse, consider tra s Laurel non appena vide Pamela, il loro
patrimonio genetico era maledettamente valido. La donna aveva
ottantasei anni, ma era energica, autoritaria e sicura di s, oltre
che caustica al punto da far sentire a disagio la ragazza. Laurel
si mise sulla difensiva, poich appariva evidente che Pamela
era un osso duro.
Non immaginavo ci volesse tutto questo tempo a districarmi
dalla North Shore esord quando Laurel arriv a East Hampton.
Indossava una camicetta bianca senza maniche che lasciava intravedere
le clavicole sporgenti e pronunciate, e una gonna a fiori
lunga fino al pavimento in cotto del terrazzo dove stavano sorseggiando
il t. Un prato perfettamente curato che si estendeva per
circa duecento metri separava la terrazza dalla spiaggia. Il mare
era calmo e piccole onde si infrangevano sulla battigia, come una
cascata d'acqua spumosa che si riversi su una rampa d'accesso a
un garage di periferia. Non ci sono pi tornata.
Aveva la magrezza tipica di molte donne anziane e facoltose,
la pelle attorno agli occhi tirata, ma flaccida e rugosa sul collo e sugli avambracci, e i capelli grigio cenere tagliati corti come
quelli di un uomo. Laurel not dei cerotti bianchi sulle
braccia e sul dorso delle mani, probabilmente per coprire nei,
macchie e piccole escrescenze cutanee.
Sono contenta di essere cresciuta qui rispose Laurel.
Non credo che potrei stabilirmi a West Egg...
Nessuno si stabilisce a West Egg replic l'anziana signora,
accompagnando la frase con un gesto appena accennato della
mano, a esprimere noncuranza. Il verbo stabilirsi implica
uno spirito pionieristico, il desiderio di mettere radici. L non
 possibile.  un luogo di passaggio per... arrampicatori
sociali. Sempre stato cos.
Laurel afferr l'allusione: West Egg non era mai stata alla
moda come East Egg - era da decenni il posto in cui andavano
a vivere i nuovi ricchi - e, come Tom e Daisy, Pamela Marshfield
sembrava considerare coloro che risiedevano dall'altra parte della
baia gente dedita a chiss quali loschi traffici, come Gatsby.
La mia famiglia non si  mai trovata male l afferm Laurel,
sperando di apparire calma e sicura di s.
Mi fa piacere. Mi hanno riferito che le piace nuotare.
Be',  un modo per mantenersi in forma.
Se non sbaglio ha detto a Julia - la mia segretaria, la ragazza
con cui ha parlato sabato - che era solita frequentare la
piscina di fronte alla nostra vecchia casa.
Laurel trattenne a stento un sorriso, divertita dal fatto che
la sua ospite avesse definito Julia una ragazza: dopo averle parlato
per telefono due giorni prima, l'aveva incontrata di persona
mentre aspettava nella villa, e si era resa conto che aveva almeno
cinque anni pi di sua madre.
 vero. Da bambina trascorrevo gran parte dell'estate in
quella piscina e nella baia dietro la sua antica dimora.
Non ho mai capito perch i miei genitori non si siano mai
mossi da l. Ho sempre trovato... il panorama... noioso.
La infastidiva?
Il panorama?
Laurel annu.
No.
All'orizzonte verso sud si profilava un cumulo di nubi a forma
di cavolfiore, una fila di poderose colonne doriche a puntellodel cielo. Le osservarono entrambe per un po', poi Pamela riprese:
Se non sbaglio vuole mostrarmi delle foto.
S,  vero. Apr la borsa di pelle che sua madre le aveva
regalato quell'estate per il compleanno, e tir fuori la busta con
le fotografie che si era portate dietro dal Vermount. La prima
che appoggi sul tavolo di vetro ritraeva due bambini, un maschietto
e una femminuccia, accanto al portico della casa dove
era cresciuta Pamela. Laurel cerc di cogliere una qualche reazione
della distinta, anziana signora, ma invano. Infine le chiese:
Si tratta di lei e suo fratello?
Proprio cos. Direi che avr avuto sui nove anni, le pare?
Se cos fosse, mio fratello si interruppe un attimo, come a calcolare
gli anni di differenza, ne aveva cinque.
Ricorda quando fu scattata? Era un giorno particolare?
Oh, poteva essere un'occasione qualsiasi. Probabilmente
dovevamo andare in qualche posto interessante. D'altra parte
andavamo sempre in qualche posto interessante.
Immagino abbia vissuto un'infanzia serena comment
Laurel, pur senza pensarlo. Cercava solo di riempire con una
frase cortese il silenzio che sembrava avvolgere la terrazza ogniqualvolta
una delle due terminava una frase.
Credo sia risaputo che i miei genitori ebbero un matrimonio
burrascoso. Per questo erano spesso indaffarati. Noi tutti lo eravamo.
Stavamo sempre in giro, la nostra era una famiglia in continuo
movimento. Affrontavamo i contrasti in questo modo. Io e
mio fratello ce ne rendemmo presto conto, quindi potrei affermare
di aver vissuto un'infanzia privilegiata, ma non certo serena.
Capisco. Mi scusi.
Ha altre fotografie?
Come una cartomante che predice il futuro con i tarocchi,
Laurel pos sul tavolo davanti a lei le poche altre foto che raffiguravano
la casa. Aveva portato anche delle foto di Gatsby e dei
suoi ricevimenti - la villa, la piscina -, ma all'ultimo momento
decise di non tirarle fuori dalla busta. Avrebbero solo indispettito
la donna.
Amavo quella stanza disse Pamela, indicando una delle
foto in cui si vedevano un paio di finestre a colonnine, appartenenti
a una stanza al secondo piano. Era l che trascorrevamo
il tempo. C'erano un tavolino dove alle volte mia madre giocava
a bridge - con le sue amiche e con le mie -, un fonografo nel
suo armadietto in legno di ciliegio e un biliardo. A Robert piaceva
il biliardo. E anche il bridge. Con le carte ci sapeva fare,
sin da bambino.
Robert? Non lo chiamavate Bobbie? chiese Laurel, accorgendosi
di aver usato un tono alquanto allarmato.
No. L'abbiamo sempre chiamato Robert, fino al giorno in
cui mor rispose Pamela, ma con una nota falsa nella voce, pi
rassegnata che triste. Come ha avuto queste foto? prosegu.
Erano fra gli effetti personali dell'uomo morto la settimana
scorsa a Burlington. Un signore di ottantadue anni molto amabile.
Laurel la osserv, in attesa di una qualche reazione - un impercettibile
cenno del capo, un sospiro, un sopracciglio inarcato
a esprimere sorpresa o tristezza -, ma Pamela la fissava in silenzio.
Era senza fissa dimora continu. Noi - l'organizzazione
per cui lavoro, il BEDS - lo abbiamo sistemato in un appartamentino.
Queste fotografe sono l'unica cosa che aveva quando
arriv nel nostro istituto.
Ce ne sono altre?
S. Qualche istantanea, delle stampe e dei negativi di foto
scattate da lui. Faceva il fotografo, ed era davvero bravo.
Non le ha portate?
No ment Laurel, mentre la vecchia signora esaminava
le foto sparse sul tavolo, in particolare quella che ritraeva lei e
il fratello.
Suppongo che potrei tenerla riprese Pamela. In realt
ho pochissime fotografe di noi due.
No, mi dispiace rispose Laurel. Non posso lasciargliela.
No? Parve sorpresa. Probabilmente non le capitava spesso
di ricevere un rifiuto, riflett Laurel.
Senta, ragazzina... Laurel, perch vuole tenerle lei?
Innanzitutto non sono mie. Quell'uomo  morto senza fare
testamento, quindi i suoi beni sono sotto la tutela del BEDS, e
la collezione di fotografie andr alla citt di Burlington. A quel
punto saranno i legali del comune a decidere cosa farne, ma
penso che conserveranno tutte le foto. Non disperderanno la
collezione. Anche le istantanee, immagino. Queste fotografie
erano l'unica cosa di valore che Bobbie possedeva.
Alla parola Bobbie Pamela sgran leggermente gli occhi.
Non mi ha ancora detto qual era il nome completo osserv.
Bobbie Crocker.
Sembra la marca di un preparato per torte, di quelli che
usa chi non sa cucinare mormor, suscitando un sorriso educato
in Laurel.
Era un vero personaggio. Un autentico animale sociale.
Anche dopo essersi stabilito da noi, ogni tanto bighellonava per
la struttura e aiutava i nuovi venuti a sentirsi a proprio agio. Aveva
un vocione cavernoso e un gran senso dell'umorismo.
Be', non vedo che valore possano avere le fotografie di un
senzatetto e perch non si possa soddisfare il desiderio di una
vecchia signora. Non credo ci sia nulla in contrario se tengo
qualche istantanea, soprattutto in considerazione del fatto che,
com' evidente, appartenevano alla mia famiglia.
Sicuramente ha ragione, ma adesso non gliele posso lasciare.
Non sono mie. Ne parler con il legale del comune, che
lavora con la mia associazione. Probabilmente, una volta archiviata,
le consegneranno l'intera collezione.
Ne parla come se fossero parecchie. Quante sono? domand
la donna. Laurel cap che stava abboccando. Ce ne sono
altre con me e mio fratello? O con i miei genitori?
Penso di no. Ma non ho ancora controllato tutti i negativi.
Ah, anche lei  una fotografa comment la donna, degnando
la ragazza di un sorriso quasi spettrale. Fotografa e nuotatrice.
Gi.
Ed  interessata a questa faccenda perch vive a West Egg
e in queste fotografe c'... che cosa? Mi spieghi, per favore.
All'orizzonte, dei gabbiani in stormo planarono compatti
sulla spiaggia, zampettando impettiti sulla sabbia umida. Presumo
che quell'uomo fosse suo fratello sond cautamente
Laurel. E mi sorprende che una persona cos privilegiata - per
usare la sua espressione - sia finita sulle strade del Vermont.
Il suo senzatetto di sicuro non era mio fratello. Lui mor a
sedici anni in un incidente d'auto, nel 1939.
Mi scusi. Mia zia non conosceva i particolari, ma immaginava
che fosse morto quando era ancora adolescente.
Prego. Non stia ad angustiarsi,  accaduto letteralmente
una vita fa.
C'era anche lei?
Con mio fratello? Cielo, no. Io allora mi trovavo allo
Smith College. Robert aveva avuto... un diverbio con i nostri
genitori ed era andato via di casa all'improvviso. Era in compagnia
di un amico, un ragazzo poco pi grande di lui, aveva diciassette
o diciotto anni. Scoppi una gomma e l'automobile fin
in un fossato, nel North Dakota. Probabilmente erano entrambi
troppo ubriachi anche solo per reggersi in piedi, figuriamoci
per guidare.
Rimase ucciso anche l'amico?
Era un conoscente occasionale, incontrato a Grand Forks.
Immagino che la parola amico suggerisca una relazione che
non esisteva. S,  morto anche lui.
Come si chiamava?
Non saprei dirglielo.
Non lo ricorda?
No.
E il nome della citt?
Nel North Dakota?
Laurel annu.
Era nei pressi di Grand Forks. Forse proprio l. L'incidente
si verific sul vecchio tracciato dell'autostrada numero 2.
Questo non l'ho dimenticato.
I suoi cugini appresero qualcosa dell'incidente... o di suo
fratello?
Oh, entrambi giocavamo spesso con i nostri cugini di
Louisville. I Fay, William e Reginald. Sono morti. Forse hanno
raccontato qualcosa ai loro figli, ma non vale la pena che si
scomodi per mettersi in contatto con loro.
Quindi lei esclude che questo senzatetto, Bobbie Crocker,
possa essere suo fratello.
Per quale ragione pensa che lo fosse? Mio Dio, se anche
non fosse morto, perch sarebbe scomparso? E perch avrebbe
cambiato identit?
Laurel dovette trattenersi dal dare la risposta pi ovvia: a
causa della malattia mentale. D'un tratto si rese conto che, se
non avesse messo via le fotografie, Pamela Marshfield se ne sarebbe
appropriata, cos le recuper e le infil nella busta. Si accorse
che la donna la stava osservando.
Ne ha delle altre, vero?
No si limit a replicare. Certo, tecnicamente parlando
non poteva comunque lasciare le foto a Pamela, non stava a lei
decidere cosa farne. Ma a chi sarebbe importato? Ci nonostante,
non se la sentiva di separarsene - nemmeno dalle istantanee
che aveva portato, tanto meno quelle lasciate nel Vermont - per
una ragione precisa. Aveva l'impressione che Pamela mentisse.
Negava che Bobbie Crocker fosse suo fratello e non considerava
come persone i senzatetto cui il BEDS assicurava un ricovero.
E ai suoi occhi questo era imperdonabile. Viveva l, in una villa
sull'oceano, mentre il fratello era morto sulle scale che portavano
alla sua stanzetta, in quello che un tempo era un albergo
fatiscente. Non lasciarle le foto era una sorta di punizione.
D'altra parte, se aveva intenzione di chiarire il mistero - cosa
che desiderava ora pi che mai - di come un uomo che viveva
nella villa di fronte al club sportivo in cui lei da piccola andava
a nuotare si fosse ridotto a fare il barbone, per essere poi accolto
in un ricovero per senzatetto nel Vermont settentrionale,
avrebbe avuto bisogno di quelle fotografie nella sua ricerca.
Potevano esserci delle conseguenze? le venne da pensare.
Ma sapeva bene che non di rado la vita delle persone imbocca
strade imprevedibili. Naturalmente nessuno degli ospiti dell'associazione
per cui lavorava aveva previsto di finire al BEDS.
Cos'altro contiene quella busta? le stava chiedendo Pamela.
Oh...
Se ci sono fotografie di mio fratello, non crede abbia il diritto
di vederle?
No, veramente sono...
Bambina, per cortesia, me le dia. Avanti esclam la vecchia
signora, allungando la mano sul tavolo con il guizzo di un
serpente e strappando la busta dalle mani di Laurel, come se la
ragazza ventiseienne fosse una bimba che giocava con un prezioso
oggetto di cristallo. Laurel rimase troppo sorpresa per impedirglielo.
Gi comment Pamela dopo aver scorso velocemente le
foto, soffermandosi su quella di Jay Gatsby. Come supponevo.
Non sono di Robert, eh?
No.
Naturalmente mio fratello non ha mai conosciuto quest'orribile
persona. Se non vado errata, l'ho incontrato in un paio di
occasioni, ma ero troppo giovane per ricordare qualcosa.
E dove?
La donna alz lo sguardo su di lei, con la consueta smorfia
di disgusto lievemente accennata, ignorando completamente la
domanda. La gente conosce solo la sua versione di quel che accadde.
Quella di Gatz, voglio dire. Era questo il suo vero nome.
James Gatz. In seguito assunse il nome di Gatsby. Questo la dice
lunga su che tipo fosse. Eppure esercitava un fascino magnetico.
Vede? Guardi le persone che frequentavano le sue feste. O
questa qui. Quell'uomo ipnotizzava la gente con i suoi soldi.
Ma non i suoi genitori.
Infatti.
Si sofferm sulla fotografia che ritraeva la vecchia piscina,
quella dove Gatsby era stato ucciso, prima di riporre le foto nella
busta, che appoggi sulla tazzina. Con gesto istintivo Laurel
si chin sul tavolo per riprenderla, e inavvertitamente rovesci
la tazza della sua ospite, che rotol sul grembo della donna.
Non si ruppe, e fortunatamente era vuota. La situazione comunque
era diventata estremamente imbarazzante, e Laurel si
alz per scusarsi.
Mi perdoni farfugli. Spero di non averle sporcato la
gonna.
Avrebbe potuto chiedermele, Laurel replic la signora
Marshfield in un brontolio condiscendente. Mi creda, non
avevo alcuna intenzione di appropriarmene. Solo per aver toccato
quella di Gatz ho un desiderio quasi irrefrenabile di lavarmi
le mani.
E la gonna?
Non si  macchiata.
Mi dispiace tanto ripet Laurel, consapevole che quel
gesto impulsivo le aveva definitivamente alienato le simpatie
della vecchia signora. Eppure aveva l'impressione che, se non
avesse cercato di riprendere le fotografie, Pamela Marshfield
non gliele avrebbe restituite.
La donna scosse il capo, incroci le braccia e le chiese:
Mi dica, adesso cosa ha intenzione di fare?
Laurel non sapeva come interpretare quella domanda, e si limit
a rispondere che intendeva recuperare tutte le fotografie
scattate da Crocker e verificare di quali esistessero i negativi. Ammise
che sperava che un giorno il BEDS avrebbe organizzato una
mostra, perch le foto lo meritavano davvero. A quel punto Pamela
si alz, e lei intu che la stava congedando, o quasi.
Spero si sia convinta che quel fotografo non era mio fratello
concluse mentre si avviavano verso le porte-finestre del
soggiorno, con i tacchi che risuonavano sul lucente pavimento
bianco di legno duro su cui erano distesi due enormi, pesanti
tappeti orientali. Dal soffitto a cassettoni pendeva un massiccio
lampadario in art dco, con centinaia di lampadine racchiuse in
globi a forma di ali di angelo.
Laurel riflett sulla frase appena pronunciata dall'anziana
signora. Pensava esattamente il contrario. Dov' la sua tomba?
domand, invece di darle una risposta.
Pamela si ferm. Vuole una prova? Vuole vedere il corpo,
vero? Si tranquillizzerebbe se facessi riesumare il cadavere di
mio fratello e chiedessi di far eseguire l'esame del DNA su una
ciocca di capelli?
Mi piacerebbe recarmi sul luogo dove  sepolto... se mi 
concesso.
No rispose Pamela. Non le  concesso.
Perch...
Va bene, ci vada. Non posso impedirglielo. Si trova nel nostro
mausoleo di famiglia, a Rosehill.
Rosehill?
A Chicago, signorina. Il cimitero di Chicago... la citt originaria
del mio ramo paterno. Se lo desidera pu andarci e verificare
con i propri occhi.  nei pressi delle cripte delle famiglie
Sears e Montgomery Ward. Per le consiglio di lasciar perdere.
Molli l'osso, s, mi rendo conto che si tratta di una battuta piuttosto
macabra. Avr certo di meglio da fare, giovane com'. E
non sopporterei che sciupasse i suoi anni migliori per colpa di
una pericolosa ossessione.
Pericolosa?
Pamela sogghign. Morbosa sarebbe la parola pi corretta.
Ad ogni modo, mio fratello e il suo senzatetto sono un binomio
che non promette nulla di buono.
Laurel non interpret quella frase come una minaccia, ma
ebbe la precisa sensazione che si trattasse di un avvertimento. E
questo non fece che spingerla con maggior decisione a proseguire
nella ricerca. Una volta in macchina, riflett su un particolare
interessante: Pamela Marshfield non le aveva chiesto come
avesse fatto un barbone a venire in possesso delle fotografie della
sua famiglia.

Capitolo 9.

Dopo che l'assistente sociale se ne fu andata, Pamela Buchanan
Marshfield sedette sola nel suo studio, a osservare con
aria afflitta l'unico album di famiglia che conteneva le foto del
fratello. Ora defunto, come aveva appreso in via ufficiale. Era
letteralmente o metaforicamente scomparso da cos tanto tempo
che non si capacitava della profondit del suo dolore.
Suo padre aveva gettato via o distrutto tutte le foto di Robert,
e altre erano andate perdute con il tempo. L'album che
aveva davanti era molto vecchio: aveva quasi la sua et. Molte
fotografie si erano staccate dalle pagine polverose, che recavano
i segni ingialliti lasciati dallo scotch. Sua madre non si era mai
preoccupata troppo di conservare ricordi di famiglia. A dire il vero,
non si preoccupava granch nemmeno del futuro. In quasi
tutte le immagini Robert era molto piccolo, e in un buon numero
di esse appariva come nell'istantanea mostratale da Laurel.
Era chiaro che la ragazza aveva i negativi. E parecchi,
forse.
Per quell'incontro con l'assistente sociale aveva scelto di
sfoggiare gli orecchini di sua madre. Era quasi certa che fossero
un regalo di James Gatz, perch i numerosi diamanti che li
adornavano formavano vistose margherite, e la madre li indossava
solo quando Tom era fuori citt o con l'ultima della sua innumerevole
schiera di amanti. Inoltre, praticamente tutti gli altri
gioielli avevano una storia. Questi rubini appartenevano a nonna
Delia - sua nonna, una Fay di Louisville - e le furono regalati
dai genitori per il debutto in societ, nel 1885. Queste perle
sono il regalo di tuo padre per il decimo anniversario di matrimonio.
Questo diamante? Un suo regalo dopo che ebbe mandato al
diavolo quell'orribile donna di Lancaster. Sua madre, con l'et,
aveva assunto un modo di esprimersi alquanto colorito; ormai
beveva anche quando era sola. Ci aveva sempre dato sotto, ma
solitamente reggeva bene l'alcol. Come del resto Tom Buchanan.
Ci si accorgeva che erano ubriachi solo quando diventavano
violenti.
Per qualche anno, nel periodo in cui era amico di Bruce
Barton, il direttore di un'agenzia pubblicitaria, suo padre aveva
completamente smesso di bere. La seconda B della sigla BBDO
corrispondeva appunto al cognome Barton; egli inoltre era l'autore
di un volumetto che divenne un bestseller, Colui che nessuno
conosce. Vi veniva raffigurato Ges Cristo come il primo
grande uomo d'affari: quella sorta di individuo risoluto che sarebbe
stato ben accetto nei consigli di amministrazione delle
pi grandi societ per azioni dell'epoca, e che si sarebbe sentito
perfettamente a suo agio ai ricevimenti che caratterizzavano
quegli anni, forse persino nei baccanali che James Gatz organizzava
per gente mai vista prima nella sua villa al di l della baia.
Secondo la visione di Barton (condivisa, per un certo periodo,
da suo padre), Ges era un uomo come gli altri, uno che amava
divertirsi a tramutare l'acqua in vino, oltre che uno straordinario
narratore di storie e parabole che rappresentavano autentici
modelli di riferimento per i pubblicitari di ogni epoca.
Con il senno di poi, Pamela non era affatto sorpresa che
suo padre avesse assimilato i concetti espressi in Colui che nessuno
conosce, facendo anche amicizia con il suo autore, e per alcuni
anni avesse cercato di condurre un'esistenza morigerata.
Aveva una vera e propria passione per ci che chiamava senza
ombra di ironia roba scientifica, e il libro di Barton era un decisivo
passo in avanti rispetto alle letture cui solitamente si dedicava:
La nascita degli imperi delle popolazioni di colore di Goddard,
Deportare gli orientali di Melckie, e un libello grossolano
e polemico, L'americano puro, di un certo C.P. Evans. Ne ricordava
ancora le copertine polverose, e i violenti battibecchi dei
genitori ogniqualvolta la madre se ne usciva con un commento
sarcastico su quei libri, difesi a spada tratta dal padre.
A dire il vero, non si aspettava che la ragazza facesse qualche
osservazione sui suoi orecchini, anche se l'aveva sperato. Li
aveva indossati apposta, con quelle vistose e sgargianti margherite.
Voleva scoprire cosa sapeva quell'assistente sociale, ed era
convinta che sfoggiare quei gioielli l'avrebbe indotta ad aprirsi.
Riflett su un particolare interessante: Laurel non aveva voluto
mostrarle le fotografie di Gatz e delle sue feste, e ora Pamela si
chiese se ci non fosse gi di per s un dettaglio rivelatore. La
ragazza aveva cercato di non ferire la sua sensibilit, evitando
accuratamente qualsiasi riferimento all'infedelt della madre.
In tutti i casi, doveva assolutamente recuperare quelle fotografie.
Fino all'ultima, negativi compresi. Per gran parte della
sua vita si era sforzata di salvaguardare la reputazione dei suoi
genitori, e rabbrividiva al solo pensiero delle considerazioni che
quelle foto avrebbero suscitato. Forse suo padre non meritava di
essere riabilitato, ma la madre, che aveva sempre agito come
meglio poteva, s.
Robert invece non la pensava cos, e questa era stata una
delle ragioni del suo allontanamento. Vedeva i genitori e la sorella
sotto una luce diversa. Si lasciava andare a risa sguaiate
quando ancora quell'argomento non era oggetto di ironia. O a
lazzi volgari nei momenti meno opportuni. Come a quella festa,
il debutto in societ di una sua amica, al Plaza. O in occasione
delle visite dei cugini di Louisville. Ricordava le volte in cui lei
o uno dei genitori lo sorprendevano, adolescente, solo in una
stanza - la cucina, il salotto o la sua camera da letto, con la porta
aperta - a borbottare tra s, una volta persino nel soggiorno,
tutto raggomitolato, che si dondolava mezzo fuori e mezzo dentro
il camino spento, le mani serrate attorno alla gola. Un'altra
scena non avrebbe mai dimenticato, ancor pi spaventosa: lui
accasciato sul letto dopo aver fracassato i re e le regine dei suoi
adorati scacchi di vetro, la coperta tutta insanguinata. Era appena
rincasata dopo aver fatto delle compere con un'amica, e aveva
sentito qualcuno piangere. Incuriosita, era salita al piano superiore
e l'aveva trovato in quelle condizioni. Si era precipitata
a togliergli le schegge di vetro acuminate infisse nei palmi delle
mani, in attesa dell'ambulanza. Non le rivel mai cosa fosse accaduto,
n la ragione di quel gesto, ma era evidente che avesse
cercato di decapitare i pezzi degli scacchi.
Eppure rammentava anche lunghi periodi di assoluta lucidit,
in cui si mostrava in tutto il suo fascino. Era un giovane davvero
aitante, e aveva sempre uno stuolo di amiche intorno. Provetto
ballerino, veniva spesso invitato alle feste organizzate a East Egg.
Inoltre aveva uno spiccato senso dell'umorismo. A quindici o sedici
anni, quando andava allo Smith College, scopr che frequentava
delle coetanee. Ne ricordava una in particolare, che portava
al cinema, a teatro o a qualche concerto a Manhattan, sempre in
compagnia di Daisy o della madre della ragazza. Non gli interessava
imparare a suonare uno strumento, ma gli piacevano Duke
Ellington, Artie Shaw, Horace Heidt e i suoi Musical Knights.
Una volta sua madre le aveva confidato che a una festa lo avevano
visto baciare una ragazza che abitava vicino a loro, una certa
Donelle, mentre ballavano al suono di una canzone di Billie
Holliday. Daisy era evidentemente compiaciuta.
E le occasionali esplosioni di violenza, come quando aveva
rotto i pezzi degli scacchi? Be', anche Tom era un tipo violento,
no? E comunque la stessa Daisy aveva un carattere alquanto mutevole.
Non di rado, in preda all'ira, scagliava piatti e bicchieri
conto il marito.
Con suo grande dispiacere, sapeva ben poco dell'esistenza
condotta dal fratello dopo essere fuggito di casa. Le erano solo
giunte delle voci. Per quasi tutta la vita aveva ignorato dove si
trovasse o cosa facesse. Gi solo questo testimoniava la sua avversione
verso i genitori e la sorella. Non solo era scappato, evitando
ogni contatto, ma aveva sempre respinto le sue profferte di
aiuto, per quanto sporadiche.
No, non era esattamente cos. In un'occasione lo aveva
convinto a stabilirsi all'Oakville Retreat.
Comunque, quelle fotografie le suscitavano un mucchio di
ricordi. Si sofferm su una in particolare, scattata da suo padre,
che ritraeva Daisy, Robert e lei a sedici anni. Quindi il fratello
doveva averne dodici. Lei e la madre sedevano sul parapetto della
barca a vela che il padre aveva acquistato in uno di quei fugaci
e (come sempre) non autenticamente sinceri periodi nei quali si sforzava di dedicarsi alla famiglia. Probabilmente fu l'ultima
volta che fece un tentativo del genere. L'imbarcazione era in
secco sulla spiaggia che sorgeva alle spalle della loro villa, fatta
costruire da suo padre all'indomani dell'omicidio di James Gatz,
ad opera di quel patetico individuo, George Wilson. Nel giro di
pochi giorni, come a dimostrare al mondo che a lui non interessava
un accidente se la gente voleva gironzolare attorno alla villa
al di l della baia e sbirciare il faro del porticciolo privato,
Tom Buchanan aveva fatto ricoprire il prato che declinava verso
la baia con una montagna di soffice sabbia bianca. Una mattina
arrivarono tre autocarri ribaltabili carichi del materiale per
creare l'arenile, insieme a una squadra di operai muniti di pale
e rastrelli, e prima di sera il terreno erboso che conduceva al
molo che si protendeva nella baia era scomparso per far posto alla
spiaggia.
Succedeva di rado che si prendessero la briga di ancorare la
barca al pontile: era pi pratico tirarla in secco sulla spiaggia.
L'imbarcazione era troppo piccola per spingersi oltre lo spazio
angusto della baia. E in realt ci si stava bene solo in tre, altro
chiaro segnale dell'insincerit del padre quando affermava di
averla acquistata appositamente per la famiglia Buchanan.
In quella foto, lei e la madre indossavano dei costumi da bagno
piuttosto castigati. Come spesso accadeva osservando le fotografie
della madre, rimase colpita dalla sua bellezza: era molto
pi avvenente di lei. A quel tempo Daisy Buchanan aveva solo
trentasei anni, appena venti pi della figlia.
Il fratello era a piedi nudi, e indossava pantaloni color cachi
e una maglia da marinaretto a strisce orizzontali. Senza dubbio
era un acquisto di sua madre, uno dei modi con cui cercava
di sostenere lo sforzo poco convinto del marito di dare a intendere
agli altri (e a loro stessi) che quella barca testimoniava la
perfetta armonia che regnava nella loro famiglia.
Poco tempo dopo che quella fotografia venne scattata, suo
padre e suo fratello litigarono. Tanto per cambiare. Quando Robert
aveva dodici anni, bisticciavano in continuazione. Ma quell'alterco
fu particolarmente sgradevole, perch per la prima volta
il fratello intervenne fisicamente negli astiosi scontri tra i genitori.
Pamela ricordava ancora la causa della lite. Per puro caso,
il padre aveva scattato la foto con lo sfondo della villa un
tempo appartenuta a James Gatz. Non l'aveva fatto di proposito,
o almeno cos sosteneva. A suo dire voleva ritrarre solo lo sfondo
del cielo e del mare. E cos, appena se ne avvide, ordin alla
moglie e ai figli di mettersi in posa dall'altro lato della barca. Ma
per via della posizione del sole, lui e Robert dovettero trascinare
l'imbarcazione per qualche metro sulla spiaggia, in modo da
avere come sfondo il mare lievemente increspato e l'azzurro cielo
estivo, cos finalmente la foto venne scattata.
Ma a quel punto la madre prese a canzonare il marito, che
si era intestardito a spostare la barca, in modo che in quella
fotografa che doveva testimoniare l'armonia familiare non comparisse
l'ombra gettata da una dimora che ricordava un castello
francese con tanto di torre, un tempo appartenuta a un contrabbandiere.
Davvero, Tom lo aveva apostrofato, la mano pndula dietro
la schiena, le dita che si muovevano nervosamente. Ti comporti
come se l ci fossero dei fantasmi. Se non vuoi vedere quel
rudere, dovremmo trasferirci da qualche altra parte. Forse
avremmo fatto bene ad andare via anni fa.
All'improvviso l'atmosfera divenne tesa.
Non ho problemi a guardare quella casa replic lui.
Non mi interessa.
Non capisco perch ribatt Daisy. Dovresti...
No, non dovevamo andare via scatt Tom. Non mi faccio
intimorire, e non permetto che ti si intimorisca.
Nessuno mi ha mai intimorito. Esclusi i presenti.
Sua madre era seduta, lui era in piedi, e si fissarono per un
lungo, sgradevole momento. Il primo a distogliere lo sguardo fu
Tom, ma voltandosi le disse: Non  che non volessi far comparire
quella casa nella foto. Non volevo nessuna casa, solo cielo e
mare.
Oh, Tom, falla finita. Ti sei dato alla fotografia? Ti senti
un artista?
Sei tu che non puoi fare a meno di vederla.
Ti ho appena detto che...
Considerala una penitenza.
Una penitenza? Ma conosci almeno il significato della parola?
Daisy alz gli occhi al cielo, allung il collo come un cigno
e scosse lentamente il capo. Poi si lasci andare a un risolino
beffardo. Era troppo per lui.
Bene, vuoi una fotografia con la casa? Ti accontento subito!
ringhi. Le afferr rudemente i polsi, i bicipiti contratti sotto
le maniche corte della camicia, la tir su e la trascin sulla
battigia. Quindi le diede uno spintone, facendola piombare con
un tonfo nell'acqua. Prima che potesse rialzarsi, si accovacci,
punt la macchina fotografica e scatt un paio di foto. Lei lo
guard con aria truce, ma non disse niente e lo lasci fare.
Avrai sempre sotto gli occhi quella casa! le grid. Sempre!
Pamela e Robert avevano gi assistito ai maltrattamenti
del padre nei confronti della madre, ma mai fuori casa. E comunque
solo quando erano in preda ai fumi dell'alcol o ai postumi
di una sbronza, con le feroci emicranie che vi si accompagnavano.
E cos, prima che Pamela o Daisy potessero fermarlo,
Robert si fiond su Tom e sferr un pugno nello stomaco
del padre con tale ferocia da lasciarlo senza fiato. Se la grossa
macchina fotografica non fosse stata legata al collo con una
cinghia, probabilmente sarebbe finita in acqua, e la pellicola
si sarebbe rovinata.
Basta! url Robert. Non picchiarla! Basta!
A volte Pamela, nel tentativo di mettere pace tra i genitori,
cambiava discorso, prima che i litigi degenerassero fino a quel
punto. Per esempio si metteva a parlare di un ragazzo che la interessava,
sistema infallibile per attirare l'attenzione di entrambi.
Certe sere aveva persino la lungimiranza di allungare con acqua
il gin che avrebbero bevuto. In quella occasione, invece,
aveva assistito impotente alla violenta scena di mezza estate avvenuta
fuori dalle mura di casa ed ecco che, per la prima e purtroppo
non ultima volta, il fratello si era lanciato contro l'altero,
arrogante e minaccioso genitore.
Daisy si rialz di scatto, e il movimento repentino fece s
che l'acqua colasse gi dal costume da bagno producendo una
specie di risucchio nel punto in cui era caduta, poi cerc di frapporsi
tra il marito e il figlio, proprio mentre Tom affibbiava un
manrovescio a Robert. Il ceffone si abbatt con violenza sulla
sua guancia, facendole roteare la testa, e Pamela url, nel timore
che le avesse rotto l'osso del collo. Il suo corpo si torse. Daisy
croll sulla sabbia. Sul volto le comparve un livido che rimase
visibile fino all'autunno.
Entrambi i ragazzi le si gettarono addosso per abbracciarla,
disperati nel vedere la madre ridotta in quelle condizioni.
Ancora a corto di fiato, Tom li osserv per qualche attimo,
prima di uscire a grandi passi dall'acqua bassa, la macchina fotografica
che ballonzolava pesantemente sul torace, e avviarsi
verso il prato perfettamente curato della villa. Pamela rimase
sulla spiaggia con la madre e il fratello per una ventina di minuti,
fin quando sentirono il cigolio delle grosse porte del garage e
poi il rombo della Pierce-Arrow rossa e nera, nuova fiammante.
Solo dopo che il rumore del motore scomparve in lontananza,
si trascinarono come soldati feriti verso casa, e una volta dentro
applicarono del ghiaccio sul volto livido di Daisy. La donna non
prov nemmeno ad allentare la tensione con una battuta sul
marito.
Era interessante, consider Pamela, che sua madre non
avesse conservato le altre fotografie scattate quel giorno da Tom,
quelle dove lei lo fissava con sguardo truce dopo essere stata scaraventata
in acqua. Probabilmente perch erano fin troppo realistiche.
Fossero state graziose, quasi certamente le avrebbe tenute.
Anni dopo, chi avrebbe saputo cosa era accaduto quel pomeriggio?
O almeno questo  quanto doveva essersi detta sua
madre. Poteva essersi trattato di uno scherzo innocente, forse un
po' pesante. Probabilmente Daisy era scesa nella tomba convinta
di aver riscattato l'immagine della sua famiglia.
Naturalmente non era cos. Non proprio. Alcuni la consideravano
semplicemente una famiglia sventurata e infelice, e,
vista l'esistenza tragica condotta dal fratello, magari avevano ragione.
Chi poteva dirlo? Forse anche il fatto che lei stessa non
aveva messo al mondo dei figli rappresentava un segno. Ma Pamela
sapeva bene che altri la giudicavano una famiglia in declino,
indifferente e arida. Certuni li trovavano crudeli.
Eppure Pamela ricordava che, dopo l'estate con Gatz, la
madre aveva dedicato tutta se stessa ai figli. Non rammentava il
suo stato quando era incinta di Robert, ma aveva sentito un sacco
di racconti su come si fosse goduta ogni attimo di quella
gravidanza, e i rapporti con Tom non erano mai stati cos idilliaci
come in quel periodo. N sarebbero pi tornati tali. La pi grande
tragedia di sua madre non era stata la morte di Gatz, anche
se Pamela sapeva quanto lo avesse amato, n tanto meno il senso
di colpa per la morte dell'amante del marito, Myrtle Wilson.
Fu il modo in cui perse il figlio.
Fu quello il vero dramma della vita di Daisy Buchanan.
E adesso, pens Pamela, l'ho perso definitivamente anch'io.
Osserv per un attimo l'inserzione che aveva visto sul giornale
di venerd. Quel pomeriggio stesso aveva chiamato il suo
avvocato. E il giorno seguente, sabato, era stata contattata da
quell'assistente sociale di West Egg. Si chiese se la ragazza fosse
a conoscenza dell'annuncio e dell'iniziativa del suo istituto. Pareva
di s. Eppure...
Le riapparve davanti l'espressione mortificata di Laurel, dopo
aver rovesciato la tazza del t. La piccola provava un grande
interesse per le fotografie. Desiderava tenerle. Ma anche lei le
voleva, soprattutto perch non immaginava cosa potessero contenere
quei negativi, o cosa avesse fotografato Robert in vita sua.
Avvertiva una sorta di presagio.
E cos decise di riprendersi tutte le fotografie, sino all'ultima.
Era il minimo che potesse fare per sua madre.

Capitolo 10.

Marted mattina Talia Rice sedeva in un bar poco illuminato,
sorseggiando una cioccolata calda con sopra una montagna di
panna mentre conversava con quattro ragazzi della comunit
giovanile della chiesa. Il locale un tempo era un elegante negozio
di artigianato, con scaffali pieni di boccali, bicchieri da cocktail
in vetro soffiato e gioielli d'argento lavorati a mano. Erano rimasti
solo i pannelli scuri, e gli attuali proprietari avevano fatto
ricoprire le pareti e il soffitto di rigogliose piante rampicanti.
Talia immaginava che fosse un po' come sorseggiare caff nella
giungla colombiana - non fosse stato per i computer portatili da
cui si diffondevano bagliori azzurri, poggiati sui tavolini rustici
dietro cui erano seduti studenti che instancabilmente navigavano
in rete, e per le suonerie e il ronzio dei cellulari - e i suoi allievi
delle superiori lo amavano perch il bar era frequentato anche
da universitari. Talia vi andava sin dai tempi della scuola.
Di tanto in tanto fissava la cioccolata, e la sua mente si soffermava
su un interrogativo che, a suo parere, cominciava a porsi
con eccessiva frequenza: quanto ancora avrebbe potuto permettersi
di mangiare cos? Sua madre, una donna che ricorreva
di continuo alle iniezioni di botulino, sgranocchiava carote ed
era fissata con la palestra nell'Upper East Side, a Manhattan, in
cui si recava regolarmente, aveva dovuto darsi una regolata con
il cibo, quanto meno se voleva conservare la taglia trentotto, da
vera anoressica, che con gli amici sosteneva di portare (anche se
a Talia risultava che quasi tutti i capi di vestiario della madre fossero
di taglia quaranta). Poteva andare avanti con quel regime
alimentare abbastanza libero almeno altri cinque anni, ma molto
dipendeva se avrebbe avuto figli. E voleva averne, lo desiderava
tanto.
Naturalmente prima si sarebbe dovuta trovare un marito;
dai tempi dell'universit, peraltro, non aveva pi avuto nessuna
relazione seria. A quel tempo se l'era spassata: in quella citt
bastava essere donna, meglio se giovane, e respirare per avere tutte
le avventure di questo mondo. Ma per lo pi si era trattato di
bei ragazzi rimorchiati a qualche festa. Giusto per passare allegramente
la serata. Storie senza futuro.
Ultimamente, per, quegli appetiti sessuali cos facilmente
saziati cominciavano ad affievolirsi. Era come se il tempo trascorso
in chiesa - la sola vicinanza a un ambiente improntato a
rigore morale - si dimostrasse un ottimo deterrente nei giorni in
cui provava una certa eccitazione. Non che la reputasse una cosa
immorale. Ma pi tempo trascorreva con i dodicenni, pi se
ne ritornava nel suo appartamento chiedendosi cosa diavolo
aveva in testa quando faceva sesso con i suoi amichetti di Manhattan,
a quindici o sedici anni.
Quanti procacciatori di fondi ci servono? le stava domandando
Matthew. Portava un cappellino da baseball dei Red Sox
di Boston con la visiera all'indietro, che strusciava contro il colletto
del giubbotto in stile militare. I quattro ragazzi a cui quel
pomeriggio aveva offerto una cioccolata calda e delle tartine facevano
parte del comitato per le attivit del gruppo giovanile.
Talia era un po' delusa dal fatto che Matthew avesse riportato la
conversazione sulla raccolta di fondi, ma dopo tutto se lo aspettava:
pochi minuti prima, su sollecitazione di Vanessa, studentessa
del secondo anno dalla disarmante erudizione, il discorso
era caduto per un momento sul libero arbitrio e su quel che aveva
inteso dire l'apostolo Paolo quando aveva scritto che il cammino
della libert cominciava dall'obbedienza. Poche cose davano
sui nervi a Matthew - e a molti dei suoi compagni adolescenti
- come l'interpretazione approfondita dei testi biblici. Di
solito Talia doveva ricordare loro che due o trecento anni prima
la gente era persino pi rozza dei loro nonni, e non era impossibile
trovare una morale in tutta quella violenza, mancanza di
rispetto e prevaricazione.
Parecchi rispose. Ma tutto dipende dai risultati che riescono
a ottenere, e da cosa ci proponiamo di ricavare dalla nostra
missione. Per missione intendeva la somma di denaro che
ci si proponeva di raccogliere quell'anno per devolverla al BEDS
a giugno, alla fine dell'anno scolastico. Laurel aveva tenuto ai
ragazzi una conferenza sui senzatetto di Burlington, e il gruppo
aveva subito fatto propria quella causa.
Naturalmente Talia sapeva bene che c'era bisogno di soldi
anche per quelle che definivano le loro iniziative, visto che
per andare ai concerti rock - anche a quelli di musica cristiana
-, ai parchi giochi, al cinema e perfino per partecipare alla
guerra con i proiettili di vernice ci volevano dei quattrini.
E quanto costa questa faccenda della battaglia simulata?
le chiese Randy, l'altra giovane componente del comitato,
quasi le avesse letto nella mente, senza nemmeno sforzarsi
di nascondere il proprio disgusto per l'attivit che avevano in
programma quel sabato. In previsione dell'estate la ragazza si
era tagliata i capelli cortissimi, tingendoseli di un nero pece e
pettinandoli con il gel per tenerli dritti in testa, come tanti piccoli
aculei. Quella settimana si era dipinta anche una striscia
blu, tipo indiano Mohawk. Sperava di sembrare aggressiva,
ma i suoi occhi erano troppo grandi - anche con tutto quel
trucco - e il volto angelico. E poi aveva le fossette sulle guance.
Insomma, Randy aveva l'aria di una ragazzina che giocava
a mascherarsi.
Non molto rispose Talia. Laurel e io ci paghiamo il biglietto,
e all'ingresso del parco applicano la tariffa scontata del
cinquanta per cento, visto che siamo un gruppo giovanile. E poi
un membro della comunit si  offerto di pensare alle munizioni.
Quando si rese conto dell'ironia insita in quest'ultima frase,
ebbe un attimo di perplessit, ma si riscosse immediatamente,
imponendosi di sorvolare. Non le piaceva che le parole comunit
e munizioni fossero associate in qualche modo.
Be', io non sto nella pelle! esclam Matthew. Come prevedibile,
i ragazzi del gruppo erano molto pi entusiasti all'idea
di partecipare a una battaglia simulata rispetto alle ragazze. Diede
un buffetto leggero, anche se non proprio gentile, sulla spalla
di Schuyler, l'altro membro del comitato, e aggiunse: Mettiti
un bel po' di felpe una sull'altra, fratello. Quei proiettili fanno
un male cane!
Schuyler ingurgit un enorme sorso di cioccolata calda e
annu, traendo un immenso sospiro, come se stesse avendo un
orgasmo. Aveva gi divorato un muffin al cacao grande quanto
un pompelmo.
Come fai a saperlo? chiese Talia a Matthew. Nessuno
l'aveva avvertita che i proiettili di vernice potessero far male.
Pensava che fossero piccole biglie, pi o meno della consistenza
delle perle di bagnoschiuma, quegli affari che se li tieni troppo
in mano si sciolgono.
Come faccio a saperlo? Me le hanno tirate! rispose il ragazzo.
L'anno scorso ci ho giocato, e ne sono uscito, come dire,
tutto pesto. Parevo un vecchio sciancato.
A Talia la cosa giungeva nuova e cos, evfdentemente, alle
due ragazze sedute al tavolo. Con la coda dell'occhio le vedeva
alquanto imbarazzate.
Su, avanti, che male potranno mai fare? riprese. I dirigenti
di mezza et ci giocano sempre, proprio per rafforzare lo
spirito di squadra. Radunano una dozzina di dipendenti, quei
colletti bianchi dall'aria imbranata, e quasi tutti alla fine hanno
seriamente bisogno del defibrillatore...
Defibri-che? domand Randy.
Un apparecchio elettrico. Fa ripartire il cuore... quando
si ferma.
 cos dura?
La guerra simulata? Macch! Volevo dire che non pu essere
questa grande difficolt o sofferenza se un sacco di gente
matura, di rammolliti...
Sent una mano sulla spalla e s'interruppe, voltandosi immediatamente.
Era David. Il fidanzato di Laurel. L'ultimo della
serie di uomini maturi che la sua coinquilina aveva collezionato.
Qualche volta avevano cenato insieme tutti e tre, ma David
non aveva mai trascorso la notte nel loro appartamento. Perch
avrebbe dovuto? Aveva una casa con vista sul lago, dove lui e
Laurel potevano fare tutto il casino che volevano. Quindi non 
che lo conoscesse proprio bene. E certo non al punto da pensare
che potesse accorgersi del suo sarcasmo quando parlava di
rammolliti, ipocondriaci, gente di mezza et, colletti bianchi
e... imbranati.
Aveva usato proprio quella parola, not con imbarazzo.
Ho davvero l'aria di un vecchio rammollito, Talia? chiese
David, in tono allegro. Aveva almeno dieci anni pi degli avventori
del locale. Portava una giacca grigia di tweed e occhiali
dalla montatura di tartaruga, di gusto rtr. Almeno cos pensava
lei. Poteva anche darsi che li portasse da decenni. La gente di
mezza et non usava occhiali brutti come i vecchi, ma non li
cambiava molto spesso, poco ma sicuro.
Parlavo in generale rispose la ragazza, facendo per alzarsi,
ma con una leggera pressione delle dita sulle spalle lui le indic
che non ce n'era bisogno, agitando poi la mano in segno di
saluto - a pi riprese - verso gli studenti che si affollavano intorno
al tavolo, accanto alla loro insegnante.
Come va? gli domand Talia, meravigliata di quanto
suonasse flebile la sua voce. Era proprio cos mortificata per
quel che aveva detto?
Spero di vivere ancora qualche anno senza respiratore.
Stavo solo scherzando. Io...
Anch'io stavo solo scherzando. Non mi sono offeso, sul
serio.
Be', che ci fai da queste parti?
David volse lo sguardo a destra e sinistra, con aria cospiratoria,
come per assicurarsi che nessuno stesse ascoltando. Poi, in
un sussurro da attore di teatro, sugger: In questo posto fanno
del caff. Si pu prenderne un po' (di nuovo gli occhi si mossero
da una parte all'altra) e portarselo in ufficio.
Lei annu. La sede del giornale era proprio dietro l'angolo.
E tu, giochi mai alla guerra simulata, per rafforzare lo spirito
di squadra o roba del genere? chiese Matthew. Tutte le
persone attorno al tavolo, perfino le ragazze, scoppiarono a ridere.
No, non l'ho mai fatto. E voi, invece, vi state preparando?
Per sabato, amico! annunci il robusto studente. Non
sto nella pelle!
Be', allora faccio il tifo per te rispose David, pazientemente,
al ragazzo, voltandosi poi verso Talia. Laurel si  fatta
sentire da quando  partita per Long Island?
Una e-mail o due. Nient'altro.
Non  ancora tornata? Sapevo che aveva in mente di rientrare
in macchina oggi.
Pu darsi. Sono uscita dopo colazione e non sono pi passata
da casa.
Be', ci vedremo domani sera. Salutamela concluse, dirigendosi
verso il fondo del locale, dove tre giovani che esibivano
dei piercing su buona parte del viso, muovendosi come dervisci
dietro il bancone, macinavano e bollivano per preparare i caff
e gli espressi, di cui il bar proponeva un vasto assortimento.
Quel tipo (quest'ultima parola venne pronunciata scandendo
lentamente le due sillabe) sta con Laurel? chiese Vanessa,
incapace di mascherare l'incredulitnella sua voce. Era
una delle ragazze che seguivano le letture bibliche tenute da
Talia per gli adolescenti; fiss la catechista con sguardo astuto, i capelli
tinti con l'henn, cos lisci che le scendevano lungo il viso
come tendine.
Eh gi.
Ma potrebbe essere... il padre.
Non proprio. Tutt'al pi potrebbe essere lo zio.
Si ripromise di informare Laurel, appena l'avesse vista, che
il gruppo dei ragazzi probabilmente l'avrebbe presa in giro per
l'et del suo fidanzato. E poi avrebbe fatto meglio ad avvertire
lamica che la guerra con i proiettili di vernice poteva rivelarsi
pi dolorosa del previsto. A essere sinceri, neanche lei ne era al
corrente. Be', magari il verbo avvertire non era molto appropriato.
Si rendeva conto che a volte trattava Laurel con pi cautela
del dovuto, ma la violenza di quel gioco insinuava in lei il dubbio
che forse non era stata una buona idea insistere per farla partecipare
alla battaglia che si sarebbe svolta sabato nel bosco: s,
erano trascorsi anni dall'aggressione, e ormai non ne parlavano
quasi pi. Tuttavia la sua coinquilina era pi ferita di quanto
non lasciasse trapelare. Faceva addirittura in modo di non trovarsi
nel Vermont nell'anniversario dell'episodio.
Di tanto in tanto Talia si chiedeva se le avesse rivelato tutto
ci che era accaduto quella domenica sera a Underhill. Spesso
si domandava se lo avesse mai fatto con qualcuno.
Si riscosse subito. La guerra simulata era solo un gioco. E
poi bisognava dire le cose come stavano: non  che Laurel si divertisse
granch. Usciva con David un paio di volte a settimana,
nuotava con la sua direttrice, ma a parte questo passava la maggior
parte del tempo con i barboni, il cui unico desiderio era
quello di ripararsi dal freddo. In pratica Talia era la sua unica vera
amica. Il che, era ovvio, conduceva a un altro imperscrutabile
aspetto dell'esistenza di Laurel: perch le aveva permesso di
continuare a frequentarla, pur avendo scelto di allontanarsi dal
resto della comitiva? In passato anche Laurel ne faceva parte.
Giravano per la scuola in branco: un gruppo di ragazze vestite
tutte uguali, che parlavano allo stesso modo e, numerose com'erano,
cercavano di fronteggiare, coalizzate, anche le situazioni
pi imbarazzanti o minacciose. Ma da quel terribile giorno,
all'inizio del secondo anno di college, Laurel aveva abbandonato
la compagnia.
A proposito le stava chiedendo Vanessa, nella voce un
susseguirsi di disinteresse e noia adolescenziale che riport la catechista
nel pieno della conversazione. Perch facciamo questa
roba della guerra simulata?
Talia si chin verso la ragazza, i gomiti sulle ginocchia, le
gambe strette nei jeans aderentissimi, e le rivolse il sorriso pi
radioso che poteva. Perch ci sar da spassarsela un casino, fidati.
Okay?
Avrebbe fatto bene a dire la stessa cosa anche a Laurel - ed
esattamente con le medesime parole - appena l'avesse vista.

Capitolo 11.

Certe volte Laurel e la sua direttrice nuotavano fianco a
fianco, altre invece erano separate da diverse corsie, a seconda
delle persone presenti in piscina. Non gareggiavano n parlavano.
In effetti si dimenticavano completamente l'una dell'altra,
intente com'erano a contare le vasche. Quando Laurel aveva
chiesto a Katherine a che cosa pensasse mentre nuotava, quest'ultima
aveva risposto che di solito si estraniava, e se qualche
pensiero le attraversava la mente era quasi sempre piuttosto banale.
Per esempio che i taglietti guarivano pi in fretta con tutto
quel cloro, alla cuffia che le stringeva il lobo dell'orecchio o
al motivo per cui, nonostante gli insegnamenti della sua paziente
collaboratrice, non avesse ancora imparato a fare la capriola
sott'acqua.
Nemmeno Laurel pensava ad argomenti di particolare importanza
- non rifletteva sui buchi neri, n meditava sui versi di
Wordsworth - ma spesso risolveva piccoli problemi della sua esistenza
o escogitava soluzioni ai dilemmi riguardanti i senzatetto
dell'istituto. Come reinserire qualcuno nel programma di assistenza
temporanea. Se una madre avesse diritto a un aumento
del sussidio. Se c'era un ospite del BEDS, dimesso da poco e in
buone condizioni di salute, disposto a dividere un appartamento
con un coinquilino. A volte si ritrovava a pensare al suo fidanzato,
chiedendosi se fosse davvero lui l'uomo della sua vita.
Era tornata nel Vermont il marted pomeriggio, e il mercoled
di buon'ora era di nuovo in piscina, a una corsia di distanza
dalla donna che considerava la propria maestra, oltre che la dirigente
del suo ufficio. Quella mattina si sorprese ad analizzare la
conversazione con Pamela Marshfield, come aveva fatto per ore
il giorno prima, in macchina. Malgrado i suoi dinieghi - e i dubbi
della madre e della zia - era sempre pi convinta che Bobbie
Crocker fosse il fratello minore della donna. Non aveva intenzione
di volare a Chicago per visitare un cimitero con una lapide o
un mausoleo che recava il nome Robert Buchanan inciso nel
marmo o nel granito - non ancora, perlomeno - perch sarebbe
servito a ben poco. Non voleva pensare che fosse tutta una macchinazione,
ma aveva trascorso tanto di quel tempo in compagnia
di paranoici schizofrenici che le veniva facile formulare le
peggiori congetture. Dopo tutto, anche loro avevano dei nemici.
E poi non riusciva a togliersi dalla testa un'ipotesi che la mandava
in bestia: i Buchanan - Daisy, Tom e la figlia Pamela - avevano
abbandonato un loro congiunto in difficolt. Un fratello. Un
figlio. Come tanti senzatetto che conosceva, era stato tradito proprio
dalle persone che avrebbero dovuto aiutarlo senza riserve.
E, a differenza di molte famiglie, questa aveva i mezzi per sostenere
Bobbie in caso di bisogno, invece di considerarlo un pazzo
da segregare o di cui sbarazzarsi.
Perci, con una certa rabbia, Laurel inizi a elaborare un
piano. Aveva gi in programma di pranzare con Serena Sargent
il venerd, ma c'erano altre persone con cui parlare, per esempio
qualche inquilino dell'Hotel New England. Avrebbe cominciato
con i tre uomini che erano venuti al funerale. Poi doveva
darsi da fare con le foto di Bobbie, invece di limitarsi a osservarle
distrattamente mentre trangugiava lo yogurt o guardava il telegiornale.
Occorreva stilare un inventario di quelle gi stampate,
e cercare di compilare delle didascalie, indicando l'identit
dei soggetti ritratti, dove e quando erano state scattate. Avrebbe
dovuto iniziare a ricavare dei provini dai negativi che l'uomo
aveva lasciato ed esaminarne il contenuto, verificando la presenza
di altri collegamenti con una casa di East Egg, o di indizi per
ricostruire le disavventure che avevano condotto Bobbie da una
villa di Long Island Sound a un ricovero per senzatetto di Burlington
e, almeno per poco, alla strada sterrata su cui lei aveva
rischiato di essere uccisa.
Inoltre nella sua cartella, conservata presso il BEDS, dovevano
esserci il numero di matricola dell'esercito e quello della previdenza
sociale. Gi solo quei dati le avrebbero consentito infinite
possibilit di ricerca. Non avrebbe potuto abusare del suo ruolo
per accedervi, ma Crocker era morto, e al momento non sembrava
che esistesse alcun parente interessato a quella faccenda.
Al BEDS nessuno trov strano che Laurel si fosse messa a
spulciare le cartelle degli ospiti. Tom Buley, un assistente sociale
che probabilmente gi lavorava al ricovero all'epoca in cui lei
andava alle elementari, era intento a frugare nei cassetti quando
la ragazza entr con fare casuale nell'angusto stanzino senza finestre
in cui l'uomo archiviava le pratiche relative ai senzatetto
che giungevano da loro. Tom se ne usc con una caustica osservazione
su quegli antiquati classificatori metallici per i documenti:
parevano usciti dai film di serie B sulla bomba atomica
degli anni Cinquanta, borbott, e dovevano essere gi vecchi
quando erano stati donati all'istituto. Lei sorrise e, individuata in
fretta l'esigua cartella di Bobbie, esamin attentamente il modulo di accettazione.
Not che aveva riferito a Emily Young di non aver completato
gli studi, essendo arrivato soltanto al terzo anno delle superiori,
e di essere un reduce di guerra. Inoltre era celibe: non solo
aveva barrato la casella apposita, ma accanto a quella che indicava
la condizione di coniugato aveva scritto - con uno scarabocchio
che Laurel immaginava fosse di suo pugno - le parole
Prima o poi, forse! Non compariva un recapito da contattare
in caso di emergenza. Nessun accenno a un lavoro. Alla domanda
Quando ha svolto il suo ultimo impiego?'' Bobbie aveva risposto
Quando la gente ascoltava ancora la disco-music. Affermava
di non essere affetto da alcuna malattia, se non quella
maledetta vecchiaia, e di non soffrire di mal di denti perch
non li ho. Laurel non si capacitava del fatto che Emily gli avesse
permesso di inserire sul modulo tanti commenti, concludendo
alcune risposte con dei punti esclamativi.
Bobbie aveva ammesso di soffrire di una malattia mentale
conclamata, ed Emily aveva annotato a fianco Possibile disturbo
bipolare, possibile paranoia, probabile schizofrenia, spuntando
le caselle che segnalavano che in passato aveva ricevuto
un'assistenza e una terapia psichiatrica, oltre a essere stato ricoverato
presso un ospedale specializzato. Le date di tali eventi
erano definite in maniera vaga come recenti. Aveva riconosciuto
(vantandosene, in realt) di aver avuto un grave problema
di alcolismo, precisando tuttavia di averlo risolto! anni prima.
Non poteva fornire un indirizzo, visto che, a suo dire, era senza
fissa dimora. Figuravano poi un numero di codice sanitario, uno
dell'associazione reduci e uno della previdenza sociale, tutti aggiunti
da Emily, apparentemente in momenti successivi.
Laurel scarabocchi quei dati su un biglietto adesivo giallo
e ripose la cartella nel cassetto.
Mercoled sera, prima di cena, si rec insieme a David nel
suo appartamento con vista sul lago e si infilarono a letto, da cui
si godeva il meraviglioso panorama degli Adirondack. Il compagno
tent con dolcezza di montarle sopra, ma come al solito la
ragazza oppose resistenza - immobilizzandolo contro il materasso
con le mani sul suo torace e puntellandosi su di lui mentre
scivolava sul suo pene - e David la assecond. Dall'estate del
primo anno di college Laurel non tollerava che un uomo le salisse
sopra; il suo psicologo la considerava una reazione fobica -
bench del tutto normale - all'aggressione subita, ma lei era
convinta che non lo avrebbe pi sopportato.
Poco dopo raccont a David della sua visita a Pamela Buchanan Marshfield.
Posso darti un consiglio per la prossima volta che avrai un
colloquio con qualcuno? le chiese. Si sentiva appagata, nel piacevole
torpore che segue il rapporto sessuale, e cos anche il suo
partner. Si era raggomitolata, con la testa nell'incavo tra la spalla
e la clavicola di lui, e gli osservava distrattamente i peli del
petto, che iniziavano a ingrigire. David, invece, non le aveva
mai visto il seno: lei non glielo permetteva; perfino quando facevano
l'amore si copriva con uno dei tanti capi del suo vasto
guardaroba di sottovesti, camiciole e raffinati corpini. Quella sera
indossava un nglig di seta che il catalogo definiva color luce
del sole. Aveva l'impressione che David provasse un vago senso
di colpa per aver cercato di verificare ancora una volta la sua
disponibilit a fare l'amore in quella posizione, e si ripromise di
rassicurarlo che non aveva commesso nulla di strano: il compagno
si dimostrava lodevolmente paziente con le sue ferite, quelle
visibili e quelle dell'anima, e lei se ne rendeva conto. Ma non
intendeva correre il rischio di rovinare quel momento.
Certo si limit a mormorare.
Quando la persona con cui stai parlando ha finito di rispondere
alla tua domanda - e ha detto tutto ci che lui, o lei,
ritiene opportuno - tu assecondala con un Ah. E poi rimani
in silenzio. Aspetta che siano loro a riprendere. Stai tranquilla,
non ci vuole molto. Il pi delle volte si sentono in dovere di aggiungere
dell'altro. E, ci puoi giurare, si tratta sempre di informazioni
preziose.
Davvero?
Funziona immancabilmente, perfino con gente navigata.
Le cose pi interessanti escono fuori dopo quell'Ah.
Me ne ricorder.
Hai cercato su Google Bobbie Crocker?
S. Anche Buchanan. Senza risultato. E ho provato ogni
combinazione che mi veniva in mente con i nomi Crocker,
Bobbie, Buchanan e Robert. Ho addirittura consultato il suo
modulo di accettazione e ne ho ricavato alcuni dati, per esempio
i codici della previdenza sociale e dell'associazione reduci.
Sotto il profilo giornalistico, sono fiero di te. Sotto quello
etico, un po' meno.
Pensi che non sia stato corretto?
Diciamo che  stata un'azione poco ortodossa. Per credo
che tu abbia fatto bene. Sul serio. Non vuoi mica appropriarti
della sua identit comment in tono ironico. Vero?
Non saprei. Il nome Bobbie si usa anche per le donne...
Gi. Specie in certe zone del Sud.
Al posto del deodorante, David si cospargeva le ascelle con
un talco profumato alla verbena. Laurel lo notava solo quando
erano a letto, ma quella fragranza le piaceva.
Dovrei anche controllare se esiste qualche notizia su un
incidente verificatosi a Grand Forks riprese.
S, ma  successo cos tanto tempo fa che difficilmente
troverai qualcosa... a meno che...
A quel punto sbadigli, e lei con un buffetto lo invit a continuare.
A meno che il ragazzo che mor con Buchanan...
Ammesso che sia morto davvero lo interruppe.
S, certo. Ma questo puoi appurarlo con il codice di previdenza
sociale. In ogni caso, secondo me non dovrebbe esserci
granch su un incidente automobilistico, a meno che l'altro giovane
non fosse il rampollo di una famiglia in vista di Grand
Forks, e qualche giornale non abbia pubblicato un servizio su
questo argomento negli ultimi dieci anni. Se vuoi, faccio una ricerca
su Lexis-Nexis dall'ufficio.
Non ti secca?
Macch. A esser sincero, penso che non ne ricaveremo
nulla. Ma tentar non nuoce.
Grazie.
E questa donna di Long Island sostiene che il fratello 
stato sepolto a Chicago, giusto?
S. A Rosehill. Nel 1939, mi sembra.
Be', dovrebbe esistere un certificato di morte e, se riusciamo
a trovarlo, confermerebbe la sua versione; se invece non salta
fuori, potrebbe smentirla. Voglio fare qualche tentativo su Internet.
Abbiamo stipulato degli abbonamenti a banche dati accessibili
solo ai giornalisti. Vediamo cosa emerge. Poi, se la cosa
non funziona, ci sono sempre suole e tacchi.
Suole e tacchi?  un altro motore di ricerca?
David scoppi a ridere, e il suo torace sussult. No. Se sei
cos entusiasta di questo nuovo hobby, vai a Rosehill ed esamina
l'archivio del cimitero. Dopo di che fai un salto al tribunale
civile di quel tuo angolo di Long Island e verifica i documenti
depositati. E anche alla biblioteca pubblica. Pensaci, se veramente
il fratello  morto in un incidente d'auto potrebbero conservare
un giornale in cui  comparsa la notizia.
Sul cassettone di fronte al letto c'era una foto delle bambine
di David in cima alla Snake Mountain, una collina che sorgeva
nel sud del Vermont, con un altopiano sulla vetta. Avevano
i capelli scompigliati dal vento, i visetti paffuti e sporchi dopo
l'escursione, e parevano splendide, selvagge creature. Il suo compagno
l'aveva scattata quell'estate, e lei se lo immagin in ginocchio,
a pochi metri dalle figlie, per nulla affannato dalla camminata.
Aveva un fsico snello, atletico e forte: sarebbe vissuto a lungo,
molti anni pi di suo padre, pens Laurel, e si rallegr per le
bimbe. David era molto legato a loro e si prendeva cura della
propria salute. Forse il suo futuro non era al fianco di quell'uomo,
riflett, ma quasi sicuramente le figlie se lo sarebbero goduto
per lunghi anni.
Era un tentativo azzardato, e Laurel non si aspettava alcun
risultato. La normativa in materia di polizze sanitarie vietava
agli enti che erogavano prestazioni mediche di rivelare informazioni
sui loro assistiti a soggetti terzi e comunque estranei ai casi
specifici. Lo scopo della legge era tutelare la privacy, impedendo
che i dati contenuti nelle cartelle cliniche venissero usati
contro i malati o resi pubblici senza il loro consenso.
Tuttavia, il giorno successivo, gioved, Laurel telefon all'ospedale
pubblico di Waterbury per chiedere notizie su un paziente
di nome Bobbie Crocker. Nessuno pot - o, meglio, volle
- fornirgliele. Parl con una ragazza simpatica che doveva
avere pi o meno la sua et e lavorava come infermiera, poi con
una cortese ma circospetta segretaria dell'ufficio del direttore.
Spieg a entrambe che chiamava dal BEDS, chiarendo il motivo
del suo interesse per qualsiasi ragguaglio avessero potuto fornirle,
ma non ne ricav nulla.
Non erano nemmeno autorizzate a confermare che un vecchio
di nome Bobbie Crocker fosse mai stato ricoverato presso
quell'ospedale.
Quella sera Laurel aveva intenzione di lavorare nella camera
oscura dell'universit, ma durante il tragitto pass da casa e trov
un biglietto che Talia le aveva lasciato sul tavolino del soggiorno.
Finalmente! Ce l'avevi con me? Dovrei essere di ritorno per le
sei-sei e mezzo. Ceniamo insieme e ci aggiorniamo. Voglio
che mi racconti tutto sul tuo viaggio a casa.
Baci, T.
Non vedeva la sua coinquilina da prima della partenza per
Long Island. Il marted era uscita con degli amici, e lei aveva
trascorso la sera di mercoled da David. Avrebbero potuto fare colazione
insieme al mattino, dopo la piscina, ma aveva preferito correre
difilato all'istituto perch vi mancava da un po'. Non era mai
successo che rimanessero cos a lungo senza incrociarsi quando
entrambe si trovavano in citt. Le venne in mente di cambiare programma
e di rintanarsi nella camera oscura dopo cena, ma alla fine
decise di non perdere altro tempo. E poi si disse che l'avrebbe
incontrata il venerd, cos avrebbero parlato dell'escursione prevista
per il giorno successivo, quando avrebbero giocato alla guerra
con i proiettili di vernice. Scarabocchi due righe di scusa e mise
in borsa i negativi, le stampe e perfino le istantanee di Bobbie.
Avrebbe conservato tutto il materiale dentro il suo armadietto, vicino
alla camera oscura, caso mai avesse avuto bisogno di confrontare
due immagini. Quindi si avvi a passo lento lungo le scale,
uscendo nuovamente nell'aria pungente d'autunno. Pensava di
mangiare qualcosa a casa, ma alla fine aveva preferito non farlo.
Pi si attardava, maggiore era il rischio che Talia ritornasse, e allora
ci sarebbero volute ore prima di potersi mettere al lavoro.
Dai provini si rese conto di quanto i negativi fossero danneggiati
ma, ligia al dovere, continu a pulirli e a stamparli, incrociando
le dita. Alcune immagini, a meno che non trovasse
qualcuno disposto a restaurarle con sistemi digitali, avrebbero
presentato lunghi graffi e zone bianche al centro, o intere parti
macchiate e annerite. A un certo punto uno studente di cinque
o sei anni pi giovane di Laurel, impegnato anche lui a sviluppare
foto nell'ampia camera oscura dell'universit, sbirci dentro
una delle sue bacinelle. Era un tipo basso e tarchiato, con
una maglietta larga e sformata, una serie di piercing lungo la
cartilagine dell'orecchio e capelli crespi e ondulati color cresta
di gallo. Alla luce rossastra che li avvolgeva, sembrava un personaggio
uscito dalle pagine di un fumetto.
Quello  Eisenhower le annunci con aria trionfante, accennando
all'immagine nella vaschetta.
Lo so borbott lei. Le torn in mente la storia che le aveva
raccontato Bobbie, secondo cui il presidente gli doveva dei
soldi.
Non sei stata tu a farle, allora. Devono essere antiche.
Antiche no. Vecchie.
E molto. Lanci una rapida occhiata dentro il bagno chimico
in cui erano immerse le foto e aggiunse: E l'Esposizione
mondiale del 1964. Nel Queens. Quell'affare a forma di sfera
c' ancora, sai? Si trova vicino allo Shea Stadium.
Giusto. Parlava con il tono pi asciutto che poteva, senza
ovviamente mostrarsi scortese. Sperava di sembrare soltanto
indaffarata. Tutta presa da ci che stava facendo. Concentrata.
Chi le ha scattate?
Un uomo anziano.  morto da poco.
Non le teneva mica bene, le sue cose.
No convenne Laurel.
Peccato. Erano belle.
Gi.
Io fotografo per lo pi oggetti di metallo, sai?
Annu per educazione. Si chiese se avrebbe continuato a
blaterare qualora lei fosse rimasta in silenzio. Temeva che insistesse
per mostrarle le sue foto.
S, macchine, biciclette e anelli di catene in primo piano.
Roba del genere.
Assent di nuovo con il capo: un movimento minimo, quasi
impercettibile.
A volte, quando dico alla gente che tipo di foto faccio, credono
che parli della musica rock. Dei gruppi. I metallari, sai?
Laurel sospir, ma fu una reazione automatica, non un
moto di commiserazione. Avrebbe dovuto mostrarsi dura. O almeno
fredda. Si mise volutamente a esaminare una striscia di
negativi appesa a un filo davanti a lei, come se l'altro fosse invisibile;
vedendo che la ragazza non replicava, quello mormor,
con aria di superiorit: Ehi, ho un mucchio di cose da fare.
Tonnellate. Aloha.
Dacci dentro rispose senza pensarci, prestando cos il destro
a una conversazione, ma con grande sollievo di Laurel il ragazzo
torn alle sue stampe. Lei lavor ancora un paio d'ore,
trattenendosi a lungo dopo che il giovane se ne fu andato, finch
non giunse l'orario di chiusura. Vide comparire nella bacinella
le immagini di ben due presidenti (l'altro era Lyndon B.
Johnson, con un ampio cappello e un cravattino da cowboy), di
un'attrice che non riconobbe, in una commedia musicale che
non individu, di un batterista jazz dall'aspetto eccentrico che
fumava una sigaretta, di una fila di caschi per capelli in un salone
da parrucchiere - parevano vasi da notte con grossi tubi flessibili
attaccati -, di un giovanissimo Jesse Jackson accanto a una
donna che secondo lei era Coretta Scott King, di un tipo che a
occhio e croce poteva essere Muddy Waters (ma non era detto),
di automobili con alettoni, di una lampada lava(3), di Bob Dylan,
di un'anziana signora che immagin fosse una scrittrice, di alcuni
sassofoni (tre), di una bancarella di verdure dalle parti della
Quattordicesima strada, a Manhattan, dell'arco di Washington
Square, della punta del Chrysler Building, pi un'altra piccola
serie di foto relative all'Esposizione mondiale del 1964, e - in
una striscia di negativi molto pi recenti, realizzati con una
macchina diversa - la strada sterrata che odiava, nel Vermont. In
una foto si vedeva da lontano la ragazza sulla mountain bike.
Anche in quella, come nell'immagine piuttosto rovinata che
Bobbie aveva portato con s e che lei si era trovata di fronte per
la prima volta quando Katherine si era presentata con la scatola
nel suo ufficio, la giovane donna era troppo distante perch se
ne potessero distinguere i lineamenti. Ma era alta e magra, e di
certo il telaio della bicicletta faceva pensare a quello della sua
malandata mountain bike.
Poi c'erano sicuramente altri tre negativi realizzati con una
macchina fotografica di grande formato, in cui compariva la curva
del viale d'accesso a forma di ferro di cavallo che conduceva
dal lungomare di East Egg alla villa dei Buchanan-Marshfield.
Vi si riconosceva una vettura parcheggiata accanto alla scalinata
principale e, malgrado di automobili non capisse granch, avrebbe
giurato che si trattasse di una Ford Mustang. Aveva la carrozzeria
bianca e il tettuccio nero. Risaliva, di questo era certa, agli
anni Sessanta.

Note.
3. Lampada di moda negli anni Sessanta, al cui interno  contenuto un liquido che, riscaldandosi,
forma bolle colorate simili a lapilli di lava (N.d.T.).

Capitolo 12.

Era met mattina, e Katherine Maguire volse il viso verso il
sole di settembre, gli occhi socchiusi, mentre insieme a una delle
legali del comune, Chris Fricke, percorreva il viale lastricato
su cui da decenni passeggiavano gli abitanti di Burlington quando
andavano a far acquisti. L'ascoltava attentamente, ma al tempo
stesso si godeva la sensazione di calore che i raggi le irradiavano
sulle palpebre.
Il suo studio legale  a Manhattan, ma in realt possiede
un'abitazione a Underhill, una seconda casa, non un ufficio.
Quindi conosce il BEDS, anche se non ne sa molto le stava
dicendo Chris, i tacchi che picchiettavano sul selciato ogni
tre o quattro sillabe. La donna era uno degli avvocati che ormai
da sei anni assistevano il BEDS, pi o meno da quando aveva
lasciato la professione e si era messa a lavorare per il comune.
Era un po' pi anziana della direttrice dell'istituto - Katherine
le avrebbe dato sui cinquantacinque anni - e davvero
ammirevole: aveva intrapreso gli studi di legge solo dopo che
il figlio pi piccolo aveva iniziato a frequentare le superiori.
Come quasi tutti coloro che lavoravano al servizio dell'amministrazione
comunale, era energica, decisa e assolutamente fiduciosa,
anche quando tutto sembrava dimostrare il contrario,
che la sua attivit avrebbe cambiato il mondo. Prestava la sua
opera presso l'istituto come volontaria, dedicando a quell'impegno
pi tempo di quanto non facessero molti legali che vi
lavoravano in pianta stabile. Si era sforzata di calarsi nella terribile
realt dei senzatetto e di comprenderne le autentiche
esigenze, guadagnandosi cos la devozione e il rispetto di Katherine.
 stato lui a vedere l'annuncio che abbiamo messo sul
giornale? le chiese Katherine.
O la sua cliente. Comunque  venuto a sapere della nostra
scoperta e ritiene che le foto siano di propriet della sua
assistita. Ha detto che si tratta di un'anziana signora, che vive fuori
Long Island.
E vuole che gliele consegniamo?
Sembri delusa osserv l'avvocatessa.
Be', lo sono. Desideravo accertarmi che non appartenessero
a nessuno perch  il comportamento pi opportuno da tenere,
e poi per cautelarci. Ma ovviamente vorrei che fosse il
BEDS ad averle. Francamente non immaginavo che saltasse fuori
un proprietario.
Non sappiamo se appartengano davvero a quella donna.
Dalla descrizione che ho fornito del contenuto della scatola parrebbe
di s. Potrebbero essere foto della sua casa, e lei la bambina
ritratta nell'istantanea.
Dicevi che  anziana. Quanti anni ha?
Sugli ottantacinque. Con l'et ci siamo. Comunque non
 un tipo tenero. Dovrebbe essere rimbambita, e invece pare un
osso duro.  ancora in salute, e lucida.
Il suo legale ti ha spiegato perch le vuole?
Perch alcune ritraggono lei, credo. O la sua casa.  una
collezionista d'arte, e qualche tempo fa le sono sparite delle foto.
E anche dei negativi. Quindi vuole che le restituiamo il tutto. E
di certo non desidera che Laurel faccia delle copie. Esige che inviamo
il materiale al suo avvocato in modo da rientrare in possesso
delle immagini che a suo dire le appartengono.
Sostiene di essere parente di Bobbie?
No, al contrario. Dice di non avere alcun rapporto con lui.
Afferma che aveva un fratello, ma  morto da tempo. Lei e il legale
non sanno dove Bobbie abbia preso le foto della sua famiglia
e della casa, o le stampe che facevano parte della collezione.
Per si sente vittima di una violenza, e le rivuole indietro.
Katherine si ferm e distolse il viso dal sole, voltandosi verso
Chris. Abbiamo l'obbligo di farlo? Si accorse con disappunto
che il suo tono era alterato: non era riuscita a controllarsi.
Non necessariamente. Bisogna esaminare il caso con un
po' pi di calma.  buffo: se quella donna fosse parente di
Bobbie Crocker potrebbe accampare dei diritti sulle foto in quanto
unico membro superstite della sua famiglia. Ma dal momento
che non ha alcun legame con lui, le  molto pi difficile rivendicarne
il possesso. Il fatto che vi sia ritratta non significa che le
spettino.
Katherine si sentiva piuttosto accaldata, e cap che non dipendeva
esclusivamente dal sole. Ascolta, voglio allestire una
mostra delle foto di Bobbie. Lo meritava, no? E invece mentre
era in vita glielo abbiamo negato perch non lo prendevamo sul
serio. Almeno non io.
La cosa ti brucia, vero?
S, un po'. Ma mi spingono anche altre considerazioni:
prima di tutto, quelle foto rappresentano un modo eccellente
per sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema dei senzatetto.
Dimostrano che una persona che ha condotto un'esistenza
straordinaria e ha conosciuto gente famosa pu finire sulla strada.
In secondo luogo - e la cosa forse  altrettanto importante -
spero che l'esposizione frutti una cifra considerevole all'istituto,
se riusciamo a utilizzarla per raccogliere fondi.
Questo non  un problema, sempre che, naturalmente,
non dobbiamo restituire il materiale a quella donna. Chris
sbirci l'orologio e riprese a camminare lungo Church Street:
doveva raggiungere il suo ufficio, presso la sede del comune.
Dopo un istante aggiunse: Aspettati una telefonata
dell'avvocato. Potrebbe chiamare anche Laurel.
Davvero?
 probabile. Con me non ha ottenuto il suo scopo, e quindi
magari prover a mettersi in contatto con una di voi.
Speriamo che non chiami Laurel.
Per quale motivo?
Bobbie - o chi per lui - ha scattato delle foto al circolo
sportivo dove lei andava a nuotare da bambina. E a quanto ne
so ce n' almeno una che ritrae una ragazza in bicicletta a
Underhill, sulla stessa strada dove Laurel  stata aggredita.
Una ragazza della sua et?
Credo di s. Io non l'ho vista;  stata lei a trovarla e a parlarmene.
Sembra che sia rimasta scossa.  stato proprio a causa
di quelle foto che si  lasciata... coinvolgere parecchio da un
punto di vista emotivo.
Chris, che conosceva la vicenda di Laurel, fiss la sua interlocutrice
con aria nervosa.  una coincidenza inquietante.
Il circolo sportivo o la ragazza in bicicletta?
Entrambe le cose.
Ma  una pura combinazione obiett Katherine, improvvisamente
sulla difensiva. Niente di pi.  cos, no? E poi non
avevo la minima idea che si sarebbe imbattuta in quelle foto
quando le ho suggerito di dar loro un'occhiata.
Chris scosse la testa. Comunque deve essere stato un piccolo
trauma per Laurel scoprire che un barbone schizofrenico
aveva scattato delle foto a quella piscina. E a una ragazza in bicicletta.
Katherine avrebbe voluto ricordarle che probabilmente, all'epoca,
quell'uomo non era un senzatetto ma, resasi conto che
Chris si riferiva alla vulnerabilit di Laurel, non replic. Per la
prima volta si chiese se non avesse commesso un errore madornale
ad affidare alla sua assistente sociale la scatola con le vecchie
foto.

Capitolo 13.

Howard Mason, Paco Hidalgo e Pete Stambolinos erano intervenuti
tutti al funerale di Bobbie, svoltosi nel cimitero militare
di Winooski. Il venerd mattina Laurel non and a nuotare e
si rec direttamente all'Hotel New England, per fare colazione
con i tre uomini nella cucina comune dell'alloggio. Non sapeva
bene quali informazioni ne avrebbe ricavato, ma era cos emozionata
che si prepar e usc prima che dalla stanza di Talia cominciassero
a provenire i rumori che ne indicavano l'avvenuto
risveglio. E poi, visto che pi tardi aveva in programma di pranzare
con Serena Sargent, confidava, per quella sera, di aver appreso
ulteriori dettagli sull'identit di Bobbie Crocker.
La cucina del vecchio albergo non era molto pi spaziosa
di quelle di tanti appartamenti di periferia. Era funzionale, e
questo aspetto veniva molto apprezzato da chi aveva vissuto in
un ricovero - e prima sulla strada -, ma certo la sua foto non sarebbe
comparsa in una rivista di arredamento. Le credenze, dono
di un vicino negozio di mobili per cucine e bagni, erano di
compensato e il pavimento di linoleum era stato regalato al
BEDS da una scuola superiore che stava ristrutturando la mensa.
Oltretutto non era facile per i diciotto inquilini condividere una
cucina con quattro fornelli, un forno e un frigorifero che si sarebbe
rivelato ideale per una famiglia ma era troppo piccolo per
la caterva di bottiglie di varia capacit, da mezzo litro in su, che
vi finivano stipate sui ripiani superiori. Nella stanza c'era un solo tavolo rotondo.
Quando Laurel arriv, quel venerd mattina, fu sorpresa
nel vedere che i tre avevano organizzato un banchetto, consistente
in uno sformato alla messicana ripieno di formaggio e peperoni
rossi, fette di pane fritto spalmate di burro e zucchero a
velo e ciambelline con la marmellata comprate al negozio di generi
alimentari dietro l'angolo. Laurel pens che mangiando
quella roba il colesterolo sarebbe salito alle stelle, ma rimase
commossa dall'impegno che i tre avevano profuso. Non dovevano
avere molti ospiti.
Howard indic con gesto solenne il tavolo dove erano disposti
i cibi, come nel buffet di un ristorante, commentando:
Carino, eh?
Ha un aspetto delizioso rispose Laurel. Non so da che
parte cominciare.
Si comincia con il salato e si finisce con il dolce osserv
Paco. Aveva all'incirca l'et di sua madre, ma una carnagione
cos rugosa e terrea che pareva suo nonno.
Oppure puoi fare come dice uno di quegli slogan che scrivono
sugli adesivi per le macchine intervenne Howard. La
vita  breve. Mangia prima il dessert. Concordo in pieno.
Prese un po' di tutto e lo dispose su un piatto, poi dal bollitore
sul fornello vers dell'acqua calda in una tazza e si sedette
sulla sedia che gentilmente Howard le aveva offerto; mise in infusione
il t e osserv i tre uomini che a loro volta si servivano
generose porzioni di cibo. Aspettava che aprissero il discorso.
E cos vuoi sapere di Bobbie esord in tono burbero Pete
dopo essersi accomodato. Appoggi il mento sulla mano, scoprendo
intorno al polso una striscia di pelle pi chiara dove di
solito portava un vecchio orologio. Come la maggior parte degli
inquilini dell'Hotel New England, in estate e autunno trascorreva
parecchio tempo all'aria aperta: sentiva l'esigenza di evadere
dai confini angusti della sua stanza, e inoltre quell'abitudine
gli procurava un certo sollievo. Laurel sapeva che amava stendersi
su una panchina, non lontano dalla sede dell'Esercito della
Salvezza, che di mattina era al sole e di pomeriggio all'ombra.
A volte si circondava di persone con cui parlare, altre volte invece
sonnecchiava. Aveva smesso di bere, ma Laurel non riusciva
a capire come avesse fatto: era troppo insofferente per frequentare
gli Alcolisti anonimi.
Aveva i soldi li inform Howard. Era ricco sfondato.
S, anch'io lo irrise Pete.
Come no ribatt Howard.
Forse lo siamo tutti, ognuno a suo modo sugger Paco.
No, Bobbie era ricco sul serio insist Howard.
E come fai a dire una cosa del genere? gli chiese Pete, in
tono freddo e al tempo stesso irritato. L'altro si rattrist in viso.
Vorrei proprio saperlo. A volte Bobbie non si rendeva nemmeno
conto di dove si trovava. E poi teneva lunghe conversazioni
con il padre. Morto, Laurel, nel caso lo ignorassi. Non dimentichiamoci
che quell'uomo era stato ricoverato all'ospedale psichiatrico.
Di che discuteva con suo padre? domand la ragazza.
Ehi, era lui a sentire le voci, non io.
Ah, capisco. Mi stavo semplicemente chiedendo se te l'aveva
riferito.
Quando qualcuno parla da solo in pubblico - specie se
ce l'ha con una persona morta da un bel po' -  molto pi facile
che io gli dica di piantarla che di svelarmi il suo grande segreto.
Il fatto che Bobbie fosse in collera con il padre non sorprese
Laurel, che incalz: Allora devi aver ascoltato senza volere
le sue parole.
Pete rote gli occhi. S, diceva che suo padre aveva un
mucchio di conoscenze, una grande influenza sulle persone
che contavano. Sai, aveva fatto loro dei favori. E quindi non si
capacitava che il vecchio non facesse intervenire un suo amico
per dare una mano a lui. O, pi spesso, a qualcun altro. Bisogna
ammetterlo, Bobbie chiedeva raramente al padre di aiutarlo. A
volte durante il discorso tirava in ballo uno di noi. In un'occasione,
tanto per farlo stare zitto, gli ho risposto che non mi serviva
niente. Poi, visto che non la finiva, gli ho spiegato che il
vecchio ci sentiva bene e quindi non c'era nessun bisogno che
urlasse. E cos, tanto per cambiare, ha abbassato la voce, grazie
al cielo.
Conosceva tutti se ne usc all'improvviso Paco.
Il padre?
No. Bobbie.
Sosteneva di conoscere i personaggi che ha immortalato
spieg Pete, infilandosi in bocca una fetta di pane fritto. A
quanto pare, li ha incontrati quando faceva il fotografo.
Non ve le ha mai mostrate le foto, vero? chiese Laurel.
Pete si mise a sghignazzare rumorosamente, quasi a squarciagola,
e si appoggi allo schienale della sedia con le braccia
conserte. Non c'era verso. Insisteva che qualcuno stava dando
la caccia a quelle immagini. O a lui, forse.
Chi poteva essere?
Chiunque. Met degli svitati che alloggiano qui sono convinti
che ci sia qualcuno che li perseguita.
Laurel, con i toast fritti si accompagna bene anche la marmellata
d'uva, sai? interloqu Howard. Se non ti puoi permettere
lo sciroppo d'acero, non ripiegare sui surrogati. Usa la marmellata
d'uva.
Vi ha detto dove viveva quando faceva il fotografo?
Ammesso che lo fosse precis Pete.
Io le foto le ho viste chiar Laurel. L'altra sera sono andata
nella camera oscura dell'universit a sviluppare i provini e
a stampare copie dai negativi. Lo era davvero.
Cavolo.
S, cavolo ripet lei.
Chi c' nelle foto? chiese Paco.  vero che ritraggono
personaggi famosi?
La ragazza raccont ai tre delle foto lasciate da Bobbie, e di
ci che aveva visto nei negativi stampati la sera prima. A quel
punto Pete, lasciandola di stucco, le chiese: Sei gi stata in biblioteca?
Hai sfogliato i giornali dell'epoca su microfilm? Ti do
una dritta: controlla le riviste, tipo Life e Looks. L le trovi. Potrai
scoprire se  stato davvero Bobbie a fare quelle foto, basta
leggere l'elenco dei collaboratori.
 una magnifica idea convenne lei.
Howard le rivolse un sorriso radioso e guard tutto fiero gli
amici. Pete avr pure un caratteraccio, ma  uno degli uomini
pi in gamba che conosca.
Non ho un caratteraccio. Sono stato io a preparare il pane
fritto.
A una persona Bobbie ha detto che era di Long Island riprese
Laurel. Ne ha parlato anche con voi?
S. Raccontava di essere cresciuto in una baia, a Sound
rispose Paco, e di colpo la ragazza sent un tuffo al cuore.
Che altro?
Che abitava in una villa.
Ha mai accennato a dei fratelli?
Howard mangi una ciambellina e si lecc le dita cosparse
di zucchero. Non mi pare.
Un tempo viveva in Francia intervenne Pete. Almeno,
cos diceva lui. Aveva combattuto l durante la seconda guerra
mondiale.
In che periodo c' stato? chiese Laurel. Ve l'ha detto?
Credo subito dopo il conflitto. Ha combattuto l e poi ci 
ritornato. O forse non se n' mai andato. Stava in Normandia.
E dopo penso che abbia vissuto nel Minnesota aggiunse
Howard.
Nel Minnesota? ripet Laurel, visibilmente sorpresa.
Perch, secondo te  impossibile? ribatt Pete.  molto
pi verosimile questa ipotesi che quella di lui che vive in Francia,
in una villa immersa in un mare di girasoli.
Per me tutto  possibile. Ma non me l'ero mai immaginato
nel Midwest, o se vuoi, in Francia, in una bella villa con i girasoli.
Ehi, non so se c'erano davvero, i girasoli. Diceva solo che
i nazisti l'avevano requisita per alloggiarvi gli ufficiali, devastandola
completamente, e poi gli americani l'avevano bombardata.
C'erano un vigneto e dei filari d'uva, ma al termine della guerra
erano spariti. Un'ala dell'edificio - chiaramente non quella in
cui vivevano - era ridotta a poco pi di un mucchio di cenere.
Perch ci torn? Aveva una donna?
Cos pare.
Vi ha rivelato il suo nome? O quello della citt?
I tre si guardarono con aria assente. Evidentemente non
l'aveva fatto.
Okay, allora, cosa vi ha raccontato del Minnesota? In che
periodo ci ha vissuto?
Be', forse il verbo vivere non  appropriato. Non so se ci ha
passato un mese o un anno.
Comunque sia, perch si trovava laggi?
Aveva dei parenti. Certo, non significa un accidente, visto
che sosteneva di averne anche nel Kentucky borbott Pete, inclinando
con disinvoltura il piatto di plastica e raccogliendo con
la forchetta quel che rimaneva del pasticcio alla messicana. Se
glielo chiedevi quand'era in vena, ti avrebbe risposto che ne aveva
perfino su Marte.
Be', credo che avesse davvero dei cugini nel Kentucky.
Chi pensi che ci fosse nel Minnesota?
Non lo so mormor Howard, con un tono improvvisamente
sommesso.
Ha mai fatto il nome di una citt?
No. S, invece. Saint Paul. E nel Minnesota?
Certo.
E...
Cosa?
Adesso che ci penso, forse ha parlato di un nonno che viveva
l continu Howard; lo sforzo di ricordare gli costava una
tale fatica fisica che la fronte era tutta aggrottata. Possibile che
avesse un nonno nel Minnesota?
Naturalmente. Rammenti altro? Un quartiere? Un nome?
Una strada? Qualsiasi particolare.
Oh, vorrei tanto poterti dire di pi. Forse ha aggiunto
qualche dettaglio. Ma la mia memoria... Non  pi quella di
una volta, sai?
E di Chicago? Ha mai parlato di Chicago?
Pu darsi rispose Howard, per Laurel si accorse dal suo
tono di voce, oltre che dal fatto che Pete lo guardava in cagnesco,
che stava forzando la verit per farle piacere. Le stava dicendo
quello che era convinto volesse sentire.
Okay, ora viene il mistero pi grande riprese la ragazza
quando quel silenzio imbarazzato si fece troppo pesante. Probabilmente
a qualcuno di voi ha fornito un indizio: come fa una
persona nata in una famiglia molto ricca a ritrovarsi senza il becco
di un quattrino? So che era affetto da schizofrenia. Che soffriva
di disturbi emotivi. Che era alcolizzato. Ma per quale motivo
i suoi non lo hanno aiutato? Non  quello che dovrebbero
fare i parenti?
Non i miei comment Pete.
E nemmeno i miei concord Paco.
Inoltre stai dando per scontato che il vecchio Bobbie li
amasse osserv Pete.
E che quelli, a loro volta, lo ricambiassero sottoline
Paco, appoggiandosi allo schienale della sedia e accendendo
una sigaretta senza filtro dal fornello alle sue spalle. Aspir
una profonda boccata e soffi in aria una nuvola di fumo azzurrino.
Laurel pens per un momento ai Buchanan - Daisy, Tom
e Pamela - e all'aura di antipatia che li circondava. Poi consider
tra s quanta gente amava Bobbie. Forse era la pecora nera
della famiglia per il semplice fatto di essere un uomo affabile.
Una brava persona. Magari erano stati i Buchanan ad allontanarlo,
ma pi probabilmente era stato lui a tagliare i ponti con
loro, con lo sfrenato egoismo e la noncurante scortesia che sembravano
contraddistinguere tutta quell'orribile schiatta.
Raccontatemi un episodio li esort.
Un episodio? ripet Howard.
Qualcosa che ha fatto Bobbie, o che avete fatto insieme.
Qualunque cosa? domand Paco, osservando con gli occhi
socchiusi il fumo che saliva dalla sigaretta.
Qualunque. Una circostanza che mi aiuti a capire che tipo
di persona era.
I tre uomini si guardarono, non proprio confusi, ma perplessi
riguardo a ci che Laurel intendeva.
Aveva paura del demonio dichiar finalmente Paco,
scrollando le spalle.
Tutti ne abbiamo osserv Pete.
No, sul serio. Una volta l'ha visto.
Laurel si chin in avanti sulla sedia. L'ha detto anche a
Emily, sai? Emily Young, la sua assistente sociale. E a te che cos'ha
detto, Paco?
Che ha scattato una foto al diavolo.
Davvero?
Cos diceva.
Che aspetto aveva?
Non ne ho idea. Magari  per quello che  impazzito. Noi
non possiamo vedere il volto di Dio, no? E allora forse non possiamo
vedere neanche quello del demonio.
Oh, per favore intervenne Pete. Era gi matto molto prima
di scattare quella foto a un tizio mascherato in un luna park
che ha preso per il diavolo.
In un luna park?
S. Dentro un baraccone.  successo tempo fa. A giudicare
dalle poche frasi sensate che pronunciava - e, credimi, era un
delirio - il nostro povero amico aveva incontrato il demonio alla
fiera che si svolge a Essex sul finire dell'estate.
La fiera di Champlain Valley.
Gi. A dieci o quindici chilometri da qui. Non lo so esattamente.
Va avanti fino al primo luned di settembre. Si tosano
le pecore, si mungono le vacche e ci sono pure le zucche giganti.
Roba da contadini. E poi non mancano le attrazioni del luna
park. Quei tipi strani che gestiscono i baracconi con i giochi e
le gare. Scommetto che Bobbie ha incontrato l il suo cosiddetto
diavolo. Forse era uno che lo ha picchiato. Che lo ha riempito
di botte, o che gli ha rubato i pochi spiccioli che aveva. O magari
era solo un essere deforme che ai suoi occhi  apparso ancora
pi terrificante di quanto non fosse.
Pu darsi che lo si veda nelle foto che hai tu comment
Howard.
Laurel ci pens su un attimo. Fino ad allora non ne aveva
trovata nessuna che ritraesse un essere demoniaco. N ve n'erano
della fiera annuale di fine estate che si svolgeva nella contea.
Si chiese, sulla base delle copie che aveva stampato, se Pete non
fosse in errore e in realt bisognasse cercare una figura risalente
all'infanzia di Bobbie, magari qualcuno che aveva incontrato da
bambino. Una persona della sua stessa famiglia.
Sei sicuro che si riferisse alla fiera di Champlain Valley,
Pete? gli domand.
Non proprio. Non si pu essere sicuri di niente quando si
parla di Bobbie. Forse era un luna park di New York. O nel Minnesota.
O a Louisville. Dicevi che aveva dei parenti laggi, no?
 vero.
Ehi, vuoi che ti racconti un episodio? le chiese Pete.
Certo.
Ti fa capire chi era Bobbie Crocker, il mio amico. Il nostro
amico. L'estate scorsa contemplavamo le gru nel cantiere di
quell'edificio in costruzione sulle sponde del lago. Quello in cui
sorgeranno i condomini di lusso e le boutique. Eravamo solo io
e lui, sudati come maiali. Sar stato luglio. Io ho smesso di bere,
ma mi andava tanto una birra, anche solo un sorso. Una birra gelata,
in bottiglia. Perfino una di quelle Budweiser da un litro. Sono
tre anni che non tocco un goccio - allora non erano ancora
tre - ma avevo qualche soldo e c'era vicino quel negozio di generi
alimentari proprio dove sarebbero sorti gli appartamenti. Mi
sono messo a pensare: una birra. Che cavolo? Davvero, cosa vuoi
che sia? Un litro, poi? Per colpa di una schifosa birra mica mi ritrover
con il culo per terra. Be', naturalmente la risposta era s,
perch non mi sarei accontentato di una. Me ne sarei scolata,
che so, una cassetta. Eppure stavo per farlo: stavo per andarmela
a comprare. E Bobbie, grazie a Dio, mi ha letto nel pensiero e
mi ha trascinato via. Mi ha portato fino a una panchina all'ombra,
mi ha fatto mettere seduto e mi ha dato un paio di Yoo-hoo.
Quel frapp di cioccolato in bottiglia, lo conosci?
Lo beveva Yogi Berra(4) comment Howard.
Be',  quello che diceva nella pubblicit. Secondo me anche
lui si scolava delle birre osserv Paco.
Quella roba mi ha tolto la smania. A volte le bibite fredde
aiutano. Ed  stato Bobbie a farmi ragionare.
Dopo un attimo di riflessione, Laurel si ricord della tattica
che David le aveva consigliato di seguire, la sera precedente,
mentre erano a letto. Ah si limit a rispondere, annuendo.
Poi tacque.
Come volevasi dimostrare, Pete - proprio lui, cos gelido,
distaccato, scettico - riprese a parlare. Eravamo seduti all'ombra,
sotto uno di quegli aceri che non sono stati abbattuti, e
guardavamo il lago e i monti Adirondack, sorseggiando i nostri
Yoo-hoo. A un certo punto Bobbie se ne esce: Secondo te questo
paesaggio  magnifico? Avessi visto che panorama mi godevo
io dalla camera da letto, quand'ero piccolo. Long Island
Sound da una finestra e un palazzo con una torre dall'altra.
Una torre! Figurati. Ovviamente ero certo che stesse farneticando
e allora ho sorriso e ho cambiato argomento.
Di colpo Howard spinse da parte il piatto, torcendosi le mani.
Sapete qual era il pregio pi grande di Bobbie? chiese in
tono eloquente.
Tutti rimasero in attesa.
E finalmente: Era un tipo in gamba.
Pete scoppi in un'altra delle sue violente risate, secche e
amare: S, certo. Mentre i vecchi eccentrici passano il tempo a
giocare a golf a Fort Lauderdale, lui trascorreva l'estate all'ombra
di un bidone dell'immondizia a Cherry Street e l'inverno all'ospedale
psichiatrico. Proprio un tipo in gamba, Bobbie Crocker.
Laurel torn a fissare Howard, che a quelle parole annu, lo
sguardo malinconico rivolto a terra, senza nemmeno accorgersi
del rabbioso sarcasmo sotteso a quella come a quasi tutte le affermazioni
di Pete Stambolinos.
A met mattinata, Katherine si affacci nell'ufficio di Laurel.
La sua collaboratrice era in compagnia di un nuovo ospite,
Tony, un ragazzo che affermava di essere stato campione della
squadra di football del suo liceo, a Revere, nel Massachusetts,
otto o nove anni prima, e aveva trascorso la notte nella sezione
maschile del ricovero. La famiglia lo aveva allontanato, come
Pete, Paco, Howard e, ne era convinta, anche Bobbie. L'unica
differenza stava nel fatto che era molto pi giovane. Si agitava
sulla sedia, piegando e distendendo le dita, e si era mangiato le
unghie fino a farsi sanguinare i polpastrelli.
Mi spiace interromperti, ma sto andando a una riunione
a Montpelier e volevo prima parlarti esord Katherine. Rivolse
a Tony un cenno di scusa, alzando le mani come a significare
che non poteva farci niente. Laurel la segu nel corridoio.
Pu darsi che ti chiami un avvocato di New York per chiederti
di non stampare pi copie delle foto di Bobbie Crocker.
Potrebbe anche dirti di restituirle, a lui o a un'altra persona.
Non devi farlo, intesi? Non lasciarti intimorire.
Come, un avvocato? Ci siamo rivolti a un legale?
No rispose Katherine, e Laurel cap all'istante chi era stato,
e per quale motivo la direttrice apparisse leggermente agitata.
Stava subendo delle pressioni, e non era disposta a tollerarlo.
E non aveva nemmeno intenzione di permettere che quello che
a suo parere era il desiderio di un ospite dell'istituto venisse
ignorato. Dopo aver riferito a Laurel il contenuto della conversazione
con il legale del municipio, riprese: Naturalmente non
 stata quella donna a telefonare. I potenti non si prendono mai
il disturbo. Ha fatto chiamare il suo avvocato, che ha contattato
Chris Fricke. Comunque quella vecchiaccia ritiene che le foto
appartengano alla sua famiglia perch lei compare in alcune.
In una.
E il fratello in altre.
Anche lui in una.
Poi ce n' qualcuna della sua vecchia casa.
S.
Sia come sia, sostiene che Bobbie abbia rubato una scatola
piena di foto e negativi di propriet della sua famiglia o che
l'abbia trovata da qualche parte, ed esige che le venga restituito
tutto il materiale, cos com', esattamente nelle stesse condizioni
in cui  stato rinvenuto. Vuole appurare se ci sono altri oggetti
che le spettano.
Bobbie non ha sottratto niente alla sua famiglia: le foto gli
appartenevano! Era il fratello!
Katherine fece una pausa e la scrut attentamente. Ne sei
davvero convinta?
Non ne sono convinta replic Laurel a voce bassa, irritata.
Lo so. Ne sono assolutamente certa.
Be', cambia idea. E subito, ti prego. Capito?
Come? E perch?
Se Bobbie era veramente il fratello - il che, per quanto mi
riguarda, non sta n in cielo n in terra -, potremmo essere tenuti
a restituirle le foto.
Lascia che ti dica una cosa, Katherine: non ho il minimo
dubbio in proposito ribatt Laurel, cercando, invano, di mantenere
un tono calmo. Tutto collima,  evidente. Proprio stamattina
ho fatto colazione con alcuni inquilini dell'Hotel New
England...
Vediamo se indovino: Pete e soci? Un'esperienza allucinante,
immagino.
 stato bello. Mi hanno offerto un banchetto. Comunque
ecco la mia opinione: anche le loro testimonianze stanno a dimostrare
che Bobbie era il fratello di quella donna.
Davvero?
Ha raccontato loro di essere vissuto a Long Island. E di
avere dei parenti nel Kentucky!
Capisco il collegamento con Long Island. Ma il Kentucky?
Sua madre era di quelle parti. Nata e cresciuta a Louisville.
Katherine sospir e le strinse leggermente il braccio.
Quando mi hai detto quali immagini avevi riconosciuto in
quelle istantanee, anch'io ho pensato che forse da bambino abitava
vicino al tuo circolo sportivo. Sul serio. E pu darsi che tu
abbia ragione. Chiss? Ma....
Ha scattato diverse foto alla casa - quella della sua infanzia!
- a met degli anni Sessanta, non pi tardi. Ne ho stampate
alcune giusto ieri sera!
Oppure  stato qualcun altro, magari su richiesta di quella
donna.
Senti...
Laurel, l'avvocato  stato molto chiaro: il fratello della sua
cliente  morto anni fa. Da decenni ormai. Nessuno  al corrente
di come Bobbie sia entrato in possesso delle foto e dei negativi,
ma la vecchia non vuole che tu ci lavori. Ed esige che glieli
restituiamo. Non ne abbiamo l'obbligo - non ancora, almeno -
proprio perch insiste nel negare che Bobbie sia il fratello. E
che ci siano legami di parentela. Ecco la chiave di tutto, e il mio
punto di vista. Finch questa attempata e distinta signora di
Long Island continua a sostenere che tra lei e Bobbie non esiste
alcun rapporto, non pu considerarsi sua erede n di conseguenza
vantare alcun diritto di famiglia sul materiale.
Laurel analizz per un istante il significato di quelle parole,
cogliendone tutta l'ironia. Se avesse dimostrato la vera identit
di Bobbie, Pamela Buchanan Marshfield avrebbe avuto ragione
a chiedere - e forse a ottenere - la restituzione delle fotografie.
A quanto pareva, c'era gente che voleva impadronirsene.
I timori di quell'uomo saranno pure stati eccessivi, ma non erano
solo frutto di farneticazioni.
Quando avr finito di lavorarci, il BEDS potrebbe tenere le
copie... azzard.
Non il BEDS, ma il municipio di Burlington. Il termine legale
 incameramento. Dal momento che Bobbie  morto senza
lasciare testamento, i suoi averi spettano alla citt, che ne dispone.
Il che significa che i suoi beni verranno posti in vendita e il
ricavato andr a finanziare il sistema scolastico, anche se in questo
caso credo di poter affermare con sicurezza che saranno venduti
al nostro istituto per la cifra, diciamo, di un dollaro, e quindi
potremo impiegarli per raccogliere fondi.
Per questo non vuoi restituire le foto.
In parte. Ma anche perch erano l'unica cosa al mondo
cui un nostro assistito teneva, tanto da non separarsene mai.
Dobbiamo rispettare la sua volont. E desidero allestire la mostra
che Bobbie meritava. Trovo fantastica l'idea di dimostrare
alla citt che anche i senzatetto sono esseri umani, con le loro
doti e i loro sogni.
Allora posso continuare a stamparle.
Katherine esit, e per un attimo Laurel ebbe paura che le
ingiungesse di smettere. Alla fine rispose: S. Per... ricorda
che quelle foto appartenevano a un uomo che... che non era
colui che pensi. E... - la guard con un'espressione che la giovane
assistente sociale riconobbe perch era esattamente la stessa
di sua madre quand'era preoccupata - se dovesse chiamarti
un avvocato, fa' in modo di non parlarci. Se sei costretta, non insistere
assolutamente a dire che Bobbie era il fratello di qualcuno.
Okay?
Laurel annu, ma era talmente contrariata che presero a
tremarle le palpebre. Era furiosa perch sentiva che volevano
metterle la museruola, e poi perch era evidente che nemmeno
Katherine credeva a ci che per lei era un dato di fatto.
La direttrice l'abbracci e dalla porta fece un cenno di saluto
a Tony, il quale tuttavia la guard con una tale aria di
degnazione e disprezzo che Katherine si riprecipit nella stanza e gli
chiese formalmente scusa. Poi si volt e usc, dirigendosi verso il
corridoio, ma prima di girare l'angolo si ferm e aggiunse: Su
questa faccenda dell'identit di Bobbie non scherzo. Intesi?
Laurel annu, anche se con la mente era gi proiettata verso
le foto e il lavoro che l'aspettava quel fine settimana nella camera
oscura dell'universit.
Paziente 29873
... il soggetto non si mostra interessato agli altri pazienti n
a socializzare nella sala di ricreazione. Le allucinazioni uditive
sembrano diminuite, ma rifiuta ancora di ricordare eventi
chiave e manifesta gravi vuoti di memoria compatibili con la
diagnosi di dissociazione.
Dagli appunti di Kenneth Pierce,
psichiatra in servizio presso
l'ospedale pubblico di Waterbury, Vermont
Note.
4. Celebre giocatore di baseball statunitense (N.d.T.).


Capitolo 14.

Il venerd mattina David Fuller era seduto nella sala d'attesa
della pediatra con la figlia maggiore. Era preoccupato perch
ben consapevole che ogni animale di peluche, giocattolo di plastica
e rivista patinata costituiva un autentico ricettacolo di
agenti patogeni. A peggiorare la situazione, i bambini presenti
nella stanza non facevano che tossire, tirare su con il naso e starnutire.
Avrebbe voluto che fossero messi in quarantena da qualche
parte, lontano da Marissa, che, per il momento, stava bene.
In effetti era l'unica alunna della sua classe a non essersi beccata
un'infezione alla gola. Si erano recati dal medico solo perch
aveva una ferita al mignolo del piede destro che non accennava
a guarire: secondo lui esagerava nel calzare le scarpe da ginnastica,
le scarpette da tip tap e quelle da ballerina, che sfregavano
contro il taglietto.
Marissa, invece, era entusiasta: l'unico giorno in cui la dottoressa
dell'assistenza sanitaria poteva visitarla era il venerd mattina,
quando aveva lezione di matematica. Seduta accanto al padre
sul divano arancione in similpelle, il piede malconcio piegato
sotto la coscia, era immersa nella lettura di Cosmo Girls, rivista
che David trovava assolutamente inadatta alla sala d'aspetto
di un pediatra (dov'era Highlights quando serviva? si chiese). Temeva
che il silenzio della figlia fosse dovuto al fatto che stesse
leggendo uno degli articoli scabrosi che di solito compaiono in
quel genere di periodici. Quindi, per contrastare il fascino irresistibile
esercitato su di lei dal giornale, le domand, senza troppa
convinzione, a dire il vero: A parte il dito, come stai?
Bene.
 cos interessante quella rivista? Spero proprio che non ti
lasci incantare da quegli argomenti volgari, altrimenti tua madre
mi ammazza.
Sta' tranquillo.
Che ti frulla per la testa?
Lei alz il naso dal giornale. Cio, in questo momento,
vuoi dire?
Certo. A cosa stai pensando... adesso?
Be', se proprio lo vuoi sapere, la mamma  convinta che
Laurel sia troppo giovane per te. La sua ex moglie, un'avvocatessa,
quella mattina era in tribunale.
E cosa importa a tua madre quanti anni ha la ragazza che
frequento?
Boh.
Ho sbagliato a porre la questione. Scusami. A te d fastidio
che tua madre, di punto in bianco, si interessi senza motivo
all'et di Laurel?
Oh, non l'ha fatto di punto in bianco. Rimise a posto il
giornale nel portariviste accanto al divano e sbadigli, stiracchiandosi.
Poi appoggi il capo sul braccio del padre.
Grazie dell'informazione si limit a rispondere David.
Non c' di che.
Allora... ti d fastidio?
L'et di Laurel? No.
E a Cindy?
Mica si rende conto di quanti anni ha la gente. Secondo
lei Laurel ha la stessa et della mamma.
Stai sottovalutando tua sorella.
Non credo.
Per avere un dito che ti fa male, sei in splendida forma stamattina
comment David.
Ehi, stanotte era gonfissimo.
Ah.
E allora?
Lui liber il braccio e le cinse le spalle. Allora niente. Sono
contento che ci stiamo prendendo cura del tuo piede.
Dopo un lungo silenzio, Marissa gli chiese: Questo fine
settimana esci con Laurel?
Certo.
Stasera?
S.
Anche sabato? O domenica?
David analizz attentamente la domanda della figlia. Era
perch voleva stare con Laurel, o temeva che la sua fidanzata potesse
rubare del tempo alla loro famiglia? Le bimbe si erano attaccate
ancora di pi a lui da quando la madre aveva annunciato che
a novembre avrebbe sposato Eric Tourneau, un legale del suo studio.
Probabilmente Marissa non vedeva Laurel come un ostacolo
a una eventuale riconciliazione dei genitori - assolutamente inconcepibile
anche prima che la madre e il suo futuro sposo si
mettessero insieme, bench David capisse che una ragazzina poteva
comunque nutrire una simile illusione -, ma forse temeva
che Laurel le stesse sottraendo l'attenzione del padre.
Questo fine settimana lo passer con te e tua sorella rispose,
augurandosi che quelle parole non suonassero forzate.
Come sempre, le figlie stavano con lui da quando le andava a
prendere, il sabato, finch non tornavano a scuola il marted
mattina. Non era in programma che Laurel e le bambine trascorressero
del tempo insieme nei giorni successivi: aveva deciso
di cenare con la fidanzata quella sera proprio per poter dedicare
tutto il weekend alle piccole. Aveva scrupolosamente diviso
in settori la propria vita, e uno dei vantaggi di stare con una
donna dell'et di Laurel era quello di non ricevere pressioni finalizzate
al matrimonio. Lei inoltre non avvertiva ancora l'esigenza
di avere figli, visto che aveva molto tempo davanti a s.
Ogni volta che aveva frequentato delle coetanee, sin dal primo
appuntamento si era accorto che lo valutavano come potenziale
marito; se superava l'esame - il che avveniva regolarmente,
dato che era vivo e vegeto e aveva un lavoro -, al secondo o terzo
incontro tiravano in ballo l'argomento dei bambini. Lui per
non aveva alcuna intenzione di averne altri. Non che gli sarebbe
dispiaciuto: ma era totalmente assorbito da Marissa e da Cindy,
e si sarebbe guardato bene dal rimpiazzarle, o dal farle sentire
rimpiazzabili da qualcun altro. Suo padre aveva avuto due
figli dalla seconda moglie e lui, ancora piccolo, si era visto costretto
a fare la spola fra le case dei genitori; sin dalla nascita dei
fratelli si era sempre sentito messo da parte.
Era giusto nei confronti di Laurel? Probabilmente no. Da
questo punto di vista - e, certo, anche da altri - si rendeva
conto di non essere un compagno particolarmente adatto a lei. E a
molte donne. Quella che lui considerava solo una forma di organizzazione
della propria esistenza, ad altri sarebbe parsa una
manifestazione di egoismo. Una ragazza con cui aveva convissuto,
quando si erano lasciati, lo aveva accusato di essere insensibile.
Con i traumi che si portava dietro Laurel, questa sua caratteristica
avrebbe potuto rivelarsi alquanto dannosa. Ma confidava
che lei non la vedesse cos. Era convinto che, proprio per il
suo bisogno di protezione, Laurel giudicasse quel distacco come
un segno che lui era la persona adatta. E, naturalmente, la differenza
d'et contribuiva. Sapeva che le interessavano solo uomini
maturi, e ne capiva il motivo.
In qualche occasione si sentiva a disagio per il fatto di essere
cos distante, ma non tanto da avvertire l'esigenza di cambiare.
Comunque proprio quella mattina, nello studio della pediatra,
aveva cominciato a interrogarsi sull'interesse di Laurel
nei confronti di Bobbie Crocker. E cos, quando Marissa aveva
parlato di lei, si era detto che le avrebbe fatto bene passare pi
tempo con le bambine. Qualsiasi cosa, pur di distogliere la sua
attenzione da quel vecchio fotografo defunto.
Si rivolse alla figlia: Perch mi chiedi di Laurel?
Ho bisogno di un primo piano.
Come? Non era sicuro di aver capito.
Sai, una foto che mi faccia sembrare un'autentica professionista.
Voglio partecipare al provino per Anna dei miracoli, e
me la dovr vedere con un'altra cinquantina di ragazze che aspirano
alla parte di Helen Keller. Sar una sfida all'ultimo sangue,
e quindi ogni mezzo  lecito.
E vuoi che sia Laurel a fotografarti?
Posso darle la mia paghetta per i prossimi due mesi.
Oh, Signore. Dubito che accetti dei soldi.
Pensi che le darebbe fastidio? Non credo. So che  un favore
enorme e...
David tir un sospiro di sollievo nel constatare che la figlia
aveva tirato in ballo la sua fidanzata solo perch voleva una foto.
Non lo definirei un favore enorme rispose.
Be', invece s. Specie se non la pago. E poi di favori me ne
ha gi fatti a quintali.
A quintali?
Conosce tutti i negozi di abbigliamento pi carini, qui in
citt, e mi ci ha portato. Hai visto le gonne e le sciarpe che mi
ha comprato quando siamo uscite?
S, mi ricordo.
Secondo me la mamma si  innervosita per questo. All'idea
che la tua studentessa universitaria...
Laurel si  laureata quattro anni fa. Tua madre lo sa. Ha
un master in assistenza sociale. Sa anche questo.
Marissa ci riflett un istante, poi butt l: Devo farti una
domanda.
Sarebbe?
A volte Laurel sembra un po', come dire, lontana.
David era consapevole dell'intelligenza e della sensibilit della
figlia maggiore, e quindi il fatto che avesse percepito nella ragazza
una nota leggermente stonata non lo sorprese. Manteneva una
certa distanza. A suo parere, Laurel sarebbe sempre rimasta un incantevole
uccellino ferito. Comunque, non aveva intenzione di
parlare alla figlia di ci che era avvenuto a Underhill. Un giorno,
forse. Marissa doveva conoscere i pericoli che esistevano al mondo.
Perfino nel Vermont. Ma non sarebbe sceso nei dettagli. Oh,
credo che a volte le capiti di sentirsi triste, come tutti si limit a
rispondere, sperando che quella frase non sembrasse evasiva.
Non  triste.  diverso.
E allora di che si tratta?
 come se fosse... fragile.
Fragile?
Hai presente le tende nel soggiorno di mamma? Quelle
trasparenti?
S.
Ma a me lei piace un sacco. Lo sai, no?
Certo.
Una donna con in mano un blocco di appunti - un'infermiera
dell'et di Laurel - chiam piano Marissa?, scrutando i
presenti in attesa di risposta.
Saremmo noi fece David, sollevando il braccio, e poi - trovandolo
divertente - quello della figlia.
Manovrata come una marionetta, Marissa si mise a ridacchiare,
ma alzandosi si volt verso il padre: Allora, Laurel pu
farmi quel primo piano? gli domand.
Glielo chiederemo rispose David, convinto che avrebbe
accettato. Si sentiva felice. D'un tratto lo allettava l'idea che la
bambina condividesse con Laurel l'interesse per il teatro. E che
la sua fidanzata nel proprio tempo libero si dedicasse a un'attivit
- di qualunque genere - che non avesse a che fare con le foto
di quello schizofrenico.
Davvero?
Certo.
Marissa spicc due o tre salti in rapida successione e mim
un breve battimani. Poi, di colpo, sul viso le si dipinse una smorfia
di dolore e chiuse gli occhi: evidentemente era atterrata proprio
sul piede che le doleva.

Capitolo 15.

Al funerale di Bobbie, la settimana precedente, Laurel non
aveva conversato a lungo con Serena; avevano scambiato poche
parole, giusto per riallacciare i rapporti e fissare un appuntamento
per pranzare insieme.
Quando la vide, quel venerd, Serena dimostrava pi anni
di quel che ricordava, anche se l'aspetto dell'ex ospite dell'istituto
era quello di una persona sana. La ragazza si trovava gi nel
ristorante, un bistr sul lungolago non lontano dalla tavola calda
in cui lavorava. Era seduta a un tavolo di fronte al molo dove
attraccavano i traghetti, e una di quelle enormi navi era appena
entrata nella darsena dalla parte del bacino orientata in direzione
di New York. I passeggeri - per lo pi turisti - sciamavano
fuori nel sole di quel mezzogiorno autunnale. L'imbarcazione
era grande, ma ne scese tanta di quella gente che a Laurel
vennero in mente le macchine dei clown, al circo, da cui
esce un pagliaccio dietro l'altro.
Gli occhi di Serena erano dell'azzurro intenso che lei
rammentava, per gli zigomi erano come scomparsi nel viso
dai lineamenti addolciti e arrotondati. I capelli le ricadevano
ancora sulle spalle, anche se li aveva schiariti. Appena scorse
Laurel, la riconobbe e inarc le sopracciglia, sollevandosi appena
dalla sedia e rivolgendole un cenno di saluto. Aveva una
maglietta rosa che le arrivava all'ombelico, dove scintillava un
brillantino a forma di borchia che sporgeva dalla piega dell'addome
come un bottone da un paio di jeans. Alle orecchie portava
sottili cerchi d'argento, dello stesso diametro di un braccialetto.
Siamo state anni senza vederci, e adesso sono gi due volte
in quindici giorni esord Serena.
Laurel aveva con s le foto formato otto per dieci che le aveva
scattato tempo addietro, e le tir fuori dalla borsa appena si
furono accomodate. Ho una sorpresa per te annunci, mentre
la ragazza iniziava a esaminare le immagini sgranando tanto
d'occhi.
Ero proprio arrivata. Ehi, su di me l'eroina non aveva mica
un bell'effetto mormor Serena, scuotendo il capo incredula.
Poi - nel timore di aver urtato la sensibilit di Laurel - si affrett
ad aggiungere: Cio, sono magnifiche. Sono io che faccio
paura. Capisci?
Certo. L'eroina non ha un bell'effetto su nessuno rispose
Laurel.
Posso tenerle?
Le ho portate per questo.
Grazie. Un giorno le mostrer ai miei bambini, per spaventarli.
O forse no. Chi vorrebbe vedere la madre ridotta in
quello stato?
Eri in una situazione difficile, e non per colpa tua. Ne sei
venuta fuori.
Lei distolse lo sguardo. Ho avuto fortuna. Mia zia  tornata
e mi ha preso con s. Ora devo trovare una casa tutta mia. 
giunto il momento.
Nella mente di Laurel si fece strada un pensiero: non sapeva
se la zia con cui Serena abitava era la sorella del padre o della
madre ma, dato che quest'ultima era andata via quando lei
era bambina, aveva l'impressione che la prima ipotesi fosse
quella giusta. Chiese alla ragazza se incontrava mai il padre o
aveva occasione di parlargli.
No, si tiene a distanza. E mia zia non fa niente per riavvicinarci.
Sa bene che il fratello  un mascalzone. Una volta mi
ha mandato un assegno. Non volevo incassarlo, ma lei ha insistito.
Cos sono andata in banca. Era scoperto. Un'altra volta, a
Pasqua, si  presentato a casa senza invito, per di pi ubriaco.
Per fortuna c'era un bel po' di gente, e perfino sbronzo com'era
si  reso conto che la sua presenza non era gradita. E se l' filata.
Comunque sa dove abito e dove lavoro. Si rifar vivo.
Serena guard le due cameriere che chiacchieravano al
bancone senza passare a prendere le ordinazioni e sorrise. Ehi,
se mi comportassi cos io, mi sbatterebbero fuori.
Finalmente arriv una delle due e Laurel ordin un'insalata
mista e una bibita senza zucchero. Si sentiva ancora sullo stomaco
l'abbondante colazione del mattino.
Sono di oggi le uova al curry? domand Serena.
Certo rispose con un sorriso la cameriera, una stangona
che pareva troppo giovane per lavorare in quel posto, e Serena
decise di provare quel piatto.
Intorno a loro sedevano uomini d'affari e donne manager i
cui uffici si affacciavano sul lago, e turisti in visita a Burlington.
Le due amiche parlarono del loro lavoro, e Serena raccont a
Laurel del fidanzato. Frequentava un ragazzo che faceva il turno
di notte alla fabbrica di gelati di Waterbury, ma aveva inoltrato
domanda per essere trasferito al reparto commerciale. Secondo
lei aveva buone probabilit, visto che era in gamba e l'azienda
apprezzava pi la gente capace di tirare fuori buone idee che
i laureati e, a quanto pareva, in fatto di gelati lui se ne intendeva.
Laurel accenn alla sua relazione con David, e non rimase
del tutto sorpresa quando Serena osserv: Non  una storia seria,
eh?. Le sembr delusa per lei.
 vero si limit a rispondere. Non  una storia seria.
Finalmente si decise a tirare in ballo Bobbie Crocker, e
spieg a Serena che fra gli oggetti ritrovati dopo la sua morte
c'erano delle foto del circolo sportivo in cui lei aveva trascorso
gran parte dell'adolescenza, dicendosi convinta che lui fosse nato
da una famiglia ricca e cresciuto in una villa all'altro capo
della baia. Poi le chiese di raccontarle come aveva conosciuto
Bobbie.
Era evidente che non aveva un posto dove andare inizi
Serena. Cio, da qualche parte doveva pur stare. L'ospedale
non apre la porta e fa Vola via, uccellino, su. Sono rimasta a
Waterbury troppo tempo per non sapere che i pazienti, quando
vengono dimessi, ricevono un'assistenza. Avrebbe dovuto essere
accolto in qualche struttura, recarsi da qualcuno. Ma non era in
grado di dirmi dove n da chi. O non ne aveva voglia. Chiss.
Ignorava perfino come fosse arrivato a Burlington. In pullman?
Con l'autostop? Mistero. A molte di queste persone basta un
niente e perdono la bussola. Smettono di prendere le medicine.
Ma lo trovavo adorabile, ed ero certa che con un piccolo aiuto
probabilmente ce l'avrebbe fatta da solo. Non credevo avesse bisogno
di un altro ricovero. Proprio no. Non era un individuo pericoloso.
Per questo l'ho portato al BEDS. Alla tavola calda mi capita
di parlare con poliziotti e sceriffi, e sono sicura che avrebbero
agito allo stesso modo. Si appoggi allo schienale e intrecci
le mani dietro la testa.
Cosa ti piaceva di lui? le chiese Laurel.
Oh, era molto gentile. Cio, insisteva sempre per aiutarmi.
Ma era un po' svitato,  ovvio.
E cio?
Be', si offriva di telefonare ai dirigenti delle case discografiche.
Avevo un bel dirgli che non ero una cantante, la cosa non
lo interessava. Si metteva a elencare tutti i presidenti dei marchi
musicali che conosceva e che gli dovevano dei favori, assicurandomi
che poteva procurarmi un contratto con un semplice colpo
di telefono. Il motivo di tanta cortesia? Be', gli davo delle porzioni
extra di cavoli con maionese. E per di pi gratis. Ecco spiegato.
Sai, quel vecchio entrava con i soldi contati per un piatto
di formaggio alla griglia! E poi era cos spassoso, nonostante stesse
morendo di fame. Quella sera si  messo a girare per il locale,
a fare battute sui senzatetto, per esempio su quanti ne servivano
per avvitare una lampadina. E visto che era, come dire,
senza il becco di un quattrino, mi dispensava consigli al posto
della mancia. Eccone uno faceva. Chi semina raccoglie. Un
po' trito, ma simpatico. Purtroppo non mi ha mai rivelato dove
alloggiasse.  questo il problema. Non ho la minima idea di dove
dormisse prima di finire sulla strada.
Hai ragione concord Laurel. Ci deve essere stato un
luogo in cui  transitato dopo essere uscito dall'ospedale e prima
di entrare al BEDS. Ovviamente lo avranno affidato a qualche
altra struttura.
Serena scroll le spalle. Continuavo a chiedergli dove viveva.
Alla fine si  stropicciato forte gli occhi - come un bambino,
sai, con i pugni - e ha risposto che quasi sicuramente quella
notte sarebbe andato a dormire dov'era stato la notte precedente.
E cio?
Nel locale delle caldaie di quell'hotel sulla collina.  assurdo
andare a finire in un posto del genere. Non sapevo da
quanto tempo stava l, ma non ho voluto che ci passasse una notte
di pi.
La cameriera torn con le bibite e per un po' rimasero in
silenzio. Serena fatic non poco per scartare la sua cannuccia.
Allora l'hai portato da noi.
Gi. E non ha fatto storie. Si sente dire spesso che i barboni
si rifiutano di lasciare la strada - pensa a me -, ma lui pareva
felice come una Pasqua.
Capiva dove lo stavi conducendo?
S. Voleva solo essere rassicurato che nessuno gli avrebbe
tolto il suo sacco. Gli ho domandato cosa c'era dentro di tanto
importante, e ha risposto che c'erano le sue fotografie.
E poi quando l'hai rivisto?
Oh, non sono andata a trovarlo molte volte prima che morisse.
Un giorno la sua assistente sociale - Emily, forse la conosci
- l'ha portato al ristorante, e cos ha potuto ringraziarmi. 
una donna molto gentile. Dopo l'ho incontrato alla fiaccolata
che organizzate a Church Street, la vigilia di Natale. Sai, la marcia
durante la quale pronunciate i nomi dei senzatetto.
Laurel sorrise. C'eri anche tu? Mi spiace, non ti ho visto.
S, ero in mezzo alla folla. Non ho avuto il coraggio di dire
ad alta voce un nome, in chiesa, ma almeno ho partecipato alla
processione, con la mia candela. Diamine, avete fatto cos tanto
per me.
A quanto ricordo, hai trascorso circa dieci giorni al ricovero.
Non abbiamo poi fatto granch.
Ma in quel momento avevo bisogno di un posto in cui stare
replic Serena in tono fermo, fissando Laurel con un'intensit
che la sorprese.
Bobbie ti ha mai parlato della sorella?
Della sorella? Non sapevo nemmeno che ne avesse una.
Laurel annu.
Al funerale non  venuta. Ma  viva?
S.
La conosci?
Poco. L'ho incontrata la settimana scorsa.
Anche lei  un po' stramba?
Laurel esit un attimo prima di rispondere. No. Perlomeno
non come Bobbie. Ma  piuttosto antipatica.
Non credo che lei e il fratello fossero molto legati.
Infatti. Ti ha mai detto qualcosa a proposito dei suoi parenti?
Nemmeno una parola rispose Serena, la voce solenne,
come se stesse cercando di immaginare la famiglia di Bobbie
Crocker. Mai.
E la prima volta che  entrato nel ristorante? Pensaci un
attimo. Quando gli hai chiesto se aveva un posto dove andare,
cos'altro ha aggiunto?
Arrivarono i piatti, mentre Serena si sforzava di ricostruire
la sera di agosto in cui Bobbie si era presentato al bancone con
il suo sacco e una manciata di spiccioli.
Aspetta mormor. Le sue uova al curry avevano un colore
arancione ed erano disposte a cupola su una foglia di lattuga
iceberg a forma di palma. Ecco, ha detto una cosa che potrebbe
essere importante.
Ah.
Ha parlato di un tale che lavorava con lui in una rivista,
non so quale. Si chiamava... Reese.
Di nome o di cognome?
Non ricordo se l'ha specificato. Ce l'ho sulla punta della
lingua.
Continua.
 successo all'incirca un anno fa.
Mi rendo conto fece Laurel, sperando di non sembrare
impaziente.
Mi pare che fosse il nome. E...
E?
Sai una cosa? Forse era da lui che stava. Dopo essere uscito
dall'ospedale. Potrebbe darsi.
Perch se ne sarebbe andato?
Serena stava assaporando il cibo con aria critica. Non ci
mettono il sedano. Noi s. In questo piatto ci va.
 vero assent educatamente Laurel. Per quale motivo
secondo te Bobbie avrebbe lasciato quella sistemazione?
Magari lo hanno mandato via.
Mandato via? Non lo pensi sul serio, no?
Oh, non perch fosse un ospite sgradito o roba del genere.
Forse non pagava la sua quota di affitto.
Ma avr avuto ottant'anni! Che contributo poteva aspettarsi
questo Reese, specie da una persona appena dimessa dall'ospedale?
La gente  crudele comment Serena in tono sbrigativo.
Lo sai, Laurel.
Per Bobbie era... un vecchio.
La ragazza si chin verso di lei, il mento sopra il piatto, e in
tono sommesso ma rabbioso, gli occhi spalancati, replic: E
che importanza ha? Ammettiamo che mio padre si presenti da
me quando avr ottant'anni. Tra farlo entrare in casa o lasciarlo
congelare per strada, sai che sceglierei? Non credo che aprirei la
porta. E non perch sia cattiva. La malvagit si ripaga con la
stessa moneta. Chi se ne frega.
Laurel ci riflett su. Sono sicura che Bobbie non ha mai
agito male nei confronti di Reese, almeno non come tuo padre
verso di te.
Certo. Dico solo che non possiamo esserne sicure. Se vuoi
una risposta, devi trovare quel tizio.
Abbiamo qualche indizio di dove lui...
O lei. Ne parlo al maschile, ma per quel che ne sappiamo
potrebbe anche essere una donna.
O lei, abiti?
Fossi in te comincerei a cercare a Burlington, o nei dintorni.
Forse, appena dimesso dall'ospedale di Waterbury, Bobbie 
venuto qui prima di diventare un barbone. Probabilmente era
stato affidato a qualcuno che vive da queste parti.
Che ironia del destino.
Ehi fece Serena, osservando un paio di belle ragazze della
loro et in minigonna, che avevano l'aria di essere giovani addette
alle pubbliche relazioni. La vita  tutta un'ironia del destino.
Quello, un po' di fortuna e... un certo vantaggio alla nascita. Io ho
avuto una madre che se l' squagliata alle prime luci dell'alba e un
padre che prendeva la mia testa per un punching ball, e quelle
due laggi invece hanno avuto genitori che si assicuravano che facessero
i compiti e le hanno mandate all'universit. Non provo invidia.
Davvero. Ma so anche che non c' giustizia a questo mondo,
e ho l'impressione, amica mia, che tu la pensi come me.
Quel giorno Laurel lasci l'ufficio alle cinque in punto,
malgrado avesse combinato poco. Voleva arrivare alla biblioteca
pubblica prima delle sei, l'ora di chiusura del servizio informazioni:
moriva dalla voglia di consultare i microfilm che vi erano
conservati o le vecchie copie della rivista Life.
La biblioteca possedeva solo i volumi rilegati delle annate
da quelle odierne fino al 1975, ma aveva i microfilm fino al
1936. Era emozionata, e con l'aiuto di un impiegato molto disponibile
scelse a caso una bobina del 1960 da cui iniziare. Si
sedette alla sua postazione e cominci a passare in rassegna foto
che andavano dal bancone di un negozio Woolworth a Greensboro,
nel North Carolina, fino a Charles de Gaulle che celebrava
in pubblico il lancio della prima bomba atomica francese. Riconobbe
David Ben Gurion, Nikita Kruscev e un aereo americano
U-2 in ricognizione. C'era poi un articolo su un tale di nome
Caryl Chessman, che Laurel non aveva mai visto ma il cui
volto la fece rabbrividire, perch era stato condannato a morte
per aver rapito e violentato due donne una decina di anni prima.
Stando al giornale, pareva che fosse innocente.
Tent di non soffermarsi sulla pubblicit, che per esercitava
su di lei un fascino ipnotico: sigarette leggere reclamizzate da
cantanti e attori, bombardieri dell'aeronautica usati per propagandare
benzina, ricette che accompagnavano le immagini di
zuppe in scatola, miscele per torte e confezioni di fiocchi di latte
Borden.
Ogni volta si sforzava di controllare le minuscole didascalie
che di tanto in tanto corredavano le foto. Con suo grande disappunto,
solo poche riportavano il nome dell'autore. Era arrivata
al mese di maggio e la biblioteca stava quasi per chiudere quando
scopr il perch. Proprio sulla prima pagina della rivista c'era
un lungo e sottile trafiletto in cui venivano citati i collaboratori,
compresi i redattori, gli scrittori e i fotografi.
E l lo trov: non Bobbie Crocker o Robert Buchanan. In
quel caso avrebbe fatto un salto sulla sedia. Invece scopr quella
che, per il momento, le parve comunque un'informazione di estrema
importanza. All'inizio di un capoverso che elencava in ordine
alfabetico trenta fotografi, una sorta di litania che includeva Margaret
Bourke-White, Cornell Capa e Alfred Eisenstaedt, compariva
il nome di un vice photo editor, Marcus Gregory Reese.
Prima di lasciare la biblioteca, Laurel stamp il trafiletto in
modo da avere la lista completa, poi cerc sull'elenco telefonico
di Burlington il numero di Marcus Reese. Non c'era. E nemmeno
figurava nei distretti di Waterbury, Middlebury o Montpelier.
Quindi si rec al giornale, ad appena due isolati a ovest su
College Street. Aveva appuntamento con David al cinema per
le sei e tre quarti, ma era cos entusiasta della scoperta che voleva
mostrargli la copia tratta dalla rivista.
Quando entr nel suo ufficio era al telefono, anche se stava
chiaramente per chiudere, e cos fece scivolare il ritaglio su
una pila disordinata di carte poggiate sulla scrivania, indicando
la lista dei fotografi. L'uomo annu educatamente, ma era evidente
che il nome Marcus Gregory Reese non gli diceva nulla.
E perch dovrebbe? si chiese solo allora la ragazza. David non
era ancora al corrente di ci che lei sapeva, e cio di quel che le
aveva riferito Serena. Quindi, appena lui agganci, lo ragguagli
sulle ultime scoperte.
Accidenti mormor.
Non sono riuscita a trovare il numero di Reese sull'elenco,
per potrei fare una ricerca su Google. E poi vorrei usare
quelle banche dati a cui il giornale  abbonato. Vediamo cosa
salta fuori, ora che abbiamo il codice di previdenza sociale di
Bobbie.
Vediamo? Non dovevamo andare al cinema?
Laurel esit un attimo. Non ci impiegheremo molto.
E invece s obiett David, alzandosi dalla poltrona.
Dobbiamo sbrigarci.
Fammi provare insist Laurel, pronunciando quella breve
frase con una veemenza decisamente anomala, che meravigli
entrambi.
Ci fu un istante di silenzio, poi David riprese: Laurel, lascia
perdere per stasera. Distraiti.
 importante replic lei, senza abbassare il tono.
Per chi?
Per me.  importante per me. E tanto basta.
L'uomo la fiss. La loro relazione era cos monotona da un
punto di vista emotivo che Laurel non ricordava che avessero
mai discusso. Vieni qui cedette David, anche se era evidente
che avrebbe preferito rimandare all'indomani. Tuttavia accenn
alla poltrona e al computer.
Ci vorr un secondo, davvero continu lei. Non sei curioso?
Certo. Ma non ossessionato.
Be', nemmeno io lo sono. Voglio solo trovare il numero di
questo Reese e contattarlo. Voglio chiedergli il motivo per cui
ha mandato via Bobbie, o se  stato lui a decidere di andarsene.
Magari era morto comment David, senza nascondere -
forse intenzionalmente - la propria irritazione.
Reese?
Lui annu. Potrebbe essere questa la spiegazione. Quell'uomo
 morto, e Bobbie si  ritrovato sulla strada. Sai che facciamo?
Tu cerchi Reese su Google e vedi cosa esce fuori, e io
controllo i necrologi. In che mese Bobbie  arrivato al ricovero,
l'anno scorso?
Agosto.
Bene. Do un'occhiata ai giornali dell'estate.
Laurel aveva l'impressione che si fosse offerto di aiutarla perch
si sentiva in colpa per essere stato brusco nei suoi confronti, e
anche perch non aveva ancora verificato su Lexis Nexis, come le
aveva promesso, se vi erano notizie sull'incidente automobilistico
occorso a Robert Buchanan. Comunque, gli era riconoscente.
Scoprirono subito due cose: c'era un numero considerevole
di siti Internet in cui compariva il nome Reese, e - proprio
come aveva ipotizzato David - l'anziano photo editor era
morto quattordici mesi prima, nel luglio dell'anno precedente.
David trov un necrologio apparso sul giornale, e Laurel alcuni
pi brevi in rete. Seduta alla scrivania, si mise a leggere il
ritaglio relativo alla scomparsa di quell'uomo, mentre David,
in piedi accanto a lei, appariva compiaciuto della propria scoperta.
MARCUS GREGORY REESE
BARTLETT - Mardis Gregory Reese, di 83 anni, si  spento
improvvisamente il 18 luglio nella sua casa di Bartlett. Marcus
- che in campo professionale era noto con il nome
completo, ma per gli amici era semplicemente Reese -
era nato a Riverdale, New York, ma si era trasferito a
Bartlett al termine di una brillante carriera di fotografo e editor
nei pi importanti quotidiani e periodici.
Nato il 20 marzo, ultimo dei cinque figli di Andrew e Amy,
dopo il diploma conseguito presso la scuola superiore di
Riverdale si era arruolato nella Marina degli Stati Uniti in
qualit di marinaio di prima classe, servendo con onore la
nazione durante la seconda guerra mondiale e combattendo
nel Pacifico. Tornato in patria, cominci a interessarsi
alla fotografia, che divenne la sua attivit, collaborando
dapprima con il Newark Star-Ledger, poi con il Philadelphia
Inquirer e infine con la rivista Life, dove lavor anche
come photo editor per quasi trent'anni.
Ebbe due mogli: la prima, Joyce McKenna, da cui divorzi;
la seconda, Marjorie Ferris, morta di cancro nel 1999.
Reese lascia una sorella maggiore, Mindy Reese Bucknell,
che vive a Clearwater, in Florida.
Le esequie saranno celebrate mercoled 21 luglio, alle ore
11, presso la Chiesa congregazionista di Bartlett; la sepoltura
avr luogo nel cimitero di New Calvary.
La cerimonia  stata organizzata dall'agenzia di pompe funebri
Bedard McClure.
Anzich ottantatr anni, l'uomo nella foto ne dimostrava
una sessantina, per cui Laurel suppose che non si trattasse di
un'immagine recente. Reese vi appariva come un uomo tarchiato,
con sopracciglia folte, bianchi capelli ondulati e un
mento che si fondeva con il collo taurino. Portava occhiali da
sole colorati, un maglione dalla scollatura rotonda e una camicia
di cotone con i bottoni sul colletto; sfoderava un sorriso
che si sarebbe potuto definire birichino. Forse anche compiaciuto.
Appena finirono di leggere il necrologio, David sogghign.
Mi ha sempre fatto ridere l'espressione si  spento improvvisamente.
A ottantatr anni non ci si aspetta di morire?
D l'impressione che il defunto sia stato ucciso o si sia suicidato,
vero? O che il medico abbia commesso un errore madornale.
David si sedette sul bordo del mobile dietro alla scrivania.
Un attacco cardiaco, probabilmente. Nulla di misterioso, a
quanto pare.
Laurel pens che avesse ragione, ma non fece commenti.
Dopo l'incontro con Pamela Marshfield e la telefonata dell'avvocato
al BEDS, era incline a vedere misteri ovunque.
Credo che ora siamo in grado di affermare dove ha preso
quelle foto il tuo signor Cracker prosegu l'uomo, il mento fra
le mani.
Cio?
Pu darsi che le abbia sottratte a quel Reese. Da quel che
mi hai raccontato, Bobbie non era propriamente un modello di
equilibrio mentale.
Sei convinto che le abbia rubate? chiese Laurel, sbigottita
al solo pensiero.
Prima di tutto, non ho parlato di furto. Questo implicherebbe
un pieno possesso delle facolt mentali. Forse le ha... requisite.
Magari dopo la morte di Reese.
 pur sempre una sottrazione.
D'accordo, allora: le ha rubate. O  probabile che gliele
abbia date quel Marcus Gregory Reese.
Ma cosa te lo fa pensare?
Il fatto che il nome di Bobbie non compaia nel trafiletto
di Life.
Non significa che non sia stato lui a scattarle!
Laurel, il necrologio definiva Reese un fotografo insist
David, tagliando corto e accennando allo schermo del computer
sulla scrivania, dove erano visualizzati i siti Internet nei quali
compariva il nome del defunto. E poi guarda: quel sito  dedicato
alla sua attivit. E anche questo. E quest'altro. Non mi
stupirei di trovare quella foto delle ragazze con l'hula-hoop,
oppure una di Muddy Waters con una didascalia che indica
Reese come autore.
Era possibile, si disse Laurel, ma quel ragionamento non la
convinceva del tutto. Si sforz di rimanere calma, di non mettersi
sulla difensiva. Alla fine ci arriv.
Stiamo dando per scontato che Bobbie abbia vissuto con
Reese argoment con calma.
S.
E che stesse da lui perch l'ospedale pubblico glielo aveva
affidato.
Concordo.
E che si conoscessero, visto che avevano lavorato insieme
alla rivista.  quello che mi ha detto Serena, ricordi? Secondo
me Bobbie  venuto nel Vermont perch sapeva che Reese viveva
qui. Ho esaminato solo un'annata di Life. Il 1960. Forse
Bobbie ha svolto la sua attivit per quel periodico a met degli anni
Cinquanta o Sessanta. Quando avr pi tempo da trascorrere in
biblioteca, magari trover intere annate di Life con il nome di
Bobbie Crocker nell'elenco dei collaboratori.
In pratica, sostieni che Bobbie conosceva Reese perch
Reese era il suo editor.
Non regge?
No. Mancano parecchi tasselli. Avrebbero potuto conoscersi
alla rivista in mille altri modi, senza per questo che Reese
lavorasse con lui. Ammesso pure che si siano incontrati per la
prima volta proprio l, per quel che ne sappiamo Bobbie poteva
anche essere il custode. O l'addetto alla sicurezza. O il ragazzo
dell'ascensore. Anni fa ce n'erano, sai.
Devo controllare, i numeri della rivista a partire dal 1964.
L'altra sera ho sviluppato alcune foto dell'Esposizione mondiale
proprio del 1964. Potrebbe esserci il nome di Bobbie.
David annu cautamente, come fa un padre con la figlia
quando  sull'orlo dell'esasperazione. Poi si alz, afferr il
mouse e inizi a cliccare sulla casella con la x nell'angolo in
alto a destra dello schermo per chiudere la sessione. Si era gi
disconnesso da Internet prima che Laurel riuscisse a fermarlo,
ma non aveva ancora spento il computer. Che stai facendo?
gli chiese.
Andiamocene, o perderemo il film. Dobbiamo uscire subito
se vogliamo arrivare prima che inizi. A proposito, devo raccontarti
una cosa molto divertente su Marissa. Vuole che le scatti
una foto in primo piano. Ti rendi conto?
Continu a parlare, ma lei non lo seguiva pi. Senza la
connessione a Internet non poteva scorrere i sommari delle tante
pagine su Marcus Gregory Reese e, quasi fosse una drogata,
doveva farlo. Era un'esigenza fisica. Non voleva vederli; ne aveva
bisogno. Quindi, bench fosse chiaro che David aveva intenzione
di lasciare l'ufficio e sentisse che le stava parlando della figlia,
clicc di nuovo sull'icona di Internet Explorer.
Scusa fece. Perch non andiamo allo spettacolo successivo?
Dovrebbe essere alle nove.
Laurel!
Se vuoi andare, vai. Non c' problema. Ti raggiungo per
cena.
Non mi va di andare al cinema da solo il venerd sera. Voglio
uscire con la mia ragazza.  diverso.
Laurel apr l'elenco dei siti visitati quel giorno e torn ai risultati
ottenuti su Google digitando il nome Reese. Non posso
fermarmi proprio ora spieg, con un tono di voce cos esitante
e sommesso che non si riconobbe. Sento di essere vicina alla
soluzione.
Fammi capire una cosa: vuoi trascorrere il venerd sera alla
mia scrivania a passare in rassegna dei siti su un photo editor
di Life morto e sepolto. E cos, Laurel?
Non tutto il venerd sera. Dammi un'altra mezz'ora.
Okay? Poi andiamo a cena o torniamo da te. Come vuoi tu. 
che non mi va di lasciar perdere adesso. Non... posso. E...
S?
Quelle banche dati che usate voi giornalisti. Me ne mostri
una? Ti prego. Cos vediamo che dati si ricavano dal numero di
previdenza sociale di Bobbie.
David si stropicci gli occhi e alz le mani in segno di resa.
Afferr nuovamente il mouse, ma stavolta scelse il men dei
Preferiti e le indic i siti. Prova con questo fece, cliccando su
un'icona, e digita il numero di previdenza sociale in quel campo.
Quindi si lasci cadere su una delle poltrone dall'altra parte
della scrivania e prese a rovistare in mezzo a un mucchio di
giornali poggiati sul pavimento accanto a lui. Ti do mezz'ora.
Poi spengo la luce e ce ne andiamo.
Laurel scopr che Reese era un fotografo in gamba, ma
non particolarmente brillante, come pot appurare esaminando
le immagini presenti in rete. Probabilmente era pi bravo
come photo editor, e ci spiegava il fatto che avesse conservato
tanto a lungo quell'incarico presso la redazione di Life. I siti Internet
da lei visitati indicavano che negli ultimi tempi era pi
propenso a esporre le proprie opere in luoghi come la sala riunioni
della chiesa che frequentava (la mostra aveva avuto luogo
circa un anno e mezzo prima della sua morte). Prese mentalmente
nota di andare a trovare i fedeli della congregazione,
a cominciare dal pastore. Pens addirittura di partecipare a una
funzione a Bartlett, la domenica, e di cercare di incontrare le
persone che avevano conosciuto Reese e forse il suo eccentrico
amico, Bobbie Crocker.
In un necrologio pi esteso, pubblicato su una rivista di fotografia,
si diceva che quando lavorava per i quotidiani Reese faceva
il fotografo sportivo ma, a eccezione dell'immagine delle
ragazze con l'hula-hoop, non ce n'erano altre simili nella scatola
di Bobbie Crocker, e poi, oltretutto, le pareva una forzatura
considerarla di carattere sportivo. Nella storia professionale di
Reese nulla denotava l'interesse per la musica, il jazz o lo spettacolo
che caratterizzava il lavoro di Crocker, e quindi - a
differenza di David - continuava a sperare che fosse stato Bobbie a
scattare le foto ritrovate nel suo appartamento.
L'ultima operazione che esegu prima di passare a occuparsi
del numero di previdenza sociale fu quella di digitare insieme,
nella stessa stringa di Google, i nomi Crocker e Marcus
Gregory Reese. Non risult nulla.
A complicare la situazione, la ricerca con il codice di Bobbie
la lasci pi delusa e disorientata che mai. In realt il numero
non apparteneva a Robert Buchanan, come pensava lei. Si riferiva
invece a Robert Crocker. Il suo Bobbie Crocker: nato nel
1923 e morto, secondo i dati che comparivano nel sito, all'inizio
del mese. A Burlington, nel Vermont.
Allo stesso modo, non esisteva un codice di previdenza sociale
collegato al fratello di Pamela, il che avrebbe avuto perfettamente
senso alla luce di quanto quella donna le aveva detto:
era nato prima dell'istituzione di quel tipo di anagrafe e - se era
morto nel 1939, come la vecchia si ostinava ad affermare - non
avrebbe fatto in tempo a ricevere il codice indispensabile per dichiarare
le proprie entrate.
Naturalmente, proprio per tale motivo la banca dati non
poteva offrirle la conferma che Buchanan era scomparso sessantacinque
anni prima.
Perci, l'esultanza da cui si era lasciata prendere in biblioteca
svan quasi del tutto. David non era tipo da infliggerle un
Te l'avevo detto, ma lei si sentiva sciocca e abbattuta. Conservava
la convinzione che Bobbie Crocker fosse il fratello di Pamela,
ma si rendeva conto che, quando la esprimeva, le sue parole
suonavano farneticanti come quelle di tanti ospiti del ricovero.
Era certa che il numero di previdenza sociale di Bobbie le
sarebbe tornato ancora utile; intanto per avevano gi perso il
film, per cui si decise a esaudire le preghiere di David, che la
supplicava di spegnere il computer e andar via.

Capitolo 16.

Whit era capace di appendere con due dita la sua bici da
passeggio Bianchi sopra la carriola depositata nella decrepita rimessa
in stile vittoriano stracolma di oggetti, tra cui quelli abbandonati
dagli altri inquilini: sci, snowboard, skateboard, scarponi
e la sua seconda bicicletta, oltre a scatole di imballaggio
di computer, ora zeppe di libri, vestiti, piatti e tazze. Con la vaga
sensazione che Talia fosse alle sue spalle, in qualche punto
del viale, a esaminare la posta, ripose la bici per la notte sollevandola
proprio in quel modo. Era venerd sera, e gli ultimi
raggi di sole erano appena tramontati dietro gli Adirondack,
dall'altra parte del lago. C'era ancora luce, ma presto si sarebbe
fatto buio, e l'aria si andava rinfrescando per l'approssimarsi
delle tenebre. Non sapeva nemmeno lui se aveva issato la bicicletta
con due dita per dimostrare quanto fosse leggero il telaio
- il che, a suo parere, sottolineava la sua abilit di ciclista e la
sofisticatezza della bicicletta - o per colpire la ragazza con
quella piccola manovra, manifestazione involontaria della sua
forza bruta. Tanto intrinsecamente contraddittorie erano tali
motivazioni che individu l'origine del suo gesto in una combinazione
di entrambe. Non era interessato a Talia, ma alla sua
coinquilina: e questo, per la propriet transitiva cui obbedivano
gli ormoni, faceva s che invariabilmente in quel momento fosse
attratto da lei. La verit era che pensava spesso a Laurel
quando non era a lezione o in laboratorio, malgrado sapesse
che era fidanzata con un altro. Aveva un'aria malinconica e
gentile, e sembrava depositaria di un segreto che lo faceva quasi
struggere al solo vederla.
Fiss in fretta la bici alla rastrelliera. Riemerso dal magazzino,
scorse Talia seduta sulle scale dell'edificio. Ovviamente
non si era affatto soffermata a osservare come aveva messo a posto
la bicicletta, n aveva notato la disinvoltura con cui maneggiava
il telaio.
Dal momento che non aveva fatto troppa strada n aveva
pedalato con eccessiva energia, concluse che non doveva emanare
cattivi odori, per cui le si avvicin, rimanendo sconcertato
nel constatare che stava leggendo un opuscolo sulla guerra con
i proiettili di vernice. Immagin che le fosse arrivato insieme alla
pubblicit.
Per posta arriva proprio di tutto, eh? comment.
Lei lo scrut e sul momento parve perplessa. Poi cap a cosa
si riferiva e rispose - clamorosamente sulla difensiva Sono
stata io a ordinarlo. A richiederlo. Attento a quello che dici,
ragazzo.
Hai ordinato un depliant sulla guerra simulata? Oh bella,
e perch?
Voi ciclisti, con quel pisellino e i calzoncini attillati, siete
tutti uguali.
E un'offesa alla mia virilit? le domand sorridendo, ma
in cuor suo si chiese se Talia l'avesse detto sul serio.
 quello che penso di voi.
Davvero, a che ti serve un opuscolo sulla guerra simulata?
Non vorrai farmi credere che hai intenzione di portare i ragazzi
del catechismo a giocarci, un giorno di questi.
Domani.
Mi prendi in giro?
Macch.
Veramente?
Parlo arabo? Ci vediamo in chiesa verso le nove. Vuoi venire?
No.
Il pulmino della parrocchia ha diciassette posti, puoi
aggregarti. Non esiste modo migliore per vomitare tutta la colazione
che sciropparsi un tragitto di un'ora su quel trabiccolo.
E non esiste modo migliore per finire sulle prime pagine
dei giornali. Pulmino della parrocchia, vale a dire tragico incidente
che ha coinvolto dei bambini accompagnati da volontri.
Lo si trova sui libri. E nel programma del primo anno di medicina:
biochimica, embriologia, pulmini delle parrocchie.
Viene anche Laurel precis Talia, rimettendosi poi a
sfogliare l'opuscolo patinato che teneva fra le mani. Whit ebbe l'impressione
che avesse distolto lo sguardo perch le mancava il coraggio
di fissarlo dopo avergli offerto quella ghiotta anticipazione.
Si chiese se il suo interesse per Laurel fosse cos evidente.
Come si svolge esattamente una partita del genere? domand.
Mi immagino un mucchio di disadattati obesi in tuta
mimetica che corrono su e gi per il bosco sparandosi proiettili
di vernice.
 una descrizione abbastanza fedele. Ma ci sono due
squadre. E un arbitro.
Un arbitro?
Ah.
Whit aveva ben poca voglia di trascorrere la giornata in compagnia
degli allievi del gruppo di catechismo. Ma per il sabato
non aveva impegni, a parte una cena con gli zii, la sera. Erano venuti
nel Vermont per assistere al cambiamento di colore delle foglie,
che - con loro grande disappunto - non aveva ancora raggiunto
il suo pittoresco, quasi fantasmagorico, culmine.
A che ora tornate? chiese.
Alle quattro, quattro e mezzo al massimo.
Prese il depliant ed esamin minuziosamente la pianta del
campo di battaglia. Non ci si vedeva proprio a fare una cosa del
genere. E nemmeno Laurel.
Per la maggior parte del tempo agiremo qui spieg Talia,
indicando una serie di linee topografiche dall'andamento ondulato.
Questo  Calamity Ridge. C' un deposito di carburante
da conquistare.
Le parole deposito di carburante lo riportarono con i piedi
per terra. Tutto questo non ti fa sentire a disagio, visto quello
che sta accadendo in Iraq?
Talia si volt e lo fiss negli occhi. Ho tre compagni di
scuola nell'esercito, e hanno partecipato tutti alla prima guerra
del Golfo, o sono laggi adesso. Uno di loro  rimasto un mese
a Tikrit. Se domani vieni con noi, conoscerai due ragazzi che
hanno i fratelli maggiori arruolati, uno dei quali  stato a
Fallujah. E comunque io non sono una che vive con la testa tra le nuvole
e ignora totalmente quello che sta succedendo in Medio
Oriente, n una disadattata neoconservatrice che ci gode a fare
la guerra. OkayiL un gioco. E, se vuoi sapere come la penso, 
un divertimento molto pi sano dei videogame da Play Station
- dei vostri videogame, per quanto ne so - con cecchini e terroristi,
se non altro perch ci si muove all'aria aperta invece di starsene
rinchiusi in una stanza e curvi sopra la console. I ragazzi vogliono
fare questo. Alcuni, perlomeno. Per loro  come il
rubabandiera o il touch football. Per me  un modo di rafforzare lo
spirito di squadra e far capire ai giovani che esistono adulti - so
che ti costa ammetterlo, Whit, ma questo sei ai loro occhi - che
si interessano dei pi piccoli. Che hanno voglia di stare in loro
compagnia. Quindi, per rispondere alla tua domandina terribilmente
impegnativa: no, non mi sento a disagio. Okay?
Whit annu, leggermente sconcertato. Lui era uno di quelli
che avevano la Play Station. Ma ci giocava solo di tanto in tanto,
si disse, per scaricarsi. Per ridurre lo stress. Era... terapeutica.
Allora, vieni?
Annu nuovamente. Dopo quella breve polemica comprese
subito che non poteva rifiutare.
Una sera, ai primi di agosto, Whit era andato a ballare con
Laurel, Talia e due loro compagni di universit: Dennis, un tipo
abbastanza simpatico, ed Eva. Facevano parte di una comitiva o,
come Talia amava definirlo, di un branco. Era gioved e avevano
appuntamento con gli altri dopo le dieci, in un locale di Main
Street. Whit non conosceva molto bene le ragazze, per cui si sent
lusingato quando bussarono alla sua porta, chiedendogli di
uscire insieme a loro. Si considerava molto pi giovane delle sue
dirimpettaie, dato che aveva finito il liceo da appena tre mesi e
avrebbe continuato a studiare per qualche altro anno. Talia e
Laurel, poi, non solo erano donne fatte: avevano anche un impiego.
Certo, lavoravano entrambe in settori che non imponevano
loro un abbigliamento molto diverso da quello dei tempi dell'universit,
per, a differenza di lui, percepivano uno stipendio.
Il locale non era particolarmente affollato, dal momento
che l'anno accademico non era ancora iniziato, per cui la serata
si prospettava abbastanza noiosa. Ma non fu cos, sopratttto
perch erano in gruppo. Ball con Laurel, con Talia e per qualche
minuto perfino con Eva. Era addetta al reparto marketing di un
grande centro commerciale alla periferia di Burlington, ed era
l'unica della compagnia ad avere un perfetto look urban chic.
Cominciava a provare attrazione nei confronti di Laurel e,
tra un brano e l'altro, ogni scusa era buona per parlare con lei.
In quell'occasione si rese conto che alla ragazza non piaceva
ballare quanto a lui, anche se si stava divertendo. Ci avrebbe
giurato.
Mentre rientrava si rese conto del perch si stava prendendo
una cotta per lei. Talia e Dennis volevano rimanere ad ascoltare
gli ultimi pezzi, Eva e Laurel invece decisero di andarsene.
Avevano orari meno flessibili dell'amica, e poi dovevano alzarsi
presto. Cos intorno alla mezzanotte loro tre lasciarono il locale
e si incamminarono verso casa: avrebbero prima accompagnato
Eva, poi lui e Laurel avrebbero proseguito fino alla zona residenziale
della citt, dove abitavano.
Avevano percorso tre isolati quando scorsero il barbone.
Era seduto su una cassetta di plastica rossa per le bottiglie di latte,
la schiena addossata contro un muro, e portava un impermeabile
nero con le maniche tagliate. Era avvolto dalle tenebre,
per cui prima di vederlo ne fiutarono l'odore. Aveva un viso allungato,
bench in gran parte coperto da una folta barba, e i capelli
gli scendevano fino al collo in ciocche aggrovigliate e lerce.
Sulla sommit del capo era calvo, con il cranio ricoperto di
croste. Whit gli avrebbe dato cinquantacinque o sessantanni,
ma Laurel in seguito gli spieg che probabilmente non ne aveva
pi di quarantacinque. Eva fu la prima a notarlo e, afferrato
il ragazzo per il braccio, attravers la strada, cercando di farli allontanare.
Whit non capiva cosa avesse in mente, e quindi si lasci
guidare. Poi per sent il tanfo e, voltatosi, vide quell'uomo.
Era sveglio e biascicava qualcosa. Non urlava, ma quel mormorio
sommesso li sconcert ancora di pi.
Laurel gli si avvicin. Si accucci davanti a lui richiamando
la sua attenzione. Si present e gli chiese quale fosse il suo
nome. Certo, questo non bast a riportarlo completamente alla
realt, ma, mentre gli altri due si erano bloccati, rimanendo
muti e intimoriti, lei gli prese la mano tra le sue - Whit comprese
chiaramente che afferrare la mano sudicia di un barbone era un
gesto di piet e al tempo stesso di coraggio - e lo fece alzare. Poi
invit gli amici a proseguire per conto loro, ma invano: Whit ed
Eva la accompagnarono fino al ricovero, dove Laurel condusse
anche l'uomo. C'erano ancora dei letti liberi, visto che d'estate
i senzatetto riescono a resistere anche all'aperto; con l'aiuto dell'assistente
sociale di turno gli fece fare una doccia e gli diede da
mangiare, quindi lo convinse a fermarsi l per la notte. Tutto ci
richiese circa un'ora. Agli altri il barbone non rivolse mai la parola;
veramente non parl molto neppure con Laurel. Per smise
di farfugliare frasi sconnesse e di roteare gli occhi come un ossesso.
Continuava a fissare la ragazza, ed era evidente che vicino
a lei si sentiva al sicuro. Da qualunque complotto si credesse
perseguitato, qualsiasi fissazione lo avesse ridotto in quello
stato, in quel momento riusc a controllarsi.
Tornata dagli amici, Laurel si scus per aver fatto perdere
loro un'ora di sonno, poi tutti e tre s'incamminarono nuovamente
verso casa. Whit era sconvolto dal fetore e dalla totale disperazione
di quell'individuo che Laurel aveva tolto dalla strada,
oltre che dal fatto di essere entrato per la prima volta nel ricovero.
Ma dopo quattro anni di servizio come assistente sociale,
senza contare il periodo di volontariato, Laurel - come aveva
avuto modo di verificare - aveva agito senza la minima esitazione.
E lui, in compenso, non era soltanto cotto. Era soggiogato.

Capitolo 17.

Laurel si rendeva conto di non essere stata di molta compagnia
il venerd sera - sia al ristorante sia in seguito, a casa di
David - perch aveva fretta di continuare a lavorare sulle foto
di Bobbie Crocker. La telefonata dell'avvocato l'aveva allarmata.
Voleva stampare i negativi, specie dopo aver preso la decisione
di trascorrere almeno parte della domenica a Bartlett. Perci
con David si era mostrata un po' fredda; era tornata a casa il sabato
mattina di buon'ora per cambiarsi d'abito e iniziare a lavorare
nella camera oscura dell'universit. Quando aveva salutato
con un bacio il fidanzato, ancora a letto, lui non aveva nemmeno
tentato di nascondere la delusione.
Perch all'improvviso sei cos ossessionata da quella faccenda?
A questo punto che ti importa di sapere chi era veramente
Bobbie Crocker? Per quale motivo ci tieni tanto? le chiese,
il viso ancora affondato nel cuscino. A volte il sabato mattina facevano
colazione a letto e poi uscivano a passeggiare un po' prima
che David andasse a prendere le bambine. Altre volte si recava
dalle figlie e poi si vedevano da qualche parte, lontano dalle
lenzuola tra le quali, ore prima, avevano fatto l'amore.
Perch usi quella parola?
Ossessionata? Ma lo sei. Ieri due pasti su tre li hai consumati
in compagnia di persone che conoscevano Crocker, e la sera
hai mandato a monte il nostro progetto...
Non  vero!
L'hai fatto saltare per poter concludere la ricerca sull'uomo
che forse potrebbe essere stato il suo photo editor. Ora vuoi
trascorrere questo splendido sabato d'autunno chiusa dentro
una camera oscura. E perch tutto questo? Per passare la domenica
- che sar un'altra meravigliosa giornata - con gente che
nemmeno conosci, a parlare di due persone morte che probabilmente
non si sono mai incontrate.
Non so per quanto tempo ancora avr a disposizione le
fotografe! Te l'ho spiegato, Pamela Marshfield  passata alle vie
legali. Da un momento all'altro potrei essere costretta a restituirgliele!
David si tir il lenzuolo sopra la testa, avvolgendoselo accuratamente
attorno al viso. Sembrava un gesto stupido e infantile
per minimizzare la situazione prima di arrivare a un litigio vero
e proprio, ma sin dalla sera precedente i loro rapporti erano
cos tesi che Laurel si offese sul serio. Era gi uscita dalla stanza
quando lui le domand ad alta voce: Cos'hai deciso per la
foto di Marissa? Cosa le dico?
La ragazza stava raccogliendo da terra lo zainetto che aveva
lasciato accanto al bancone che separava la cucina dal soggiorno.
Ne abbiamo gi parlato, non c' problema gli ramment, volutamente
brusca. Non avevano affrontato l'argomento venerd
sera? Adorava Marissa, ed era convinta che si sarebbe divertita un
mondo a scattarle le foto. Cos aveva risposto a David.
Ma quando? Me lo chieder.
Le sembrava di avere qualcosa da fare la settimana successiva.
Luned, forse. O marted. Ricordava vagamente che quel
giorno aveva un impegno. Non ne era sicura o, comunque, al
momento, non le veniva in mente. Alla fine propose: Andrebbe
bene luned pomeriggio, verso le quattro e mezzo? Vediamo.
Magari potrei staccare un po' prima. Ti faccio sapere. Se poi luned
non fosse possibile, rimandiamo a sabato prossimo. Okay?
Sperava che David replicasse che sabato era l'ideale, e se ne rese
immediatamente conto. Bench certa che sarebbe stato un
piacere scattare quei primi piani a Marissa, avvertiva l'urgenza
delle foto di Bobbie Crocker. E c'erano tante persone con cui
doveva parlare.
Aspett una risposta, che non venne. A volte, riflett, David
si sentiva autorizzato a pensare che l'et gli desse il diritto di giudicare
gli altri. Negli ultimi tempi, quando non erano a letto,
aveva l'impressione di essere sua figlia, anzi la figliastra, pi che
la fidanzata. La copriva di consigli, ma non di attenzioni. Si
chiese se le sue parole potessero essergli sembrate sbrigative, ma
poi concluse che quella mattina non aveva proprio il tempo di
analizzare frase per frase la loro conversazione, e usc.
Appena varc la soglia di casa sent un odore di chiuso, e
apr la finestra che dava sul balconcino dove ogni tanto lei e
Talia in estate si sedevano a leggere. Non che la vista fosse granch,
per al mattino il balcone era soleggiato e accanto vi cresceva
un magnifico acero. La porta della camera da letto dell'amica
era ancora sbarrata, il che non meravigli Laurel, visto
che erano le sette passate da poco. Si accorse tuttavia che la sua
coinquilina le aveva lasciato un biglietto in cui l'avvertiva che
c'era un messaggio per lei sulla segreteria telefonica. Spinse il
tasto e ud una voce maschile che non conosceva.
Buon pomeriggio. Mi chiamo Terranee J. Leckbruge. Lavoro
presso lo studio legale Ruger e Oates, che rappresenta Pamela
Marshfield. Mi piace il Vermont. Mia moglie e io possediamo
una villetta non lontano dalla vostra citt, a Underhill, e
ci andremo domani e domenica. Sono quasi le tre di venerd, e
sto per lasciare l'ufficio. Mi scusi se la chiamo all'inizio del fine
settimana. La prego di contattarmi sul cellulare appena rientra
o domattina presso la mia casa di villeggiatura. Aveva un leggero
accento del Sud, e si era preoccupato di fornire quello che a
Laurel parve un piccolo elenco telefonico pieno di numeri. Oltre
a quello del cellulare e della villetta, aveva lasciato il recapito
dell'ufficio e quello della sua abitazione principale, entrambi
con il prefisso di Manhattan.
Nel sentir pronunciare la parola Underhill aveva provato
una tensione a livello fisico, e le era venuto l'impulso di cancellare
il messaggio e di riprendere le sue occupazioni come se
niente fosse stato. E poi era cos presto che non avrebbe potuto
richiamarlo se non dopo qualche ora. Ma non riusciva a resistere
alla tentazione di scoprire in che modo Pamela Marshfield
voleva cercare di costringerla a restituirle le foto. Quindi, prima
ancora di cambiarsi e di far colazione con una tazza di yogurt e
una banana, decise di telefonargli. Magari lo avrebbe tirato gi
dal letto.
Rispose una donna, che pareva ben sveglia, e Laurel trov
la sua voce molto diversa da quella piena di sussiego del marito.
In realt aveva un accento che le ricord quello di qualche vicino
di casa, a Long Island. Si qualific subito come un'assistente
sociale, spiegando che cercava l'avvocato Leckbruge. Terranee
Leckbruge. La signora le chiese cortesemente se sapeva che ora
fosse, e Laurel rispose che stava per uscire e che anche suo padre
era avvocato.
Se un legale mi contatta precis, tendo a richiamarlo
appena possibile. Era una balla: le uniche telefonate del genere,
a parte quelle del padre, le aveva ricevute nell'anno successivo
all'aggressione, e quasi sempre richiamava quando non poteva
pi rimandare. Detestava ricordare quanto era accaduto, e
in quei mesi era stata costretta a farlo continuamente. Un attimo
dopo sent il rumore di una porta che si apriva con un cigolio
e poi sbatteva.
Laurel, che piacere esord Leckbruge, la pronuncia lenta
e rassicurante di cui aveva avuto un saggio attraverso la segreteria
telefonica. Anche lei mattiniera? Come va? Visto che
splendida giornata?
Bene, grazie. Di che si tratta?
Di che si tratta, dice. Be', l'altro giorno ho avuto un piacevolissimo
e cordiale colloquio con uno dei legali del municipio
di Burlington che rappresenta il BEDS. Una donna, Chris
Fricke. Devo ammetterlo, sono molto colpito dal lavoro che
svolgete al ricovero.  ammirevole. A quel punto, all'altro capo
del filo, Laurel ud un rumore che riconobbe perfettamente:
il suo interlocutore stava sorseggiando un caff.
Grazie.
Non conosco la vicenda di quell'uomo - il suo signor
Crocker - in tutti i dettagli, ma mi sembra evidente che lo avete
salvato.
Gli abbiamo trovato un alloggio. Rientra fra i nostri compiti.
 modesta. Mi creda: ci che fa lei  infinitamente pi
importante di ci che faccio io.
Gentile da parte sua.
Lo penso veramente ribatt Leckbruge, e Laurel ebbe la
netta sensazione che fosse cos. Mi chiedevo se si poteva prendere
un caff insieme mentre sono qui nel Vermont. Perch non
viene da noi, a Underhill? La casa non  una reggia, ma 
simpatica. Tra l'altro era una fabbrica di sciroppo d'acero.  circondata
su tre lati dal bosco, ma a est si gode uno straordinario panorama
del monte Mansfield. Durante l'inverno  un'impresa
percorrere in macchina la strada sterrata, per il resto dell'anno
non ci sono problemi. Ce l'ha un'auto, vero?
S. Ma non ho intenzione di venire a Underhill.
Pronunci quella frase con una tale perentoriet che per
un attimo l'uomo rimase in silenzio. Alla fine replic: Quand'
cos. A che si deve questa sua... fermezza?
Non ho voglia di parlarne. Un'immagine le balen davanti:
le unghie del pi magro dei due assalitori. Aveva afferrato
il manubrio della mountain bike per sollevarla - insieme con lei
- da terra, mettendo in mostra le unghie, listate da righe nere di
sporcizia. Aveva gi la nausea, essendo stata sballottata in malo
modo, poi aveva sentito per l'ennesima volta quella disgustosa e
stupida battuta. Liquore fica. Intanto quello che si dava arie da
grande culturista la insultava, chiamandola puttana, urlandole
quella parola attraverso la fessura del passamontagna.
Molto bene, molto bene comment Leckbruge. Allora
vediamoci a Burlington. E possibile?
Di cosa vuole discutere?
Delle foto in possesso del vostro defunto ospite. Ma scommetto
che gi lo sapeva.
Non ho nulla da aggiungere. Mi dispiace. E anche se fosse,
credo che ne parlerei solo con Chris Fricke, come le consiglio
di fare.
In citt ci sono molti localini stravaganti. Li adoro, specie
uno che si trova vicino a quel teatro. Il Flynn. Fanno una cioccolata
calda che  una libidine assoluta. Poi conosco un wine
bar molto caratteristico. Che ne dice di incontrarci per le cinque?
A lei la scelta.
Le parve di udire un movimento dietro la porta della stanza
di Talia. D'un tratto ebbe la vaga impressione che lei e la sua
coinquilina dovessero fare qualcosa insieme, la spiacevole sensazione
che avessero un impegno proprio per quel giorno. Forse solo
andare in giro a fare spese. Ma non ne era molto convinta.
Per quanto le fosse simpatica - non solo, le voleva bene; si
comportava ormai da anni come una sorella maggiore nei suoi
confronti, certo meglio rispetto alla sua vera sorella -, cap che
doveva uscire prima che l'amica riemergesse dalla sua stanza.
Aveva bisogno di infilarsi nella camera oscura. Doveva andarci.
Quindi non poteva passare altro tempo al telefono. E cos, dopo
aver accettato, con sua stessa sorpresa, di incontrare Leckbruge
in quel wine bar di Burlington alle cinque, riattacc il ricevitore
e si precipit fuori. Senza nemmeno farsi una doccia, cambiarsi
e mangiare un po' di frutta per colazione, scese silenziosamente
le scale e varc il portone del vecchio edifcio vittoriano.
Dove un tempo c'erano la Valle delle ceneri e il tabellone
pubblicitario del dottor T. J. Eckleburg, l'optometrista - un cartellone
che si stagliava sul ciglio della strada, raffigurante un paio
d'occhi enormi, inespressivi, onniscienti e freddi -, ora c'era
il parcheggio di una ditta. Gli edifici erano tutti a quattro o cinque
piani, asettici blocchi di vetro colorato intorno ai quali si
estendevano posteggi interrotti qua e l da aiuole con alberelli
rachitici. C'era una fontana, un brutto rubinetto da cui l'acqua
zampillava dentro una sorta di ombrello posto accanto al palazzo
che ospitava un'azienda di telefonia cellulare. Laurel aveva
riconosciuto immediatamente la struttura nelle foto di Bobbie,
perch l'aveva vista dall'autostrada. Quindi in qualche punto,
sotto una delle costruzioni, dovevano esserci le vestigia della stazione
di servizio di George Wilson. Un minuscolo frammento di
vetro, per esempio. Un pezzo della base in cemento della pompa
di benzina. E poi probabilmente esistevano ancora i resti del
caff che in quella terribile, infuocata estate del 1922 era gestito
da un giovane greco di nome Michaelis, il testimone principale
dell'inchiesta seguita alla morte di Myrtle Wilson.
Se Laurel non avesse saputo chi era veramente Bobbie, si sarebbe
lambiccata il cervello per capire come mai il fotografo si
fosse preso la briga di immortalare un parcheggio aziendale di
Long Island. Si trattava di un soggetto profondamente diverso dai
musicisti, attori, eventi d'attualit che sembravano costituire il
suo principale interesse. Si poteva ipotizzare che verso la fine
della carriera si fosse ridotto a ritrarre quel tipo di paesaggio
urbano per la pubblicit delle societ immobiliari - e, a giudicare
dalle automobili che vi comparivano, Laurel congettur che le
foto fossero state scattate alla fine degli anni Settanta -, ma la ragazza
conosceva abbastanza la storia di quella zona della citt per
capire quale fosse il suo vero scopo. Voleva raffigurare lo scenario
che aveva visto sua madre investire accidentalmente l'amante
del marito, per poi fuggire.
Rimase un attimo a guardare le foto del parcheggio ancora
immerse nelle bacinelle con i reagenti chimici. Era stata dura
per lui apprendere la verit sul padre e la madre? Quanti anni
aveva? Certo, capita a tutti di scoprire particolari sui propri genitori
che mettono a disagio e provocano delle crisi. Laurel aveva
letto diversi trattati di psicologia e sapeva quanto fosse importante
accettarne i punti deboli, che durante l'adolescenza diventano,
a livello inconscio, strumento per operare un allontanamento.
In un processo di individuazione, di crescita. Che costituiva,
ahim, una tappa essenziale nello sviluppo della persona.
Ma un conto era - come nel suo caso, per esempio - trovarsi ad
assistere alle pantagrueliche abbuffate del padre, per il resto
gran lavoratore, uomo disciplinato e profondamente generoso.
Un altro era venire a conoscenza che i genitori erano degli adulteri,
e che la propria madre, nel guidare la macchina dell'amante,
aveva investito una donna, lasciando la vittima a dissanguarsi
sul ciglio della strada.
Si chiese se Bobbie avesse deciso di cambiare nome quando
aveva appreso della riprovevole vilt e dello schifoso egoismo
di Daisy, fuggita mentre Myrtle era in fin di vita, e di Tom, che
aveva riferito a George Wilson l'identit del proprietario dell'automobile
gialla, in modo che il marito, in preda alla disperazione,
aggredisse Gatsby.
Non possedeva grandi nozioni in materia di schizofrenia,
ma quel poco lo aveva imparato durante il master in scienze sociali
e nel corso della sua attivit al BEDS. Non si lavora con i
barboni senza ricavarne qualche insegnamento. Trov rivelatrice
la circostanza che Bobbie fosse scappato di casa a sedici anni,
visto che le prime manifestazioni della malattia di solito
compaiono fra l'adolescenza e la giovinezza e spesso la causa
scatenante  un evento traumatico. Le venne in mente un'espressione
impiegata all'istituto in casi del genere: doppio legame.
Utilizzata in ambito clinico, si riferiva alla teoria di Gregory
Bateson, secondo cui determinate anomalie nel rapporto instaurato
dai genitori con i figli possono provocare in questi ultimi,
in maniera del tutto imprevedibile, la schizofrenia. Di solito
ci si verifica quando al bambino viene rivolta una serie di
messaggi contraddittori, per esempio dicendogli che lo si ama e
allontanandosi con aria disgustata, o spiegandogli che  meglio
che vada a dormire mentre  evidente che si vuole solo toglierselo
dai piedi, oppure chiedendogli il bacio della buonanotte
ma rimproverandolo al tempo stesso perch ha l'alito cattivo. Se
tale comportamento si protrae nel tempo, ipotizza Bateson, il
bambino si convince di non avere alcuna possibilit di successo
nel mondo reale e, per fronteggiare le difficolt, crea un mondo
di fantasia. La teoria del doppio legame non era stata
completamente accantonata, ma Laurel sapeva che ormai la quasi totalit
degli studiosi riteneva maggiormente determinante per l'origine
della schizofrenia l'aspetto genetico - influenzato da reazioni
biochimiche a livello cerebrale - rispetto a quello ambientale.
Tuttavia al ricovero l'espressione si usava pi o meno con
lo stesso significato del termine comma 22(5).
Dunque Bobbie aveva sperimentato durante l'infanzia una
perenne condizione di inadeguatezza? Niente di pi probabile.
Laurel si figur questo scenario: il figlio di Tom e Daisy
Buchanan al liceo scopre gli eventi di cui si sono resi responsabili i genitori
nell'estate precedente alla sua nascita, e quindi la riprovevole
condotta alla quale ha assistito per quindici anni - la snobistica
arroganza, i tradimenti e naturalmente le piccole disattenzioni
- appare insignificante se paragonata a tale incubo. Cos
decide di affrontare padre e madre. Chiede loro quanto ci sia di
vero in quella storia e quanto invece sia frutto di immaginazione.
Il padre nega, sostenendo che in quel tardo pomeriggio del
1922 alla guida dell'automobile c'era Jay Gatsby. Ma Bobbie intuisce
che sta mentendo.
E sua madre, la donna la cui voce ne rivela l'agiatezza?
Che fa? Ammette quanto  accaduto? Oppure, al pari del marito,
insiste che era Gatsby al volante? O si limita a rimanere in silenzio?
In un caso o nell'altro, Bobbie viene a sapere la verit. E
quella parte del cervello che ne ha controllato gli impulsi - e
che, fino a un certo punto, ha tenuto alla larga la schizofrenia -
non  pi in grado di contrastarne i sintomi iniziali.
Probabilmente, pens Laurel, la stessa Daisy ormai credeva
alla menzogna che insieme a Tom aveva dato da bere agli altri.
Chi pu dirlo? Forse Daisy Buchanan aveva continuato a rifiutare
la realt fino all'ultimo giorno, considerando le dicerie
che le turbinavano intorno come una meschina montatura ordita
da lontani parenti e vicini invidiosi.
La memoria, dopotutto, sa essere clemente: anche quando
non si  schizofrenici, a volte una indulgente rimozione  l'unico
modo per tirare avanti. Di questo Laurel era ben consapevole.
Il servizio informazioni della biblioteca era aperto anche il
sabato, e quindi Laurel rimase a lavorare alacremente nella camera
oscura per tutta la mattina fino al primo pomeriggio,
rifocillandosi solo con acqua minerale e una focaccina che aveva
comprato al bar dell'universit. Si sentiva debole, ma non riusciva
a smettere. Le foto da stampare non finivano mai. Spiccavano
le immagini dell'Esposizione mondiale scattate da Bobbie,
che riconobbe con sicurezza come quelle del padiglione dello
Stato di New York - con le torri alte settanta metri progettate da
Philip Johnson - e del simbolo della stessa manifestazione,
l'Unisfera d'acciaio degli Stati Uniti. Aveva visto sia le torri che
l'Unisfera almeno un migliaio di volte dall'autostrada che attraversava
il Queens, e inoltre in prima liceo la sua insegnante di
storia americana, che ricordava bene quegli eventi, dato che all'epoca
era bambina, aveva accompagnato la classe al Corona
Park per approfondire le vicende degli anni Sessanta.
Non usc dalla camera oscura prima delle due e mezzo, e
solo perch aveva quelle ricerche da svolgere presso la biblioteca.
L'addetto alle informazioni le procur subito il microfilm
delle annate di Life a partire dal 1964, che inizi a consultare
dal mese di gennaio. Lesse un articolo su Paolo VI, primo pontefice
a viaggiare in aereo, e una breve biografia del ministro della
Difesa Robert McNamara. C'erano un servizio sulla condanna
di Jack Ruby e uno sul brutale assassinio di una donna, Kitty
Genovese, uccisa una sera davanti al suo appartamento del
Queens, le cui grida d'aiuto erano state udite da almeno una
trentina di vicini, nessuno dei quali l'aveva soccorsa.
Finalmente, in un numero di aprile, scopr le prime foto
dell'Esposizione mondiale di Flushing. La mostra era stata inaugurata
ufficialmente il 22 aprile dal presidente Johnson, e vi si
vedevano modelli di razzi a grandezza naturale - circondati da
visitatori e visitatrici in giacca e cravatta o in abito e gonna, con
molte donne in guanti bianchi - nonch le strutture realizzate
dalla General Motors, dalla Chrysler e dall'IBM. C'era un'immagine
del padiglione dello Stato di New York che occupava mezza
pagina (ma non era quella che aveva appena stampato nella
camera oscura), abbinata a una foto della ferrovia sopraelevata
a monorotaia, anche se come autore non si indicava n Robert
Buchanan n Bobbie Crocker.
Era delusa ma non si arrese, tanto pi che dopo qualche
minuto s'imbatt in una foto in bianco e nero che si mise a esaminare
attentamente, china sullo schermo del lettore di microfilm.
Nel numero della settimana successiva a quella gi consultata,
sulla penultima pagina, a fronte della copertina interna,
compariva un'immagine dell'Unisfera. La prospettiva degli
anelli orbitali visti dal piedistallo e la sporgenza dell'Australia le
ricordavano la foto di Bobbie. Lesse la didascalia e trov il suo
nome, che l'aspettava pazientemente all'ultima riga.
L'Unisfera d'acciaio degli Stati Uniti circondata dalla Fontana
dei Continenti, all'Esposizione mondiale di Flushing, New
York. Il globo  alto come un edifcio di dodici piani e pesa pi
di 470 tonnellate. Di notte le capitali delle principali nazioni
sono illuminate, mentre sopra il pianeta si muovono in orbita
tre satelliti. Il costo totale? Due milioni di dollari, ma li vale
tutti, considerato in quale splendida forma ricorda ai visitatori
che, malgrado le diversit politiche ed etniche, siamo veramente
una sola Terra. L'Unisfera  il simbolo dell'Esposizione
mondiale appena inaugurata e al tempo stesso una delle
sue attrazioni pi popolari!
Foto: Robert Crocker
Forse Laurel non aveva mai provato una soddisfazione cos
grande in vita sua, e pens di chiamare immediatamente David
sul cellulare. Ma, visto il modo in cui si erano lasciati quella
mattina, temeva di assumere toni trionfalistici. E poi d'un tratto
si sentiva stanca, esausta. Quasi stordita. Probabilmente non ce
l'avrebbe fatta a parlare.
Mancavano tre quarti d'ora all'incontro con Leckbruge:
stamp la pagina e restitu il microfilm all'impiegato, quindi and
a sedersi sul divano di una sala di lettura e rimase a riposare
un bel po' di tempo. Finalmente si alz, e con le scarse energie
che le rimanevano si trascin fino al negozio di alimentari in
fondo alla strada, dove compr un succo di frutta e una focaccina.
Sapeva che doveva arrivare all'appuntamento con il legale di
Pamela Marshfield al massimo della forma.

Note
5. Dal romanzo omonimo di Joseph Heller (1961), indica una situazione di stallo, un circolo
vizioso (N.d.T.). ,

Capitolo 18.

Nel tardo pomeriggio di sabato Pamela camminava lentamente
sulla spiaggia dietro la sua villa, scalza e con indosso un
paio di pantaloni sportivi color cachi arrotolati ai polpacci. La
luce autunnale ricadeva su di lei simile a un'onda, e per un
istante le parve di non riuscire a mantenere l'equilibrio, come
se la sabbia le stesse franando sotto i piedi. Si ferm un attimo
a osservare due gabbiani che attaccavano un granchietto, accerchiandolo.
Alla fine uno di essi lo afferr librandosi in alto,
sopra i flutti. L'altro uccello emise un verso stridulo e rabbioso,
finch non si accorse della presenza di Pamela e pieg il
capo con aria interrogativa, in modo quasi meccanico, verso di
lei, prima di spiccare il volo per inseguire il gabbiano che si
era impadronito della preda. In lontananza, a poco meno di
un chilometro lungo la battigia, si vedevano giovani in jeans e
giacca a vento, simili a tanti puntini colorati; quei ragazzi soggiornavano
in stanze d'affitto nelle modeste dimore sorte in
quel tratto di costa.
Non era rimasta del tutto sorpresa quando T. J. l'aveva chiamata
per comunicarle la notizia che l'assistente sociale aveva accettato
di incontrarlo. Non perch trovasse particolarmente affascinante
l'avvocato - anche se, a suo parere, non era privo di un
certo charme - ma perch aveva capito che quella ragazza di
West Egg era curiosa. Intrigante. Ficcanaso. Assolutamente non
intenzionata a consegnare l'eredit del senzatetto ospitato dal ricovero.
quindi decisa a non lasciarsi sfuggire l'opportunit di
incontrare quel legale di Manhattan.
Da questo punto di vista le ricordava Robert. Faceva troppe
domande. Non si rendeva conto quand'era il momento di smettere.
In definitiva era stato proprio quello il motivo per cui suo
fratello se n'era dovuto andare. O, almeno, per cui aveva deciso
di farlo. Comunque, a Pamela riusciva difficile immaginare il
padre e Robert che trascorrevano un'altra notte sotto lo stesso
tetto dopo l'ennesima lite. Naturalmente il ragazzo aveva avuto
la peggio: il padre era stato giocatore di football. E di polo. Un
energumeno capace di tutto. Se la madre si fosse trovata a casa,
si sarebbe frapposta tra i due, finendo al pronto soccorso dell'ospedale
di Roslyn. Per fortuna Tom e Robert avevano riservato
il loro scontro conclusivo, il pi violento, a una sera in cui
Daisy era andata a giocare a bridge. Volutamente o meno, Robert
forse aveva scelto quel momento perch la madre era fuori,
bench la rabbia che nutriva nei suoi confronti fosse profonda,
strenua e inalterata al pari del furore che provava verso Tom. Fino
all'ultimo Daisy lo aveva amato - sarebbe rimasto per sempre
il suo bambino -, ma lui non se la sent di perdonarla, o non
glielo permise il suo cervello sconvolto.
Pamela non si intendeva granch di malattie mentali n di
giovani. Non cap mai in che misura il comportamento di Robert
in quei giorni fosse dovuto alla follia che avrebbe finito per
sopraffarlo o alla sua condizione di adolescente straripante di
testosterone. Sapeva che non aveva smarrito il senno dall'oggi
al domani. Si era trattato di un lento e costante aggravamento,
che aveva subito un'accelerazione intorno ai quindici-sedici anni.
Ma non ne era pi sicura. Nel loro ambiente chi si occupava
di faccende del genere durante gli anni Trenta? Di certo non
Daisy e Tom Buchanan. Avevano gi fin troppi demoni a tormentarli.
Si era tuttavia parlato di ricovero in ospedale (mai seriamente),
e a un certo punto si era deciso, per la prima volta
nella storia della famiglia, di non mandare Robert in un pensionato
per studenti. I suoi sbalzi d'umore erano troppo repentini,
ed era completamente incapace di impegnarsi negli studi. E
poi - mancanza di gran lunga pi grave, agli occhi di Tom -
non provava entusiasmo per lo sport. L'unica cosa che lo interessava
era la fotografia. Quando attraversava uno dei suoi periodi
di frenetica attivit, passava notti intere nella camera oscura
che la madre aveva fatto allestire per lui appena era apparso
evidente che non sarebbe mai entrato a Exeter, a Hotchkiss o a
Wales. Avrebbe invece frequentato una scuola privata senza
convitto a Great Neck.
In seguito Pamela era partita per il college e quindi, non vedendo
pi Robert quotidianamente, poteva accorgersi dei suoi
cambiamenti con maggiore percezione rispetto ai genitori. Una
volta, tornata a casa per un periodo di vacanza, il fratello le aveva
detto di sentirsi sollevato: era assolutamente certo che fosse
stata rapita, e non scherzava. In un'altra occasione, a Natale, le
aveva confidato di vedere nelle sue foto cose che agli altri restavano
invisibili. All'inizio Pamela aveva sperato che fosse solo
una nuova forma di snobismo, tipica dell'artista o del critico; ma
dopo che le ebbe mostrato le immagini, cap che non si trattava
di una metafora. Fino a un certo punto Robert era consapevole
delle sue assurdit, e a lei sanguinava il cuore.
Quando Robert si allontan da casa prese con s pochi vestiti,
riservando lo spazio limitato della valigia e la capiente sacca
militare dello zio alle sue macchine fotografiche, ai negativi
e a mucchi di foto che aveva scattato, tra cui un ritratto di Pamela;
lei lo sapeva perch gliel'aveva fatto vedere mentre cercava di
calmarlo, impedendogli di fare i bagagli. Ma quali altre foto
- istantanee di famiglia o immagini realizzate da lui - avesse portato
via al momento della partenza, poteva soltanto supporlo.
Tendeva a escludere che vi fossero anche quelle dei genitori.
Le cose sarebbero andate diversamente se, come aveva supplicato
la madre appena rientrata dalla sua partita di bridge,
Tom gli fosse corso dietro quella sera? Francamente Pamela ne
dubitava. I due uomini, di cui uno ancora adolescente, avrebbero
solo trascorso l'ennesima notte a perpetuare il loro infinito,
insanabile conflitto, e Robert avrebbe scelto un'altra occasione
per dileguarsi, non senza aver prima sbattuto la porta. Inoltre
erano tutti convinti che sarebbe tornato al mattino. E poi, non
vedendolo presentarsi a colazione con la coda fra le gambe, che
sarebbe rientrato per cena. Perfino i tentativi di Pamela per convincerlo
a rimanere erano stati tiepidi e sbrigativi, sia perch
pensava che non sarebbe rimasto fuori a lungo, sia a causa del
suo attaccamento ai genitori. Sapeva chi erano e cosa avevano
fatto. Ma non aveva molto da perdonare loro.
Forse per qualcuno avrebbe dovuto correre dietro a Robert
in quelle prime ore in cui, con ogni probabilit, si trovava
ancora a Long Island. Pamela, che era a casa per le vacanze estive
dello Smith, conosceva gli amici del fratello e immaginava
dove poteva essersi rifugiato. Avrebbe potuto rintracciarlo, o almeno
provarci. Fece un giro al porto per vedere se riusciva a individuare
il raggio di una torcia elettrica o un fuoco acceso nei
pressi dell'edificio abbandonato al di l della baia. La villa un
tempo appartenuta a Gatz era stata messa in vendita una mezza
dozzina di volte dal 1922, ed era di nuovo disabitata. Comunque
rimase pochissimo sulla spiaggia: nella sua mente l'immagine di
una figura solitaria in cerca di una luce dall'altra parte dell'insenatura
le ricordava troppo la disperazione di James Gatz, l'estate
in cui perseguitava sua madre. Cos rientr a casa, dove il padre
si era chiuso in un ostinato mutismo.
Un anno dopo, Tom dichiar che non gli importava pi
che Robert tornasse. Per lui era morto. A distanza di qualche
tempo, lo sent comunicare in tono grave a un compagno d'universit
che non vedeva da ventisette o ventotto anni che Robert
era rimasto vittima di un incidente automobilistico. A Grand
Forks.
A quanto pareva un investigatore, incaricato da Daisy di trovare
il figlio, lo aveva rintracciato da quelle parti sei mesi dopo
la sua fuga da casa. Il resto, naturalmente, era stato inventato di
sana pianta da una persona con evidenti problemi psichici. Da
Grand Forks, di Robert si erano perse le tracce.
Pamela cominci a sentire quella storia alle cene che i genitori
davano nel loro elegante soggiorno di East Egg: il ragazzo
ribelle dei Buchanan era scappato, morendo in un incidente
d'auto; la sua macchina era finita in un fosso. Quando si spos,
nel 1946, al ricevimento nuziale amici di amici sostenevano di
aver partecipato al funerale di suo fratello a Rosehill.
Ci sarebbero voluti decenni prima di rivederlo, dal momento
che non fece ritorno nemmeno per il funerale del padre.
Riapparve anni dopo, a circa un mese di distanza dal giorno della
sepoltura di Daisy. Un pomeriggio Pamela usc e lo trov che
fotografava - lui preferiva dire che documentava - la loro casa.
Non lo riconobbe subito: era passato molto tempo e non era invecchiato
bene. Puzzava come i barboni che popolavano le vie
di Manhattan: un odore acre, quasi di aceto. Tutto orgoglioso, si
vant di aver escogitato un'idea, e lei si offr di aiutarlo. Ma non
riusc a convincerlo a rimanere. Il suo disprezzo nei confronti
della sorella non si era minimamente attenuato con gli anni.
Per tale motivo Pamela cap che doveva recuperare quelle
foto, finite nelle mani dell'assistente sociale. Quanto lontano si
fosse spinto il fratello minore nella sua follia, poteva solamente
supporlo.
Osserv la risacca e affond le dita dei piedi nella sabbia bagnata.
Era convinta che la ragazza la detestasse. Bene, si disse.
Lasciamole credere che Robert fosse un superuomo. In realt era
stata lei - non il fratello - ad avere la forza di perdonare i genitori.
E ora doveva perdonare se stessa. Se pure gli fosse corsa dietro,
quella notte, non sarebbe riuscita a salvarlo. Sarebbe comunque
impazzito, opponendosi a qualunque tentativo di aiuto
da parte della famiglia. Per, se si guardava indietro, inevitabilmente
si rammaricava di non essere stata capace di sottrarlo alla
rovina, se non altro per amore della madre.
Di aver lasciato che si riducesse a fare il... barbone.
Non poteva crederci. Un senzatetto. Il suo instabile, folle,
intransigente fratello con l'istinto dell'autodistruzione aveva veramente
fatto quella fine. Era una situazione quasi incomprensibile
nella sua assurda tristezza.
Davanti a lei un piccolo stormo di gabbiani atterr in gruppo
sulla spiaggia, resa compatta e umida dalle onde; gli uccelli
presero a incedere impettiti, beccandosi. La donna sospir, nel
tentativo di ricordare quale fosse stata la causa scatenante dell'ultimo
litigio fra il padre e Robert. Poi scosse il capo con aria
quasi rassegnata. Meglio non pensarci.
Capitolo 19.

Mentre si dirigeva verso il bar, dopo essersi rifocillata con un
succo di frutta e una focaccina, Laurel si rese conto che incontrare
quell'avvocato avrebbe potuto rivelarsi un errore madornale. In fondo
era il legale della parte avversa, e inoltre Katherine le aveva
espressamente proibito di parlargli. Invece si stava recando all'appuntamento,
in sostanza perch quella mattina aveva fretta di chiudere
la telefonata, anche se non era quello l'unico motivo. Certo,
aveva accettato di vederlo perch era curiosa di sapere cosa avesse da
dirle, e sperava di ricavare qualche informazione su Bobbie Crocker.
Tuttavia si sentiva in ansia, e si sorprese a riflettere sulle eventuali
conseguenze della sua decisione, comprese le pi nefaste.
Terranee Leckbruge le aveva assicurato che l'avrebbe riconosciuto
dal giornale che avrebbe avuto in mano, Y Atlantic. Nel
momento in cui varc la soglia del wine bar, Laurel cap che
l'avrebbe individuato comunque. Quando gli si avvicin, l'uomo
era seduto su un alto sgabello, con un bicchiere pieno di
una bevanda bianca e, poggiato sul tavolino rotondo davanti a
lui, un giornale gi sfogliato da cima a fondo. Dimostrava una
quarantina d'anni, ma non si sarebbe meravigliata se ne avesse
avuti di pi: i capelli, pettinati all'indietro con una quantit industriale
di gel, erano cos scuri che avrebbe giurato fossero tinti.
Aveva occhiali di foggia antiquata, tipici delle persone anziane,
con una montatura romboidale giallo senape. Il loro effetto
era sconcertante, visto che Leckbruge aveva occhi di un azzurro
intenso, quasi fosforescente, e il naso talmente piccolo da risultare
praticamente inesistente. Laurel si chiese se si incollava
gli occhiali alle sopracciglia per evitare di perderli, anche perch,
quando lo vide dall'entrata del bar, stava leggendo con attenzione
il giornale, la testa leggermente china, la bocca atteggiata
a un sorrisetto vagamente compiaciuto. Indossava una
giacca grigia di lino con una maglietta beige, e Laurel ebbe la
sensazione di vestire in maniera inadeguata, anzi, peggio,
sciatta. Da quasi due giorni non si faceva lo shampoo n la doccia, e
si accorse di portare gli stessi abiti da venerd mattina, l'ultima
volta che era andata al lavoro. Non era nemmeno truccata, e
avrebbe voluto almeno essersi messa un po' di rossetto e di fard.
Appena fu accanto al tavolo, Leckbruge alz lo sguardo e
scese dallo sgabello. Per un attimo la ragazza pens che volesse
darle un bacio sulla guancia, ma si sbagliava: nello stringerle la
mano si era semplicemente avvicinato pi del normale.
Lei dev'essere Laurel. Io sono Terranee Leckbruge, ma gli
amici mi chiamano T. J. L'hanno sempre fatto e continueranno
a farlo, finch diventer vecchio, se Dio vuole. Grazie mille per
aver accettato di incontrarmi. Allora, mi sembra proprio che lei
abbia bisogno di un bicchiere. Aveva un accento piacevole,
con una cadenza pi meridionale e marcata di quanto risultasse
al telefono. Si domand se fosse una forma di affettazione,
ma non importava. Era comunque gradevole.
 vero assent, afferrando la cartella di metallo brunito
cui era fissata la lista dei vini scritta a mano. L'uomo cap che
era indecisa, e si affrett a consigliargliene uno. Poi, quando arriv
la cameriera, lo ordin per lei, evitandole di impappinarsi
con qualche impronunciabile vitigno toscano.
Per qualche minuto parlarono della comune passione per
le bizzarrie e le attrattive del Vermont, e lui le confid quanto
apprezzasse la cortesia dei suoi vicini di Underhill. Nell'udire
quel nome Laurel tacque; le venne in mente che l'altro potesse
interpretare il suo silenzio come segno di freddezza, e la cosa
non le dispiaceva.
Appena arriv il vino, l'avvocato osserv: Laurel, le sono
veramente grato che abbia acconsentito a vedermi con un preavviso
cos breve. Davvero. Grazie.
Be', lo ammetto: se non avessi dovuto uscire di casa presto
stamattina, probabilmente la risposta sarebbe stata negativa. Ma
non ho voglia di discutere.
E quindi ha acconsentito.
Esatto.
So essere molto convincente le disse, poggiando il mento
sulle mani incrociate.
Non stavolta.
E ostinato.
Questo glielo riconosco.
Be', la ringrazio di essersi dimostrata cos accomodante.
Laurel scroll le spalle con gesto evasivo.
Dov' che doveva andare oggi? le domand Leckbruge.
Qual era l'impegno tanto urgente? Se posso chiederglielo.
Pens di dire una bugia, ma non ce n'era bisogno. Volevo
lavorare sui negativi di Bobbie Crocker, nella camera oscura.
Per vedere di che si trattava.
E allora?.
Allora non ci sono altre foto della sua cliente, se  questo
che le interessa.
E della casa? Della propriet? Immagini del genere?
Guardi, non dovrei nemmeno essere qui.
E invece  venuta. Faccia conto che un individuo - una
persona gravemente malata - in qualche modo entri in possesso
di alcune foto della sua famiglia. Strettamente personali. Non
le rivorrebbe indietro?
La schizofrenia di Bobbie Crocker era sotto controllo. A
sentir lei era pazzo.
Non siamo qui per discettare di malattie mentali. Era un
barbone, finch il gruppo con cui lei opera non ha preso in mano
le redini della sua esistenza. Non trovo sensato che nel Vermont
un vecchio viva per strada se esiste un'alternativa.
Appena il BEDS gliene ha offerto la possibilit,  entrato al
ricovero.
Leckbruge bevve l'ultimo sorso di vino e fece cenno alla cameriera.
Quando si avvicin al loro tavolo, le disse in tono soddisfatto:
Era delizioso. Un vero nettare, aveva ragione. Me ne
porti un altro, per cortesia.
La ragazza aveva un piercing al sopracciglio sinistro, di quelli
che a Laurel facevano impressione solo a guardarli, considerato
poi che per il resto la sua carnagione era liscia come quella di una
modella nella rclame di una crema per il viso. Molte sue amiche
se li erano fatti fare, come pure dei tatuaggi; perfino Talia portava
un brillantino all'ombelico. Una volta, poco dopo la laurea, aveva
accarezzato l'idea di seguire il suo esempio. Farsi un piercing all'ombelico,
lo sapeva, era pi o meno come decidere di posare nude
per delle foto erotiche: meglio prima della mezza et. Perci
aveva pensato che, se proprio ne aveva voglia, doveva sbrigarsi.
Inoltre, a spingerla in quel senso era il suo fidanzato, pi maturo
di lei, naturalmente, convinto che con un orecchino all'ombelico
sarebbe sembrata un vero trofeo di caccia, e lui in compenso uno
stallone. Alla fine, comunque, Laurel aveva deciso che non le andava
di attirare l'attenzione sulla sua pancia, perch in tal caso
avrebbe rischiato di attirarla anche sul seno. E, sin da quando era
stata aggredita, la cosa era fuori discussione. E poi, era bastato lo
smodato entusiasmo del fidanzato a farle bocciare l'idea.
Allora riprese Leckbruge in tono pacato, quasi sognante,
dopo che la cameriera si fu allontanata con l'ordinazione,
quand' che intende consegnare le foto? Perch ovviamente 
questo il motivo del nostro incontro. La mia cliente sente di aver
subito una grave violenza e le rivuole indietro. E, ne sono certo,
in cuor suo lei comprende questo stato d'animo. Dopotutto...
Perch dovrei? ribatt Laurel, temendo per un attimo di
aver attribuito alla parola violenza un significato pi profondo di
quanto il suo interlocutore intendesse. Ecco, iniziava a pensare
che in qualche modo l'uomo fosse a conoscenza di quel che le
era accaduto anni prima nei dintorni della piccola cittadina che
frequentava, mentre pi probabilmente Leckbruge voleva soltanto
sottolineare la sua particolare sensibilit. Stava per scusarsi, o
perlomeno attribuire quella brusca interruzione alla mancanza di
sonno o a un po' di stress - un pretesto qualsiasi - quando l'avvocato
allung il braccio e pos una mano calda e delicata sulle sue.
Mi perdoni, la prego. Non avrei dovuto esprimermi in
quel modo.
No,  che sono troppo suscettibile. Solo che...
Stavolta fu lui a interromperla: Ha subito un'aggressione.
Capisco. Non avrei dovuto usare la parola violenza. Mi sono dimostrato
insensibile, e terribilmente inopportuno.
Quindi sapeva. Avrebbe dovuto immaginarlo. In fin dei conti,
aveva una casa a Underhill. Era un legale. Probabilmente conosceva
l'episodio in tutti i dettagli. Laurel ritrasse subito la mano
e afferr lo zaino, decisa ad andarsene. Ma poi le venne in
mente un'immagine: la ragazza in bicicletta sulla strada sterrata.
La foto scattata da Bobbie Crocker.
Quand' che il fratello della sua cliente  stato a Underhill?
chiese.
La signora afferma che il fratello  morto parecchio tempo
fa. Lui...
Laurel gli fece cenno di tacere. Quand' che Bobbie
Crocker  stato a Underhill?
Io lo ignoravo. Lei sa molto pi di me della sua vita nel
Vermont.
Ha scattato delle foto in quel posto. A Underhill. Le ho viste.
La sua cliente  convinta che anche quelle le appartengano?
Cosa raffigurano?
Una ragazza in bicicletta.
Lei?
Mentre si stava recando al luogo dell'appuntamento, Laurel
aveva passato in rassegna i vari errori che avrebbe potuto
commettere. Questo, per, non l'aveva considerato. E comunque
non era sicura che fosse uno sbaglio. Dopotutto non aveva
accettato di vedere quell'uomo per trarne delle informazioni?
Emise un sospiro, e nell'improvviso silenzio creatosi al loro tavolo
ud per la prima volta in sottofondo la musica, gli altri avventori
che conversavano e il tintinnio dei bicchieri. Quasi di
colpo, il locale pareva essersi riempito.
S rispose infine, affrettandosi ad aggiungere almeno
credo.
Non ne  sicura.
Non al cento per cento. Ma  probabile.
La mia assistita  una collezionista. Non c' motivo di
escludere che tra le foto scomparse ci fosse quella di una ragazza
in bicicletta.
Questa sar stata scattata sette anni fa. Secondo la sua
cliente, quand' che la collezione...
Una parte della collezione.
Quando sostiene che una parte della collezione sia scomparsa?
Doveva farlo presente allora.
Dove vuole arrivare?
Pamela ha informato la polizia del furto? Se i pezzi che
possedeva erano cos preziosi...
Il valore di un oggetto non  solo una questione economica.
Quelle a cui tiene di pi sono le foto della sua casa. Della famiglia.
Un'immagine di lei e del fratello ha pi importanza per
lei che, diciamo, per la George Eastman House(6). Se le sta tanto
a cuore la foto che la ritrae, sono certo che la mia cliente non
avr problemi a lasciargliela.
Non voglio quella foto replic, con la testa che iniziava
a girarle, come se il tavolo si muovesse verso di lei, voglio...
S?
Voglio sapere perch quell'uomo era l.
Ammesso che ci fosse.
Voglio sapere perch si trovava su quella strada lo stesso
giorno di quei due individui. Si rese conto di aver bisbigliato,
in tono lievemente supplichevole e accorato, ma al contempo
glaciale. Si sentiva raggelare; adesso aveva freddo, come se si fosse
inzuppata di pioggia, anche se il cuore le batteva all'impazzata,
simile a un tamburo africano.
Quelli che le hanno fatto del male?
S! Chi altrimenti?
Ma non  sicura che fosse lo stesso giorno. Vero?
No. Non ne sono sicura.
Bene, allora. I suoi assalitori erano dei barboni? Mi scusi,
Laurel, non me lo ricordo.
Perch me lo chiede? Che importanza ha?
Si  messa sulla difensiva. Sembra convinta che i senzatetto
non possano diventare violenti. Eppure proprio la primavera
scorsa due ospiti del ricovero si sono presi a coltellate nel vicolo
accanto alla pizzeria di Main Street: uno  morto e l'altro  finito
in galera. Secondo i giornali, l'assassino - anzi, presunto tale
- minacciava la vittima perch non voleva dargli il burro d'arachidi
e i panini alla marmellata distribuiti dal vostro istituto.
Laurel poggi la testa sul tavolo. Certo che conosceva la
storia. Ma sapeva anche che quei due costituivano un'eccezione: dal
primo momento che erano arrivati, tutti avevano capito che
avrebbero fatto una brutta fine. Lei non li aveva mai incontrati, e
dunque quel loro destino cos insensato - la morte e la prigione -
le aveva provocato un senso di frustrazione pi che di tristezza.
Laurel?
Quando si sent sfiorare il braccio fino alla spalla ebbe un
sussulto, e si sforz di alzare lo sguardo. Uno degli uomini che
mi hanno aggredito era senza fissa dimora rispose infine, in tono
lento ed esitante. Ma non ha mai messo piede al BEDS.
L'ho verificato anni fa.
Vuole qualcosa? Le faccio portare un po' d'acqua? E...
Laurel inarc le sopracciglia senza replicare. Le torn in
mente il furgoncino che faceva marcia indietro verso di lei, per
investirla, con i gas di scarico che la soffocavano. Il peso delle
gomme sui piedi. La clavicola e un dito gi fratturati. L'ematoma
sul seno.
Soffre di anemia? Di diabete? le chiese Leckbruge.
 stato solo... un capogiro. Mi sento meglio.
A me non sembra. E vorrei aiutarla.
Non ne ho bisogno.
Senta, quando l'hanno violentata...
Non mi hanno violentata ribatt, e con uno sforzo sovrumano
si alz, facendo leva sul braccio per mettersi in piedi. La mano
di Leckbruge scivol via e subito l'uomo cerc di afferrarla per la
spalla, se per sorreggerla o trattenerla Laurel non avrebbe saputo dire.
La sua espressione, prima cordiale, adesso pareva gelida.
Su, Laurel, non pu andarsene.
E invece si sbaglia.
Rimanga. Si sieda. La prego. Un attimo solo. Non posso...
Non posso lasciarla fuggire in questo modo.
Laurel inspir profondamente e trattenne il respiro il pi
possibile; pian piano riprese il contatto con la realt. Questo la
dice lunga su di lei mormor. Ma perch voi uomini di mezz'et
siete tutti convinti che il mondo vi giri intorno?
Leckbruge ci riflett un istante, le labbra imbronciate in
una smorfia infantile. Au contraire. La pi grande sofferenza
per un uomo maturo  scoprire che il mondo non gira affatto intorno
a lui.  questo, ahim, che ci affligge.
Lo terr a mente.
L'altro sbirci l'orologio. Mi piacerebbe continuare la nostra
conversazione.
Pu farlo: con i consulenti legali del municipio di Burlington.
Non con me.
Non deve essere cos ostile.
S, invece, se cerca di intimorirmi.
Non  mia intenzione. Davvero, Laurel. Non lo farei mai.
Altri non esiterebbero. Ma non  mia abitudine, specie con una
persona che ha passato quello che ha passato lei. Mi creda.
Laurel analizz quelle parole. Stava insinuando che conosceva
gente pronta a intimidirla? Era una minaccia? domand,
pi perplessa che spaventata.
No rispose Leckbruge. Per mi prometta una cosa, la
prego.
Non ci conti.
Glielo chiedo lo stesso. Se cambia idea e si rende conto
che la mia cliente ha ragione, mi telefona?
Laurel lo fiss, e lui inarc le sopracciglia al di sopra dei giganteschi
occhiali gialli in un'espressione che verosimilmente
era di tristezza. Poi guard ancora una volta l'orologio e torn a
sedersi sullo sgabello. Mentre usciva dal locale, Laurel si accorse
di non aver nemmeno assaggiato il vino.
Quando torn, trov la porta d'ingresso dell'appartamento
semiaperta, e in un primo momento non ci fece caso. Pensava
che Talia fosse in casa. Le pareva di vedere la sua cara amica che
leggeva sul divano, l'iPod in grembo e le cuffiette nelle orecchie,
muovendo la testa e le spalle al ritmo della musica. Invece, appena
spinse l'uscio si accorse che Talia non c'era, e comprese che
avevano subito un furto. Si ferm sulla soglia, sbigottita, cercando
di capire cos'era stato portato via. La finestra che dava sul balconcino
era aperta e la sedia accanto capovolta. La lampada di
porcellana che stava sul tavolino vicino al divano - un oggetto cinese
con una raffinata decorazione a mano, che per anni aveva
fatto bella mostra di s nel soggiorno dei genitori, prima che sua
madre lo ridipingesse, dopo la morte del marito - giaceva in frantumi
sul pavimento. Anche il tavolino era rovesciato e i libri e i
giornali sparsi in terra come carta straccia. Il piccolo scrittoio di
Talia era addossato contro la porta della cucina, quasi che il ladro,
mentre rovistava nell'unico cassetto, lo avesse spinto di lato. Sopra
c'era ancora il computer, apparentemente intatto, e Laurel tir
un sospiro di sollievo nel constatare che non avevano rubato anche
quello, bench non avesse idea di quali oggetti fossero stati
trafugati.
Non aveva alcuna intenzione di andare a controllare nelle
altre stanze senza un'arma di difesa, e quindi il pi silenziosamente
possibile si sfil lo zainetto dalle spalle e vi frug alla ricerca
dello spray al peperoncino che doveva essere da qualche
parte, sul fondo. Ne portava sempre uno con s da quando era
tornata nel Vermont per terminare il secondo anno di college.
Non le era mai servito, e quasi non ricordava di averlo. Non era
nemmeno sicura di saperlo azionare, visto che, dopo averlo
estratto dalla confezione di plastica trasparente che lo avvolgeva,
aveva dato appena un'occhiata alle istruzioni; eppure in quel
momento il pensiero di averne uno la tranquillizzava. Impugnandolo
saldamente, rimase in assoluto silenzio: temeva di
aver gi fatto troppo rumore. Senza neanche il coraggio di attraversare
il pianerottolo per andare a bussare alla porta di Whit,
rest l, completamente immobile, in ascolto. A un certo punto
pens addirittura di uscire dall'appartamento e scendere le scale
in punta di piedi, anche se in tutta la casa pareva non volare
una mosca. Alla fine, dopo circa dieci minuti di calma piatta,
avanz cautamente all'interno. Era sempre pi evidente che,
chiunque fosse stato a compiere l'irruzione, se n'era andato.
Not che le porte delle loro camere da letto erano entrambe
aperte, e vi sbirci dentro. Sembrava tutto tranquillo. Spinse
contro la parete il battente della propria stanza, pronta a usare
lo spray al peperoncino e a fuggire se avesse incontrato la minima
resistenza. Vide il lettore di CD sul com e il piccolo televisore
su un ripiano dell'armadio. Non aveva molti gioielli, ma il
cofanetto di tek con gli orecchini, i braccialetti e due o tre
collane era ancora al suo posto. E cos l'iPod. Controll l'ultimo
cassetto del com, ed effettivamente il libretto degli assegni e il
passaporto si trovavano ancora sotto i maglioni, tutti perfettamente
piegati, come quando li aveva riposti. Ogni cosa era nelle
stesse condizioni in cui l'aveva lasciata il venerd mattina,
uscendo.
Si sedette sul letto, riflettendo sulla circostanza che apparentemente
non era stato trafugato nulla. D'improvviso cap: non
avevano rubato niente perch ci che il ladro cercava era nel suo
armadietto, nella camera oscura dell'universit. Anche le istantanee,
visto che aveva voluto conservare tutto insieme. D'un tratto
perfino il misterioso comportamento di Terranee Leckbruge, che
aveva tentato di trattenerla, al wine bar, le parve inquietante, e di
certo lo era. Mentre erano insieme in quel locale del centro, l'uomo
sapeva che qualcuno si stava introducendo nel suo appartamento,
e voleva farla rimanere il pi a lungo possibile con lui, finch
il misterioso complice non si fosse impadronito dei negativi e
delle copie delle foto di Bobbie Crocker. Le torn in mente come
aveva sbirciato l'orologio, cercando di impedirle di andar via.
Laurel?
Alz lo sguardo: Talia faceva capolino dalla soglia della
stanza.
 entrato qualcuno le comunic, con voce sbigottita e
monocorde. Hanno messo a soqquadro l'appartamento. Volevano
i negativi di Bobbie Crocker.
Di che stai parlando?
Ci dev'essere qualcosa. In uno di quelli che non ho ancora
stampato. Oppure in qualcuno che ho gi visto, senza capirne
il significato.
Laurel riprese Talia, ma stavolta non in tono interrogativo.
Indossava una felpa grigia con la scritta Fammi felice, e aveva
un grosso livido sul dorso della mano sinistra e dei cerotti applicati
alla meno peggio sulla destra. I capelli erano arruffati e pareva
esausta. D'un tratto a Laurel si squarci il velo: la guerra simulata.
Quel giorno avrebbe dovuto aiutare la coinquilina, accompagnando
insieme a lei i ragazzi che partecipavano all'incontro.
Oh, Talia, l'ho dimenticato. Sono davvero mortificata.
L'avevo proprio rimosso. Non so come scusarmi. Caspita,  stata
una giornata assurda, schifosa. Ho tirato un bidone alla mia
migliore amica, poi torno a casa e trovo l'appartamento devastato
da...
Dal cane di Gwen.
Come?
 partita per il weekend, e mi ha chiesto di portare a spasso
Merlino grugn la ragazza, zoppicando verso il bordo del letto e
sedendosi accanto a Laurel, mentre con la mano cercava di massaggiarsi
la spalla dolorante. Gwen era la studentessa in veterinaria
che abitava nel loro palazzo, e Merlino la sua mansueta anche se
gigantesca bestia - simile a quelle che in Cina ornavano l'ingresso
degli edifici, met cani, met leoni -, a detta della padrona solo un
bastardino che aveva preso al canile. Sai, mi fa male dappertutto
prosegu Talia, e poi: Non sentirti in colpa. No, anzi. Ti ci devi
sentire. Terribilmente: oggi avevo proprio bisogno di te.
A Laurel pareva che si stessero accavallando due argomenti:
la guerra simulata e quanto era accaduto nel loro appartamento.
 stato il cane di Gwen a combinare questo disastro?
Talia annu. Sar stato, be', un quarto d'ora fa. Per colpa mia.
Avevo appena finito di portarlo a spasso. Veramente era lui a portare
me. Io zoppicavo. Comunque, mi  sembrato di sentire un rumore
a casa nostra, e cos sono salita per dirtene quattro, visto che
mi hai lasciato da sola in mezzo al bosco con una dozzina di ragazzini
armati di fucili semiautomatici Piranha caricati a vernice. Tu
non eri ancora arrivata, ma qui dentro c'era qualcosa di strano...
Era entrato qualcuno? L'hai visto?
Non si trattava di una persona. Era un animale. Uno scoiattolo.
Uno scoiattolo? ripet Laurel.
S, la finestra era spalancata, e quando ho aperto la porta
ce nera uno che correva su e gi per il divano. Merlino se n'
accorto ed  successo il finimondo. L'ha inseguito ovunque. Ha
rovesciato la tua bella lampada ed  andato a sbattere contro il
tavolino. Due volte. Si stava praticamente gettando dal balcone
appena quel figlio di puttana si  precipitato gi lungo il tronco
dell'acero. E io, lo ammetto, ero troppo a pezzi per riuscire a
trattenere Merlino prima che lui e quella bestiola ci distruggessero
il soggiorno.
Quindi non ci hanno derubato.
Neanche per sogno. Perlomeno non  stato lo scoiattolo.
L'ho visto quando  uscito, ed era a mani vuote. O a zampe vuote.
Non c'era nessun altro?
Macch. Solo quell'animale. Ehi, magari avessi avuto il
mio Piranha. Per l'inverno lo scoiattolo avrebbe sfoggiato una
bella pelliccia fosforescente.
Ora che ci penso, stamattina ho lasciato la finestra aperta.
Allora eri tu. Mi era sembrato di sentirti rientrare da casa
di David. Non ricordavi che dovevamo andare a giocare alla
guerra simulata?
Davvero, Talia, spero che mi perdonerai. L'ho proprio dimenticato.
Dove sei stata? Al cellulare non rispondevi. Da David non
c'eri...
Lo hai chiamato?
No, nemmeno lui era in casa. Stavate insieme?
Laurel scosse la testa.
Allora, dov'eri?
Nella camera oscura.
In una giornata come questa!
Be', avevo anche appuntamento con un uomo...
Maturo, scommetto.
S, ma non  come pensi tu.  un avvocato che vuole le
foto di Bobbie. Ecco dov'ero. Ho accettato di incontrarlo perch
la sua cliente  convinta che quelle istantanee le appartengano.
E io non intendo dargliele. Sono troppo importanti! E...
Continua.
Di colpo Laurel ebbe la sensazione di aver parlato troppo e
avvert nella sua voce un tono concitato che, a giudicare dallo
sguardo di Talia, aveva messo in apprensione l'amica. Perci tacque.
Era tutto cos difficile da spiegare, in ogni caso.
Dopo un istante, Talia distolse gli occhi da lei e si stese sul
letto. Credo che non mi alzer pi da qui comment, nell'evidente
tentativo di cambiare argomento intavolando un discorso
che non fosse quello delle foto di Bobbie Crocker. Ti dispiace?
Mi sento davvero a pezzi.
 stato cos terribile?
Terribile?  stato fantastico! L'unica cosa al mondo pi divertente
della guerra simulata  il sesso. E solo se fatto veramente
bene, credimi.
Mi prendi in giro?
No.  stata una figata. Non sai cosa ti sei persa. Temo che
non mi riprender pi. Rimarr cos per sempre. Ma ne  valsa
la pena, nonostante i tagli, le ferite e i lividi. Siamo partiti proprio
male.  venuto anche Whit...
Whit?
Ah. Grazie a Dio. Sai, mi serviva un altro accompagnatore,
e un capitano per la seconda squadra. E lui ci si  messo incredibilmente
d'impegno, molto pi di me. Certo,  una faccenda da uomini.
Non che le donne non siano all'altezza. Ma non ci viene
istintivo come a loro. Ci siamo divisi i partecipanti. Le prime due
ore ce le ha suonate. E di brutto.  stata dura, credimi. Ma poi mi
si  accesa una lampadina. Ho afferrato, come dire, in pieno: all'inizio
bisogna considerarla come una partita a scacchi, programmare
le proprie mosse. E di colpo, appena sei in posizione, devi smettere
di pensare e far fnta di essere alla festa pi pazza del mondo, in
pista, senza freni. Lasciarti andare completamente. E sai che  successo
appena l'ho capito? Be', per il resto della giornata Whit ha finito
di campare. Eravamo inarrestabili, e nella mia squadra non
avevo certo gente che vive incollata alla Play Station. C'erano soldati
come Michelle. La conosci, no? Quella ragazzina timida. Be',
non abbiamo fatto prigionieri. Neanche uno. Zero, nisba, nada.
D l'idea di essere uno sport piuttosto violento osserv
Laurel.
Violento? Mi sono ritrovata a strisciare in mezzo al fango
e ai rovi per mezzo chilometro per riuscire a prendere alle spalle
un gruppetto di ragazzi che avrei dovuto ammaestrare sulle
vie del Signore. Quando mi sono alzata da terra per catturarli,
ho sentito la mia voce che urlava loro di gettare il fucile se non
volevano che facessi saltare le cervella a tutti.
Davvero hai detto questo?
Talia esit. Veramente credo di aver detto anche di peggio.
Ma lasciamo perdere.
E hanno gettato il fucile?
Be', se vuoi sapere la verit, non avevano scelta. Mi pare
che Matthew abbia provato a sparare prima che io lo colpissi.
Per non gli ho dato scampo. E nemmeno agli altri. Li ho fatti
fuori tutti. La prossima volta vieni con noi. Non si discute.
Laurel le rivolse un sorriso cortese, sperando di non sembrare
ipocrita. Ma non era molto convinta. Okay mormor.
Voglio provare.
Sul serio riprese Talia, espirando rumorosamente, con
espressione soddisfatta, nonostante fosse cos ammaccata. E poi
devo ricomprarti la lampada. Si  rotto qualcos'altro? Ho dovuto
trascinare via Merlino e non ho avuto tempo di verificare i danni.
Solo quella. E non devi ricomprare niente. Non pensarci
nemmeno.
Talia, tutta indolenzita, si sollev in parte, appoggiandosi
sui gomiti. Era evidente che quella scaramuccia aveva richiesto
un notevole dispendio di energie. Be', ne acquister una nuova.
Poi dovrei mettere un po' d'ordine in questo disastro. Purtroppo
temo di non potermi nemmeno piegare.
Rimani qui insist Laurel. Ci penso io a raccogliere i
cocci. Ti porto qualcosa?
Della morfina.
Vuoi del vino? Un succo di frutta?
Un bicchiere di vino. Per mettici dentro un analgesico...
o qualcosa di forte, da stendere un cavallo.
Okay rispose Laurel, augurandosi che in cucina ci fosse
davvero una bottiglia di vino. Francamente ne dubitava.
Dimmi una cosa l'apostrof a un tratto Talia.
Spara.
Come mai da quando sei tornata da casa di tua madre non
ci siamo pi incontrate?
Possibile? si stup Laurel, pur sapendo che aveva ragione.
Non credo sia perch ce l'hai con me riprese Talia. Sono
una ragazza troppo adorabile e nessuno pu tenermi il broncio.
Almeno per non pi di, be', un minuto. Per se fossi stata meno
sicura di me, mi sarebbero venuti dei dubbi. Cio, non ti vedo da
prima che partissi per Long Island, e poi oggi mi pianti in asso.
Laurel si accorse che nella stanza era entrato un refolo di
vento autunnale e si affrett a chiudere la finestra. Esit un attimo
prima di rispondere, combattuta com'era. Da un lato, era
sempre andata alquanto orgogliosa, forse in maniera eccessiva,
del suo senso di responsabilit di fronte a familiari e amici. Non
era sua abitudine deludere le persone. D'altro canto, si domandava
se la ragione per cui aveva completamente rimosso la partita
di guerra simulata non risiedesse nel fatto che era cos presa
dalle foto di Bobbie Crocker; del resto, l'ultima cosa al mondo
che ci si sarebbe aspettati da lei era vederla correre in mezzo al
bosco imbracciando un fucile giocattolo. Magari se n'era dimenticata
soprattutto perch Talia non avrebbe mai dovuto
chiederle di accompagnarla.
Non era mia intenzione. E di certo non ce l'ho con te.
Perch dovrei? Mentre parlava, avvert nel suo tono una certa
freddezza, e non si cur di attenuarla.
Quindi eri semplicemente impegnata.
S.
Con David?
No.
Spero non con quel tuo barbone morto.
Perch la gente lo definisce in questo modo? Non era un
barbone! Gli avevamo trovato una casa...
Ehi, Laurel, datti una calmata. Non volevo...
Come se non avere un tetto fosse l'unico tratto distintivo
di una persona. Ho notato che non ti sei mai riferita a lui come
a un fotografo. O a un reduce di guerra. O a un comico. Era
molto divertente, sai? Francamente...
Francamente cosa?
Niente.
Di.
Non c' niente da aggiungere. Solo che... oh, lascia perdere.
Talia si alz adagio, alquanto malferma sulle gambe, e socchiuse
gli occhi, con l'aria di chi pensa Ne ho abbastanza,
arrivederci e grazie. Laurel non se nera accorta prima, ma la ragazza
aveva un livido violaceo a forma di mezzaluna su un lato del
collo. Ho bisogno di un bagno caldo annunci Talia in tono
pacato. Il vino me lo vado a prendere da sola. Quindi, zoppicando,
le pass accanto, diretta in cucina, dove Laurel la sent
frugare nella credenza in cerca di un bicchiere e aprire il frigorifero
per tirare fuori la bottiglia. Laurel rimase immobile, finch
non ud chiudersi la porta del bagno. Non si pu dire che
l'avesse sbattuta, ma le aveva dato una bella spinta. Laurel aveva
la sgradevole sensazione di non essere abbastanza dispiaciuta
dello scontro con la sua coinquilina; forse quando aveva etichettato
Bobbie Crocker come un barbone la sua reazione era stata
eccessiva. Ma aveva passato una settimana stressante, no? E la
giornata era stata interminabile. Oltretutto, che importanza aveva
quando il lavoro di Bobbie - e il suo - probabilmente erano
in pericolo? Con tutti quei negativi ancora da stampare? A quel
punto, la cosa pi importante da fare, concluse, era tornare nella
camera oscura e trovare un posto sicuro per i negativi e le foto
di Bobbie Crocker. Il fatto che quel pomeriggio non avessero
cercato di trafugarli non significava che non ci avrebbero riprovato
l'indomani.
Gli altri - Talia, David e Terranee Leckbruge - potevano
aspettare. Come pure il disastro nel soggiorno. E cos da dietro
la porta del bagno grid alla coinquilina che usciva di nuovo, e
si avvi gi per i vecchi e scricchiolanti gradini in legno della
scala in stile vittoriano.
Prima di infilare in una cartella e portar via dalla camera
oscura le foto di Crocker - quelle gi sviluppate che l'uomo aveva
custodito per tutti quegli anni e i negativi stampati da lei -
Laurel strapp un pezzo di carta da un blocco giallo e stil un
elenco di date a cui approssimativamente far risalire le foto. Si
trattava in gran parte di ipotesi suggerite dalle sue ricerche su Internet:
l'hula-hoop era stato inventato nel 1958 e la sua mania
era scoppiata all'inizio degli anni Sessanta. Ammettendo che le
duecento ragazze che si esibivano con i loro cerchi sul campo
di football fossero state immortalate nel periodo in cui il gioco
aveva raggiunto la massima popolarit, la foto doveva essere stata
scattata tra il 1959 e il 1961. Sua zia Joyce aveva letto la didascalia
che accompagnava un CD di Martin, quello di Camelot,
ricavandone grosso modo gli anni in cui Julie Andrews aveva interpretato
il personaggio di Ginevra. Altre date erano anche meno
precise: per Eartha Kitt non aveva riferimenti cronologici,
ma nell'istantanea che la ritraeva all'uscita della Carnegie Hall
l'attrice appariva sui quarantanni; Laurel fondava questa congettura
sul fatto che la Kitt dimostrava pi o meno la stessa et
di quando, a trentanove anni, aveva impersonato Catwoman nel
vecchio spettacolo televisivo Batman. In certi casi la datazione
si reggeva solo sulla base della sua limitatissima conoscenza della
moda e delle automobili d'epoca.
E tuttavia, pur sommario com'era, quell'elenco si rivel
utile.
Foto di Crocker: date approssimative
Met degli anni Cinquanta:
Chuck Berry
Robert Frost
Musicisti jazz (parecchie immagini)
Ponte di Brooklyn
Muddy Waters
Hotel Plaza
Fine anni Cinquanta:
Giovani beat (tre)
Eisenhower (alle Nazioni Unite?)
La vera Gidget (Kathy Kohmer Zuckerman(7))
Caschi da parrucchiere
Auto (molte)
Washington Square
Stazione ferroviaria di West Egg
Sigarette (dentro portacenere, su tavoli, primi piani di fumatori)
Ragazzi che giocano a football per strada sotto un cartellone
della Hebrew National
1960/61:
Julie Andrews (nello spettacolo Camelot)
Ragazze con l'hula-hoop
Primi anni Sessanta:
Scultore (non identificato)
Paul Newman
Zero Mostel
Altre auto (mezza dozzina)
Paesaggi di Manhattan (tra cui il Chrysler Building)
New York Philarmonic
Macchina da scrivere IBM (tre)
Scene di vita nel Greenwich Village
Giocatori di scacchi a Washington Square
1964:
Esposizione mondiale (mezza dozzina di immagini, tra
cui l'Unisfera)
Marcia della libert a Frankfort, Kentucky
Martin Luther King (alla marcia di Frankfort?)
Lyndon Johnson (con un cappello a tesa larga in una sala
da ballo)
Dick Van Dyke
Met degli anni Sessanta:
Eartha Kitt
Bob Dylan
Myrlie Evers-Williams
Case eleganti in pietra bruno-rossa (a Brooklyn?)
Mustang davanti alla villa dei Marshfield (auto messa in
produzione nel 1964)
Casa in stile Arts and Crafts nel Midwest (forse di Wright)
Nancy Olson
Autobus sulla Quinta strada
Ballerini di danza moderna (una serie)
Fine anni Sessanta:
Jesse Jackson
Coretta Scott King
Lampade lava (diverse: una serie? per una pubblicit?)
Locali di musica jazz (una serie)
Joey Heatherton (credo)
Gente che prende il sole a Jones Beach
Scene a Central Park (picnic, baseball, lo zoo, hippies)
Paul Servino (con Mira?)
Collane di perline e medaglioni con il simbolo della
pace
Primi anni Settanta:
Flip Wilson
Gruppo rock non identificato
Gli attori Jack Klugman e Tony Randall
Le Torri gemelle di New York
Wall Street (molte)
Main Street a West Egg
Ray Stevens (probabilmente)
Liza Minnelli
Trombettista jazz
Fine anni Settanta (o posteriori!):
Parcheggio aziendale nella Valle delle ceneri (in realt
non si chiama cos)
Hotel Plaza (un'altra)
Portagioielli (forse stile Art dco, ma sui negativi  insieme
al parcheggio aziendale)
Binario della stazione di East Egg
Spiaggia di East Egg
Spiaggia di West Egg
Il mio vecchio circolo sportivo (gi villa di Gatsby)
Melo selvatico (alcune copie, in una c' un mucchietto di
mele accanto all'albero)
Fine anni Novanta/inizio Duemila:
Strada sterrata a Underhill (diverse, in due si vede una ragazza
in bicicletta)
Chiesa di Stowe
Cascata
Cane accanto a una panetteria
Piste da sci sul monte Mansfield (in estate)
Laurel si rese conto che per gran parte degli anni Ottanta
e Novanta Bobbie non aveva lavorato, oppure le foto di quel periodo
erano andate perdute. Inoltre trov interessante la circostanza
che, con il passare del tempo, pareva tornare con maggiore
frequenza a East e West Egg e nella Valle delle ceneri. O
forse aveva sempre frequentato quei luoghi, magari ogni anno
- c'era quella foto del binario della stazione di West Egg con
accanto le automobili, risalente alla fine degli anni Cinquanta
-, e i negativi e le copie di quel periodo erano semplicemente
andati smarriti. Eppure Laurel sentiva che non era cos. Se
lo immaginava mentre, fra i cinquantacinque e i sessant'anni,
ripercorreva le sue orme e quelle dei genitori. Not che aveva
fotografato l'Hotel Plaza in almeno un paio di occasioni, ed era
certa che non potesse fare a meno di rivedere, dietro le mura
dell'edificio, la scena svoltasi quel torrido pomeriggio in cui il
padre aveva scoperto l'unica (o almeno tale, secondo lei) infedelt
della moglie.
Prima di metterle al sicuro in una cartella, osserv le foto
una a una. Per compiere tale operazione, che normalmente
avrebbe richiesto dieci minuti, impieg circa un'ora e mezzo. In
un primo momento tent di capire perch Pamela Marshfield o
Terranee Leckbruge le volevano a tutti i costi, sperando di rintracciare
un indizio che svelasse i loro oscuri interessi. E poi sperava
di trovare il diavolo: una persona, un'immagine, un fenomeno
da baraccone. Non era ci che aveva detto Pete Stambolinos?
Forse avrebbe scoperto la foto di un essere deforme. Ma
fino ad allora non era saltata fuori. Indubbiamente mancavano
scene della fiera annuale di Burlington. Non ve n'era nemmeno
una che potesse essere considerata anche lontanamente minacciosa.
E cos si and concentrando sempre di pi sulle foto in s:
l'uso del chiaroscuro, il modo in cui Bobbie era riuscito a rendere
affascinanti anche i soggetti pi banali. Una macchina da
scrivere. Una sigaretta. Dei giocatori di scacchi. Ebbe il timore
di non aver reso giustizia a quelle immagini quando le aveva sviluppate.
Lui meritava di pi.
Dopo averle infilate nella cartella, decise che non poteva riportarle
a casa. S, quello che la mattina si era intrufolato dentro
casa non era che uno scoiattolo. Ma il giorno dopo cosa sarebbe
successo? C'erano altri che volevano quelle foto, e Bobbie
lo sapeva. Era quello il motivo per cui non le aveva mostrate
a nessuno. E cos interpret l'irruzione di quella bestiola come un
segno del cielo. Quale messaggio le si intendeva comunicare?
Quello di conservarle in un luogo sicuro.
Che non era certo il suo ufficio al BEDS. Di Katherine si fidava,
ma non degli avvocati. L'appartamento di David era una
soluzione, ma se qualcuno vi fosse penetrato le bambine avrebbero
corso dei pericoli. Il suo ufficio nella sede del giornale sarebbe
stato l'ideale - era impossibile avventuracisi senza una
tessera identifcativa a lettura ottica o senza essere annunciati
dalla segretaria -, ma in quel modo per lei sarebbe diventato
molto difficile accedere al materiale quando David non c'era.
Conosceva alcune delle addette alla reception, ma non tutte.
Per un attimo prese in considerazione l'idea di portare le foto
da Pete Stambolinos: sarebbe stata una vera ironia nasconderle nellostesso posto in cui erano rimaste a marcire durante l'ultimo anno
di vita di Bobbie. Ma poi non le parve abbastanza prudente affidarle
a un uomo che tra le sue qualit non aveva mai annoverato
il buonsenso.
La persona pi adatta era qualcuno che n la Marshfield
n Leckbruge avrebbero associato con lei, e allora decise di provare
con Serena Sargent. L'indomani aveva intenzione di recarsi
a Bartlett per visitare la chiesa congregazionista frequentata
dal vecchio photo editor di Crocker, ma pens che subito dopo
avrebbe potuto lasciare alla ragazza le copie gi stampate. Poteva
andarla a trovare nella sua casa di Waterbury oppure, se era
al lavoro, fare un salto al ristorante nel pomeriggio. Nel frattempo
avrebbe portato con s i negativi non ancora sviluppati, che,
in realt, non assommavano a pi di una quarantina di strisce.

Paziente 29873
Sarebbe utile conoscere il fattore di stress pi recente o specifico.
Nel frattempo risulta ancora difficile tenere in piedi una
conversazione. Il soggetto alterna momenti di notevole chiarezza
espositiva a divagazioni deliranti che appaiono refrattarie a ogni
miglioramento. Continua a mostrarsi disinteressato a eventuali
terapie o programmi di assistenza post-dimissione.
Dagli appunti di Kenneth Pierce,
psichiatra in servizio presso
l'ospedale pubblico di Waterbury, Vermont
Note.
6. Museo della fotografa, con sede a Rochester, nello Stato di New York (N.d.T.).
7. Autrice di un libro dedicato al mondo dei surfisti di Los Angeles negli anni Cinquanta
(N.d.T.).


Capitolo 20.

Mentre sciamavano insieme al pubblico - adulti, ragazzi e
bambini dell'et di Cindy - fuori dalla sala buia nell'atrio del cinema,
il sabato sera, Marissa prese la sorellina per mano. Sbatt le palpebre, poi le socchiuse, infastidita dalle luci e dalla folla
che assediava i botteghini. Erano appena passate le nove, e
Cindy avrebbe dovuto essere a letto gi da un'ora, per .la ragazzina
resisteva imperterrita. E perch non avrebbe dovuto? La sorella
maggiore e il padre erano reduci dalla visione di un film assolutamente
penoso, incentrato su un clown che, pur detestando
i bambini, era finito a lavorare nell'asilo della madre. Era stata
lei a scegliere la pellicola, e quindi non voleva cedere al sonno
solo perch si stava avvicinando l'ora delle streghe, come
amava definirla il compagno della madre.
Marissa lanci un'occhiata al padre, al suo fianco, poi a
Cindy, dall'altro lato, colpita dalla differenza tra un adulto, che
sa bene come comportarsi, e un bambino, che lo ignora. Not
che la sorella aveva le labbra e le guance paffute, da scoiattolo,
unte di burro - sembrava che avesse immerso la faccia nel pop
corn -, e dei chicchi le erano rimasti attaccati agli angoli della
bocca, come sassolini di ghiaia. I capelli, che non costituivano
certo la sua attrattiva principale, erano irti, neanche fosse stata
un gatto impaurito, e - com'era possibile? - dentro l'orecchio
aveva una mentina. Se l'era infilata durante il film? Come faceva
a non accorgersi di averla ancora l? Marissa si ricordava bene
di quando il padre aveva dovuto portare la piccola dalla pediatra,
due anni prima. All'asilo i bambini avevano realizzato dei
gioielli utilizzando generi alimentari - pasta, legumi e zucchero
colorato - e per qualche inspiegabile motivo Cindy si era ficcata
un pisello nella narice sinistra. A sentire la dottoressa, ai ragazzini
succedeva spesso. Comunque, mentre assisteva alla manovra
della pediatra, una simpatica signora che aveva in cura anche
lei, la quale, con un paio di pinzette lunghe quanto una
matita, cercava di estrarre il corpo estraneo dal naso di
Cindy, Marissa si era augurata per l'ennesima volta che la
bambina non fosse veramente sua sorella.
Il ricordo di quella visita medica le fece tornare in mente
il dito del piede. La dottoressa lo aveva esaminato per circa sette
secondi, prescrivendole degli antibiotici al sapore di gomma
da masticare e raccomandandole di tenerlo a riposo il pi possibile
durante il tempo libero (s, certo). Tuttavia, grazie all'appuntamento
con la pediatra era riuscita a scampare all'incubo
della lezione di matematica. E, naturalmente, aveva partorito
l'idea di farsi realizzare al pi presto un servizio fotografico professionale.
D'un tratto and a sbattere contro il padre, e a sua volta
Cindy la urt. Alz lo sguardo e vide che si era imbattuto in una
conoscente. Suo padre incontrava sempre qualcuno. Stavolta si
trattava di una certa Katherine, cui diede un bacio sulla guancia,
come usano i grandi quando non si stringono la mano. Marissa
preferiva quest'ultimo modo di salutarsi. Figuriamoci se cos,
da un momento all'altro, avesse dovuto baciare una guancia
come quella della sorella. Che schifo. Davvero ripugnante.
Katherine era in compagnia di un uomo di cui Marissa non
afferr il nome, ma era evidente che stavano insieme, e che avevano
avuto la fortuna di assistere a un film diverso, non a quella
scemenza che si erano dovuti sciroppare loro. Marissa sorrise
educatamente quando venne presentata e le furono rivolte le
domande di rito - per un attimo si compiacque dell'approvazione
che la donna sembrava manifestare -, ma subito distolse lo
sguardo, mettendosi a fissare i poster variopinti che annunciavano
le pellicole di imminente programmazione. Gi immaginava
il suo nome sui manifesti - magari su quello in cui c'era quel
giovane attore, un gran fico che compariva sulla copertina di
People, a cui aveva rilasciato un'intervista spiegando qual era la
parte del corpo della sua sexissima fidanzata, anche lei attrice cinematografica,
che gli piaceva di pi (l'interno coscia, come
aveva letto il giorno prima nella sala d'attesa della pediatra) -
quando ud un nome che richiam immediatamente la sua attenzione.
Laurel. Stavano parlando di... Laurel.
Non so se la cosa ha a che fare con il viaggio a Long
Island, o c'entrano solo le foto stava dicendo quella donna,
Katherine. Ma non  venuta in piscina n gioved n venerd,
e negli ultimi due giorni in ufficio quasi non si  vista. Non sto
lamentando queste assenze in quanto suo superiore. Davvero,
non si tratta di questo. Sono sua amica, e mi chiedo cosa le sta
succedendo, e se ho sbagliato a coinvolgerla in questa storia delle
foto. Secondo te ho fatto male?
Suo padre parve riflettere sulla questione, annuendo come
quando analizzava le parole altrui. Marissa conosceva bene
quell'espressione. Alla fine rispose: L'altra sera sembrava proprio
ossessionata da Bobbie Crocker. Anche mercoled. Ma l'altra
sera  stato... peggio.
Peggio?
Pareva ancora pi fissata. Dovevamo andare al cinema, e
invece ha passato un mucchio di tempo a cercare su Internet il
nome di quell'uomo. Per tutta la serata non ha fatto che parlare
di lui. Stamattina, poi, si  precipitata alla camera oscura, e domani
credo abbia intenzione di fare un salto a Bartlett. Per visitare
una chiesa frequentata da un certo Reese prima che morisse,
l'anno scorso. Un tale che forse ha conosciuto Bobbie.
Katherine allarg le mani, le dita aperte, i gomiti contro il
corpo, in un gesto che esprimeva perplessit. Non capisco.
Vuole andare a vedere una strana chiesa lontana diversi chilometri
perch una persona ormai morta che conosceva Bob-
bie ...
Forse lo conosceva.
Perch una persona ormai morta che forse conosceva
Bobbie la frequentava?
Questo la dice lunga.
La donna si avvicin a David e lo prese per il braccio. Io
le ho solo proposto di stampare i negativi di quell'uomo. Non le
ho mai ordinato di mettersi a fare la detective.
Certo.
Hai eluso la mia domanda. Ho sbagliato a trascinarla in
questa faccenda delle foto?
Suo padre trasse un respiro cos profondo che a Marissa
parve quasi una folata di vento. La sua risposta sarebbe stata affermativa,
ne era certa. Alla base di tutto c'era il segreto di Laurel.
Il mistero che l'avvolgeva ovunque andasse. Qualunque cosa
Katherine le avesse chiesto di fare con quelle foto, non era un
bene per lei. Quel segreto stava diventando ancora pi rumoroso
nella sua mente.
Marissa trovava interessante che i segreti facessero rumore.
Se li era sempre immaginati come un macigno - quanta gente,
per strada, sembrava curva sotto il peso di una storia che non poteva
rivelare a nessuno? -, ma solo di recente era arrivata alla
conclusione che era proprio quel continuo ronzio a far piegare
la schiena alle persone. Alla fine suo padre mormor: Senti,
non mi piace salire in cattedra...
Oh, piantala. Lo adori.
Visto che Laurel  adulta. Una donna fatta. Ma probabilmente
s, Katherine. Forse hai sbagliato.
Ti sforzi di sembrare gentile. Lo pensi, senza forse.
Prima che David avesse il tempo di replicare, l'uomo che
accompagnava Katherine si inginocchi e parl a Cindy: Non
vorrei dirtelo... ma credo che nel tuo orecchio ci sia una caramella.
Aveva i capelli radi, era alto - tanto che perfino in ginocchio
doveva chinarsi leggermente per poter parlare faccia a
faccia con la bambina - e portava un maglione a dolcevita dal
collo un po' troppo stretto, non certo bello a vedersi, concluse
Marissa: gli dava l'aria di una tartaruga. Sua sorella si port lentamente
una mano all'orecchio e con il pollice e l'indice, corti
e tozzi, cerc di afferrare la mentina. Ma non riusciva a toglierla.
E un orecchino spieg. Si rivolse all'uomo con estrema
seriet perch aveva capito che per un po' il confetto sarebbe rimasto
al suo posto. Solo che sembra una caramella.
Marissa sorrise, nella speranza di poter mantenere un residuo
di dignit per lei e la sorella, e chios: In fatto di moda e
di cibo, Cindy  tutta particolare.
L'accompagnatore di Katherine annu con altrettanta gravit
e, sentendo che David stava dicendo qualcosa, alz lo sguardo
verso di lui, subito imitato da Marissa.
 fragile, Katherine stava spiegando alla donna. Lo sai.
La conosci da pi tempo di me.
Il che, ai tuoi occhi, rende ancora pi grave il fatto che le
abbia chiesto di occuparsi di questo caso.
S,  vero rispose David, e Katherine parve veramente
preoccupata. Marissa ebbe l'impressione che suo padre stesse
per aggiungere qualcosa. Aveva addirittura aperto la bocca, ma
all'ultimo momento ci ripens e rimase in silenzio.
In quelle foto non c' nulla che possa turbarla. Non trovi?
Qualche vecchia star del cinema. Il circolo sportivo che frequentava
da bambina e alcune ville dei dintorni. Credo che ce
ne sia qualcuna scattata a Underhill, per... non so, mi sembrava
un progetto che potesse interessarla. E anche un'iniziativa
vantaggiosa per il BEDS. Tutto qui. Non le avrei mai chiesto di
occuparsene se avessi immaginato che quelle foto potessero
sconvolgerla cos. Mai!
L'imbarazzo di Katherine era cos tangibile che l'uomo che
era con lei si alz, completamente dimentico di Cindy e della
sua mentina - il che, pens Marissa con un certo timore, avrebbe
potuto scatenare una terribile scenata da parte della sorella -,
e prese a sfiorarle adagio la schiena e le spalle con ampi movimenti
circolari.
Senti, non so perch sia tanto ossessionata da quelle foto
disse David. Non ho idea di cosa ci trovi. Ma prima la si
distoglie da questa faccenda e le si d qualcos'altro da fare, meglio
.
David, quelle foto mi sono sembrate un modo per pubblicizzare
l'attivit dell'istituto, ecco tutto. Magari un mezzo per
raccogliere fondi, sempre che la collezione abbia realmente valore.
Ma la cosa sta causando fin troppi problemi, vero?
Pu darsi. E, vista l'angoscia che ha provocato a Laurel,
non ne vale proprio la pena.
L'hai detto tu:  fragile.
David fiss le figlie e sorrise, come se di colpo si fosse ricordato
che erano l. Subito si accorse della mentina.
Cindy, tesoro, lo sai che hai una mentina nell'orecchio?
 un orecchino rispose la bambina, rivolgendogli quello
che a suo parere era il sorriso pi grazioso e ammaliante del
mondo.
S fece eco Marissa, senza riuscire a trattenersi un istante
di pi, e il popcorn agli angoli della bocca  un piercing.
La sorella le fece la linguaccia. Lei strabuzz gli occhi, ma
concluse che sarebbe stato meglio per tutti, lei compresa, assumere
un atteggiamento accomodante e abbracciarla. Anche
Cindy risentiva del fatto che presto la mamma ed Eric si sarebbero
sposati. A casa pap e io ti aiutiamo a levarlo, se vuoi. Non
 sempre facile, sai.
Katherine sorrise con aria assente. Stava ancora pensando a
Laurel. Certo che a questo punto potrebbe essere addirittura
peggio toglierle le foto.
Credo che la soluzione migliore sia quella di coinvolgerla
in un altro progetto comment David. Magari sempre inerente
alla fotografia. S, non c' dubbio. Me ne viene in mente uno.
Non molto impegnativo. Ma di grande importanza per una certa
persona. Aveva un tono decisamente pi allegro, quasi scherzoso.
E sarebbe?
Il primo piano della mia piccola diva rispose, stringendo
Marissa. Laurel si  offerta di scattare delle foto a questa giovane
e promettente attrice, luned, nel tardo pomeriggio, magari.
O in prima serata.
Marissa si sent elettrizzata, perfino esultante, e si erse in
tutta la sua altezza a fianco del padre. Non aveva immaginato
che la sua idea fosse stata presa tanto sul serio. Davvero? Questo
luned? gli chiese.
David annu.  stata lei a fissare il giorno. Le ho detto che
l'avrei richiamata. La tua lezione di canto finisce alle quattro,
ma dal momento che sei tu la diretta interessata ho voluto accertarmi
che non ci fossero problemi. Luned va bene?
S,  perfetto! Grazie, grazie, grazie! Si alz sulla punta
dei piedi e gli diede un bacio sulla guancia. Stava gi pensando
ai primi piani che aveva visto sui cartelloni degli spettacoli e a
quelli che corredavano i book delle sue amiche pi grandi, oltre
che ai vestiti e all'acconciatura.
David riprese Katherine, con voce assolutamente monocorde.
Tu consideri Laurel come una ragazzina. Credo che dovremmo
discutere la cosa direttamente con lei, e non tentare di
distrarla, come si fa con i bambini.
Cerco solo di essere pratico. Di prendere due piccioni con
una fava.
Senti, trovo molto carino che si sia offerta di fotografare
Marissa. Ma non pensare neanche per un attimo che questo
possa farle dimenticare il suo interesse per Bobbie Crocker.
No, certo che no. Ma forse se teniamo costantemente sotto
controllo questa ossessione e le affidiamo altri incarichi, possiamo
distoglierla da quel progetto.
Distoglierla?  quello che dico anch'io!
Gi, a parole.
Come a un segnale convenuto, quasi sapesse esattamente,
a livello istintivo, in che modo provocare l'esasperazione della
sorella maggiore, Cindy interruppe gli adulti. Voglio anch'io il
primo piano! Deve farlo anche a me!
Vedi comment David, con grande disappunto di Marissa.
Il progetto ha gi assunto dimensioni pi ampie.
Qualche minuto dopo, mentre le bambine tornavano a piedi
con il padre nel loro appartamento sulla riva del lago,
Marissa chiese: Pap, Laurel sta male?
Laurel  una nuotatrice, non ricordi? Gode di ottima salute.
Non credo ci sia nulla di cui preoccuparsi. Perch me lo domandi?
Hai detto che  fragile. Parlando con Katherine hai usato
questa parola.
Non mi sono accorto che ci stessi ascoltando.
Non volevo.
Oh, lo so. Ma temo che io e Katherine siamo stati un po'
indiscreti.
Allora, perch  fragile?
David parve rifletterci su, rallentando la sua andatura veloce.
Be', non voglio spaventarti. Ma nemmeno mi va di mentirti.
Mai. Lo sai, vero?
Certo.
Okay. Sette anni fa le  accaduta una cosa brutta. Ora sta
bene. Quasi sempre, per lo meno. Solo che da allora  rimasta
un po' scossa.
Che le  successo?
David lanci un'occhiata a Cindy, che non stava ascoltando.
Era troppo impegnata a leccarsi un polpastrello. Sul momento
Marissa non comprese il motivo di quel gesto, ma poi la
sorellina infd il dito nell'orecchio... e di nuovo in bocca. Allora
cap: la caramella si stava sciogliendo, e la bambina la raschiava
con l'unghia per raccogliere il cioccolato e la crema e
assaggiarli. Marissa scosse la testa. Da un lato, era inorridita.
Non c'era niente - ma proprio niente! - che quella ragazzina
non avrebbe mangiato. D'altro canto, almeno questo significava
che lei e il padre non avrebbero dovuto prendere le pinzette per
estrarle il confetto dall'orecchio. Ci avrebbe pensato la temperatura
corporea di Cindy a sollevarli da quell'incombenza. Grazie
a Dio non si trattava di una caramella pi dura, altrimenti il
giorno dopo sarebbero dovuti tornare dalla pediatra.
A bassa voce, in modo che Cindy non sentisse, David riprese:
So che a scuola vi hanno spiegato che non bisogna salire
sulle macchine o i camioncini di persone che non conoscete.
Vero? Durante le lezioni di educazione sanitaria, vi fanno vedere
tutti quei film su come evitare i pericoli. Vi parlano dei malintenzionati
che ci sono in giro.
Ah.
Be', sette anni fa, quando frequentava il college, Laurel
stava andando in bicicletta a Underhill. Era su una strada sterrata,
praticamente deserta. Fece una breve pausa, solo per accertarsi
che la figlia pi piccola fosse ancora assorbita dalle sue
occupazioni. Poi emise un lungo sospiro e continu. Marissa ebbe
l'impressione che le stesse raccontando l'episodio a grandi linee,
sintetizzandolo notevolmente: suo padre si sforzava di presentarle
la vicenda in modo da non farle apparire il mondo insostenibilmente
spaventoso, tanto che lei non riusciva a capire
cosa fosse successo di preciso. Anche cos ne rimase impaurita,
e al termine della narrazione si ritrov a camminare con le
braccia serrate attorno al corpo. Cap che suo padre le aveva riferito
l'accaduto per sommi capi nel tentativo di spiegarle il motivo
per cui - ai suoi occhi e a quelli di Katherine - la sua giovane e
atletica fidanzata sembrava cos fragile. Era comunque inquietante
ascoltare quella storia mentre camminavano di notte; a un
certo punto ebbe la vaga percezione di un debole rumore, quello di fogli di giornale che crepitavano trascinati via dal vento, insieme
a uno stropicco di passi che si avvicinavano.

Capitolo 21.

Cosa ne pensavano i vicini? Laurel a volte si sforzava di
immaginarlo. E i Buchanan se ne preoccupavano? Prima, nel
1922, c'era stato quel brutto affare nella Valle delle ceneri,
l'incidente d'auto con la fuga del conducente, seguito dalle indagini
e dall'inchiesta giudiziaria. Dovevano essere usciti articoli
di giornale in cui si sottolineava che Daisy era in macchina
accanto a quel contrabbandiere quando lui aveva investito
Myrtle Wilson, lasciandola morire in mezzo alla strada con il
seno sinistro letteralmente tranciato di netto dal muso del veicolo.
Di certo i vicini si saranno chiesti perch si trovava con
quell'uomo. La maggior parte, secondo Laurel, erano giunti
alla conclusione pi logica. Poi, qualche anno dopo, l'accusa
secondo la quale, in quell'umido crepuscolo, alla guida dell'auto
c'era Daisy. Non Jay. I vicini dovevano aver discusso anche
di questo.
Allo stesso modo, Laurel era sicura che spettegolassero sulle
avventure extraconiugali di Tom Buchanan. La ragazza di
Santa Barbara (una cameriera d'albergo), la donna di Chicago.
E quelle erano solo le storie capitategli nei primi tre anni di matrimonio.
Perfino Pamela Marshfield quella mattina, mentre
prendeva il t, si era chiesta perch i genitori non si fossero mai
trasferiti altrove.
Eppure, in un modo o nell'altro, quell'unione era durata.
Sabato sera Laurel si mise a osservare la foto di Pamela e
Bobbie da bambini accanto al coup marrone, il portico che
svettava alto alle loro spalle, piccole e tuttavia autorevoli. Per la
prima volta le apparve chiaro che Bobbie era il figlio della riconciliazione.
Un bimbo concepito e messo al mondo per dimostrare
agli altri che il matrimonio dei Buchanan funzionava.
Che era solido come una roccia. E i vicini non erano pi stati
costretti a consumare energie per domandarsi se poteva o doveva
essere salvato.
La chiesa sorgeva in cima a una modesta altura, a circa due
chilometri dal villaggio di Bartlett. Laurel si ferm a chiedere
indicazioni a una stazione di servizio sulla strada principale, e in
pochi minuti ci arriv facilmente. Era la classica chiesa del New
England, con davanti un paio di alti e imponenti aceri, le cui foglie
stavano appena iniziando la metamorfosi che le avrebbe
condotte a trasformarsi in un fantasmagorico arcobaleno nei toni
del rosso. Aveva un campanile dimesso e disadorno, ed era rivestita
di legno chiaro. Le vetrate erano pi elaborate, e su quasi
tutte le finestre erano raffigurati corone, scettri e crocifissi. I
diaconi, un uomo anziano e una donna, la accolsero calorosamente,
inebriati dalla sua giovinezza.
Si sedette in fondo, sia perch non conosceva nessuno, sia
perch la sua famiglia non era mai stata molto devota. Si rese
conto di essersi vestita in maniera un po' troppo formale, con la
camicetta bianca e la gonna nera a tubino che aveva trovato sepolte
nell'armadio, visto che gli altri fedeli della sua et portavano
jeans o pantaloni sportivi oppure (nel caso di due ragazze
che avevano l'aria di frequentare l'ultimo anno delle superiori)
quel genere di minigonne alquanto dmod che lei scovava
spesso nei negozi di abiti usati sul lungolago di Burlington. Si
sentiva a disagio per il fatto di essersi recata l con quella che era
senza dubbio una scusa, e avvert un certo senso di colpa per il
fastidio che prov quando la famigliola seduta davanti a lei -
brava gente, un agricoltore e la moglie, una maestra, con i loro
quattro figli, scarmigliati ma educati, apparentemente di et
compresa fra i cinque e i quindici anni - la salut con strette di
mano e abbracci, inopportuni ma assolutamente sinceri. Perfino
la bambina pi piccola, una creatura timida, dalla mano appiccicosa,
volle a tutti i costi stringerle con forza il braccio nel
momento in cui il pastore invit i fedeli a scambiarsi un segno
di pace.
Laurel si trattenne dal chiedere a quelle persone se conoscevano
Marcus Gregory Reese o un certo Bobbie Crocker. Era
meglio aspettare il piccolo rinfresco che, secondo il programma,
avrebbe immediatamente seguito la benedizione.
Quando la messa termin, Nancy, la maestra, le chiese da
quanto tempo viveva nel Vermont, porgendo nel frattempo a
due dei suoi figli delle monete da venticinque centesimi perch
le portassero alla lezione domenicale, e raccogliendo le loro
matite colorate, gli album e i maglioni. Gli altri due ragazzi erano
sfrecciati fuori dalla chiesa, diretti in classe, appena la funzione
era finita.
Da otto anni rispose Laurel. E lei?
Nancy baci sul capo i bambini rimasti accanto a lei, poi il
marito li accompagn dai catechisti, in fondo all'ampia sala, improvvisamente
rumorosa.
Da sempre. Ci sono nata. Come ha detto di chiamarsi?
Laurel.
Be', piacere di conoscerla. Abita a Burlington, ho capito
bene?
S.
La maestra si irrigid impercettibilmente, come se si rendesse
conto che la ragazza non si trovava l solo perch cercava
una chiesa da frequentare.
Qual buon vento la porta a Bartlett? Forse stamattina la gita
in macchina  stata piacevole. Ma con l'inverno lo sar un
po' meno.
Laurel le rivolse un sorriso accattivante e sincero al tempo
stesso, o almeno cos sperava. Sono qui per avere notizie di un
membro di questa congregazione scomparso da poco, e di un
suo amico.
La donna annu e si poggi un dito - con l'unghia di un
ovale quasi perfetto, la punta come una mezzaluna bianca dai
contorni precisi - sul mento.
E chi sarebbe?
Marcus Gregory Reese. Lui...
Oh, lo conoscevo. Si faceva chiamare cos. Reese.
Posso chiederle qualche informazione su di lui?
Certo, ma non  che lo conoscessi bene. Cio, lo vedevo
soltanto la domenica, o quasi. Forse anche il gioved mattina,
d'estate, quando gli anziani si riunivano qui in chiesa per giocare
a carte. A volte ci andavo anch'io, per portare una nota di giovent,
sa com'. Servivo loro da bere, succhi di frutta, caff. Poi
devo averlo incontrato in un paio d'occasioni dal droghiere.
Questo  quanto. Con quale suo amico vuole parlare? Magari
potrei presentarglielo.
Ecco il problema.  morto anche lui.
Capisco.
Bobbie Crocker. Il nome le dice qualcosa?
Ah, Bobbie  morto? Mi dispiace davvero. Mi chiedevo
che fine avesse fatto. Era scomparso dalla faccia della terra, no?
Quando  successo? E come?
Circa due settimane fa. Ha avuto un ictus.
Si sedevano laggi indic la maestra con una delle sue
lunghe dita dalle unghie curate, accennando alle panchine all'estremit
opposta della chiesa. Bobbie e Reese. Credo che
abitassero insieme, ma non ne sono certa. Perch si interessa a
loro?  una parente?
No.
E allora per quale motivo? Se posso saperlo. Non vorrei
sembrare indiscreta.
Laurel esit un attimo prima di rispondere, perch le ragioni
erano molteplici. Intanto la curiosit di scoprire come avesse
fatto Bobbie a passare dalla villa dei Buchanan, a East Egg, a
una stanzetta dell'Hotel New England. Poi la sensazione di essere
in qualche modo legata a quell'uomo, per il fatto che era
cresciuto in una casa dalla parte opposta della baia in cui sorgeva
il circolo sportivo dove lei aveva trascorso tanta parte dell'infanzia
e anche, probabilmente, per il fatto che l'avesse fotografata
a Underhill, su quell'orribile strada sterrata sopra la quale
gli alberi formavano una vlta, lo stesso giorno in cui aveva rischiato
di essere uccisa. Ancora: la considerazione per il suo talento
di fotografo e il desiderio di chiosarne l'opera con delle didascalie
corrette, sia in vista di una mostra sia per i posteri. E infine,
pi banalmente, il mistero che aleggiava intorno alla sua figura:
perch tanto tempo prima la sua famiglia aveva rotto i
ponti con lui, e la sorella si ostinava ancor oggi a sostenere il falso,
e cio che non c'erano rapporti di parentela? Per quale motivo
affermava che il fratello era morto da decine d'anni? Era tutto
troppo complicato da spiegare a quell'amabile maestra, in
fondo a una chiesa, una domenica mattina, e quindi le disse
semplicemente qual era il suo lavoro, precisando poi che stava
svolgendo delle ricerche su alcune foto rinvenute nell'appartamento
di Bobbie dopo la sua morte. Non aggiunse altro.
Be', se vuole parlare con qualcuno che li conosceva meglio
di me, si rivolga a quella donna laggi. Si chiama Jordie.
Jordie...
E il diminutivo di Jordan. E un'altra decana della comunit,
e anche lei si  trasferita qui da New York. Inoltre partecipava
a quelle partite del gioved mattina cui le accennavo.
Quando Bobbie viveva qui, lui, Reese e Jordie erano i veri protagonisti
concluse Nancy, e d'un tratto chiam un'anziana signora
leggermente curva, che indossava un elegante cardigan
dai bottoni di perla e aveva una corta zazzera di capelli platinati
dall'acconciatura impeccabile, appena ondulata. Il suo viso
era solcato da profonde rughe, ma Laurel non capiva se fossero
dovute esclusivamente all'et o al fatto che stesse ridendo per la
battuta di un parrocchiano che si trovava accanto a lei. Sembrava
della stessa estrazione sociale di Pamela Marshfield, pi che
una distinta vecchia signora di una cittadina del Vermont. Se la
figurava alle terme, o in un circolo sportivo, o mentre, sotto l'immacolata
tenda da sole di un albergo dell'Upper East Side, a
Manhattan, si rivolgeva con un cenno disinvolto al portiere.
Nancy la chiam di nuovo, stavolta dirigendosi verso la donna
lungo lo spazio fra le due file di banchi e trascinando Laurel con
s. Finalmente Jordie le not e appena si avvicinarono sorrise alla
maestra.
Jordie, c' una persona che vuole conoscerti esord
Nancy. Lei  Laurel. Sta cercando informazioni su Reese e
Bobbie, e pensavo che potresti esserle d'aiuto. Hai un momento?
La donna la fiss, muovendo leggermente il capo, e squadr
la ragazza, osservandola dalla testa ai piedi. La risata apparentemente
cordiale in cui Laurel l'aveva vista prorompere un
attimo prima era del tutto svanita, e la giovane immagin che
fosse per via dell'oggetto della sua ricerca.
S rispose cauta. Chi  lei, signorina? Una scrittrice?
Pronunci quella parola in tono alquanto sprezzante, come se le
avesse chiesto se era una pomografa. Ho avuto delle brutte
esperienze con i giornalisti, all'epoca, e non vorrei ripeterle.
Sono un'assistente sociale specific Laurel. Lavoro per
il BEDS. A Burlington? Rimase sorpresa per aver conferito a
quella frase un tono interrogativo. Era cos intimorita? Ricord
a se stessa che nell'ultima settimana aveva affrontato Pamela
Buchanan Marshfield e T. J. Leckbruge, senza cedere di fronte
a nessuno dei due.
S, lo conosco.
Be', ecco perch sono interessata a loro. Bobbie Crocker
era uno dei nostri ospiti.
Sulle prime pens che Jordie annuisse in segno di assenso,
ma poi si rese conto che quel movimento era causato dal morbo
di Parkinson. Uno dei vostri ospiti? fece eco, e quella cappa
di gelo, in parte dovuta al sospetto, in parte a una certa degnazione,
si dissolse all'istante.
S.
Era un... barbone?
S.  morto due settimane fa.
Oh,  orribile esclam la donna, abbassando la voce.
Davvero orribile. Non sapevo che fosse finito sulla strada. Non
immaginavo fosse morto.
Jordie riprese Nancy, cingendo con il braccio le spalle
dell'anziana signora, per consolarla, non ti abbattere. Nessuno
di noi ne era al corrente.
Abitava insieme a Reese, sai prosegu Jordie, talmente
scossa dalla notizia da doversi appoggiare con cautela allo schienale
della panca.
Come supponevo.
La casa era di Reese. Dopo la sua morte, la sorella gli ha
offerto di rimanere finch non l'avesse venduta.
Quando  successo? chiese Laurel.
Al suo funerale.
Sua sorella si chiama Mindy, vero? E vive in Florida?
S, mi pare.
Quindi Bobbie ha partecipato alle esequie?
Oh, certo.
Ha detto se aveva intenzione di accettare?
 stato un sacco di tempo fa. Almeno un paio d'anni. Forse
tre.
Per un attimo Laurel pens di correggere quell'affermazione,
ricordando a Jordie che Reese era morto poco pi di quattordici
mesi prima. Ma non ne vide il motivo. Che cosa rammenta?
le chiese, bench quell'errore avesse in gran parte minato
la sua fiducia nella memoria della donna.
Be', scoprimmo che la madre di Bobbie e mia zia erano
amiche. Il mondo  veramente piccolo, no?
Non ce l'avevi mai detto, Jordie! intervenne Nancy in tono
leggero, mentre la figlia minore faceva una nuova, brusca apparizione
in chiesa. A quanto pareva, il disegno che la bambina
aveva eseguito per la lezione domenicale era rimasto in macchina
e occorreva l'intervento della madre, la quale alz le spalle
con aria di scusa, assicurando che sarebbe tornata subito.
Bobbie non amava parlare della sua famiglia riprese l'anziana
donna. Credo che abbiano avuto una specie di litigio.
Le ha detto come si chiamava la madre? domand Laurel,
in attesa di una conferma da poter annunciare a David,
Katherine, Talia e a chiunque dubitasse della sua convinzione.
Crocker, presumo rispose Jordie, e Laurel prov una fitta
di delusione. Le donne di quella generazione - cielo, della
mia generazione! - assumevano sempre il cognome del marito.
Si usava cos.
E il nome di battesimo?
Oh, non ricordo. Me lo avesse chiesto sei o sette mesi fa...
Anche se, a esser sinceri, non so se me l'abbia mai confidato. Io
gli ho detto quello di mia zia, per non sono sicura che abbia
fatto altrettanto con quello di sua madre. O Signore, com' brutta
la vecchiaia, vero? Si dimenticano tante di quelle cose.
Be', allora, mi racconti qualche particolare che le viene in
mente, la prego incalz Laurel. Qualunque cosa. Forse, pens,
aveva in serbo un dettaglio inaspettato, che avrebbe corroborato
la sua tesi.
D'accordo. Viveva a Long Island. Sa,  cresciuto l.
S, lo sapevo.
E aveva una sorella.
Le ha detto come si chiamava?
No. Non mi pare. Mi dispiace. Ma era pi grande di lui,
di questo sono abbastanza certa, e...
E?
Mia zia una volta regal una mazza da golf a quella ragazza,
la sorella di Bobbie, quand'era poco pi che una bambina.
Naturalmente in miniatura. Era un dono. Bobbie mi spieg che
la madre trovava molto simpatica mia zia. S, davvero tanto.
Non frequentavano sempre gli stessi ambienti perch la madre
era sposata e mia zia no, ma andavano insieme a un mucchio di
feste, tra cui i ricevimenti nella villa di quel famoso contrabbandiere.
Ha capito a chi mi riferisco?
A Gatsby?
Be', non era il suo vero nome, ovviamente. Comunque s,
 lui che intendevo. Appena Bobbie scopr chi era mia zia, mi
raccont che lei e sua madre passavano un sacco di tempo insieme.
Davvero, un bel po', specie quand'erano sulla ventina. Non
ricordo con precisione come si sia espresso - ormai non ricordo
niente con precisione -, ma una volta accenn al fatto che a sua
madre quell'uomo orribile piaceva pi che a mia zia. Gatsby.
Gatz. Fa lo stesso. Se lo immagina? Sono sicura che non era vero.
La gente partecipava alle sue feste solo perch erano grandiose.
Un vero spasso. In realt nessuno ci andava perch lo trovava
simpatico. Santo cielo, non sarebbe stato possibile.
E sua zia? Come si chiamava?
Oh, sono certa che ha sentito parlare di lei, signorina. Si
chiamava Jordan Baker, e io ne porto il nome.  stata una famosa
giocatrice di golf del circuito professionistico femminile.
Un'autentica pioniera. Eppure c' ancora chi pensa che sul
campo da golf fosse una schiappa. Un'imbrogliona! Be', mia zia
non lo era, glielo assicuro. Ecco perch le ho chiesto se faceva
la giornalista. Non le dico a quante persone ho dovuto parlare di
lei nel corso degli anni per via di una storia malevola e completamente
infondata riguardo a un torneo a cui prese parte quando
era molto giovane.
Oh, nessuno ha una cattiva opinione di sua zia la rassicur
Laurel, bench anche lei condividesse quel giudizio negativo.
E poi si rese conto di non poter nutrire grande considerazione
per chiunque si fosse schierato dalla parte di Tom e
Daisy Buchanan in quell'estate del 1922.
Jordie ora la fissava, la testa ancora scossa da un leggero tremito.
Davvero, Bobbie avrebbe potuto stare da me. Mi crede,
vero? Ho tanto di quello spazio. Avrebbe avuto a disposizione
una piccola ala della casa, con una stanza e un bagno! Bastava
solo chiedere!
Sono sicura che avrebbe potuto stare con met delle persone
presenti in questa chiesa, se aveste saputo. Era...
S?
Stava per aggiungere che era schizofrenico, ma all'ultimo
momento si trattenne. Non c'era bisogno che Jordie lo venisse
a sapere. Era un uomo riservato si limit a concludere.
La donna parve riflettere, poi chiese:  venuto direttamente
da voi?
Vuole dire dopo aver lasciato la casa di Reese?
S.
Ancora una volta Laurel decise che era inutile rivelarle la
verit. Jordie si sentiva gi abbastanza mortificata. Perci ment.
Mi sembra. Era molto felice. Voglio che lo sappia. Gli abbiamo
trovato un bell'appartamento a Burlington e si  fatto subito
degli amici. Stava bene. Davvero.
Qui in chiesa giocavamo a bridge il gioved mattina continu
la donna. Quando gli anziani si riunivano per fare delle
partite a carte. Reese, Bobbie, Lida e io. Ci divertivamo sempre
tanto.
S, Nancy me l'ha detto.
No, non a bridge con Bobbie si corresse Jordie. Ci giocavo
con Reese, Lida e Tammy Purinton. Bobbie lo odiava, il
bridge. La mia memoria  proprio peggiorata!
Credo capiti a tutti comment Laurel, un po' per gentilezza
e un po' perch lei stessa era convinta di ricordare in maniera
inesatta alcuni avvenimenti della sua vita. Perfino da giovani
il cervello non era che un ammasso amorfo di materia grigia;
anche alla sua et c'erano momenti del passato di cui il suo
equilibrio mentale esigeva la rimozione. O almeno la modifica.
Succedeva a tutti, no?
Non so proprio perch non sia tornato a casa sua prosegu
Jordie. Da qualche parte doveva avere dei parenti. Penso
che sua sorella fosse ancora viva.  stato al massimo un paio
d'anni fa.
Laurel le rivolse un sorriso d'incoraggiamento. La sorella
sta bene. L'ho incontrata. Abita a East Hampton.
Certo, a lui il Vermont piaceva. Per questo  tornato, credo,
oltre che per Reese.
Tornato?
C'era gi stato una volta, per vedere suo figlio. Un autunno.
Suo figlio? La sorpresa e l'incredulit le fecero alzare la
voce, e l'anziana signora indietreggi in maniera impercettibile.
Bobbie aveva un figlio? continu, cercando di attenuare il tono
improvvisamente acuto.
Mi sembra di s. Magari mi sbaglio.
Che cosa diceva?
Solo...
S?
L'avr nominato in un'occasione. Forse due. Ma era evidente
che non voleva parlarne perch c'era stato qualche problema.
Quanti anni aveva? Sessanta? Cinquanta?
Meno. La prima volta che Bobbie  venuto nel Vermont dev'essere
stato sei o sette anni fa, quando anche lui era pi giovane.
Sei o sette?
Mi chiede troppo, sia gentile.
 importante.
Non me lo ricordo proprio, Laurel.
Le luci giallognole della chiesa le sembravano sempre pi
fioche. Ma si accorse che era lei a vederle cos. Aveva di nuovo
quel senso di vertigine. Le parve di barcollare, e allora fiss il pavimento
lucido in legno di pino nel tentativo di riacquistare
l'equilibrio.
Che tipo di problema? chiese infine, articolando con attenzione
ogni vocabolo. Guai con la legge? Aveva commesso
un crimine?
Credo di s rispose cautamente Jordie.
Che genere di reato?
Non lo so. Non me l'ha mai detto. Ma Bobbie  venuto
nel Vermont per andarlo a trovare. Aspetti...
Continui.
Penso che Bobbie sia venuto nel Vermont per vederlo, e
poi  successo qualcosa...
A lui o al figlio?
Al figlio. E Bobbie  partito. Non era venuto qui perch il
figlio aveva commesso un delitto. Se n' andato dopo che il ragazzo
si  messo nei pasticci.  tornato nel posto... da cui proveniva.
E questo  accaduto sette anni fa?
O sei. Oppure otto. Proprio non ricordo. La memoria
m'inganna, e anche lei non dovrebbe farci troppo affidamento.
Ma era autunno. Di questo sono certa. Quando Bobbie mi parl
del figlio, disse che era venuto qui la prima volta perch prima
di morire voleva vedere le foglie cambiare colore.
Le ha detto anche in quale citt del Vermont risiedeva?
A Underhill rispose la donna, e un istante dopo Nancy
fece ritorno dall'ala dell'edificio ecclesiastico che ospitava le aule
per le lezioni domenicali. La maestra inarc le sopracciglia
guardando con aria interrogativa le altre due, silenziose e meditabonde,
la ragazza con la schiena curva come se anche lei fosse
ormai decrepita. Laurel strinse la mano stanca, nodosa e un
po' gelida di Jordie, e la ringrazi, congedandosi. Cerc di assumere
una postura pi diritta e di riacquistare la calma. Poi le
venne l'impulso di sorridere a Nancy e di chiederle del figlio di
Bobbie, ma si limit a seguire la maestra che la conduceva al
piano di sotto, dov'era stato organizzato un piccolo rinfresco dopo
la funzione.
Non sapevo che Bobbie avesse dei figli comment Nancy
mentre si aggiravano nell'ampia sala sottostante la chiesa,
gremita di sedie e tavolini pieghevoli di metallo, con le pareti
tappezzate di poster che invitavano a fare offerte per le diverse
missioni. C'era una piccola folla di gente che si muoveva da un
buffet all'altro sorseggiando caff: anziani e genitori i cui figli
erano alla lezione domenicale.
Neanch'io. Di certo ai suoi amici di Burlington non l'aveva
detto. E nemmeno a noi del BEDS.
Sembra seccata, come se Bobbie avesse dovuto farlo.
Se avessi saputo chi era suo figlio, i nostri rapporti sarebbero
stati molto diversi.
Lo conosceva? Lo ha capito da quello che le ha appena
raccontato la nostra Jordie? In che modo?
Laurel fece una rapida marcia indietro: Non lo conoscevo.
Ma avrei potuto. Non era disposta a spiegare chi era quell'uomo,
sia perch ancora scossa dalla rivelazione, sia perch
non voleva parlare di ci che le era accaduto a Underhill. Non
con un'estranea. Non aveva mai affrontato l'argomento nemmeno
con la madre o i suoi amici pi intimi.
Ma come? insist Nancy.
Probabilmente suo figlio era un barbone. O un culturista.
Mi sembra di intuire che c' dell'altro.
Voglio solo capire perch non si  preso pi cura del padre.
O almeno perch non ci ha provato.
Tutto qui?
S ment Laurel; poi aggiunse: Mi dispiace che Jordie si
sia rattristata quando ha appreso che Bobbie era diventato un
barbone.
Non  una persona squisita? C' chi la trova piuttosto scostante
e sgradevole, per via del suo sangue blu. E invece  estremamente
gentile, anche se quando giocava a bridge era terribile.
 un peccato che il suo cervello abbia perso lo smalto che
aveva anche solo un anno fa. Mi creda: facevano a gara per averla
come compagna in una partita.
Mi ha spiegato che Bobbie detestava il bridge. Eppure
quando sono andata a trovarla a East Hampton, la settimana
scorsa, la sorella mi ha detto che lo adorava, ci giurerei.
 arrivata fin l in macchina?
Non  stato un problema. E comunque mi trovavo gi a
Long Island. Ero da mia madre. Ieri  partita per l'Italia, e ho
pensato di fare una puntatina da lei prima del viaggio.
Nancy la guard attentamente. Tutto questo ha a che fare
con le foto rinvenute nell'appartamento di Bobbie?.
E iniziata cos rispose Laurel. Poi la cosa  andata
avanti.
La maestra prese un paio di tazze, disposte accanto a una
caraffa metallica per il caff, e ne porse una alla ragazza; le fece
poi segno di servirsi da sola di panna e latte, indicandole un
vassoio zeppo di bustine di zucchero e dolcificante. Be', ecco
cosa mi ha detto Bobbie a proposito del bridge. I genitori litigavano
spesso quand'era bambino, e uno dei diversivi grazie a cui
la madre riusciva a sopportare quel matrimonio disastroso era
giocare a carte, ma non con il marito. Era una specie di campionato
femminile. Inizi a dedicarvisi l'estate prima che nascesse
Bobbie. Quasi tutti i pomeriggi spariva, lasciando la figlia pi
grande sola con la tata. A quanto pare, il gioco per lei divenne
una droga. Non era a casa nemmeno il giorno - o la notte, per
quanto ne so - in cui Bobbie ebbe quella terribile lite con il padre
e se ne and per sempre, anni dopo. Mi disse di non aver pi
rivisto quell'uomo.
In qualche maniera, pens Laurel, le tessere combaciavano
perfettamente, come in un puzzle. Si chiese come avrebbe reagito
quella donna squisita se l'avesse informata che la madre di
Bobbie era Daisy Fay Buchanan. E quell'estate non stava giocando
a bridge. Quei pomeriggi spariva per andare da Jay Gatsby. Il
bridge era solo una scusa. Un pretesto.
Senza dubbio la maestra, come chiunque altro, avrebbe
esibito un sorriso di circostanza, ma in cuor suo avrebbe concluso
che si sbagliava o che aveva qualche rotella fuori posto. Probabilmente,
se avesse saputo che le foto, i provini e i negativi di
Bobbie in quel momento erano dentro una cartella sul sedile
posteriore della sua macchina, e che aveva intenzione di consegnarli
alla cameriera di un ristorante di Burlington perch c'era
gente che voleva a tutti i costi quel materiale e quindi doveva
metterlo al sicuro, ne avrebbe dedotto che era pi paranoica di
alcuni ospiti del ricovero.
Ha detto che voleva conoscere il pastore fece Nancy, guidandola
con delicatezza dal ministro del culto. Non so cosa
possa raccontarle di Bobbie, visto che non  rimasto a lungo da
noi. Ma forse pu parlarle di Reese.
Il pastore dimostrava all'incirca la stessa et di David. Aveva
una fronte alta, sormontata da una chioma di capelli castano
rossicci tagliati a spazzola. Gli occhi erano un po' incavati, ma
aveva la mascella volitiva e un sorriso ampio e contagioso. Dal
programma della giornata Laurel aveva appreso che il suo nome
era Randall Stone, ma sembrava che tutti lo chiamassero Randy.
Dopo aver fatto le presentazioni, Nancy gli spieg il motivo
per cui la giovane assistente sociale quella mattina si era messa
in macchina per raggiungere Bartlett. Quando gli disse che
Bobbie era morto, l'uomo assunse un'espressione grave.
Cos lo ha conosciuto lavorando al BEDS esord il pastore;
non era una domanda bens un'affermazione. Era evidente:
appena aveva appreso cos'era accaduto all'amico di Reese dopo
la scomparsa dell'anziano photo editor, era stato assalito dallo
stesso senso di colpa di Jordie.
S. Ma  rimasto poco all'istituto perch gli abbiamo trovato
quasi subito un appartamento. Non una reggia, ma c'era un
letto, il riscaldamento, e soprattutto era suo.
Il pastore gonfi le guance, irritato, poi espir. A me disse
che sarebbe andato a stare dalla sorella.
E dove abitava?
A Long Island. A East Hampton, forse. L'ho visto l'ultima
volta al funerale di Reese. Avrei dovuto cercare di capire meglio
le sue intenzioni. Sapevamo tutti che era piuttosto strano.
Strano?
Ignoro dove abbia vissuto prima di presentarsi a casa di
Reese come un gatto randagio, ma il suo indirizzo precedente
era l'ospedale psichiatrico del Vermont.
Con Jordie, Laurel aveva deciso di non scendere in particolari
riguardo alla malattia mentale di Bobbie, ma non vedeva
per quale ragione non parlarne apertamente al pastore.
Bobbie soffriva di schizofrenia. Quando era in cura stava pi
o meno bene. Non del tutto,  ovvio. E come molte persone affette
da quella psicosi, era convinto di non essere malato, e
quindi a volte smetteva di assumere i farmaci se nessuno lo controllava.
Sa se  mai stato sposato? le domand il pastore. Quando
gliel'ho chiesto, l'unica volta che venne qui a giocare a Scarabeo,
non sono riuscito ad avere una risposta.
Non lo so.
Non credo intervenne Nancy. Lui e Reese scherzavano
su una ballerina che aveva frequentato negli anni Sessanta, ma
non penso proprio che Bobbie fosse tipo da legami seri.
Per potrebbe aver avuto un figlio riprese Laurel. Almeno
a sentire Jordie Baker.
Mi prende alla sprovvista. Non ne ho idea.
E cos, di punto in bianco, ha fatto la sua apparizione a
Bartlett? Reese non immaginava che sarebbe arrivato?
Per quanto ne so, Bobbie era venuto nel Vermont in cerca
dell'amico poco pi di due anni fa, ma dev'essere successo qualcosa
ed  finito all'ospedale psichiatrico. Reese non si aspettava di
vederlo. Mentre Bobbie era ricoverato, qualcuno del personale
medico lo ha rintracciato, e lui ha dimostrato una straordinaria
generosit. Appena  stato dimesso, lo ha invitato a trasferirsi a casa
sua. Mi sembra di capire che Bobbie avesse gi abitato con
Reese, anni prima, quando quest'ultimo era sposato. In un paio di
occasioni Reese gli ha chiesto dov'era stato da allora, ma le risposte
erano contraddittorie. A volte sosteneva di aver vissuto a
Louisville, oppure nel Midwest. In almeno una circostanza ha affermato
di essere stato da sua sorella a Long Island. E cos via. Ma,
in ogni caso, non ha mai accennato all'esistenza di un figlio.
Ha spiegato perch era sempre in viaggio?
Quando ci siamo conosciuti gliel'ho domandato. Ha risposto
con una battuta, spiegandomi che doveva sfuggire ai cani
che lo inseguivano.
Forse non era una battuta. Probabilmente credeva davvero
che qualcuno gli stesse alle calcagna comment Laurel. E
magari, pens, gli davano veramente la caccia per quelle foto.
 un sintomo di schizofrenia? chiese Nancy.
La paranoia? Spesso s.
Randy prese la palla al balzo. Be', non so se intendesse dire
davvero qualcosa con quell'osservazione. Forse era soltanto
uno scherzo. Un'altra volta stavamo chiacchierando e se n'
uscito con una frase del tipo L'ospite  come il pesce, dopo tre
giorni puzza.
Che io sappia, Reese era un photo editor e Bobbie un fotografo
riprese Laurel. Bobbie lavorava per Reese. Secondo
lei si sono conosciuti cos, o c' dell'altro?
Reese era anche un fotoreporter di successo rispose il pastore.
Collaborava con giornali, riviste, perfino con Life, all'epoca
in cui era uno dei settimanali pi in voga. I miei genitori
- e i suoi nonni, Laurel - lo divoravano.
E Bobbie?
Be',  come ha detto lei: scattava delle foto per Reese. Per
Life. Purtroppo non era una persona molto affidabile. Entrambi
ci scherzavano sopra. Quell'uomo era il peggior nemico di se
stesso quanto a possibilit di carriera.
A causa della schizofrenia comment Laurel.
E del bere. Era un alcolista, irresponsabile. Si sarebbe
messo nei guai.
Nancy lanci una rapida occhiata alla ragazza. Appena i loro
sguardi si incrociarono, la maestra abbass il suo, fissando le
piastrelle del pavimento.
Laurel si rivolse nuovamente al pastore e gli chiese: Ha
mai visto qualche foto di Bobbie?
Quelle che ha scattato ai tempi in cui viveva qui. Quando
stava da lui, Reese gli prestava la macchina fotografica e lo
scarrozzava in giro. E poi ce n'erano un bel po' che a suo dire
aveva fatto anni prima, nel Vermont. Le foglie in autunno, roba
del genere. Alcune di una strada sterrata a Underhill, in una mi
sembra che ci fosse un ciclista.
Quando le ha scattate abitava con Reese?
Oh, no.  ricomparso solo due anni fa rispose il pastore,
mentre altri due parrocchiani, un'anziana coppia, gli piombavano
addosso. Laurel ebbe la netta sensazione di averlo
monopolizzato anche troppo, e quindi lo lasci a quella conversazione.
Spero che ritorni la salut Randy.
Torner disse lei. A Bartlett o in chiesa? Francamente,
non lo sapeva.
Mi  venuta in mente un'altra cosa soggiunse Nancy a
bassa voce, anche se i parrocchiani intorno a loro erano talmente
presi dai loro discorsi che non avrebbero sentito nemmeno
una parola. Laurel intu che aveva qualcosa d'importante da riferirle.
Ecco perch un attimo prima le aveva rivolto quello
sguardo cos intenso.
S?
Forse mi ci ha fatto pensare il termine guai. Il giorno in
cui abbiamo giocato a Scarabeo - eravamo seduti proprio laggi
- Bobbie ha detto qualcosa a proposito della prigione. L'argomento
 emerso dopo che lui ha cambiato la parola fine in
confine. Sa, aggiungendo le lettere c-o-n. Parlava di coincidenze,
di momenti. Magari mi sbaglio, ma secondo me alludeva al
carcere.
E crede che Bobbie si riferisse a se stesso...
La donna annu. Allora ne ero convinta. Adesso per vengo
a sapere che forse il figlio era un criminale. Chiss se Bobbie
pensava a questo. Non era stato lui a finire in galera, ma probabilmente
il figlio.
E magari aggiunse Laurel, riflettendo ad alta voce,  ancora
dietro le sbarre.
Quel pomeriggio Serena le assicur di non aver mai sentito
Bobbie parlare di un figlio. Aggiunse che riusciva a malapena a
immaginare una circostanza del genere. Poi si mise a guardare le
foto che Laurel aveva sviluppato dai negativi rinvenuti nell'appartamento
dell'Hotel New England, e le immagini sbiadite e
con le orecchie agli angoli che l'uomo si era portato dietro per
anni. Quel giorno la ragazza aveva il turno al ristorante, a Burlington,
e quindi lei e Laurel si erano sedute a parlare dietro un spar
in fondo al locale, un posto assurdo in cui dominavano le rifiniture
cromate, stile vagone ferroviario, e i pannelli in massello
scuro; le foto di Bobbie erano gelosamente custodite dentro una
cartella nera che - una volta aperta - occup in pratica l'intera
superficie del tavolo. Nel ristorante c'erano ancora parecchi avventori,
anche se il momento critico era passato, e la cameriera
di turno con Serena, una donna di mezz'et dall'aspetto matronale,
di nome Beverly, aveva insistito che la collega pi giovane
raggiungesse l'amica dietro il spar.
E vuoi che le tenga io ricapitol Serena, in un tono fra
l'incredulo e il perplesso. La divisa beige la invecchiava. L'abito
la stringeva un po' troppo sul seno, e la folta capigliatura era raccolta
in una crocchia che le conferiva un aspetto sciatto.
S. Rimangono dei negativi che non ho finito di sviluppare,
e quindi desidero conservare queste. Almeno per il momento.
Ma appena stampo le altre foto, te le porto.
Mi piace questa comment Serena, cercando di guadagnare
tempo mentre rifletteva sulla richiesta di Laurel. Stava osservando
l'immagine della Mustang davanti alla casa in cui
Bobbie aveva trascorso l'infanzia. A Stowe conosco un tale che
colleziona auto d'epoca. Ha una macchina come quella: bianca
con il tettuccio nero. Molto elegante.
Bobbie era un uomo di talento.
Serena annu e la guard con espressione grave, il viso che
non prometteva nulla di buono. Okay, perch?
Perch cosa?
Perch vuoi che le custodisca io?
Laurel bevve un sorso di gazzosa. Si aspettava quella domanda
anche se temeva che, in un ristorante, alla luce del
giorno - lontano dalla camera oscura e da personaggi come
T. J. Leckbruge -, qualunque risposta avesse dato sarebbe suonata
un tantino assurda. Forse pi di un tantino. Ma non in
questo caso. Leckbruge e Pamela Buchanan Marshfield non
se li era inventati. Non era stata lei a immaginare l'esistenza
di un nesso fra Bobbie Crocker e una villa di East Egg, a Long
Island. Quel legame era reale, e le foto, sparse sul tavolino
dalla superficie di formica, di fronte a loro, stavano a dimostrarlo.
Be', la sorella le vuole rispose. La donna di cui ti ho
parlato venerd. Ieri ho incontrato il suo legale, e me ne sono andata
con un brutto presentimento.
Cio?
Credo che da me non siano al sicuro.
Serena si chin verso di lei. Che stai cercando di dire,
Laurel? Pensi davvero che la sorella di Bobbie o quell'avvocato
abbiano intenzione di farti spezzare le gambe da un picchiatore
per qualche vecchia istantanea in bianco e nero di gente che
gioca a scacchi? Sei veramente convinta che ci sia qualcuno che
vuole a tutti i costi la foto di una Mustang?
Laurel pens di indicarle con il dito lo spessore della cartella
per correggere la sua affermazione: dentro c'era ben pi di
qualche istantanea. Ma Serena non pareva di quell'avviso.
Non credo che qualcuno abbia intenzione di farmi del male
rispose in tono pacato. Non ti avrei chiesto di custodirle se esistesse
il rischio che qualcuno possa nuocere a te o a tua zia. Ma,
s, ritengo possibile che tentino di rubarle, o facciano ricorso a
strategie legali pi aggressive.
Per esempio?
Non ne ho idea.
Quindi rimarrebbe un segreto? Nessuno sarebbe a conoscenza
del fatto che le avrei io?
No, a parte noi due.
Serena torn a sedere, le mani in grembo. Se non avessi
saputo chi sei e che lavoro fai, avrei pensato che fossi una che
vive per strada o  uscita dal manicomio.
Senti, mi rendo conto che il mio atteggiamento possa
sembrare alquanto irrazionale. Ma non  cos. E finch non scopro
il motivo per cui Bobbie Crocker ha cambiato nome e la sorella
desidera tanto ardentemente quelle foto, ho bisogno del
tuo aiuto. Okay?
Certo.  ovvio che ti aiuto. Per, Laurel, non trovi che tutto
questo sia, come dire, un po' pi che irrazionale? Un po'...
Un po' che?
Serena le rivolse un sorriso imbarazzato. Sono solo preoccupata
per te. Nient'altro.
Perch la cosa ti sembra tanto pazzesca? Santo cielo, Serena,
hai vissuto in mezzo alla strada. Ero convinta che avessi
imparato quanto pu essere strana e assurda la vita! Si accorse
di essersi messa sulla difensiva e percep la nota pungente e leggermente
piagnucolosa del suo tono.
Stavo solo dicendo...
Lo so. Tu, David, la mia direttrice e la mia coinquilina mi
trattate come se fossi matta. Come se mi fossi inventata tutto!
Non aveva intenzione di alzare la voce, e not che gli altri avventori
le stavano fissando.
Non ho mai detto questo mormor Serena.
La ragazza cercava di rabbonirla, e ci non fece altro che aumentare
la sua delusione. Non voleva, per, crearle dei problemi
facendo una scenata nel ristorante in cui lavorava, e quindi cerc
di dominarsi. Stanotte non ho dormito bene si giustific, sforzandosi
deliberatamente di mantenere un tono amichevole e pacato,
pur riconoscendo che agli occhi di Serena (ma di certo non
ai suoi) la sua reazione poteva essere apparsa eccessiva.
Capisco fece l'amica, guardando alle spalle di Laurel,
che si volt e vide avvicinarsi un uomo basso e anziano, con gli
occhi di un celeste slavato. Indossava un maglione rosso con lo
scollo a vu sopra una polo bianca dall'ampio colletto a punta,
del tutto fuori moda, le cui estremit parevano le ali di un aeroplano
di carta. Bench gli rimanessero pochi capelli, aveva
dei cespugli di peli che gli spuntavano dalle narici e dalle orecchie.
Laurel ebbe l'impressione di averlo gi incontrato da
qualche parte, ma non ricordava dove. Quasi subito l'uomo
svel l'arcano.
L'ho vista poco fa in chiesa. Stava parlando con la mia
amica Jordie esord. Non  un amore?
S,  vero convenne Laurel, lanciando una rapida occhiata
a Serena e accennando ad alzarsi in segno di cortesia.
Stia comoda. Non si disturbi per una vecchia canaglia come
me. Queste sono di Reese o di Bobbie? chiese, passando la
mano sulla cartella con le foto come se tenesse tra le dita una
bacchetta magica.
Di Bobbie rispose Laurel. Scusi, non ho capito il suo
nome.
Ehi, sono io a dovermi scusare. Mi chiamo Shem.  il diminutivo
di Sherman. Il nome completo  Shem Wolfe. Frequento
la chiesa che ha appena visitato. E bella. Prima andavo
in una pi vicina a Burlington. Ma poi ho scelto la Congregazionista
di Bartlett. Non mi dispiace guidare. Come vi chiamate?
Le due ragazze si presentarono. Quindi strinse loro la mano
con la sua, stranamente grassoccia e punteggiata da macchie
senili. Allora, ditemi, come sta Bobbie? Dov' ora?
Laurel si domand come avrebbe preso la notizia della sua
morte, visto che probabilmente erano amici. Ma Shem era anziano
e Bobbie ancor di pi, per cui ruppe gli indugi. E morto.
Per  stata una cosa rapida - ha avuto un ictus - e non ha
sofferto. Viveva a Burlington. A soli cinque o sei isolati da qui,
in realt.
L'uomo annu, accusando il colpo. Oh, che brutta notizia.
Mi dispiace. Quand' successo?
Due settimane fa.
Peccato che non l'abbia saputo. Sarei andato al funerale.
Si  svolto, no?
Una cerimonia molto semplice.
Scommetto che anche Jordie avrebbe partecipato. Davvero,
mi dispiace. Comunque io ripeto sempre che bisogna voler
bene alle persone finch sono in vita, non quando sono morte.
Fece schioccare la lingua contro la dentiera, poi sospir. Mi
unirei a voi, belle ragazze. Be', prima vi chiederei il permesso.
Non sono cos presuntuoso da pensare che apprezziate la mia
compagnia. Per stavo giusto per andarmene. Tengo un corso di
giornalismo al college della comunit. Lo so, lo so, sono troppo
vecchio. Dovrei mettermi a riposo. Ma da giovane scrivevo articoli
per i giornali, e adoro le storie interessanti. Scoprirle e raccontarle.
Insegnare a esporle. Comunque, ho ancora un mucchio
di cose da fare prima della lezione di domani.
E io devo andare ad aiutare Beverly intervenne Serena,
alzandosi. Nel parcheggio  appena entrata una famiglia numerosa.
Sar di ritorno fra un paio di minuti, Laurel, okay?
Non se ne andr mica per colpa mia, vero? chiese Shem.
Niente affatto. Torno subito.
L'uomo si pieg sul tavolo per osservare la prima foto dentro
la cartella, quella della Mustang sotto il portico dei
Buchanan. La studi, espirando poi rumorosamente.
Bobbie  nato proprio con la camicia comment.
Quell'affermazione colse Laurel di sorpresa. Shem Wolfe
voleva forse farle credere di sapere che quella era la casa in cui
era cresciuto Bobbie Crocker?
Lei sa che quella era la villa dei genitori di Bobbie? gli
domand, sperando di riuscire a tenere a freno l'entusiasmo e
usare un tono indifferente.
Be', era la casa della madre. La vecchia dimora dei Buchanan,
giusto? Ma il padre di Bobbie - quello vero, almeno -
viveva dall'altra parte della baia, a West Egg.
Come?
Oh, io sono un tipo pignolo, sa? Spacco il capello in quattro.
O forse no. Tom Buchanan ha allevato Bobbie per un po',
dandogli un tetto. Il ragazzo  vissuto con lui per quanto? Sedici,
diciassette anni? Roba del genere. Ma in realt Bobbie, dopo
avere scoperto la verit, non ha amato che il vero padre. O il suo
fantasma, immagino. Perch, naturalmente, non si sono mai conosciuti.
Ma Bobbie mi ha confidato in due occasioni - davvero,
due volte - di aver sempre desiderato di incontrare Jay Gatsby.
Shem Wolfe si rivel un narratore davvero straordinario, e
quel pomeriggio raccont a Laurel ci che sapeva della giovinezza
di Bobbie Crocker. A quanto pareva, Reese aveva sempre
conosciuto la vera identit del padre dell'uomo, che in certi periodi
conduceva un'esistenza da barbone, e nell'anno in cui avevano
vissuto insieme nel Vermont Bobbie era entrato abbastanza
in confidenza con Shem, a sua volta amico di Reese, tanto da
confidargli la sua storia. I tre - i due anziani fotografi e il vecchio
giornalista - si abbandonavano spesso ai ricordi.
Reese era molto paziente con Bobbie spieg Shem. Dopo
che Serena si era allontanata, aveva preso posto davanti a
Laurel: decise che poteva trattenersi una mezz'ora in pi prima
di andare a preparare la lezione del giorno dopo.
Aveva una gran confusione in testa, e credo che anche da
ragazzo fosse cos riprese. A volte sentiva perfino delle voci.
Ed era sempre distratto, irritabile. A quanto gli aveva riferito,
Bobbie non era mai stato uno studente n un atleta modello, e
ci aveva influenzato i rapporti con Tom Buchanan, l'uomo che
considerava suo padre. La famiglia parlava raramente della sfarzosa
villa al di l della baia, e nessuno osava mai menzionare
l'incidente automobilistico. Vicini e insegnanti non tiravano
mai in ballo l'argomento quando Bobbie era piccolo. Gli altri
ragazzini, per, di tanto in tanto gli spifferavano i pettegolezzi
che avevano sentito, perch i bambini sanno essere crudeli. Di
solito quei racconti rasentavano l'inverosimile e avevano solo un
minimo aggancio con la realt, fin troppo banale. Un compagno
della prima elementare sosteneva che Bobbie avesse sangue
marziano nelle vene. Un ragazzino di terza annunci alla classe
che l'uomo che Bobbie ancora riteneva il proprio padre -
Tom Buchanan - si era arricchito con il contrabbando di alcolici.
In quarta giravano dicerie sul fatto che sua madre avesse ucciso
un uomo, una storia che, come Bobbie avrebbe capito in
seguito, aveva almeno una certa verosimiglianza, visto che forse
suo padre non sarebbe morto se Daisy avesse confessato al marito
chi era alla guida dell'automobile quel tragico pomeriggio.
E, bench si fosse trattato di un incidente, era stata veramente
sua madre ad assassinare Myrtle Wilson.
Fu in sesta classe che nella mente di Bobbie si fece strada
la consapevolezza di essere stato concepito nell'estate del 1922:
la stagione del presunto flirt di Daisy con quel poco di buono,
ormai morto, che viveva all'altro capo della baia. A livello conscio
scart l'ipotesi, bollandola come una semplice coincidenza,
e per un certo periodo la consider perfino una conferma
del fatto che sua madre non poteva aver avuto alcuna relazione
con Jay Gatsby. A quell'epoca, pensava, i genitori si amavano
ancora.
Forse non a caso, fu proprio per via di una foto che scoppi
l'ultima lite con Tom, in seguito alla quale se ne and di casa. A
sedici anni, in uno dei vecchi e malandati libri della madre, trov
un'immagine del formato di un biglietto d'auguri che ritraeva
un giovane in divisa da tenente. Il soldato dimostrava qualche
anno pi di lui, ma il ragazzo non pot fare a meno di notare la
sua straordinaria somiglianza con l'ufficiale. La stessa espressione
severa e solenne, gli zigomi alti, la mascella volitiva, gli occhi
scuri pieni di inquietudine e ambizione. Dietro la foto, in
una grafia che Bobbie non riconobbe, c'era scritto:
Al mio tesoro,
con amore, Jay
Camp Taylor, 1917
Da anni Bobbie era al corrente delle accuse precise mosse
a sua madre riguardo a Jay Gatsby. In certi momenti le insinuazioni
pi volgari gli erano parse meno infondate delle altre. Ma
era ancora troppo giovane per accettare l'idea che la madre potesse
essere cos disonesta e, che ironia!, il padre cos magnanimo,
almeno quando si era trattato di allevare il figlio bastardo
di Jay Gatsby. Non riusciva proprio a credere che quei particolari
scabrosi fossero veri, malgrado avvertisse che il suo rapporto
con la madre stava cambiando. Si sorprese a osservarla con
occhi diversi. Sempre meno come la vittima di un matrimonio
burrascoso. O la frivola bellezza di Louisville, che ancora non
aveva acquisito, nonostante gli anni, la compostezza della maturit.
O la donna dalla specchiata innocenza. E tuttavia continuava
a essere convinto che suo padre - o, per la precisione,
l'uomo che l'aveva allevato - fosse troppo prepotente e spietato
per accogliere in casa il figlio dell'amante di sua moglie. Non
era possibile.
Eppure l'immagine rinvenuta in quel vecchio libro lo lasciava
supporre. Anzi, fu la prova decisiva. Stava imparando l'arte
della fotografia e sapeva che le foto non mentono. Almeno a
quei tempi era cos. E Tom Buchanan non poteva ignorarlo. Se
nel 1923 nutriva ancora dei dubbi, ormai doveva averli fugati.
La somiglianza era inequivocabile. Perch allora quell'uomo vanitoso
e brutale aveva acconsentito a tenerlo sotto il suo stesso
tetto, insieme ai pony di razza pregiata che usava per giocare
a polo, nella sua propriet con duemila metri quadrati di roseti?
La risposta gli apparve in tutta la sua evidenza. Per orgoglio. Proprio
perch era cos arrogante, Tom Buchanan non avrebbe mai
ammesso in pubblico che la moglie era andata a letto con Jay
Gatsby, e quindi anche il resto della storia, tra cui le terribili circostanze
in cui erano morti George e Myrtle Wilson, probabilmente
aveva un fondamento. Tom poteva alludere a quella relazione,
far balenare la verit nascosta in un commento pieno di
livore all'indirizzo di Daisy, durante le loro liti - d'un tratto le
frasi strane che aveva sentito, anche senza volere, assunsero un
significato preciso -, ma di fronte alla gente non avrebbe mai
mostrato di credere che quel delinquente di mezza tacca lo aveva
fatto becco sotto i suoi occhi.
Col senno di poi, aveva confidato a Shem, si era pentito di
non aver aspettato che la madre rientrasse dalla sua partita a carte
prima di pretendere la verit su quanto era accaduto nel 1922.
Non che la ignorasse, ormai. Ma era talmente pieno di rabbia
adolescenziale che appena vide Tom in cucina - proprio la stanza
in cui lui e la moglie si erano riconciliati poche ore dopo che
Myrtle Wilson era morta sulla strada, nei pressi della Valle delle
ceneri - esplose. Aveva davanti a s l'uomo che, in sostanza,
era responsabile dell'assassinio di suo padre. Fece per assestargli
un pugno, ma Tom intu la mossa e lo stese, invitandolo ad alzarsi
se ne voleva un altro. La sorella tent di calmarli, ma i suoi
sforzi erano destinati a fallire perch Bobbie sapeva da che parte
stava. Solo ora capiva per quale motivo Tom l'avesse sempre
trattata in modo diverso da lui. E poi Pamela non aveva mai
smesso di difendere i genitori, anche quando il loro comportamento
non ammetteva giustificazioni. Non voleva avere niente
a che fare con lei, e nemmeno con Daisy e Tom.
E dopo che se ne and? Laurel chiese a Shem. Cos'
successo?
I contorni della vicenda sfumano.
Come mai?
Certe volte, quando Bobbie parlava, non ero in grado di
distinguere tra i fatti reali e le circostanze che inventava di sana
pianta. Ma Reese conosceva qualche dettaglio, e mettendo insieme
ci che Bobbie gli aveva raccontato anni prima con quello
che lui ricordava del periodo in cui lavoravano insieme alla
rivista, siamo riusciti a ricostruire la vicenda per sommi capi.
E cio?
Shem poggi la testa fra le mani: nella sua mente si affastellavano
gli episodi della vita di Bobbie, alcuni veri, altri immaginari.
Rifer a Laurel che Bobbie sosteneva di aver viaggiato, anche
se gli elementi avventurosi si rifacevano per cos tanti versi
alla vita del padre che almeno in parte, secondo Shem, erano
frutto della sua fantasia. Apparentemente Bobbie aveva tentato
di rintracciare la famiglia di Jay. Affermava di essere stato nelle
gelide citt degli altipiani del Minnesota in cerca del nonno, per
finire a Saint Olaf, un collegio luterano nella regione meridionale
dello Stato in cui, aveva sentito dire, Jay aveva trascorso due
settimane in qualit di studente e bidello. Al pari di suo padre
quasi trentanni prima, Bobbie giurava di aver fatto il pescatore
di molluschi e salmoni sul Lago Superiore. Era riuscito a trovare
le vestigia di Camp Taylor, evitando accuratamente i cugini
e i nonni che ancora vivevano in quell'angolo del Kentucky
(raccont questo particolare molto tempo dopo essere tornato a
Louisville per scovare gli ultimi superstiti della famiglia Fay, e l
aveva partecipato, documentandola, a una marcia della pace
che si era svolta a un'ora di distanza a est di Frankfort). Da giovane
per un po' aveva accarezzato l'idea di prendere il cognome
del suo vero padre, ma prefer conservare l'anonimato mentre
visitava Stati e citt che avevano rivestito un ruolo anche minimo
nella vicenda.
Quando gli Stati Uniti scesero in guerra durante il secondo
conflitto mondiale, si arruol. Dopotutto era quello che aveva
fatto suo padre, che aveva combattuto con il grado di capitano
nelle Argonne, assumendo infine il comando della divisione mitragliatori.
L'uomo che l'aveva allevato, invece, aveva trascorso
quasi tutto il 1917 a giocare a polo, e gran parte del 1918 a corteggiare
Daisy.
Fu questa considerazione a spingerlo a entrare nell'esercito.
Sentiva di non poter essere un Gatsby, dati i preconcetti che
la gente nutriva nei confronti di suo padre, ma non voleva pi
essere un Buchanan. Il figlio di un aristocratico prepotente.
Rifiutava il suo nome, Robert. Mentre si recava al centro di reclutamento,
in una delle strade principali di Fairmont, nel Minnesota,
pass davanti a un negozio di generi alimentari nella cui
vetrina campeggiava un manifesto pubblicitario raffigurante il
personaggio di una casalinga, Betty Crocker, e decise, quasi per
gioco, di assumerne il cognome. Chi gli impediva di chiamarsi
Bobbie Crocker invece di Robert Buchanan? Anche suo padre
aveva cambiato nome.
E poi era sicuro che, se l'avesse fatto, per loro sarebbe stato
molto pi difficile seguirlo (chi fossero esattamente quei loro
Shem non avrebbe saputo dirlo). Non furono per solo i primi
sintomi della schizofrenia e della paranoia a spingerlo a liberarsi
della sua vecchia identit: c'era anche il desiderio di prendere
le distanze da quella ristretta cerchia di gente falsa, malevola
e moralmente abietta che costituiva la sua famiglia.
Se l'esercito nutriva dei dubbi sull'equilibrio mentale di un
coscritto il cui nome ricordava quello di un preparato per torte,
tali perplessit non impedirono alle autorit militari di inviarlo a
Omaha Beach, dove fu sbarcato fra i primi reparti, dietro le truppe
d'assalto. Quell'anno, e parte del successivo, Bobbie combatt
in Francia, Belgio e Germania, uscendone miracolosamente
illeso. Almeno da un punto di vista fisico. Ebbe una relazione
con una francese, per molti aspetti pi provata di lui, considerato
quanti membri della sua famiglia erano morti durante la prima
offensiva tedesca del maggio 1940 e poi in Nordafrica nel
1943. Aveva perso due fratelli, un cugino e il padre. Bobbie
avrebbe desiderato portarla con s negli Stati Uniti, ma lei non
volle lasciare i suoi parenti, quelli ancora in vita e i morti.
E cos fece ritorno in America da solo, al seguito della sua
unit, e una volta congedato inizi a lavorare in un negozio di
articoli fotografici della parte bassa di Manhattan. Vendeva macchinette
e pellicole, e la sera faceva il fotografo. A volte si tuffava
in qualche night club, soprattutto perch abitava in uno
squallido appartamento di Brooklyn, senza altri coinquilini, e
voleva trascorrerci meno tempo possibile. Era piuttosto a corto
di soldi, ma spendeva tutti i suoi averi per frequentare locali come
il Blue Light, l'Art Barn e l'Hatch. Alzava spesso il gomito -
il che non faceva che esasperare il suo senso di isolamento e aggravare
la malattia mentale - e scopr che, scattando foto agli artisti,
poteva bere gratis. Non aveva uno studio, e quindi immortalava
musicisti e cantanti mentre si esibivano sul palcoscenico
o si riposavano in camerino. Le sue foto, specie le istantanee,
erano molto apprezzate da quei personaggi e (circostanza ancora
pi importante) dai loro impresari, per cui nel 1953 ricevette
il primo incarico, quello di ritrarre Muddy Waters: la foto di profilo,
destinata alla Chess Records, mostrava il musicista con
l'estremit e i cavicchi della chitarra bottleneck slide(8) appoggiati
sulla punta dell'elegante naso aquilino.
Alla fine Bobbie si fece notare, per questi suoi lavori, dai direttori
delle riviste Backbeat e Life, e ben presto strinse amicizia
con un giovane photo editor che si faceva chiamare Reese.
A partire da quel momento, Laurel si rese conto di essere
pi o meno in grado di ricostruire la storia da sola, senza l'aiuto
di Shem. L'uomo si limitava ad avvalorare i suoi sospetti e i particolari
che aveva gi messo insieme: Bobbie non aveva mai denotato
un solido equilibrio mentale, e l'alcol non faceva che
peggiorarne l'instabilit e la schizofrenia. Era diventato sempre
meno affidabile. Nei dieci anni successivi non riusc sempre a
onorare gli impegni di lavoro: rispettava alcune scadenze e ne
disattendeva altre. Era dotato di immenso talento, il che aumentava
la frustrazione di chi collaborava con lui. Negli anni Sessanta
ci furono dei periodi in cui scompariva totalmente dalla
circolazione, cos a lungo che Reese finiva per considerarlo
morto. Di solito, quando ricompariva, l'amico cercava di convincerlo
a trovare un posto in cui disintossicarsi una volta per
tutte. Shem era convinto che durante quelle assenze doveva essere
stato ricoverato in ospedale; oppure, con ogni probabilit,
aveva cercato di rintracciare la sua famiglia. Il che significava
che si era imbarcato in una specie di caccia al tesoro, qua e l
nelle cittadine del Midwest e a Chicago, intrattenendo brevi
conversazioni con i figli di coloro che forse (ma non era detto)
avevano conosciuto gli strani amici di suo padre e che, simili
a fantasmi, avevano attraversato l'esistenza di Jay Gatsby: Meyer
Wolfsheim, Dan Cody. Un compagno di collegio che si chiamava
Klipspringer.
Saltuariamente, prosegu Shem, Bobbie frequentava delle
ragazze. Da sobrio il fotografo era un tipo eccentrico, ingegnoso
e dall'aspetto interessante, anche se non si poteva definire un
bell'uomo, data la carnagione rubizza per via del bere e l'igiene
personale che, a causa della malattia mentale, lasciava molto a
desiderare. Eppure tra le sue conquiste ci furono una cantante
di secondo piano e una ballerina, nessuna delle quali riusc mai
a sfondare, oltre a una segretaria della redazione di Life che invece
ebbe successo, diventando collaboratrice di Helen Gurley
Brown alla direzione di Cosmopolitan. Ogni volta Reese si illudeva
che Bobbie avesse trovato la donna in grado di fargli mettere
la testa a posto, rimanendo puntualmente deluso.
E suo figlio? chiese Laurel. Chi di loro era la madre?
Lo sa?
No. Non ne so molto. Per mi risulta che non fosse una
di quelle con cui ebbe un legame serio. Mi sembra che lavorasse
in teatro, ma non era un'attrice. Forse una costumista. O una
sarta.  morta tanti anni fa.
Sa niente del ragazzo?
Bobbie non amava parlarne. Era un argomento tab, e lui
naturalmente ne aveva parecchi.
Ma qualcosa avr detto.
Il figlio era un barbone. Di questo sono certo.
Come lui?
Peggio. Si drogava. Non aveva voglia di far niente.
Lavorava forse in un luna park?
Dove, in un circo?
A una fiera di contea. Tra i baracconi.
 possibile.
E poi  finito nel Vermont?
Cos pare. Sette o otto anni fa. Ma quando Bobbie  tornato,
due anni addietro, doveva essersene andato da un pezzo.
Bobbie non ha mai detto di volerlo incontrare.
C'erano due individui che...
Avanti.
Laurel scosse la testa; non ci riusciva. Era sorpresa di aver
anche soltanto accennato a quanto le era accaduto sette anni
prima, e ne attribu la causa al fatto che Shem le appariva come
una risorsa meravigliosa e inaspettata, e la sua espressione era
cos rassicurante e gentile. Perfino le profonde rughe attorno alla
bocca parevano i solchi sulla superficie di una conchiglia. Eppure
doveva scoprire se il figlio di Bobbie era veramente uno dei
suoi aggressori, e - in tal caso - quale dei due.
Secondo lei il figlio  in prigione? gli domand invece.
Per Jordie  probabile che fosse un delinquente.
Se  cos, non si trattava di un ladruncolo. Bobbie ha trascorso
un bel po' di tempo sulla strada, si ricordi. Non avrebbe
tagliato i ponti con il suo ragazzo solo perch aveva rubato un
panino o era tossicodipendente. Dev'essere successo qualcosa di
molto pi grave.
Laurel raccolse le energie. Uno stupro? Un omicidio?
Oh, s.
Davvero pu aver commesso una violenza carnale? O
averci provato?
Si accorse che l'uomo la scrutava attentamente, con uno
sguardo comprensivo, quello preoccupato di un nonno. Tutto
 possibile rispose un istante dopo.
Reese sapeva?
Del ragazzo? O del fatto che potesse essere diventato una
persona malvagia?
Di entrambe le cose.
Sapeva che Bobbie aveva un figlio. E poco altro. Bobbie
stesso non era un buon padre, non se lo scordi. Era tormentato
dai suoi demoni, dalla malattia mentale. A me e a Reese ha
raccontato che la madre del ragazzo lo aveva allontanato da
lui quand'era piccolo. Non voleva che avesse niente a che fare
con il bambino. Forse la cosa lo ha rattristato. Magari si  limitato
ad attribuirla a una delle tante cospirazioni di cui si riteneva
vittima. Probabilmente si  reso conto di non essere in
grado di aiutare il figlio. Chiss. Secondo Reese quella donna
si era comportata in modo saggio. Lui conosceva i limiti di
Bobbie.
Per gli voleva bene...
Molto. Oh, davvero tanto. Anni fa - lei, Laurel, non era
ancora nata - aveva assicurato a Bobbie che, se mai avesse avuto
bisogno di qualcosa, non doveva far altro che chiedere. E cos
un giorno, parecchio tempo dopo, Bobbie lo prese in parola.
Accadde poco pi di due anni fa spieg Shem, in tono mesto.
Le raccont che Bobbie era venuto nelle Green Mountains in
cerca di Reese. Era vecchio e senza grandi alternative. Ma non
era riuscito a trovarlo subito. Prima si era verificato un fatto spiacevole,
a Burlington, e Bobbie era stato ricoverato nell'ospedale
pubblico del Vermont. Era stato allora che aveva pregato un medico
di rintracciare il suo vecchio collega; due mesi dopo, era
stato dimesso e affidato a Reese. La sua capacit di concentrazione
si era ridotta al punto che a stento riusciva a seguire mezz'ora
di serial trasmesso dal canale TV Land, e Reese ebbe l'impressione
che Bobbie avesse girato vari ospedali, a New York, in Florida
e nel North Dakota. Ma non beveva pi. E, grazie a una terapia
idonea, aveva riacquistato il carattere cordiale, la bont, il
comportamento eccentrico e anticonformista di trentacinque o
quarantanni prima.
Cos'ha intenzione di fare con queste foto? le domand
Shem appena ebbe finito di raccontarle la prima parte della storia.
Stava osservando quella di Julie Andrews nei panni di Ginevra,
e pareva turbato, addirittura commosso. Ho assistito a questo
spettacolo. Nel 1960. Al teatro Majestic. Mi ero appena sposato.
Julie Andrews era all'apice dello splendore, vero?
Laurel assent, aggiungendo che, contrariamente a quasi
tutte le ragazze della sua et, lei conosceva le parole della canzone
The simple joys of maidenhood. Poi gli parl della retrospettiva,
specificando che si trattava di un'idea della sua direttrice,
intenzionata ad allestire quella mostra che Bobbie Crocker,
finch era in vita, non aveva mai potuto vedere.
Oh, scommetto che la sorella ne sar proprio contenta
comment Shem, sottolineando quell'osservazione con una risatina
circospetta.  ancora viva? O  scomparsa anche lei?
 ancora viva. Ma sostiene che il fratello sia morto da giovane,
o almeno cos ha detto a me. Mi ha perfino sfidato ad andare
a Chicago per vederne la tomba. Crede sia al corrente del
fatto che Bobbie aveva un figlio?
Ne dubito rispose Shem. Sa, penso che non vedr di
buon occhio la vostra esposizione. Dalle parole di Bobbie ho
avuto l'impressione che fosse molto devota ai genitori. Eh gi.
Non faceva preferenze tra i due. Era legata a entrambi. Bobbie
e Reese trovavano ridicolo che per quasi tutta la vita si fosse tanto
affannata per difenderne la reputazione. Andr sulla tomba
della madre a dire a chiunque sia disposto ad ascoltarla che tutte
quelle storie su lei e Jay Gatsby erano un mucchio di balle,
completamente infondate.
Laurel appoggi le mani sul tavolo, intrecciando le dita, e
riflett su quanto aveva affermato Shem. Che intende dire? Secondo
lei fra queste foto ce n' una che in qualche modo dimostra
che Jay Gatsby era il padre di Bobbie?
Magari non tra queste, ma esiste! Sicuramente! Ecco cosa
stava facendo il nostro schizofrenico paranoide, non capisce?
Le consideri come tanti biglietti adesivi, di quelli che servono
per prendere appunti, ma scritti da un pazzo. E in codice. Sa cosa
sono le foto che Bobbie si portava dietro? Una specie di mappa
del tesoro.
O un'autobiografia.
Esatto! Ricorda quel programma, This is your life? Forse
no. Andava in onda molto prima che lei nascesse. Un vecchio
spettacolo televisivo. Degli anni Cinquanta. Lo conduceva
Ralph Edwards. Gli ospiti sfdavano - Nat King Cole, per esempio,
o Gloria Swanson - e uno alla volta schizzavano fuori, a sorpresa,
parenti e amici. Be', Bobbie stava realizzando una sorta di
This is your life con le sue foto. Voleva immortalare tutto ci che
aveva a che fare con Gatsby. Reese mi ha spiegato che per lui
era come un'ossessione.
Bobbie glielo ha mai confidato?
No. Ma io so una cosa: ricorda quel che le ho detto, che
nel 1939 Bobbie trov la foto che Jay aveva dato a sua madre?
Quella in divisa? Bobbie la port via con s. Reese la vide moltissimi anni fa, al tempo in cui, entrambi giovani, lavoravano
ancora per Life. La somiglianza fra i due era ancora evidente.
Addirittura incredibile. Le foto di Bobbie sono come gli indizi
in una caccia al tesoro. Perlomeno alcune. Prima magari si trova
la casa. Poi forse la scrivania. Quindi si apre il cassetto. Ed
ecco la foto.
Quale? Quella di Jay a Camp Taylor?
Shem allarg le braccia, le palme delle mani rivolte verso
l'alto. Oh, non so proprio cosa ci sia nel cassetto. Non so nemmeno
se sia un cassetto. O una scrivania. O una scatola. Stavo
solo facendo un esempio. Ma Bobbie ha detto a Reese, e lui a
sua volta l'ha detto a me, che  tutto in quelle foto. Ecco per
quale ragione se l' portate dietro, ovunque andasse, qualunque
problema potesse avere. Erano la prova della sua identit, la dimostrazione
che suo padre era il tipo in gamba che abbiamo imparato
a conoscere alla perfezione, pi di quella gentaglia all'altro
capo della baia.
Ho alcune istantanee che Bobbie ha custodito fino alla fine.
Ce n' una che raffigura lui insieme alla sorella, e un'altra
di Jay accanto a una lussuosa automobile. Ma la foto di cui mi
ha parlato, quella con l'ufficiale in divisa, non ce l'ho.
Forse il ragazzo sa dov'. O come trovarla. Magari  solo
per questo che Bobbie  venuto qui sette anni fa. Per nascondere
l'ultimo indizio.
Laurel sapeva dove stavano scontando la pena quei due
individui. Il pi violento, colui che aveva ucciso la maestra nel
Montana, era rinchiuso nel braccio di massima sicurezza della
prigione di Stato, a una sessantina di chilometri a nordovest
di Butte. L'altro, senza precedenti penali, si trovava ancora nel
Vermont, nel carcere alla periferia di Saint Albans. Pensava
che non li avrebbe pi rivisti dopo che, pronunciata la sentenza,
erano stati condotti fuori dall'aula del tribunale: uno avviato
verso un penitenziario del Vermont, e l'altro trasferito nel
Montana, per essere nuovamente sottoposto a processo con
l'accusa di omicidio.
 possibile che sia il figlio ad avere la foto, vero? chiese.
O qualche prova?
Certo. Ma da dove partire per trovarlo? L'unico elemento
a sua disposizione  che forse si  macchiato di un crimine efferato.
Lei non ha neppure la certezza che sia detenuto in qualche
prigione.
E invece s, pens Laurel. Devo solo scoprire se la prigione 
nel Montana o nel Vermont.
Paziente 29873
Questa mattina ho accennato al libro. Mi aspettavo entusiasmo,
e invece il soggetto si  messo sulla difensiva, assumendo
un tono beffardo. Alla fine si  calmato. Quando gli ho chiesto un
elaborato, mi ha risposto che non sapevo di che parlavo.
A questo punto, i vantaggi di parlare del libro superano i rischi.
Dagli appunti di Kenneth Pierce,
psichiatra in servizio presso
l'ospedale pubblico di Waterbury, Vermont
Note.
8. Chitarra le cui corde vengono fermate da un piccolo cilindro di vetro (bottleneck) o
di metallo (slide) per ottenere determinati effetti (N.tf.T.).


Capitolo 22.

Il sabato sera, a cena con gli zii, Whit si sentiva esausto per
le fatiche della battaglia simulata, ma le sofferenze vere e proprie
iniziarono la mattina seguente, domenica, montando poi
come l'alta marea. Non si trattava, in realt, di fitte lancinanti,
di quelle che lasciano spossati, con lo sfarfallio di infinite luci
bianche davanti alle palpebre. Piuttosto, la giornata trascorsa
nei boschi a spararsi proiettili di vernice lo aveva ridotto a trascinarsi
claudicante per l'appartamento. Era attanagliato da un dolore
pulsante e continuo nella zona lombare, non riusciva a
estendere i muscoli del polpaccio, e quando cercava di respirare
profondamente avvertiva delle trafitture al fianco. Temeva di
avere una costola incrinata. Tuttavia il tempo era splendido e lo
aspettava una serata in biblioteca, per cui intorno a mezzogiorno
e mezzo decise di caricare la bicicletta sul portabagagli del
suo malandato Subaru (le cui pessime condizioni erano da attribuirsi
alla madre, proprietaria del veicolo prima di passarlo a
Whit, guidatrice distratta, incurante di marciapiedi, parchimetri
e colonnine di cemento nei posteggi) e di dirigersi a Underhill.
Il fine settimana precedente non vi si era potuto recare, come
sperava, e quindi aveva pensato di rimandare alla domenica successiva.
Il difficile sarebbe stato sollevare la bici sul bagagliaio.
Ma il telaio era cos leggero che, anche in quello stato, avrebbe
dovuto farcela.
Non ci andava dai primi di agosto, all'incirca un mese dopo
il trasloco nella nuova casa. Quel giorno aveva pedalato un
po' per il parco e poi aveva imboccato i sentieri che attraversavano
la foresta limitrofa. Gli piacevano quei viottoli che alternavano
interminabili rettilinei coperti da vlte vagamente claustrofobiche
di foglie a paesaggi da cartolina del monte Mansfield e
del Camels Hump.
Con cautela si tir su i pantaloncini da ciclista, fino a coprire
il livido nero-violaceo della grandezza di un pompelmo
che aveva sul bacino, quindi trattenne il respiro e, chiudendo
gli occhi, si infil una maglietta attillata a maniche lunghe.
Contemporaneamente emise un gemito acuto. Per un attimo
si domand se quella passeggiata in bicicletta fosse davvero
una buona idea, ma non poteva nemmeno concepire di trascorrere
una giornata come quella dentro casa. Tanto pi che
mancavano appena un paio di mesi all'arrivo del gelo invernale.
Mentre passava davanti all'appartamento di Laurel e Talia,
si ferm. Dall'interno proveniva una musica e decise di bussare.
Voleva chiedere a Laurel come mai il giorno prima non aveva
partecipato alla battaglia simulata. Apr Talia, che aveva l'aria di
essersi alzata da poco. Whit pens che avesse portato a spasso
quel pony che la loro vicina Gwen si ostinava a definire cane, e
poi si fosse rimessa a letto per un paio d'ore, perch aveva i capelli
scompigliati come chi si  appena svegliato e indossava i
pantaloni di un pigiama a pallini rosa e neri, con l'elastico cos
lento che quasi le scivolavano sotto la cintola, in modo notevolmente
sexy, fino alla linea del pube, e una camiciola di seta
scompagnata che lasciava intravedere il seno. In ogni caso il ragazzo
prov un senso di colpa pi che di eccitazione, dal momento
che nell'ampia zona tra il petto e l'inguine era visibile
una serie ininterrotta di ecchimosi che le attraversava l'addome.
Perfino l'ombelico sembrava pesto.
Be' fece lei, la voce rauca e affranta, che aveva un disperato
bisogno di un sorso d'acqua, non sono mica Superman.
Whit indic la pancia di Talia. Credo di sapere quand'
successo. E perfino chi  stato, temo. Quando ti sei arrampicata
sopra quella jeep arrugginita senza immaginare che io ero l,
vero?
La ragazza abbass lo sguardo. Di solito porto un ciondolod'argento a forma di fiore nell'ombelico. Un piccolo portafortuna
celtico.  molto carino. Se non avessi avuto il presentimento
di toglierlo prima di iniziare a giocare, probabilmente mi
avrebbe trapassato l'intestino.
Sono mortificato. Mi sa che ho perso un po' il controllo.
Dici sul serio? No, non ti preoccupare. Ieri me la sono
spassata come non mi accadeva da una vita.  stato fantastico.
Tu sei stato fantastico. Io sono stata fantastica.
Sembra quasi che parli di sesso.
Talia scosse la testa. Oh, come spiegavo a Laurel, la guerra
simulata  molto meglio. Almeno il pi delle volte. Sono proprio
contenta che tu abbia partecipato. Davvero, Whit, grazie.
Anch'io mi sono divertito. Laurel c'?
No. E uscita stamattina all'alba. Entra, che ti riferisco il
poco che so.
Non aveva considerato la possibilit che ci fosse solo Talia,
e si rese conto che avrebbe perso parecchio tempo. Ma voleva
capire che fine aveva fatto Laurel, e d'un tratto lo solletic l'idea
di potersi lamentare con un'altra persona adulta che, come lui,
aveva trascorso il giorno precedente a strapazzarsi senza piet.
Non mi dire che te la senti di fare una passeggiata in bici
riprese la ragazza, facendogli cenno di accomodarsi, con un gesto
ironico del braccio, come se stesse indicando i premi di un
quiz televisivo. Se ce la fai... sei un maledetto eroe. Io riesco a
malapena a camminare. Di, accomodati.
L'appartamento era a soqquadro: sul divano e sopra il tavolino
erano sparsi jeans, bustini, reggiseni e tanga (o almeno bikini
ridottissimi), e per terra giacevano astucci di CD, riviste di
moda e libri, alcuni dei quali avevano titoli significativi come Il
cristianesimo, una malattia altamente contagiosa e La salvezza
dei giovani.
Allora, ti sei appena svegliata, no? le domand Whit,
chiedendosi per un istante dove sedersi. Non sapeva se spostare
i vestiti e la biancheria o piazzarcisi sopra. Comunque Talia accorse
quasi subito e inizi a raccogliere alla rinfusa gli indumenti
intimi e i jeans, che port nella camera da letto per far spazio
a Whit.
Appena svegliata? Sei pazzo? Sono appena tornata dalla
chiesa! Stavo per riaddormentarmi, se proprio devo essere sincera.
E invece no, mi sono data da fare, cosa credi, ho alzato le
chiappe e sono andata a messa, come ogni domenica mattina.
Sono un modello di comportamento, e la cosa scandalizza molta
gente, lo so. In questo momento,  ovvio, potrei sembrare
reduce da un'allucinante festa studentesca, di quelle che durano
tutta la notte. Macch, mi sono coricata alle dieci. E stamattina,
prima della messa, ho pulito e rassettato la casa. Ieri il cane di
Gwen ci ha quasi distrutto l'appartamento, e mentre riordinavo
ho deciso di dare una bella sistemata. Ho perfino svuotato i cassetti.
Ecco perch c' tutto questo... caos. Ti va un caff?
No, grazie.
Talia annu. Risposta esatta. Bisognerebbe vestirsi e fare
un salto da Starbucks. Si lasci cadere sul divano, accanto
a lui.
Allora, prima di crollare hai visto Laurel?
S. E non  stata una cosa piacevole.
Come?
La tua fiamma sta dando i numeri.
Laurel non  la mia fiamma!
Talia chin il capo, guardandolo di sotto in su, con una rapida
occhiata di incredulit. Hai proprio preso una sbandata
per quella ragazza e con poche probabilit di successo, direi, visto
che a quanto pare le piacciono solo gli uomini maturi.
Perch starebbe dando i numeri? le chiese Whit, raccogliendo
da terra uno dei suoi libri sul cristianesimo e i giovani.
Hai scoperto per quale motivo non  venuta a giocare con
noi?
S. Per via delle foto. Quelle che un anziano ospite del ricovero
ha lasciato all'Hotel New England. Ha trascorso la giornata
di ieri - o comunque gran parte - dentro la camera oscura.
Non  assurdo? Era cos ossessionata da quella roba vecchia e bislacca
da essersi completamente dimenticata che doveva venire
a scorrazzare nel bosco con il mio gruppo giovanile. E con me!
Negli ultimi tempi nemmeno mi vede. Non credevo potesse
succedere, lo ammetto, e la cosa mi manda in bestia. Ma, a parte
questo, sono preoccupata per lei.
Gli rifer cos'aveva immaginato Laurel appena si era accorta
che l'appartamento era sottosopra: temeva che qualcuno stesse
cercando le foto dell'anziano barbone. Gli confid che l'amica
la evitava sin da quando era tornata da Long Island, e che la
sua vita di punto in bianco pareva ruotare intorno a quel
vecchio ormai morto e sepolto. Alla fine poggi la testa sulla spalliera
del divano, chiuse gli occhi e concluse in tono mesto:
Non so proprio come comportarmi, chi informare. La sua direttrice,
forse? Il pastore della mia chiesa? Cosa dovrei fare?
Whit si chiese se la sua non fosse una reazione esagerata.
Non sar soltanto un nuovo hobby? Un'attivit che la entusiasma
perch  una novit? Certo, non so molto della sua vita o
dei suoi impegni. So che  di Long Island, che lavora al BEDS,
che frequenta un giornalista pi maturo di lei, che le piace nuotare
al mattino, che andava in bicicletta. Tutto qui. Ma non mi
sembra che la sua esistenza sia particolarmente movimentata,
no? E allora perch non dovrebbe lavorare a quelle foto? In fondo,
l'unica persona da cui la stanno davvero allontanando sei...
be', tu.
Si augur che quell'ultima osservazione suonasse come
una battuta scherzosa, ma, considerata la velocit con cui la mano
di lei, da immobile che era, gli assest un colpo in pieno petto
- pareva una pagaia caricata a molla -, non ne fu pi cos sicuro.
Non penso solo a me stessa replic Talia.
No?
No. La sua vita  parecchio incasinata, o perlomeno la sua
mente. Non sai quello che ha passato. Quasi nessuno ne  a conoscenza.
Il suo tono era insolitamente malinconico, e lo indusse a
chiederle: Ha qualcosa a che vedere con il tentativo di stupro
che ha subito?
Tentativo?
Cos mi pare. L'altro giorno Gwen mi ha accennato che
aveva rischiato di essere violentata. Non so altro. Ignoro dove sia
successo, quando e in che circostanza. Ho pensato che non erano
affari miei e non volevo sembrare indiscreto.
La ragazza alz la testa dal divano e si volt a guardarlo.
Non ha solo rischiato di essere violentata.
Oh, merda.
E non si  trattato soltanto di stupro. Quelli...
Quelli?
Erano in due. Vuoi sapere come sono andate le cose? Perch
non va pi in bicicletta e per quale motivo sono in ansia?
Okay, Capitan Lycra, ecco la vera storia della signorina Laurel
Estabrook. Poi, senza mai distogliere lo sguardo, Talia gli raccont
per filo e per segno cos'era accaduto alla sua amica a
Underhill, e perch era cos preoccupata.

Capitolo 23.

Dopo che Shem se ne fu andato, Laurel rimase nel ristorante
a esaminare per l'ennesima volta le foto, nel tentativo di
disporle in una sequenza lineare. Non cronologica. L'aveva gi
fatto. Ora voleva vedere se riusciva, come le aveva suggerito
Shem, a ricostruire una mappa del tesoro. Mise da parte i personaggi
famosi - gente del calibro di Chuck Berry, Robert Frost
e Julie Andrews - e form due gruppi, uno di luoghi e l'altro di
oggetti, poi annot su un foglio di carta gialla i soggetti contenuti
in ciascun gruppo.
Luoghi
Ponte di Brooklyn
Hotel Plaza
Washington Square
Stazione ferroviaria di West Egg
Paesaggi di Manhattan
Chrysler Building
New York Philarmonic
Greenwich Village
Ragazzi che giocano a football per strada sotto un cartellone
della Hebrew National
Esposizione mondiale (con l'Unisfera)
Case eleganti in pietra bruno-rossa (a Brooklyn?)
Mustang davanti alla villa dei Marshfield
Casa in stile Arts and Crafts nel Midwest (forse di Wright)
Locali di musica jazz (una serie)
Central Park
Torri gemelle
Wall Street
Main Street a West Egg
Parcheggio aziendale nella Valle delle ceneri (in realt non si
chiama cos)
Binario della stazione di East Egg
Spiaggia di East Egg
Spiaggia di West Egg
Il mio vecchio circolo sportivo (gi villa di Gatsby)
Strada sterrata a Underhill (diverse, in due si vede una ragazza
in bicicletta)
Chiesa di Stowe
Cascata
Piste da sci sul monte Mansfield (in estate)
Oggetti
Caschi da parrucchiere
Auto (molte)
Sigarette (dentro portacenere, su tavoli, primi piani di fumatori)
Altre auto (mezza dozzina)
Macchina da scrivere IBM (tre)
Mustang davanti alla villa dei Marshfield
Autobus sulla Quinta strada
Lampade lava
Collane di perline e medaglioni con il simbolo della pace
Portagioielli stile Art dco
Melo selvatico (alcune copie, in una c' un mucchietto di mele
accanto all'albero)
Cane accanto a una panetteria
Laurel giudic inutili ai fini della ricerca alcune immagini:
le sigarette, le lampade lava, le automobili, i caschi da parrucchiere.
In compenso ce n'erano altre che dovevano essere state
commissionate a Bobbie, per esempio l'Unisfera. Ma quelle che
la lasciavano pi perplessa erano le foto del Vermont e le istantanee
che la ritraevano poco prima che la sua vita fosse sconvolta
per sempre: forse Bobbie le aveva scattate proprio quella
maledetta domenica, a Underhill, o in una delle domeniche precedenti.
Erano rilevanti ai fini della ricostruzione? Anche lei rappresentava
un indizio nella mappa del tesoro di Bobbie? O era
solo una strana coincidenza che le loro strade si fossero incrociate
anni prima di conoscersi di persona, e proprio in quel mese,
magari quella stessa domenica pomeriggio? Le foto della ragazza
in bicicletta sulla strada sterrata o della chiesa di Stowe facevano
parte del labirinto di immagini che stava realizzando, o
non avevano alcuna attinenza con la sua indagine? Dopotutto,
non esisteva alcuna indicazione che Gatsby o i Buchanan avessero
mai messo piede nel Vermont.
E la casa che secondo lei si trovava in qualche posto del
Midwest? Era a Chicago, la citt da cui proveniva la famiglia di
Tom Buchanan? O a Saint Paul, dove, a detta di Howard Mason,
Bobbie forse aveva rintracciato il nonno? Per quanto ne sapeva,
l'edificio, con i tetti leggermente spioventi e gli ampi piani
ad aggetto - il secondo che sporgeva sopra il primo come una
mascella -, poteva trovarsi benissimo a Long Island, a East o
West Egg. O poteva magari essere appartenuto a uno dei cugini
di Louisville.
Le copie che Laurel trovava pi interessanti erano quelle
che con maggiore evidenza facevano riferimento a un periodo
della vita di Bobbie. Depenn accuratamente le immagini che
di sicuro non erano legate ai suoi genitori, e decise di lavorare
su quelle che rimanevano. La cosa sembrava fattibile. Riusciva
a distinguere gli elementi di una mappa, come le aveva indicato
Shem. Avrebbe comunicato a Katherine che le serviva qualche
giorno di ferie, una settimana, forse due. La sera stessa
avrebbe sviluppato gli ultimi negativi, e forse gi l'indomani o
marted si sarebbe messa in viaggio...
Be', tanto per cominciare poteva andare a fare un controllo
nella prigione situata nella parte settentrionale del Vermont.
E, se il detenuto non era il figlio di Bobbie, in quella del Montana.
Perch, anche se il progetto pareva realizzabile, non sarebbe
stata una passeggiata. Alcune tenui tracce lasciavano supporre
l'esistenza di una mappa, forse, ma non era facile capire qualifossero gli indizi e quali le foto senza alcun
significato (o, magari, perfino le false piste) scattate da
uno schizofrenico alcolizzato.
C'erano i luoghi simbolo di East e West Egg: le case,
i binari e le spiagge ben tenute. Il suo circolo sportivo, la villa
di Gatsby. Un parcheggio aziendale rinato dalla Valle delle
ceneri. Il Plaza, l'albergo dove la madre di Bobbie, indecisa
fra il marito e l'amante, non era stata in grado di operare una
scelta. Un portagioielli stile Art dco con degli specchietti
smerlati sul coperchio. Era altamente probabile che vi fosse
custodito il ritratto di Jay in divisa da soldato, e forse qualcos'altro.
Una lettera. Un medaglione. Un anello con un'incisione.
Forse il cofanetto era in uno di quegli edifici, ma da che
parte iniziare? Supponendo che fosse nella casa Arts and
crafts, come procedere? Chiedere al proprietario il permesso
di scavare in cantina? Rovistare sotto le assi di legno del solaio?
E cos pure al vecchio circolo sportivo. Che poteva fare?
Frugare tra gli scaffali della biblioteca, quella che una volta
aveva tanto colpito gli ospiti solo perch, guarda caso, custodiva
dei libri veri?
Nonostante tutto, sperava che ormai nessuno potesse mettere
in discussione quella che, non aveva dubbi, era la verit: n
David, n Katherine, n Talia. Nessuno avrebbe pi avanzato riserve
sul suo equilibrio mentale.
Quando Serena la raggiunse nuovamente dietro il spar,
Laurel spinse verso di lei la cartella con le foto, raccomandandole
di non rivelare a nessuno che ne era in possesso. Appena
ebbe finito di parlare, comunque, si accorse, dall'espressione sul
volto della ragazza, di essere del tutto fuori strada: gli altri avrebbero
continuato a non crederle. Capiva perfettamente ci che
stava pensando Serena, e immaginava gi cosa avrebbe risposto
prima ancora che aprisse bocca.
Laurel, sai che non posso rifiutarti nulla... e quindi terr
quelle foto.  ovvio. Non c' problema. Ma francamente, cara,
pensi davvero che qualcuno abbia intenzione di rubartele?
S. E non lo penso. Ne sono certa.
Ma...
Mi credi pazza?
No, certo che no. Ma secondo me, magari mi sbaglio, forse
stai reagendo in maniera esagerata.
Laurel ripet mentalmente quest'ultima frase. Era lunga.
Un eufemismo per indicare un comportamento strano e inopportuno.
Be', allora, cosa hai in mente di fare? E io, cosa dovrei
fare?
Dai, Laurel, non assumere quel tono con me. Sono solo...
Solo cosa? Preoccupata?
No. E va bene, s. Preoccupata. Lo sono.
Allora parla. Che faresti?
Be', tanto per cominciare non mi agiterei rispose Serena,
ma dopo un simile esordio Laurel non prest pi molta attenzione
al resto del discorso. Serena era gentile e animata da buone
intenzioni, per non ci si poteva fidare di lei. La ragazza non
si rendeva conto dell'importanza delle foto che le erano state affidate.
Appena si fosse presentato Leckbruge o qualche suo scagnozzo,
gliele avrebbe consegnate. Insieme alla cartella. Naturalmente
sarebbe stata una forma di ingenuit da parte sua, non
un tradimento. Ma avrebbe sortito esattamente lo stesso effetto.
Le foto - e tutto il lavoro suo e di Bobbie - sarebbero andate perdute.
E cos Laurel la ringrazi per il tempo che le aveva dedicato
e per la chiacchierata, ma se ne and portandosi via la borsa.
Fu cortese, al punto che Serena la accompagn all'ingresso del
locale e, vedendola allontanarsi, si convinse che l'amica avrebbe
seguito il suo consiglio e se la sarebbe presa con pi calma.
Dal negativo non avrebbe saputo dire di che si trattava. Almeno
non con sicurezza. Cominci a capirlo dal provino.
Fu quando realizz la prima stampa, la domenica sera,
un'altra copia su carta patinata, che l'immagine divenne inequivocabile
alla luce arancione della camera oscura. La studi a
lungo mentre era immersa nei reagenti chimici, non ipnotizzata,
ma assorta. Incapace di distogliere lo sguardo.
Si ricord di un commento che Shem Wolfe aveva fatto a
proposito di Bobbie quel pomeriggio, e si sent avvampare in viso:
Era tormentato dai suoi demoni.
Shem si riferiva alla malattia mentale, ma fu la parola demoni
a colpirla, riaffacciandosi alla sua memoria, insieme agli
epiteti che per anni l'avevano perseguitata. Puttana, fica, topa,
passera. Idiota puttana. Troia di una puttana. Sei morta, puttana.
Nel liquido immobile della vaschetta vide il tatuaggio. Era
la foto di cui Bobbie aveva parlato a Paco Hidalgo. Per tutto quel
tempo aveva pensato fosse un teschio - anche se con le zanne
-, per in quel momento si rese conto che in realt rappresentava
il diavolo: un cranio, certo, ma con le orecchie. E che respirava.
Ecco il motivo del fumo.
Bobbie Crocker conosceva quell'uomo e lo aveva fotografato
in quel modo: un demonio in mezzo alla stoppia, il lobo di
un orecchio sospeso su di lui come un pianeta. Era il figlio, o
un amico del figlio.
Perch, a quanto pare, persino gli stupratori hanno degli
amici. E anche gli assassini.
Era quello il demonio che aveva terrorizzato Bobbie: uno degli
individui che avevano cercato di violentarla. Per poi fare marcia
indietro con il camioncino e tentare di ucciderla.
Una volta finito il lavoro nella camera oscura, era esausta,
ma, a meno di spingersi fino in centro, gli unici locali aperti a
quell'ora di domenica a Burlington erano i fast food e i posti in
cui vendevano ciambelle, nel centro commerciale a est del
campus. Erano le undici passate.
Mancava da casa dalla mattina presto. Non le era nemmeno
passato per la testa di farci un salto dopo essersi congedata da
Serena perch voleva precipitarsi nella camera oscura.
Raggiunse in macchina l'antico edificio vittoriano: c'era un
posto libero proprio di fronte, ma - quasi meccanicamente - tir
dritto. Si era accorta che nel suo appartamento e in quello di
Whit le luci erano accese, e ne dedusse che i suoi coinquilini
erano ancora in piedi. Peccato: non voleva che Talia o l'amico
la sentissero rientrare perch non aveva voglia di parlare con loro.
E cos parcheggi in fondo all'isolato, quasi dietro l'angolo.
Aveva in mente di aspettare un'ora o due, finch entrambi non
fossero andati a dormire. A quel punto avrebbe cercato le chiavi
del portone e quelle della porta di casa, in modo da averle in
mano prima di arrivare al vialetto d'ingresso. Si sarebbe anche
tolta gli zoccoli, per non fare rumore, avvicinandosi alla porta o
salendo in punta di piedi le scale che conducevano all'ala dell'edificio
in cui si trovava il loro appartamento.
Caso mai, pens, si sarebbe spogliata e infilata nel letto al
buio. Non avrebbe nemmeno acceso la luce del soggiorno. E
poi, doveva per forza mangiare dei cracker? Forse no.
Ma alla fine non tradusse in pratica nessuno di quei meticolosi
accorgimenti, perch si addorment sul sedile anteriore
della macchina. Si svegli poco prima delle tre, la schiena e il
collo indolenziti - era quella la sensazione che sperimentavano
alcuni ospiti del ricovero, si domand, oppure avevano almeno
l'accortezza di accucciarsi sul sedile posteriore per dormire?
-, e decise di tornare a casa. Aveva sognato la foresta di
Underhill, popolata di animali e oggetti volanti: uccelli, insetti
e foglie che turbinavano in aria. Gli uccelli avevano la testa
di piccoli demoni - in realt si trattava di teschi, come quello
del tatuaggio - e lei ne era preda. In quel caos le pareva di
spingere a mano la bicicletta, ma non riusciva a ricordare se
esisteva un sentiero su cui avrebbe potuto fuggire. Alla fine le
creature volanti l'avevano assalita. La scena si svolgeva negli
stessi luoghi in cui, sette anni prima, era stata aggredita dal figlio
di Bobbie Crocker e dal suo compare; quando si dest, le
faceva male la parte sinistra del torace, ma si disse che quel dolore
doveva essere immaginario: non poteva certo essere stato
causato da un sonnellino in macchina.
Ma di fatto non riusc ad aprire lo sportello e rientrare a casa.
L'incubo l'aveva semiparalizzata, fin quasi alla totale immobilit.
E voleva - anzi doveva - fare tante di quelle cose che l'agitazione
la bloccava. Emily Young era finalmente tornata dai Caraibi
e aveva bisogno di vederla, poi doveva visitare la prigione
di Saint Albans. Ci avrebbe richiesto complessi accordi con il
direttore del carcere, lo psicologo e il dipartimento di Stato per
l'assistenza alle vittime di reati. Al tempo stesso, per, avvertiva
una spossatezza mai provata in vita sua. Di colpo si accorse
che le lacrimavano gli occhi, e rimase sconcertata. Stava piangendo.
Nella testa echeggiavano singhiozzi e un sottile sibilo smorzato,
simile all'acuto stridore dei freni della bicicletta udito anni prima.
Continu a singhiozzare finch non si assop nuovamente,
seduta al posto di guida.
Riapr gli occhi che albeggiava, e sent una ftta allo stomaco.
Per un attimo si sforz di ricordare quand'era stata l'ultima
volta che aveva mangiato. Si gir a controllare che la cartella
fosse ancora sul sedile posteriore, dove l'aveva sistemata la sera
prima dopo aver terminato di sviluppare le foto nella camera
oscura. Era al suo posto. A quel punto ud sul marciapiede il
passo minaccioso e strascicato di un paio di pesanti scarponi da
lavoro. Si volt a sinistra, e a pochi centimetri dal finestrino vide
passare un uomo barbuto e massiccio, avvolto in una giacca
a vento. Era troppo pesante per quella stagione, a meno che non
fosse l'unico indumento che possedeva. Not che i suoi pantaloni
avevano il risvolto sdrucito e degli squarci alle ginocchia.
Concluse che non era un barbone, non ancora, ma qualcosa nei
vestiti, nell'atteggiamento, nell'andatura le fece temere che, se
non avesse ricevuto un aiuto, lo sarebbe diventato presto.
Si chiese come si sarebbe sentita quando, dopo essersi spinta
fino a nord, alla prigione, si fosse trovata davanti a uno dei
suoi assalitori. Si disse che poteva farsi forza e visitare almeno
Saint Albans, dato che il detenuto che avrebbe incontrato l aveva
solo - e appena la parola le si form in mente ebbe un sussulto
e sent un'ennesima fitta trafiggerle il petto - cercato di
violentarla. Era un pessimo soggetto, ma se non altro non aveva
ucciso nessuno. E se il figlio di Bobbie fosse stato colui che aveva
tagliato i polsi a quella donna, nell'Ovest, legandola a una recinzione
con un pezzo di filo di ferro e lasciandola l a morire
dissanguata? Sarebbe riuscita a guardarlo di nuovo in faccia? A
sedersi a un tavolo davanti a lui? Cosa gli avrebbe detto? Sarebbe
valsa la pena di fare quel lungo viaggio fino a Butte?
Poi, mentre immaginava come si sarebbe svolto il colloquio
- sapeva che il termine tecnico per ci che aveva intenzione
di richiedere era udienza chiarificatrice -, le iniziarono a
sorgere dei dubbi sull'esattezza dei suoi ricordi: cos'era accaduto
veramente su quella strada sterrata di Underhill? Decise di
compiere un passo alla volta, visto che aveva una settimana a
disposizione. Di agire in fretta ma con cautela. La prossima
mossa a quel punto era Emily Young. Quindi l'uomo detenuto
nel Vermont. Non c'era altro da fare. Il tatuaggio di un filo spinato
o quello di un demonio: era cos importante? Comunque,
con un po' di fortuna, non sarebbe nemmeno dovuta andare
nel Montana.
Pens che, se ne avesse avuto modo, prima di recarsi in ufficio
si sarebbe cambiata, poco ma sicuro. La doccia era fuori discussione:
Talia si sarebbe senz'altro svegliata. Di fare colazione
non se ne parlava nemmeno. Si sarebbe fermata in qualche panetteria
sulla strada. Ma poteva quanto meno detergersi il viso
con un po' di lozione struccante e spazzolarsi i capelli. Un'igiene
personale ridotta al minimo era tra le caratteristiche principali
dei senzatetto, e Laurel doveva ricordare a se stessa che -
malgrado chi le stava intorno fosse di diverso avviso - in tutta
quella vicenda non era lei ad essere affetta da delirio paranoico.

Capitolo 24.

And a trovare Emily Young il luned mattina, prima delle
otto. L'ex assistente sociale di Bobbie Crocker stava cercando di
mettere ordine nella piccola valanga di scartoffie che durante la
sua assenza si erano accumulate sulla sua scrivania. Laurel non
l'aveva mai vista cos in forma e piena di salute. Un tempo era
un'appassionata di spinning e di macchine Nautilus, ma per i
suoi problemi alla schiena aveva dovuto ridimensionare drasticamente
il tempo che dedicava alla palestra. Era una donna sulla
quarantina, con un viso paffuto, dall'espressione vivace e illuminato
da grandi occhi, su un corpo che negli ultimi cinque anni
aveva assunto forme alquanto arrotondate. La crociera nei
Caraibi, comunque, aveva fatto miracoli. Emily sembrava dimagrita,
sfoggiava una bella abbronzatura e indossava un abito fantasia
con allegri motivi floreali blu elettrico, come raramente se
ne vedevano al BEDS.
Sulla nave la gente mangiava a crepapelle disse a Laurel
sfogliando la cartella che conteneva la documentazione relativa
a Bobbie Crocker. Per un attimo, la ragazza temette che fosse
quella dello schedario, da lei esaminata qualche tempo prima,
e che non emergessero ulteriori informazioni rispetto a quanto gi
sapeva, ma poi vide dei fogli che non riconobbe. Per il primo
giorno di navigazione ho cambiato registro. Mi sono fatta fare un
massaggio. Da un ragazzo argentino terribilmente sexy. Senza
neanche accorgermene, ho iniziato a mangiare meno - per lui!
- e tutti i pomeriggi mi sottoponevo a una seduta. Queste sono
state le mie vacanze. Mi nutrivo solo di frutta fresca e verdura,
nuotavo e prendevo il sole, e avevo un attraente - no, di pi,
splendido - fisioterapista che dedicava due ore al giorno alla mia
schiena e alle mie gambe. Pensa un po'.
Come ti senti ora che hai rimesso piede sulla terraferma?
Emily scroll le spalle. Prima o poi torner su quella nave.
Dunque, vediamo, quando il nostro signor Crocker era
ricoverato, gli veniva somministrato del risperidone. E il Celexa. Pare
sia stata presa in considerazione la clozapina, ma poi hanno
desistito perch era troppo anziano. Forse erano preoccupati per
gli effetti collaterali: quel farmaco avrebbe alterato il numero
dei globuli bianchi.
Laurel annu. Sapeva che il Celexa era un antidepressivo e
il risperidone un antipsicotico.
Evidentemente Bobbie  finito in ospedale perch gli dev'essere
capitato qualcosa continu Emily. Deve aver commesso
un'azione che ha evidenziato la sua pericolosit per s e
per gli altri.
Tu conoscevi Bobbie replic Laurel, sulla difensiva, e
meravigliata dal suo stesso tono. Ho parlato con parecchi suoi
amici. Una persona mi ha suggerito che forse a Burlington si 
verificato un incidente di qualche tipo. Ma, a parte questo, non
mi hanno riferito niente che facesse pensare che era violento.
Violento no. Maniacale. Quando non assumeva i farmaci,
era soggetto a episodi di delirio. Lo sai anche tu. E comunque
ho la sensazione che potesse essere molto pi pericoloso per se
stesso che per gli altri. Grazie a Dio  finito sulla strada ad agosto.
Te lo immagini se avesse dovuto badare a se stesso in quelle
condizioni a dicembre o gennaio? Vecchio com'era? Sarebbe
morto assiderato. Sappiamo bene cosa succede. Sfogli un documento,
e con grande sorpresa di Laurel si chin verso di lei
esclamando: Ah!  stato arrestato per insolvenza fraudolenta.
Ha mangiato in un ristorante - a quattro palmenti - e non ha
pagato. Roba da poco. Si parla di quindici dollari e qualche spicciolo.
Ma a suo carico ci sono anche denunce per accattonaggio
e violazione di propriet. In quest'ultimo caso la situazione 
stata alquanto spiacevole: Bobbie  entrato in un negozio di articoli
fotografici, in preda a una forte agitazione perch convinto
che gli avessero rubato alcune foto che non riusciva a trovare.
Sembra che lui e il proprietario abbiano avuto un alterco.
Poi, vediamo, ce n' un'altra. Nel reparto ortofrutticolo di una
drogheria si  messo a mangiare e non voleva andarsene. Be', sono
tutte sciocchezze. In realt andava sottoposto a un esame psichiatrico.
Ma non si  mai comportato in maniera violenta, no? A
parte l'aggressione verbale al padrone del negozio di macchine
fotografiche.
 vero. E sembra che quell'uomo abbia reagito allo stesso
modo ammise Emily. Allora, sei andata a trovare gli inquilini
dell'Hotel New England?
Pete e i suoi amici? S. Ma ho anche trascorso parte della
giornata di ieri a Bartlett. L ho parlato con Jordie Baker, con
una maestra e un pastore che conoscevano Bobbie. Qui a Burlington
ho incontrato Shem Wolfe. E poi, naturalmente, Serena
Sargent. Te la ricorderai. La ragazza che l'ha portato al ricovero.
Cinque anni fa era ospite anche lei.
Brava. Anche se non so chi siano gli altri. Chi  Jordie? E
Shem?
Laurel le spieg che la zia di Jordie era amica della madre
di Bobbie, e Shem di Bobbie e del suo photo editor. Disse che
probabilmente il demonio di cui parlava il vecchio barbone era
un tatuaggio, anche se non le rivel sul collo di chi fosse disegnato.
Tuttavia ebbe l'impressione che Emily fosse colpita dalla
sua attivit di detective.
Be', allora, che vuoi sapere da me? le chiese l'assistente
sociale quando Laurel ebbe finito di raccontare, aggiungendo
poi di punto in bianco: Oh Dio, e io sarei dimagrita? Cosa diavolo
ti  successo? Sei stata male?
Laurel fu colta di sorpresa: era convinta di avere un aspetto
decente dopo essersi spazzolata i capelli e applicata un filo di
rossetto. No si limit a rispondere. Ho solo avuto da fare.
Non ti offendere. Siamo amiche, e mi era soltanto... venuto
un dubbio. L'altra sera, al telefono, Katherine mi diceva
che hai preso con molto entusiasmo la faccenda delle foto di
Bobbie e...
Tu e Katherine avete parlato di me?
Ehi, non  come pensi. Sapevo che stamattina aveva come
ogni mese la colazione di lavoro con il comitato di sviluppo,
e quindi non sarebbe stata presente al mio arrivo. Cos l'ho chiamata
per farmi aggiornare. Volevo avere un'idea di quale caos
aspettava la sottoscritta al suo rientro trionfale. Tutto qui.
Comunque mi ha accennato - e ti assicuro che non  stato l'argomento
principale della conversazione - che eri un po' troppo
presa...
Troppo presa?
Sono parole mie, sia ben chiaro. Mi ha spiegato che stai lavorando
con grande impegno alle foto di Bobbie, ecco tutto. Che
stai cercando di ricostruire la sua vita, come fosse un puzzle.
Laurel avrebbe giurato che Katherine non si era limitata a
questo. Doveva aver aggiunto dell'altro. Probabilmente aveva
insinuato che la sua fragile, giovane pupilla era ossessionata - s,
ossessionata - dal vecchio fotografo e dalla sua vera identit.
Non devi preoccuparti per me comment. Sto bene.
Tutto a posto, allora. Non era mia intenzione offenderti.
Chiedi pure: c' qualcosa che vorresti conoscere a proposito di
Bobbie Crocker e che io potrei dirti? Anche se ho l'impressione
che sull'inquilino pi stravagante dell'Hotel New England tu sia
molto pi informata di me. Comunque, spara pure le domande.
Sai qualcosa del figlio?
Del figlio? Ignoravo perfino che ne avesse uno.
E dei genitori?
Quasi niente.
Quasi niente o niente?
Niente.
Della sorella?
Non me ne ha mai parlato.
Ha mai accennato alla sua infanzia?
Credo di s. Per non ricordo nulla.
Penso che tu abbia dato un'occhiata alle foto prima di
consegnarle a Katherine. Hai notato qualcosa d'interessante?
Quelle scattate da Bobbie? Le ho guardate di sfuggita. Mi
sono sembrate molto belle. Ma, francamente, credo che tu lo
sappia meglio di me.  vero che lo erano?
S. Bobbie aveva del talento.
E cos vuoi organizzare una mostra?
Quando avr finito. Ha mai menzionato degli amici? Altri
parenti? Qualche personaggio famoso che ha incontrato?
Oltre a quelli che ha immortalato nelle foto?
Esatto.
Emily si appoggi allo schienale e pos le mani sul grembo,
le dita incrociate. Da sotto i pollici facevano capolino i fiori
del vestito. Fammici pensare. E dopo un bel po': Una volta
eravamo al piano di sotto, al ricovero diurno, e rimanemmo l
qualche minuto. A un certo punto arriv un uomo. In quel periodo
Bobbie non frequentava pi assiduamente l'istituto, si era
sistemato al New England. Ma tornava spesso, lo sai. Comunque
si presenta un tipo, e mentre Bobbie gli prepara un panino
con burro d'arachidi e marmellata, salta fuori che era stato in
galera.
Dove?.
Nel Vermont.
In che carcere?
A Saint Albans, credo. Ma pu darsi che fosse a Chittenden County.
Da quanto era uscito?
Da sei mesi. O forse otto. Non voleva sgarrare di nuovo e
finire ancora dentro. Bobbie gli ha chiesto se conosceva qualcuno,
l in prigione.
Come si chiamava quel detenuto?
Non ricordo. Ma non importa; il particolare interessante
 un altro. Sta' a sentire: qualunque fosse il suo nome, questo
nuovo ospite del ricovero conosceva quell'uomo. Lo disprezzava
profondamente perch era uno stupratore. Per al tempo stesso
lo temeva. Molto. E anche Bobbie. Allora gli chiesi dove aveva
incontrato quell'individuo, quello che era ancora in galera.
Dopotutto Bobbie non c'era mai stato, che io sapessi. Quindi
doveva essere successo fuori. Ma lui si rifiut di dirmelo. Dopo
essersi assicurato che fosse ancora dietro le sbarre, non volle sentire
una parola di pi sullo stupratore.
Laurel ricordava i nomi di coloro che avevano tentato di
stuprarla. Come avrebbe potuto dimenticarli? Il culturista del
Montana si chiamava Russell Richard Hagen. Il vagabondo
Dan Corbett. Nessuna iniziale intermedia. Non sopportava quel
nome, Daniel.
Il detenuto si chiamava Russell? chiese a Emily.
No.
Richard?
Nemmeno.
Dan?
Potrebbe essere, sai? Bobbie ti ha mai parlato di quella
persona?
S ment Laurel. E una triste coincidenza. Credo che forse
questo Dan una volta abbia tentato di fare il prepotente con lui.
A Church Street. Non voleva che la collega capisse che le sue ricerche
erano approdate all'episodio di Underhill. Si sarebbe preoccupata.
Come gli altri. Cos la ringrazi, le disse che si rendeva
conto della mole di scartoffie accumulatesi durante la sua lunga
assenza, e rientr in ufficio. L'aspettava un colloquio con un
membro del comitato dell'Associazione reduci che assisteva i veterani
ridottisi a fare i barboni, per discutere di nuovi servizi da
erogare, e voleva avere sottomano una lista di ospiti del ricovero
in condizione di beneficiarne. Poi pensava di lasciare a Katherine
un biglietto in cui le comunicava - la scusa le venne subito in
mente - che sua madre era stata ricoverata in ospedale e doveva
tornare a Long Island per qualche giorno. L'avrebbe chiamata
strada facendo per spiegarle meglio, ma non c'era bisogno di allarmarsi.
Non era una cosa grave. E anche lei stava bene.
E se Katherine avesse provato a rintracciarla a casa della
madre? Le avrebbe risposto la segreteria telefonica, visto che la
donna era in Italia, dalle parti di Siena, per un corso di cucina.
All'altro capo del mondo, nel senso letterale della parola.
No. Katherine avrebbe dovuto trovare il biglietto sulla scrivania
al rientro dalla riunione. Non aveva voglia di comunicarle
di persona il motivo della sua improvvisa partenza.
Naturalmente non aveva intenzione di andare davvero a
Long Island. Non ancora, almeno. Prima voleva recarsi presso il
Dipartimento per l'assistenza alle vittime di reati in un'altra parte
dello Stato, poi avrebbe parlato con il direttore del carcere di
Saint Albans per organizzare l'udienza chiarificatrice con il detenuto
Dan Corbett. Doveva vederlo il pi presto possibile.
Usc dalla porta di servizio, evitando quella principale.
L'incontro con il funzionario dell'Associazione reduci era andato
avanti fino alle nove e mezzo, poi aveva dovuto scrivere il biglietto
per Katherine cercando di toccare la corda giusta - senza
allarmare la direttrice, ma lasciando intendere che c'era una
relativa urgenza - e nel frattempo si erano ormai fatte le dieci.
Katherine sarebbe tornata da un momento all'altro, e non voleva
incrociarla nell'atrio o sulle scale dell'edificio.
Il sole era ormai alto, a differenza di quando, ore prima,
aveva lasciato l'appartamento. Aveva fatto in modo di allontanarsi
mentre Talia dormiva, e ora si rallegrava con se stessa: sarebbe
stato pi facile sparire, mantenendo la calma e la concentrazione,
senza essere assillata dai dubbi della sua coinquilina
mentre affrontava il duro lavoro che le si profilava all'orizzonte.
Le avrebbe detto - anzi le avrebbe scritto - esattamente quello
che aveva spiegato a Katherine. E cos a David. Era tornata a casa,
a West Egg.
Dovevano vergognarsi. Tutti.
Dubitare di lei. E di Bobbie.
Per tutto quel tempo aveva pensato che il povero Bobbie
Crocker avesse paura della sorella, e invece adesso si scopriva
che a fargli paura era il figlio.

Capitolo 25.

Pamela Marshfield trascorse quasi tutta la mattina del luned
sul divano del soggiorno, sentendosi vecchia come non mai.
Avvertiva una fitta alla parte superiore della schiena, e non si sarebbe
meravigliata se il medico, durante uno dei prossimi mesi
invernali - ovviamente dopo averla sottoposta a una massacrante
serie di avanzati esami clinici -, le avesse comunicato che aveva
il cancro. Per la prima volta in vita sua aveva difficolt di respirazione,
e l'osso dell'anca - sostituito da una protesi quindici
anni prima - le doleva. Oltretutto, a colazione le era sembrato
che i cibi non avessero un buon sapore. In realt non sapevano
proprio di niente.
Di fronte a lei, seduta su una delle comode sedie con rifiniture
in ottone scelte da sua madre settantacinque anni prima -
da allora il rivestimento metallico era stato restaurato almeno un
paio di volte -, c'era Darling Fay, la prima figlia di Reginald Fay
di Louisville. Il padre, defunto da tempo, era suo cugino. Il nonno
era il fratello maggiore di Daisy. Darling, come la maggior
parte dei Buchanan e dei Fay, non dimostrava affatto i suoi sessantadue
anni, grazie a un eccellente patrimonio genetico, ma
anche perch non si era mai sposata n aveva avuto figli, e non
da ultimo perch ogni sei mesi prendeva l'aereo per recarsi da un
chirurgo estetico di Manhattan che le bombardava la faccia di
iniezioni di acido ialuronico. Proprio per tale motivo in quel momento
si trovava a New York. Quella mattina aveva fatto una
puntata sgradita ma doverosa - a Pamela non sfuggiva affatto -
fino all'estremit di Long Island per omaggiare di una visita la decrepita
cugina di suo padre; del resto, se aveva voglia di arrivare
fin laggi, non poteva impedirglielo. Le due donne sorseggiavano
del t, anche se soltanto Darling lo stava assaporando.
Mi sorprende che il tuo legale non ti abbia consigliato di
affrontare la questione in maniera meno conflittuale disse a Pamela,
con un'ombra di disapprovazione sul viso. Indossava una
gonna a motivi floreali con passamanerie, che Pamela immagin
fosse una creazione di Kay Unger, e una giacca casual color
pistacchio che mal si intonava (almeno a suo avviso) con il resto
dell'abbigliamento.
Per un attimo si pent di averla fatta accomodare e di aver
confidato a quella giovane donna - be', meno anziana di lei, comunque
- che suo fratello era morto. Rimpianse di averle raccontato
che le foto di Robert erano rispuntate fuori, insieme ai
suoi inutili, malevoli tentativi di mettere in piazza i segreti di famiglia.
Non sapeva per quale motivo l'avesse fatto, a parte, forse,
perch era vecchia e stanca e aveva bisogno di conforto e di
rassicurazione. Ma stava perdendo tempo. Darling non avrebbe
manifestato alcuna comprensione nei suoi confronti. La cugina
di secondo grado era nata dopo la fuga di Robert, e si limitava a
considerarlo la pecora nera della famiglia.
Cosa intendi per maniera meno conflittuale? le chiese
Pamela alla fine.
Darling appoggi delicatamente la tazza sul tavolino fra il
divano e la sedia. Tuo padre era un tipo piuttosto rude.
Oh, sono d'accordo.
Ma sapeva bene quando era il caso di mettere mano al
portafogli. Quando una donazione all'istituto di beneficenza
giusto, e al momento opportuno, poteva fare la differenza.
Come dopo l'incidente.
Esatto. N i Fay n i Buchanan erano a conoscenza dei
particolari, ma girava voce che nel 1922 e poi nel 1925 Tom
Buchanan avesse elargito munifiche somme a scopo filantropico a
diversi commissariati di polizia di Long Island, contribuendo
anche in misura rilevante alle campagne elettorali dei procuratori
distrettuali della zona, a garanzia che nessuno indagasse in
modo approfondito sul vero responsabile della morte di Myrtle
Wilson, o sulle accuse emerse tre anni dopo.
Mi stai suggerendo di agire come lui?
Non sono presuntuosa al punto di consigliarti come agire,
lo sai. Stavo solo riflettendo ad alta voce sul motivo per cui il tuo
avvocato non ti incoraggia a fare una donazione all'ente per i
senzatetto in cui lavora quella ragazza. Il COTS.
BEDS.
Darling fece un cenno con la mano come se stesse scacciando
una mosca. Fa lo stesso!  solo un'idea. Immagino che
tuo padre si sarebbe comportato cos.
Rude com'era.
Gi. Rude com'era.
Quindi sei convinta che mi restituiranno le foto di Robert
se verso loro del denaro.
 probabile. A questo punto che altro puoi fare? Hai forse
un'alternativa? Vuoi riavere le foto, no?
Devo riavere le foto. Non permetter che vengano esposte
e mia madre sia di nuovo messa alla gogna. Esistono due facce
della stessa medaglia, e non consentir che Gatz sia santificato
e mia madre additata al pubblico ludibrio. Questo  quanto.
Allora comprale. Allenta i cordoni della borsa e comprale.
Sulle prime il consiglio le sembr volgare e alquanto meschino.
Ma Darling aveva ragione: non aveva alternative. Non
era immortale. Le restava poco da vivere. E se voleva che l'intento
malvagio e folle del fratello fosse vanificato una volta per
tutte - pregustava gi il fal dai fumi cancerogeni con cui avrebbe
bruciato le foto sulla spiaggia, appena fossero entrate in suo
possesso -, doveva pagare. Del resto il suo denaro poteva davvero
aiutare i barboni puzzolenti che dormivano al ricovero. Loro
ne avevano bisogno. Gli avvocati dello studio di T. J. Leckbruge
no. Ne avrebbero potuto fare tranquillamente a meno, era ovvio.
Non avrebbero riscosso l'onorario per la restituzione delle
foto del fratello, ma presto o tardi lei sarebbe morta, e lo studio
legale avrebbe incassato una somma ragguardevole dalla vendita
delle sue propriet.
Con un sospiro, sorrise a Darling. Decise che, appena se ne
fosse andata, avrebbe fatto le telefonate del caso, dando mandato
al suo legale di procedere a una congrua offerta in favore del
ricovero per i senzatetto del Vermont. In pratica, la cifra che serviva
a riavere indietro foto, negativi e copie.

Capitolo 26.

Nel leggere il biglietto che Laurel gli aveva lasciato presso
la segreteria del giornale, a David venne un groppo alla gola.
Ha telefonato mia sorella: ieri notte la mamma  stata ricoverata
in ospedale. Ha subito un'appendicectomia, ma dev'essere
sottoposta ad ulteriori esami per appurare se c' qualche altro
problema. Per ora la assiste mia zia, ma mi  parsa un po'
preoccupata, quindi vado qualche giorno a Long Island per
vedere com' la situazione. Ti chiamo stasera.
Ti prego, di' a Marissa che mi dispiace di dover disdire l'impegno
per oggi pomeriggio. E una splendida ragazza e canta come
un usignolo, per cui non serve un talento come il mio
(ehm ehm) per farle una bella foto.  lei la migliore.
Ci sentiamo appena possibile.
L.
Prese in mano il biglietto e ne esamin la grafia. Era vergato
con un pennarello blu nella sua inconfondibile scrittura
minuscola, elegante quasi come quella di un amanuense. Apprezzava
il fatto che fosse in pensiero per la madre, ma si chiese
se non stesse reagendo in modo esagerato. Sempre che non
ci fosse sotto dell'altro. Dopo tutto, aveva lasciato quella nota
alla segretaria, senza nemmeno informarsi se lui era nel suo
ufficio.
Avrebbe dovuto telefonarle la domenica. A casa. O sul cellulare.
Sabato sera, al cinema, Katherine era stata fin troppo
esplicita, e una persona pi premurosa - pi coinvolta - si sarebbe
allarmata e avrebbe agito subito.
Ma non l'aveva fatto, e quindi decise di chiamarla. Com'era
prevedibile, al BEDS non la trov, e cos lasci un messaggio
sulla sua casella vocale. Ne lasci un altro sulla segreteria telefonica
sua e di Talia. Quindi un terzo sul cellulare. Alla fine
riagganci e si sedette sul bordo della scrivania, riflettendo sul
da farsi. Ammesso che ci fosse qualcosa da fare.
Sapeva che Marissa ci sarebbe rimasta male. E si sarebbe
preoccupata. Gi, quella mattina aveva impiegato venti minuti
a passare in rassegna i vestiti che teneva nell'armadio di casa sua
in previsione del tanto atteso servizio fotografico del pomeriggio.
Ma, dopo la loro conversazione di sabato sera, la questione
che le stava pi a cuore era il benessere di Laurel.
E poi c'era Cindy. Quella mattina aveva in programma delle
interviste ai responsabili dell'ospedale in merito ai costi del
progetto dell'edificio, saliti alle stelle, ma aveva dovuto disdire
gli appuntamenti perch la bambina era caduta dall'altalena
nel cortile della scuola, riportando profonde escoriazioni a un
polpaccio e ai gomiti; le erano stati applicati sette punti di sutura
sulla gamba e dei bendaggi a farfalla sulle braccia. Alla vista
di tutto quel sangue la piccola aveva quasi avuto un attacco isterico.
David si era precipitato al pronto soccorso, dove Cindy era
stata accompagnata da una bidella (ironia del destino, nello
stesso ospedale su cui lui avrebbe dovuto scrivere l'articolo).
L'aveva riportata a casa, cercando di calmarla, e aveva pregato
sua sorella di rientrare di corsa da Middlebury per badare alla
bimba, in modo da poter tornare al lavoro.
Ma il mancato servizio fotografico e i punti a Cindy si rivelavano
cosa da nulla in confronto al problema principale: Laurel.
Non sapeva proprio cosa fare con lei. Si rendeva conto di essere
un uomo cauto, cerebrale. Era la sua forza e, in certi casi,
la sua debolezza.
Cap di non avere grossi margini d'azione. Dopotutto, Laurel
era una persona adulta. Era tornata a casa per assistere la madre.
E poi si trattava di un'appendicectomia, non di un intervento
a cuore aperto. Inoltre non sarebbe stata sola: vicino a lei abitavano
la sorella, Carol, e la zia. E, a parte ci, non aveva bisogno
di lui. Si era sempre imposto di non fare il baby sitter, a lei
e a nessun'altra. Fidanzate o mogli che fossero. E comunque
non ne avrebbe avuto il tempo, ammesso che fosse stato il tipo.
Aveva un lavoro che lo assorbiva completamente e due bambine,
e l'ultima cosa che voleva era una relazione esclusiva con
una ragazza fragile; si ramment di aver usato quella stessa
espressione il sabato sera, parlando con Katherine.
Si chiese se fosse proprio quello il motivo per cui non l'aveva
chiamata, la domenica. Avrebbe significato che il loro rapporto
stava diventando pi profondo, e lui non era soltanto cerebrale
e cauto: era distaccato e geloso dei suoi spazi, e da quando
aveva divorziato tutto voleva tranne che impegnarsi, fosse pure
in maniera superficiale.
Raggiungere Laurel al capezzale della madre avrebbe costituito
la prova di un serio coinvolgimento. Si sarebbe sentito pi
vincolato di quanto in quel momento fosse disposto a mostrarsi
nei confronti di qualsiasi donna. Un simile comportamento
avrebbe potuto preludere al matrimonio e alla nascita di altri figli,
il che era assolutamente fuori discussione. Non con due
bambine di sei e undici anni. Non avrebbe mai fatto una cosa
del genere. Era gi difficile per loro accettare la separazione dei
genitori, e ora erano ancor pi bisognose di affetto, visto che la
madre stava per risposarsi.
D'altra parte, la grande fragilit di Laurel imponeva una
maggiore partecipazione. Conosceva la sua storia, come tutti, e
si sentiva responsabile. Quindi afferr di nuovo il telefono e
chiam la chiesa battista; quasi subito gli passarono la giovane
catechista.
Vediamo se indovino, vuoi sapere che cosa  successo a
Laurel, o sbaglio? gli chiese Talia dandogli appena il tempo di
salutarla.
S. Voglio capire se la madre sta davvero male. Il biglietto
non  chiaro.
La sent schioccare la lingua contro il palato, poi: La madre
sta male?
Non te l'ha detto?
Macch.
Mi ha lasciato un biglietto qui al giornale la inform
David, e glielo lesse.
Con i tempi non ci siamo comment Talia. Mi risulta
che la madre dovesse fare un viaggio in Italia, questo mese.
Gi, risultava anche a me.
Chiss se c' un biglietto anche per me a casa mormor
la ragazza, nella voce un misto di risentimento e preoccupazione.
Francamente non credo che in questo periodo Laurel sia
in grado di andare da qualche parte, a eccezione di quella camera
oscura puzzolente o del suo ufficio al BEDS.
Non sapevi proprio che avesse intenzione di partire? Non
ti ha nemmeno chiamato?
No. Ma, a esser sincera, ultimamente quasi non mi rivolge
la parola.
Non mi ha detto che avevate litigato. Posso chiederti per
quale motivo?
Non abbiamo litigato. Non esattamente. C' stata una
piccola discussione sabato pomeriggio, per mi evitava gi da
prima. Almeno, ne ho avuto l'impressione. Doveva venire a giocare
alla guerra simulata con il mio gruppo giovanile, lo sai. Ma
non  arrivata in tempo.
Ah...
 andata a casa sua, a Long Island, nellimminenza dell'anniversario,
e al ritorno sembrava un fantasma.  rientrata di
soppiatto, la sera tardi, per cambiarsi la biancheria, .e basta. Durante
il giorno  stata sempre fuori. Praticamente ha vissuto nella
camera oscura. Le ho lasciato dei biglietti e quant'altro, ma
avrei potuto benissimo scriverli con l'inchiostro simpatico.
David si massaggi la nuca con la mano libera. Sentiva che
gli stava scoppiando un feroce mal di testa e apr il cassetto della
scrivania dove teneva le compresse di analgesico. Per l'ennesima
volta gli venne in mente che era pi vicino per et alla madre
di Laurel che alla ragazza, e quella constatazione gli ispir
un certo disgusto per se stesso. Non riesco a credere che ce
l'abbia con te mormor, ingoiando poi un paio di pasticche
con un bicchier d'acqua.
Chiss. Comunque c' qualcosa sotto, e se  tornata a casa
secondo me dovremmo essere preoccupati.
Infatti lo sono.
Hai intenzione di seguirla?
Le ho appena lasciato un messaggio sul cellulare. Voglio
aspettare che mi richiami prima di prendere qualunque iniziativa.
Pensi che dovrei seguirla io?
Forse. Ma per il momento rimaniamo in attesa.
Dici? chiese Talia.
Cos'altro suggerisci di fare?
Io sono in pensiero!
David esit, poi le domand: Sai quanti anni ho pi di lei,
Talia?
Cos', ti senti un mandrillo di mezz'et? Se  cos, piantala,
per favore. Laurel ha bisogno di te.
Ha bisogno di ben altro ribatt, non proprio alzando la voce,
ma in tono piuttosto concitato, Ecco il problema. Noi ci vediamo
solo un paio di volte la settimana perch al momento le
piccole sono la mia priorit, e io non posso dedicarle pi tempo.
L'altra sera stavo raccontando a mia figlia cosa le  successo...
Scherzi? Ma  una bambina!
Gliel'ho spiegato per sommi capi. Eppure anche solo accennare
all'episodio mi ha fatto capire che incarno i due tipi di
uomo da cui Laurel deve guardarsi.
E cio?
L'ennesimo fidanzato maturo. E quello che non ha intenzione
di impegnarsi totalmente con lei. Di essere davvero a sua
disposizione.
Talia non replic, e lui intu che la sua rabbia stava per
esplodere. Si prepar ad affrontarla. E invece la ragazza si limit
a commentare: Quando hai deciso cosa fare chiamami, per
favore. Era evidente che stava controllando la sua collera.
Va bene rispose. Avrebbe quasi preferito che gli attaccasse
il telefono in faccia. Era convinto di meritare una bella lavata
di capo.
Dopo aver riagganciato, si mise a riflettere sull'osservazione
di Talia, secondo cui l'ossessione di Laurel per le foto era aumentata
dopo il suo ritorno da Long Island, e si chiese se laggi
fosse accaduto qualcosa di cui non gli aveva parlato, o se, magari,
la cosa avesse a che fare con Underhill; in fondo, pens, tutto
andava ricondotto a quell'episodio. Concluse che era meglio
chiamare Katherine, per capire cos'altro poteva esserci in quelle
foto, e se Laurel le aveva rivelato qualcosa.
Non era granch. Ma almeno non sarebbe rimasto con le
mani in mano.
Qualunque cosa se ne dicesse, e nonostante l'influenza
attribuita all'ambiente, all'educazione e alle responsabilit dei
genitori, Whit Nelson era convinto che un buon numero degli
individui che formavano la casistica su cui Laurel Estabrook
lavorava erano destinati a finire comunque al BEDS a causa della
loro struttura chimica. E non intendeva l'abuso di droghe,
anche se esisteva un'evidente connessione tra questo e la malattia
mentale, che si alimentavano a vicenda. Si riferiva alla
chimica del cervello. Ovviamente non tutti i senzatetto erano
vittime della loro predisposizione naturale. I reduci, per esempio,
erano quasi tutti in perfetta salute finch non avevano visto
o fatto - o gli era stato ordinato di fare - cose che avevano
sconvolto il loro equilibrio. E poi c'erano persone rimaste traumatizzate
dai problemi di dipendenza dei genitori: alcol, cocaina,
gioco, sesso.
E la maggior parte degli psicopatici ospiti del ricovero?
Whit aveva concluso che il loro destino era inevitabile come
quello delle persone affette da paralisi cerebrale. Il futuro era in
agguato, nascosto a livello molecolare, nelle circonvoluzioni
dell'encefalo, sin dal momento della nascita. I demoni che li
avrebbero ossessionati erano gi presenti. E cos le fobie, la paranoia,
la sconsiderata ricerca di un sollievo nelle sostanze chimiche.
L'incapacit di lavorare. Al mondo c'era un disperato bisogno
di posti come il BEDS e di gente come Laurel. Anche se
quasi tutte le loro attivit non erano che un palliativo e facevano
pensare alla lotta di Don Chisciotte contro i mulini a vento.
Il che, concluse, contribuiva a spiegare l'attrazione che lui
nutriva per quella ragazza.
Oltre, naturalmente, alla sua vulnerabilit. Alla sua vicenda
personale. Anche lei era una vittima.
Quel luned mattina, subito dopo aver chiuso la telefonata
con David, Talia torn a casa, ansiosa di scoprire se Laurel le
avesse lasciato un biglietto. Incroci sulle scale Whit, un
po' affannato dopo la sua corsetta su per la collina, e gli
raccont della conversazione con il fidanzato di Laurel.
Vedo che hai finito di rassettare comment il ragazzo appena
lei apr la porta. Spariti dal soggiorno i vestiti; sistemati con
cura sugli scaffali i libri, e i giornali infilati in verticale in un
portariviste metallico accanto al divano.
S, i miei cassetti sono uno spettacolo.
Trovarono il biglietto proprio sul tavolino. Era conciso,
freddo e vago, oltre che nettamente sulla difensiva. Non conteneva
altre informazioni rispetto a quello di David. Subito dopo
averlo letto, senza dire a Whit chi stesse chiamando, Talia alz
il ricevitore del telefono e compose un numero. Lui rimase in
attesa, fissandola, e la vide scuotere la testa: c'era una segreteria
telefonica. A quel punto riagganci.
Chi stavi chiamando? le chiese.
A casa di Laurel, a Long Island. C' la segreteria telefonica
della madre.
Pensavi che fosse gi l?
No. Pensavo che avesse mentito riguardo alla sua malattia.
Mi aspettavo quasi che rispondesse lei.
Ma non l'ha fatto.
Gi.
E quindi potrebbe essere davvero in ospedale.
Forse replic Talia, precipitandosi nella camera da letto
dell'amica, seguita da Whit.
Cosa stai cercando? le chiese. Qualcosa in particolare?
Non proprio.
Whit voleva rendersi utile, ma aprire i cassetti di Laurel gli
pareva una violazione della sua privacy. E cos se ne rimase in
piedi sulla soglia, immobile, le mani sui fianchi mentre Talia,
dopo averlo indicato con il dito, apriva l'armadio della sua coinquilina.
Rovesci a terra un trolley nero dell'American Tourister,
della grandezza massima ammessa per i bagagli a mano.
Interessante: non si  portata dietro la valigia. Non ha intenzione
di stare via a lungo.
Poi apr l'ultimo cassetto del com e inizi a tirarne fuori i
maglioni. Prese il libretto degli assegni di Laurel e and direttamente
all'ultima pagina. Non ha preso nemmeno questo.
Allora siamo davvero sicuri che  partita? chiese Whit.
No rispose lentamente Talia, valutando quella possibilit.
Non possiamo esserlo. E rimasero l, pi simili a bambini
indifesi che a giovani adulti, assolutamente incerti sul da farsi.
La riunione con il comitato di sviluppo del BEDS era stata
lunga e faticosa e aveva gettato Katherine sull'orlo della disperazione.
Il numero di persone - uomini, donne e famiglie - che si
rivolgevano al ricovero stava aumentando, proprio mentre il governo
federale tagliava i finanziamenti per i programmi in modo
cos drastico che nell'anno seguente l'istituto avrebbe perso
145.000 dollari. Presumibilmente sarebbero stati privati anche
di 740 sussidi per alloggi, in seguito al ridimensionamento governativo
dell'HUD, il piano che li erogava. E poi si prevedeva
un'impennata del prezzo del petrolio per il prossimo inverno.
Dopo aver finito di parlare al telefono con il legale del municipio
presso l'istituto, Katherine si appoggi allo schienale della
poltrona e concluse che, se mai si fossero incontrate di persona,
probabilmente avrebbe trovato odiosa quella donna di Long
Island. Pamela Buchanan Marshfield non era certo un angelo
custode, che scendeva dal cielo per aiutare il BEDS nel momento
in cui si trovava in difficolt. Si era decisa a fare la propria offerta
solo perch i tentativi di intimidirli erano falliti. Quanto al
tempismo, era notevole. Come se avesse saputo. Katherine era
tornata dalla riunione chiedendosi in che modo raccogliere rapidamente
dai privati fondi sufficienti a rimpiazzare quelli non
pi erogati dagli enti governativi. Ed ecco che, seduta stante,
l'avvocato della donna annunciava la donazione.
Il legale dell'istituto, Chris Fricke, aveva assicurato a Katherine
che l'amministrazione comunale avrebbe venduto al ricovero
la collezione di Crocker al prezzo simbolico di un dollaro,
il che avrebbe consentito di cederla alla Marshfield. Naturalmente
dopo che costei avesse elargito la somma promessa. Centomila
dollari.
Katherine prevedeva che all'inizio Laurel si sarebbe
infuriata. Avrebbe considerato quell'iniziativa come un tradimento
nei suoi confronti, protestando che in quel modo l'istituto disattendeva
i desideri di uno dei propri ospiti. Ma Katherine era
convinta che alla fine sarebbe scesa a patti. Dopotutto, non sempre
Bobbie sapeva cosa voleva. E la ragazza doveva convincersi
che quell'uomo si sarebbe rallegrato di vedere tanti soldi nelle
casse del BEDS grazie alle sue foto. Ne sarebbe stato entusiasta!
Inoltre era senza dubbio nel suo stesso interesse terminare
il lavoro in corso. Anche se quella danarosa vecchia signora non
avesse effettuato la donazione a favore del ricovero, Katherine
meditava di insistere affinch Laurel restituisse il materiale e abbandonasse
il progetto. Aveva fatto abbastanza. Pi del necessario.
Era ora di smettere.
Ovviamente non sapeva come dirglielo. E nemmeno come
farsi consegnare le foto. Mentre parlava al telefono con Chris
Fricke, scartabellando al tempo stesso i documenti che le spuntavano
come funghi sulla scrivania, trov il biglietto lasciatole
da Laurel: a quanto pareva, la ragazza era tornata a casa per assistere
la madre.
Almeno cos c'era scritto.

Paziente 29873
 evidente che nelle foto vede pi di quanto non vi sia.
Anche nelle istantanee. Domani devo esaminare la collezione -
tutte le immagini - e continuare su questa strada.
Il soggetto passa ancora sei o sette ore al giorno a scrivere su quei
taccuini.
Dagli appunti di Kenneth Pierce,
psichiatra in servizio presso
l'ospedale pubblico di Waterbury, Vermont

Capitolo 27.

Laurel sapeva che la stavano cercando. Tutti. Alla fine, dopo
aver chiamato la prigione e il Dipartimento per l'assistenza
alle vittime di reati, fu costretta a spegnere il cellulare che squillava
in continuazione. Avrebbero smesso di provare sul suo numero
e si sarebbero messi a telefonare alla madre. Era ovvio. Facessero
pure, tanto si trovava in Italia. E se avessero cercato di
rintracciare Carol, sua sorella? Talia di certo ci avrebbe pensato.
Avrebbero scoperto che aveva mentito, convincendosi sempre di
pi - anche la sua famiglia - che stava perdendo il senno, senza
ombra di dubbio. Pur non avendo la minima intenzione di
agevolare Pamela Marshfield, avrebbero finito per aiutare quella
vecchia strega. L'avrebbero scovata e le avrebbero requisito il
materiale. Le foto di Bobbie. Le sue foto. Le avrebbero restituite
a quella donna.
Quindi il tempo stringeva: prese una stanza in un motel nei
dintorni di Burlington, fece una doccia e si lav i capelli per la
prima volta dopo tanti giorni. Compr una camicetta e dei pantaloni
sportivi. Si spruzz del profumo. Inforc gli occhiali da
sole, perch nessuno notasse che aveva pianto. Di nuovo.
Risal in macchina, facendo la spola tra i diversi uffici di
Burlington e Waterbury per ottenere l'udienza con Dan Corbett.
All'inizio l'avevano avvisata che ci sarebbero voluti giorni -
se non addirittura settimane - per ottenere l'autorizzazione, ma
lei non era intenzionata a mollare; poi c'era stato quel colpo di
fortuna. Una vera sorpresa. Pareva che Corbett avesse scritto
una lettera di scuse. L'anno precedente l'uomo aveva iniziato la
terapia obbligatoria prevista per i colpevoli di stupro, e nell'ambito
del programma di identificazione con le vittime gli era stato
chiesto di indirizzare alla persona da lui aggredita una missiva
in cui esprimeva il proprio rimorso. Di solito le vittime non
leggevano mai quelle lettere, in quanto non desideravano avere
niente a che fare con i loro assalitori. Ma Laurel aveva un
bisogno cos disperato di vedere quell'uomo che decise di recarsi lei
stessa al carcere. Era pronta a leggere qualunque cosa avesse
scritto.
Perch no? si era detta. Sapeva meglio di chiunque altro ci
che era successo a Underhill. Magari quelle righe avrebbero gettato
luce sull'infanzia di Corbett, svelandone dei particolari. Se
aveva avuto un padre. Per quale motivo era finito su quella strada
polverosa, sette anni prima. E come ci era finito Bobbie
Crocker.
Forse, aveva spiegato alla psicologa del carcere, la sua disponibilit
a ricevere quella lettera avrebbe aiutato l'uomo nel
suo processo di recupero. In vista del suo definitivo reinserimento
nella societ.
Naturalmente non lo pensava affatto.
E poi non voleva che Dan Corbett tornasse alla vita normale.
Voleva che rimanesse dov'era.
In quel momento, per, si sarebbe espressa nel modo pi
utile ad accelerare le pratiche per lo svolgimento dell'udienza.
Era l'unica cosa che le stava a cuore, visto che il tempo volava e
aveva una muta di cani alle calcagna.
Luned pomeriggio Whit sent il vocio di alcune persone
proveniente dall'appartamento di fronte. Era poco prima delle
tre. Apr la porta e vide Talia che parlava nel corridoio con un
paio di donne pi anziane.
Ciao, Whit lo salut in tono sarcastico. Mi puoi aiutare
a convincere queste due amabili signore che non c' alcun bisogno
di mettere a soqquadro casa mia?
Una delle due lo fulmin con lo sguardo, e lui si affrett
ad allungarle la mano. Talia la present come un legale del comune,
di nome Chris. L'altra, Katherine, era la direttrice di
Laurel al ricovero. Talia disse che speravano che la loro amica
avesse lasciato nell'appartamento le stampe dei negativi di
Bobbie Crocker.
Ho spiegato loro che non ci sono riprese la ragazza. Abbiamo
fatto un'ispezione radicale poche ore fa. E dopo l'episodio
di sabato sono quasi certa che le abbia nascoste da qualche
parte. Troverebbero dei capi di biancheria intima che ci procurerebbero
non poco imbarazzo, ma non le foto.
Talia, non abbiamo intenzione di perquisire l'appartamento
replic Katherine. Lo sai. Ma come fai a essere sicura che
le foto non siano qui? Io le ho viste, so cosa stiamo cercando.
Anch'io. E ho l'impressione che lei sia pi preoccupata
per quella roba che per Laurel.
Sai che non  cos. Certo che sono preoccupata per Laurel.
Lo siamo tutti.
L'avvocatessa annu convinta e aggiunse: Ma quelle foto
allo stato attuale rappresentano un'enorme somma di denaro
per il BEDS. Non possiamo permettere che vadano perdute. Ecco
perch siamo qui. Cosa succederebbe se Laurel...
Era troppo. Whit sbott: Se Laurel cosa?
La donna scosse il capo e spalanc gli occhi, inarcando le
sopracciglia, con espressione incerta.
Non riesce proprio a capire comment il ragazzo. Laurel
non le danneggerebbe mai. Sono tutto per lei.
Katherine gli tocc delicatamente il gomito, nel tentativo
di rabbonirlo. Whit si sforz di tollerare quel contatto. Voglio
bene a Laurel. Per me  come una figlia. Spero che un giorno
sia lei a dirigere il ricovero. Questo per farti capire quanto affetto,
fiducia e rispetto nutro nei suoi confronti. Ma adesso  nei
guai. Questa disperata fuga verso casa non mi sembra credibile.
Al tempo stesso c' una donna disposta a versare un generosissimo
obolo all'istituto se le restituiamo le foto, una donazione
quasi sufficiente a coprire i mancati introiti derivanti dal taglio
dei fondi governativi per l'anno in corso. Per noi  una manna
dal cielo, accidenti.
Cio, si tratta solo di consegnarle il lavoro di una vita
chios Talia in tono caustico.
Prima di tutto, non  il lavoro di una vita. Saranno al massimo
poche centinaia di immagini. Bobbie probabilmente vorrebbe
che le restituissimo, vista la cifra che ci  stata offerta. Era
entusiasta di ci che l'istituto rappresentava e della nostra attivit.
Sarebbe felice se sapesse che siamo in grado di onorare i
debiti.
E Laurel? chiese Whit. L'impegno che ci ha messo?
Quelle foto non le appartengono. Non ha alcun diritto su
di esse. E poi... aggiunse, esitando un attimo, come per cercare
le parole adatte. Alla fine riprese: E poi, se avessi immaginato
che l'avrebbe presa cos... sul serio, non l'avrei mai coinvolta.
Comunque non le sembra un terribile compromesso? Un
pessimo precedente? continu Whit.
Io la vedo cos. Ho un'amica che sta perdendo la testa per
delle foto di cui forse non avrebbe mai dovuto entrare in possesso,
e una benefattrice che le vuole a tutti i costi. Tanto da essere
disposta a versare centomila dollari. Spiacente, Whit. Spiacente,
Talia. Sarebbe da idioti rifiutare.
Talia alz le spalle e invit le donne a entrare. Prego
esclam. Tanto non le troverete.
Aveva ragione.

Capitolo 28.

Prima di allora Laurel non era mai stata in una prigione.
Non aveva mai percorso la lunga strada a due corsie, affiancata
su entrambi i lati solo da terreni agricoli, che univa Saint Albans
al penitenziario. Non aveva mai notato che il reticolato a gabbioni
avvolto in spire aveva punte taglienti a forma di incudine,
perch, naturalmente, non aveva mai visto cos da vicino il filo
spinato. Si accorse che gli squadrati edifici di calcestruzzo che
formavano il carcere si allungavano come le punte di un asterisco.
Il campo di basket in asfalto aveva una rete metallica di recinzione
che formava una sorta di tetto. Sul lato opposto del
complesso si stendevano due vasti giardini incolti, uno adibito a
orto, durante l'estate, e l'altro alla coltivazione dei fiori. L'orto
misurava quasi un ettaro: disposte in file, lunghe quanto un autotreno,
vi erano delle casse di pomodori. Alla guida dell'automobile
c'era una donna, che mentre parcheggiavano le spieg
che le verdure prodotte dai detenuti bastavano a coprire il fabbisogno
estivo e autunnale della prigione, ma ammise di ignorare
totalmente come venissero utilizzati i fiori. Lavorava presso il
Dipartimento per l'assistenza alle vittime di reati, e stava accompagnando
la giovane assistente sociale del BEDS a far visita al reo.
Era quello il termine che la donna, Margot Ann, continuava
a usare. Reo.
Non era disposta a lasciare da sola la ragazza. Margot Ann
era perfino pi alta di Laurel, aveva capelli neri che cominciavano
a ingrigirsi e li portava corti, con un taglio maschile. Veniva
da Jackson, Mississippi: da l, precis, l'uso del doppio nome.
Aveva conosciuto il marito, nativo del Vermont, all'estero, quando
entrambi erano nella Guardia nazionale. Collaborava con
l'allenatore della squadra femminile di basket, al liceo di quartiere,
anche se lei aveva dei figli maschi che d'inverno passavano
tutto il tempo sugli snowboard. Durante il tragitto per Saint
Albans aveva raccontato a Laurel molti episodi della sua vita,
presumibilmente per tranquillizzarla, metterla a proprio agio.
Il giorno prima avevano completato tutti i preparativi. In teoria -
anche se Margot Ann sosteneva che la teoria contava poco in
un'udienza chiarificatrice come quella - sarebbero rimaste con
Dan Corbett per una mezz'ora. Laurel gli avrebbe posto le domande
che le stavano a cuore, quelle sul padre e sul nonno, e
lui le avrebbe consegnato la lettera. Ma non sarebbe stata una
cosa semplice. N da un punto di vista tecnico n emotivo. Laurel
se ne rendeva conto. In quel momento, cullata dal tono monocorde
di Margot Ann, seduta al posto del passeggero nella Corolla
della donna, avvertiva una strana sensazione di leggerezza,
come se fosse attaccata a una tavoletta di polistirolo in quella piscina
di West Egg, ancora ragazzina, met dentro e met fuori
dall'acqua.
All'ingresso del carcere dovettero consegnare chiavi, penne
e cellulari, oltre agli spray al peperoncino (Laurel constat
che anche la donna ne aveva uno). Furono raggiunte dal direttore
del penitenziario e da un agente di custodia che le avrebbero
scortate fino alla stanza dove si sarebbe svolta la breve
udienza, senza per assistervi. Il secondino avrebbe atteso fuori
dalla porta a vetri, ma al colloquio avrebbero partecipato solo
in quattro: Margot Ann, lo psicologo di Dan Corbett, la vittima
e il... reo.
Ancora quella parola, pens Laurel, mentre adocchiava il
metal detector nel piccolo atrio dall'aspetto spoglio. Reo. Le
fece venire in mente il disprezzo con cui Corbett e Russell
Richard Hagen l'avevano apostrofata quel giorno sulla strada
sterrata in mezzo al bosco.
Una volta giunte nella sezione riservata ai detenuti, Laurel
apprese che quelle innumerevoli porte metalliche venivano comandate
elettronicamente da un agente armato che si trovava all'interno
di una cabina: circondato da pareti di calcestruzzo e vetri
antiproiettile, controllava le porte dell'edificio su televisori a
circuito chiuso. Da l premeva i pulsanti che aprivano e chiudevano
le serrature in acciaio dell'intera prigione. Le guardie comunicavano
con il collega via radio, indicandogli quale porta doveva
spalancare: Porta uno. Porta due. Porta tre. J, cio il
braccio degli stupratori, dove si stavano dirigendo. I responsabili
di reati sessuali erano rinchiusi in una sezione a parte perch gli
altri detenuti li odiavano. Il secondino che accompagnava Laurel
e Margot Ann raccont loro che appena una settimana prima
aveva sedato una rissa tra due carcerati, scoppiata quando uno
aveva accusato a torto l'altro di essere un violentatore.
A quanto pareva, lo psicologo che stavano per incontrare
aveva trascorso molte ore, il giorno precedente, a preparare Dan
Corbett al colloquio con Laurel. Anche i suoi diritti contavano.
Furono fatte accomodare in una stanza quadrata dalle pareti
arancione e con un'unica finestra che si affacciava su un
cortile piccolo e tetro. Appesi al muro c'erano disegni eseguiti
dai detenuti - aquiloni, bambini e astronavi - e Laurel si chiese
se facevano parte della terapia. Quattro sedie erano disposte in
un ampio cerchio, e a lei venne indicata quella pi vicina alla
porta. Dan Corbett le si sarebbe seduto di fronte, ad almeno un
paio di metri di distanza. Lo psicologo gli sarebbe stato a fianco;
Margot Ann avrebbe preso posto vicino a lei. Un agente li avrebbe
osservati attraverso la porta a vetri.
Laurel aveva portato con s alcune foto, e in attesa che il
detenuto venisse condotto nella stanza si tenne occupata ordinando
secondo vari criteri quelle pi importanti, che teneva in
grembo. C'era la vecchia istantanea di Bobbie e Pamela. Quelle
che Bobbie aveva scattato anni dopo alla casa di East Egg. La
villa di Gatsby. Le due che la ritraevano sulla strada polverosa di
Underhill.
Non sapeva in quale successione gliele avrebbe mostrate. Dipendeva
da un'alternativa: se quell'uomo era il figlio di Bobbie, o
se tale qualifica spettava all'omicida che scontava la pena nel
Montana. Margot Ann continuava a ripeterle che Dan Corbett
non avrebbe costituito una minaccia alla sua incolumit, ma non
si sarebbe stupita se avesse ancora rappresentato un pericolo per il
suo equilibrio psichico. Era in terapia da un anno e mezzo, le ricord,
ma non escludeva che potesse aggredirla da un momento
all'altro. Naturalmente potevano impedirgli di toccarla, ma era
possibile che Corbett la ferisse con frasi offensive prima di essere
ridotto al silenzio. Lei sperava di no: dopotutto aveva scritto quella
lettera per esprimere il proprio rimorso. Ma Laurel non doveva dimenticare
ci che aveva commesso sette anni prima.
Ti senti bene? le chiese infine Margot Ann.
Certo borbott.
Perfetto. La donna diede un'occhiata alle foto che Laurel
teneva in grembo, poi riprese: Allora, secondo te potrebbe
essere stato il padre di Corbett a scattarle?
Lo credo. E lo spero.
Perch?
Perch preferisco pensare che il loro autore abbia a che
vedere con Corbett piuttosto che con Hagen.
E perch non ti va di andare a Butte, immagino.
Per vari motivi. Tra cui questo.
Ma lo faresti?
Credo di s.
Sei tu? le chiese Margot Ann. Indic con il dito una delle
immagini della ragazza in mountain bike.
S rispose. La sorprendeva ancora che le ci fosse voluto
cos tanto per ammetterlo con se stessa. E con gli altri. Certo
che quella ragazza era lei. Chi altri poteva essere?
La prima cosa che Laurel not appena Dan Corbett venne
introdotto nella stanza - e se ne accorse immediatamente - fu
il tatuaggio. Eccolo, il teschio demoniaco sul collo. Le zanne. Il
suo sguardo corse lungo le maniche della tuta blu fino ai polsi
dell'uomo, solo per assicurarsi che non ci fosse il braccialetto di
filo spinato realizzato con inchiostro violaceo. No, non lo aveva.
Questo la sollev, ma sapeva di dover fare attenzione: Dan
Corbett aveva tentato di violentarla. E anche se forse non aveva ucciso
quella donna nel Montana, in lui tuttavia c'era qualcosa
che aveva spaventato a morte Bobbie Crocker.
Aveva gli occhi iniettati di sangue e la carnagione cos pallida
da sembrare diafana: sulle guance e sulle pinne del naso si
scorgevano piccoli reticoli di capillari. Pareva alquanto esausto.
Ma il suo atteggiamento era pi viscido che minaccioso: di certo
faceva meno paura di quando era comparso nell'aula del
tribunale, sei anni prima. Ormai doveva essere sulla cinquantina.
Portava ancora un pizzetto accuratamente tagliato, anche se si
era ingrigito, come i capelli che gli scendevano in unte cortine
sopra le orecchie. Le venne in mente una frase pronunciata da
un professore all'universit, durante una lezione: vista in carne
e ossa, la malvagit non fa particolarmente paura. Il pi delle
volte ci assomiglia, ci guarda dallo specchio.
Credo che voi due vi conosciate esord lo psicologo di
Corbett, un tipo alto e smilzo con un anello d'oro all'orecchio,
che non dimostrava molti pi anni di lei. Indossava una camicia
jeans e una cravatta sportiva con i disegni delle fasi lunari. Come
le aveva detto il giorno prima parlando al telefono, si chiamava
Brian.
Corbett lanciava sguardi attraverso la stanza, osservando
Laurel e Margot Ann. Aveva ai piedi scarpe da ginnastica Converse
che scricchiolavano sul pavimento di linoleum. Non era
ammanettato.
S rispose Laurel. Salve.
Salve. Furono solo due sillabe, ma immediatamente lei
ud riecheggiare nella testa la nauseante, ripetuta, disgustosa
battuta pronunciata quel giorno sulla strada sterrata. Liquore fica.
I due si sedettero e Brian elenc le regole basilari dell'udienza
chiarificatrice. Quella situazione ricord a Laurel un incontro
fra avvocati che cercavano di addivenire a un accordo in un
caso di divorzio.
A quel punto tutti si voltarono verso di lei, convinti che fosse
pronta a iniziare. Presa alla sprovvista, Laurel rivolse al detenuto
la prima domanda che le venne in mente: Ha mai lavorato
in un luna park?
Corbett le dedic un sorriso di autocommiserazione e abbass
lo sguardo verso il foglio di carta gialla con su scritto qualcosa
che teneva in grembo. La lettera, immagin Laurel. S.
E tacque.
Che faceva l?
Alz le spalle. Il giostraio.
Vuoi aggiungere qualcosa, Dan? gli domand lo psicologo.
Era un lavoro come un altro rispose a Brian. Tanto per
guadagnare un po' di soldi.
Rivolgiti alla signorina Estabrook.
Si volt verso di lei, che gli stava seduta di fronte, dall'altra
parte dell'ampio circolo. Niente di speciale. Un lavoro come
un altro ripet.
Grazie disse Laurel.
Di niente.
E suo padre. Come si chiamava?
Vedo che ha le sue foto.
S...S̻. Parl lentamente, in tono esitante. Si sent immediatamente
sollevata al pensiero che il figlio di Bobbie era proprio
quell'uomo, non Russell Richard Hagen. Prov anche una
profonda e appagante carica di ottimismo: fra poco - in quella
stessa stanza - avrebbe appreso quanto c'era da sapere per convincere
quelli che le stavano intorno che lei aveva ragione, e loro
torto. Che era sana di mente.
Certo, ci significava che avrebbe dovuto informare quell'uomo
che suo padre era morto, e non riusciva a immaginare
come avrebbe reagito.
Lo conoscevo pochissimo riprese Corbett. L'avr visto
tre, forse quattro volte in vita mia. Si faceva chiamare Bobbie.
Devo dirle una cosa su di lui.
Cio?
 morto. Un ictus. Mi spiace, signor Corbett.
Per questo  qui? le chiese. Nella sua voce non c'era la
minima nota di dolore.
In parte.
Sar anche stato mio padre, ma non si  comportato come
tale. Alla fine non avevamo niente da dirci. Oh, no, non 
mai stato mio padre.
Come ha fatto a trovarla nel Vermont?
Ci siamo incontrati per caso in un ricovero di Boston. Mi
ha riconosciuto. Gli ho detto che andavo a Burlington. Sa, per la
fiera. Avevo appuntamento con Russ Hagen. Anche lui lavorava
in un luna park. Poi ha trovato un impiego in quella palestra.
Per tutta la mattina Laurel era stata preda di un terrore
crescente, che incombeva su di lei simile a un banco di nubi sempre
pi fitte, e aveva provato un'agitazione insopprimibile. In
quel momento, al solo nome di Hagen - evocato l, in quella
stanza, presenza minacciosa come il nembo di una tempesta -,
inizi a tremare. Era scossa da rapidi spasmi, che percorrevano
il suo corpo come ali di colibr. Sent la mano di Margot Ann
posarsi sul suo avambraccio.
Vuoi un po' d'acqua, Laurel? le chiese.
Fece segno di no con la testa e prosegu: Le ha dato qualcosa
quando  venuto qui? Una foto? Una scatola?
Bobbie? Macch. Quello non aveva neanche gli occhi
per piangere.
Aveva le sue fotografie.
E non le mollava un attimo.
Lo ha mai minacciato?
Bobbie? Quando mi drogavo, avr messo paura a qualcuno.
Sembrava orgoglioso di questo, e Brian gli sussurr all'orecchio
qualcosa che lei non riusc a capire. Poi si staccarono, e
Corbett soggiunse: S. L'ho minacciato il giorno che l'abbiamo
aggredita.
Come?
Ero fuori di me.
Lui ha assistito al fatto?
Al fatto? ripet Corbett, e di nuovo Brian scrut il detenuto.
Stavolta non ebbe bisogno di incitarlo a parlare. Non credo
riprese. Ha sentito. Facevamo tutti un bel casino. Ma non
ha visto niente. Secondo me  arrivato prima degli altri ciclisti.
Gli avvocati.
Prima?
S.
Era insieme a voi nel furgoncino quando siete andati
laggi?
No, certo che no. Si ricordi che era un vecchio pazzo! Lui...
Era suo padre! sbott Laurel, e di colpo nella stanza
scese il silenzio. Margot Ann le teneva ancora la mano sull'avambraccio,
e lo accarezzava attraverso la manica della camicetta.
Non dovrei essere qui fece Dan Corbett senza rivolgersi
a nessuno in particolare. Non dovrei essere qui.
No intervenne Brian. Ma siamo tutti lieti che tu ci sia.
Penso che la signorina Estabrook fosse pi meravigliata che arrabbiata.
Vero?
S.  vero.
Il detenuto gonfi le guance come uno scoiattolo ed espir
rumorosamente. Come fa un palloncino quando ne fuoriesce
l'aria. Stava da noi, conosceva quella strada. Gli piaceva
scattare delle foto da quelle parti. Per non sapeva che quel
giorno lei si sarebbe trovata l. E nemmeno che ci saremmo stati
io e Hagen. Ma Russ sapeva che lei bazzicava laggi. E aveva
visto dov'era parcheggiata la sua macchina. L'avr seguita,
boh, un paio di volte. Forse tre. Non so. Comunque, Bobbie ci
 arrivato da casa di Hagen. Non era cos lontano. Be', magari
per un settantenne s. Ma non molto. Non sapevamo nemmeno
che era stato l fino a poco prima che gli sbirri si presentassero
alla roulotte. Se l' squagliata qualche minuto prima che
arrivassero.
Non l'avete mai raccontato alla polizia.
Non ce l'hanno chiesto replic, e per la prima volta
Laurel sent la malvagit risuonare con una nota cupa nella sua
voce. E poi non avevo intenzione di indicargli un altro testimone.
Non avrebbe avuto molto senso. E anche Hagen era
d'accordo.
Laurel abbass lo sguardo, osservando le foto davanti a s,
poi gli mostr la grande immagine della villa dei Buchanan a
East Egg. Riconosce questa casa?
No.
Per sapeva che era stato suo padre a scattare la foto, vero?
Mi sembra. Anche se con Bobbie non si poteva essere sicuri
di niente.
Ha mai incontrato suo nonno?
Certo. Li conoscevo entrambi, i nonni.
Laurel si appoggi allo schienale. Mi parli di loro. La prego.
Che vuole sapere?
Qualunque cosa le venga in mente.
Be', vediamo. Il padre di mia madre era un musicista jazz.
Suonava la tromba. Abitava nel Bronx.
E il padre di suo padre?
Intende dell'uomo che mi ha allevato? Il marito di mia
madre? O di Bobbie?
Quello di Bobbie.
Lo immaginavo.
Per favore lo preg Laurel.
Il padre di Bobbie viveva a Long Island.
Ah.
Faceva il macchinista alle ferrovie di Long Island. Lui...
Il macchinista?
S. Esatto. Sui treni, sa? La madre era maestra. Di prima
e seconda elementare. Roba del genere. A volte Bobbie scattava
foto ai binari. L a Long Island. Credo per via del padre. E alle
ville che erano laggi: anche a quelle. In realt conoscevo meglio
i miei nonni paterni che quelli materni. E tutti loro meglio
dei genitori dell'uomo che ha sposato mia madre.
Laurel aveva ipotizzato che Corbett non avesse la minima
idea di chi fossero i genitori di Bobbie. Allo stesso modo aveva
supposto che forse sapesse che la nonna era Daisy Fay
Buchanan, ritenendo erroneamente Tom suo nonno. Ma non l'aveva
mai, neanche per un attimo, sfiorata il pensiero che potesse essere
cos radicalmente disinformato, cos lontano dalla verit.
Un macchinista di treni? gli chiese. E una maestra? Perch
ne  convinto?
Perch era quello che facevano, signorina. Da bambino
passavo molto tempo con loro. Per un po', mia madre si mise in
testa di poter gestire la pazzia di Bobbie meglio dei suoi genitori,
specie dopo essersi fatta mettere incinta...
Stai parlando di tua madre gli ricord Brian.
Non era diversa da...
Vacci piano lo ammon lo psicologo. Ricorda...
Corbett alz le mani in segno di resa. Okay, ho detto anche
troppo.
Sua madre  ancora viva? gli domand Laurel.
No.  morta parecchio tempo fa.
Ha fratelli?
Fratelli coltelli ironizz Corbett, lanciandole un'occhiata
maligna. Fratelli. Fratelli. Sono io che glielo chiedo: ha fratelli,
signorina Estabrook?
Margot Ann si volt verso Laurel e la fiss. Vuoi andartene?
No. Poi, rivolta all'uomo, gli ripet la domanda: Ha fratelli
o sorelle?
Macch.
E Buchanan? Le dice qualcosa?
No.
Daisy?
E che razza di nome ?
Quello di sua nonna.
Mia nonna non si chiamava cos. Una si chiamava Alice
e l'altra Cecilia. La mamma di Bobbie, la maestra, era Alice.
No replic Laurel. Si chiamava Daisy. Era sposata con
Tom Buchanan. La loro casa era nella foto che le ho mostrato.
E nell'estate del 1922 ebbe una relazione con un contrabbandiere
di nome Jay Gatsby. Gatsby...
Quello del romanzo? intervenne Brian. Laurel si accorse
che nella stanza tutti la guardavano.
Era il nonno di Dan Corbett: il padre di Bobbie Crocker.
Ecco chi era Jay Gatsby! Si augur di non aver gridato. Ma lo
scambio di nomi era avvenuto molto in fretta e l'ostinata negazione
dei fatti da parte del detenuto l'aveva colta alla sprovvista.
E cos la sua bizzarra montatura. Un macchinista? Una maestra?
L'unica spiegazione era che aveva inventato tutta quella
storia al solo scopo di tormentarla. Di continuare a torturarla.
E di nuovo ud quella voce. La sua. La ricordava: Liquore
fica.
Laurel? Si volt. Era Margot Ann. A parte lei, tutti gli altri
erano in silenzio. Il rullo di tamburi nella testa era l'unico
suono che percepiva. Laurel? ripet la donna.
S?
Vogliamo fare una pausa? Il signor Corbett non va da nessuna
parte. Ma noi possiamo andarcene.
Sent qualcuno singhiozzare nella stanza. Si rese conto che
era lei.
Posso sapere cosa c' scritto nella lettera? chiese.
Se puoi saperlo? Certo rispose Margot Ann. Se vuoi.
Corbett distolse lo sguardo e si mise a contemplare l'orologio
da muro. Brian prese a tamburellare i polpastrelli fra di loro,
e il carcerato fiss lo psicologo - pareva un cane ammaestrato,
pens Laurel - e poi lei.
Devo leggerla ad alta voce? domand.
Come facciamo al gruppo. E come hai fatto con me gli
sugger Brian. Quindi, rivolto a Laurel, soggiunse: Sta imparando
ad assumersi la responsabilit delle sue azioni. Sembrava
quasi che stesse parlando di un bambino maleducato, si disse
Laurel.
Margot Ann le chiese nuovamente se voleva davvero che le
leggesse la lettera, e lei sent la sua voce che rispondeva s. S.
S. Non riusciva a capacitarsi di averlo ripetuto tutte quelle volte,
ma purtroppo lo aveva fatto.
A quel punto Corbett inizi a leggere, in tono servile e al
tempo stesso altezzoso. Desiderava umiliarla e contemporaneamente
guadagnarsi in qualche modo l'approvazione dello psicologo,
concluse Laurel. Lei sapeva che era un'impresa impossibile,
e le apparve chiaro che, se non avesse potuto ottenere entrambi
i risultati, avrebbe scelto di farla soffrire. Il che, probabilmente,
lo eccitava.
Cara signorina Estabrook inizi, tenendo il foglio davanti
a s con entrambe le mani, come fosse un libro dalla copertina
rigida. Le scrivo questa lettera per dirle che mi dispiace per
quello che io e Russ Hagen le abbiamo fatto sette anni fa. Ero
sotto l'effetto della droga, ma non  una giustificazione. Sono
scappato di casa da giovane, ma nemmeno questa  una giustificazione.
N lo  il tempo che ho passato a bighellonare. Mi assumo
la piena responsabilit delle mie azioni. Il che significa
che mi assumo la piena responsabilit del male che le ho procurato.
Sono parole difficili da scrivere per me, perch sono cos
abiette. Sodomia. Stupro. Mutilazione. Ma  stato detto la
verit vi render liberi, e non voglio avere peli sulla lingua. E
quindi, anche se non in ogni dettaglio, ricordo quanto basta. E
conosco i risultati dell'indagine.  tutto vero, lo so. Perci, in
primo luogo mi dispiace di averle rotto la clavicola, le dita e il
piede. Di averla immobilizzata mentre Russ la violentava in
quei due posti. Di averla obbligata ad avere rapporti orali con
noi. Ma soprattutto mi dispiace di averla tenuta per le braccia
mentre Russ Hagen la feriva cos brutalmente. Non credo che
avesse davvero intenzione di ucciderla, e non lo credevo neanche
allora. Ma aveva paura che lei ci riconoscesse, e forse una
parte di me sperava che Russ la ammazzasse quando le ha tagliato
via il seno. E visto che quando ce ne siamo andati perdeva tutto
quel sangue, ho pensato che sarebbe morta laggi, in mezzo
al bosco. Ma sono stato contento allora, e lo sono adesso, che
quegli uomini in bicicletta l'abbiano trovata e che sia sopravvissuta.
Sono rammaricato per il suo seno e le altre ferite. Spero
riesca a perdonarmi. Vorrei non aver mai commesso quelle azioni
terribili. Ma indietro non si torna. E quindi, signorina
Estabrook, posso soltanto dirle che mi dispiace. Cordiali saluti, Dan
Corbett. PS. Non far pi a nessuno quel genere di cose. Lo
giuro. Appena ebbe finito, guard Brian. Gliela do?
Rimani seduto. Gliela daremo noi rispose lo psicologo.
Margot Ann, accanto a Laurel, teneva gli occhi chiusi. Lei
cap che si stava sforzando di non piangere. Brian fissava il pavimento.
Laurel ud ancora il cuore martellarle dentro la testa e
si sent madida di sudore. Le sembrava di essere stranamente, inspiegabilmente
nuda. E si chiese perch a quel detenuto fosse
stato permesso di scrivere tante menzogne in quella che doveva
essere una lettera chiarificatrice.

Paziente 29873
... il soggetto mi ha mostrato una copia del Grande Gatsby, il tascabile dalla copertina blu scuro su cui compare la ragazza con i capelli alla maschietta e gli occhi tristi, continuando tuttavia a mettere in discussione che si trattasse di una vicenda inventata.
Parlava del libro come di un memoriale, una storia vera. Quasi non ha reagito quando gli ho fatto vedere il frontespizio con il nome dell'autore, la data di pubblicazione, la nota in cui si dichiara che i fatti narrati sono frutto di fantasia, ecc.
Il problema diagnostico  riferibile al passato. Quanto agli agenti di stress che hanno preceduto questo episodio (di qualunque entit esso sia), fra le foto ci sono quelle di una ragazza in bicicletta su una strada sterrata, scattate a quanto pare nelle vicinanze del luogo in cui sette anni fa sono stati perpetrati lo stupro e la mutilazione. Allo stato attuale delle conoscenze, non  possibile determinare se a causare le fissazioni sia stato il ritrovamento delle foto insieme a immagini della piscina che frequentava durante l'infanzia, circostanza che ha suggerito al soggetto l'ipotesi di un legame biografico o addirittura karmico...
Dagli appunti di Kenneth Pierce, psichiatra in servizio presso l'ospedale pubblico di Waterbury, Vermont

Capitolo 29.

Pamela non aveva mai rivelato a nessuno cos'aveva visto, nemmeno al suo confidente, l'avvocato T.J. Leckbruge. In parte
perch a volte le capitava di chiedersi se davvero avesse assistito
a quella scena. Poteva anche trattarsi di un ricordo inventato
di sana pianta. Eppure nella sua mente era vivo, nitido, quasi
cinematografico.
In un pomeriggio estivo di caldo infernale James Gatz era da loro, e la bambinaia, una ragazza irlandese dai capelli rossi come una matita colorata, si apprestava a portarla a passeggio gi alla baia, in modo che lei, bambina, potesse bagnarsi le gambette
nell'acqua. Quel giorno Tom Buchanan era fuori, da qualche
parte. Gatz indossava un abito bianco, abbagliante come il suo grembiulino, e sedeva su una poltrona di fronte a sua madre,
le gambe accavallate. Daisy Buchanan era languidamente distesa sul divano, come una modella che il pittore si accinga a ritrarre. Sul tavolino erano appoggiati gli alti calici con i liquori che stavano sorseggiando, ma il ghiaccio si era ormai sciolto e goccioline di umidit scorrevano lungo i bicchieri formando minuscole
pozze. Daisy pareva particolarmente debole e il suo corpo
dava l'impressione di liquefarsi sui cuscini.
La tata diguazzava nell'acqua con Pamela, tenendola per mano mentre la sollevava al passaggio dei cavalloni per poi immergerla
fino alla vita e alle spalle. La giornata era talmente umida che la caletta faceva pensare a una sauna; n lei n la bambinaia avevano trovato particolare refrigerio fra le onde. E
poi non avevano preso nemmeno la tavoletta o il suo salvagente
a forma di foca perch non avevano in programma di fare un bagno vero e proprio, e quindi Pamela aveva cominciato ben presto ad annoiarsi.
Per fortuna la giovane irlandese aveva con s un filone di pane raffermo, e lo fece a pezzettini in modo che Pamela potesse
dar da mangiare ai gabbiani che avevano avvistato dalla casa.
Ce ne saranno stati una dozzina, o anche pi. Gli uccelli
piombavano in volo attorno alle caviglie della bimba, che sulle prime si spavent, ma, una volta capito che volevano soltanto sfamarsi,
cominci a divertirsi, sentendosi come un'artista da circo circondata
da un branco di animali ammaestrati.
Il pane, per, fin presto e furono di nuovo preda dell'opprimente
caldo pomeridiano. In seguito Pamela ricostru che quel passatempo era durato non pi di cinque minuti, dopo di che avevano fatto ritorno alla villa.
Erano passate per il soggiorno, una delle numerose stanze che davano sulla baia, entrando inosservate dalle portefinestre leggermente socchiuse. Si sentivano entrambe talmente accaldate
ed esauste - forse addirittura peggio di quando erano uscite,
visto che la lunga camminata su per la collina si era svolta interamente
sotto il sole - che non avevano detto una parola dal momento in cui erano riemerse dall'acqua, e attraversarono la terrazza senza quasi far rumore.
Nel soggiorno Pamela not immediatamente che Gatz non era pi sulla poltrona. Era steso anche lui sul divano e sovrastava
sua madre, con la testa appena discosta da quella della donna
come se si stessero... confidando dei segreti, tanto i loro volti
erano vicini. Con mossa repentina Daisy si mise a sedere accanto
a Gatz, le sottili bretelle del vestito di crespo che pendevano
vicino ai gomiti invece di circondarle le spalle. Pareva pi rossa in viso di prima mentre, piena di imbarazzo, cercava di sistemarsi
le bretelle e - ripensando a quella situazione, Pamela si chiedeva se in seguito non ne avesse abbellito i particolari nella
sua mente - si copriva il seno nudo con le braccia nel tentativo
di ricomporsi.
A volte la scena appariva sfuocata, come quella di un sogno
che le fosse capitato di fare da adolescente; altre volte, invece,
era talmente chiara che pareva si stesse svolgendo in quel preciso istante. Successivamente le sembr di ricordare (o forse lo immaginava) di aver visto la mano di James Gatz spuntare
da sotto la veste della madre. All'universit, rievocando quel pomeriggio, in lei si fece strada l'ipotesi che il fratellastro fosse stato concepito proprio in tale circostanza. Era possibile.
Lei venne subito condotta nella sua stanza al piano di sopra per il rituale pisolino quotidiano. Il padre torn a casa solo dopo
cena.
E la bambinaia? Trascorso pochissimo tempo dall'episodio, venne sostituita. Questo, Pamela lo sapeva, non era un dettaglio soggetto ai capricci di una memoria labile. Quella ragazza era completamente scomparsa dalla sua vita.
Marissa stava cercando di fare i compiti nella sua stanza mentre Cindy guardava la televisione in soggiorno insieme alla zia, ma l'appartamento del padre non era poi cos grande. La zia stava da loro ormai da tre giorni, e a Marissa appariva con sempre
pi spiacevole evidenza che la donna in giovent aveva trascorso
davvero troppo tempo ai concerti rock, visto che era pi sorda di suo nonno. Come in un balletto, la sorellina - ancora acciaccata dopo la caduta dall'altalena - si arrampicava sul divano
per afferrare il telecomando e abbassare il volume del film, poi la zia andava a prendere qualcosa da mangiare in cucina e quando tornava lo alzava di nuovo, e cos il rumore della televisione
era talmente forte da sovrastare il rombo di un jet.
Non fosse bastato, Marissa era ancora delusa per il fatto che Laurei non le aveva scattato le foto il luned, e temeva che tra il padre e la fidanzata stesse accadendo qualcosa di strano. Non capiva bene di cosa si trattava, ma sentiva che lui non era semplicemente
preoccupato per il modo in cui Laurei era partita per Long Island, dove abitava. Intuiva che la faccenda era pi complicata di quanto il padre non lasciasse trapelare, e tutto riconduceva
a ci che lui e quella donna di nome Katherine si erano detti il sabato sera, qualunque cosa fosse. Si convinse che probabilmente il padre stava per rompere con Laurei. Per
Marissa non era giusto, ma quando il giorno prima lui era andato a prenderla a scuola le era sembrato pi arrabbiato che ansioso, quasi non credesse che la madre di Laurei era veramente ammalata.
Come se pensasse che la ragazza era una squilibrata e non voleva pi che frequentasse le figlie.
Be', avrebbe capito se Laurei fosse stata davvero pazza. La cosa avrebbe avuto un senso. Ma non lo era. Aveva solo passato
un sacco di guai. Era molto triste che nessuno, nemmeno suo padre, sembrasse rendersene conto.
Margot Ann chiese a Laurei se si sentisse in grado di tornare
al lavoro dopo l'udienza chiarificatrice, che aveva rappresentato
per lei una prova logorante. Si trovavano nel parcheggio antistante
il carcere, e la recinzione, con le sue spire di filo spinato,
incombeva su di loro, quasi ad altezza d'uomo.
No rispose la ragazza. Mi sa che andr a casa.
Prenditi tutto il giorno. Mi sembra la cosa migliore.
Laurei sorrise debolmente, sperando che quell'espressione la facesse apparire provata da un punto di vista emotivo. In realt
non era stanca. Avvertiva una grande confusione, ma si sentiva
piena di energie. Le dispiaceva ingannare Margot Ann, per sapeva di non avere scelta. Voleva che la donna la lasciasse al parcheggio di Burlington dove si erano date appuntamento la mattina, anche se da l non sarebbe rientrata in macchina nel suo appartamento in collina. Per casa, in quel momento, intendeva
West Egg. Se Bobbie non aveva fornito al figlio l'indizio
successivo, lei avrebbe assecondato un sospetto divenuto sempre pi forte da quando, la domenica, aveva parlato con Shem Wolfe nel ristorante di Serena: forse proprio lei, Laurei, rappresentava l'anello di congiunzione con la prova decisiva.
L'ultima. Forse non era affatto una coincidenza che le fosse stato
affidato l'incarico di occuparsi delle foto di quell'uomo dopo la sua morte. Non era stato lui a ritrarla quel giorno di sette anni
prima sulla strada polverosa di Underhill? Non era stata Katherine a chiederle di indagare sulle foto lasciate da Bobbie?
E il suo collegamento cos determinante con Cracker era senz'altro dovuto al fatto che da ragazzina trascorreva i pomeriggi
estivi all'ombra degli alberi dietro la villa di Jay Gatsby. La dimora
di suo padre. Dove lei nuotava non esattamente nella piscina
di Gatsby, ma in quella che ne aveva preso il posto. E Bobbie lo sapeva.
Forse Bobbie l'aveva scelta intuendo che solo lei sarebbe stata in grado di comprenderne la vita e l'opera.
Quindi sarebbe tornata ancora una volta nella sua casa.
Mettendosi nei suoi panni, se avesse voluto fornire la prova della reale identit di suo padre, l'avrebbe lasciata l. Nel luogo in cui Gatsby aveva vissuto e, s, in cui era morto.
Pass la notte nella sua casa di West Egg. Fece scattare la segreteria telefonica della madre e ascolt i messaggi di Talia, Katherine e David. Volevano controllare le sue mosse. Verificare
il contenuto del biglietto che aveva lasciato loro.
Ma dorm poco, perch strada facendo si era fermata al circolo sportivo di West Egg, giungendo poco dopo che la sala ricevimenti aveva chiuso per la sera. Una volta l, aveva esaminato
i quadri alle pareti, tra cui le vecchie foto in bianco e nero
di quelle piccole baraonde che Gatsby definiva feste. Mentre
gli inservienti sparecchiavano gli ultimi tavoli e i lavapiatti in cucina sbattevano distrattamente le pesanti pentole contro i lavandini - con il vapore caldo che, come nebbia, filtrava da sotto le porte a battenti -, cominci a girare per la sala e lungo i corridoi che la collegavano all'ingresso principale e alla biblioteca.
Studi attentamente le immagini della piscina originale,
nel tentativo di ricostruire con precisione dove si trovava Gatsby quando gli avevano sparato, e in che punto dell'attuale piscina olimpionica, molto pi grande, essa fosse situata. Not che nelle vecchie foto non si vedevano i meli selvatici, e si ricord
di una storia che aveva sentito da bambina: era stato un individuo misterioso a farne dono al circolo. Perci comparivano
nelle foto di Bobbie, per esempio in quella dell'albero con un mucchietto di mele accanto.
Era quello, comprese con una sorta di euforia - ammesso che riuscisse a provare uno stato d'animo simile in quel momento
-, il segno. Il simbolo. Il totem.
Si mise a letto che era gi mezzanotte, e nella sua mente iniziarono
a susseguirsi i programmi per il giorno successivo, alimentando
precede il momento in cui si alza il sipario. Aveva analizzato la foto con l'albero e la piramide di frutti caduti dai rami,
e sapeva esattamente dove l'avrebbe condotta la sua ricerca.
Si svegli prima dell'alba, scese a prendere nella rimessa il grosso badile usato dal padre e la paletta da giardiniere
della madre, e ritorn al circolo, parcheggiando proprio accanto alla torre di pietra in stile normanno. Per un attimo rimase seduta in macchina
perch era scoppiata di nuovo in lacrime, e non capiva se quei singhiozzi andavano attribuiti alla terribile spossatezza da cui si sentiva oppressa o all'incredulit degli altri nei suoi confronti, oppure se stesse piangendo per un barbone che sin da bambino aveva imparato quanto gli adulti potessero dimostrarsi insensibili e spietati. Capaci di menzogne, di inganno, di disprezzo.
Poi ud il canto degli uccelli e si riprese. Vide il cielo rischiararsi
a est e la struttura in pietra dell'edifcio assumere contorni
pi distinti. Poco prima delle sei, scese dalla sua Honda e si diresse verso i meli selvatici; giunta dov'erano gli alberi, appoggi
la vanga al tronco di quello ai cui piedi aveva deciso di scavare.
I meli erano tutti molto sviluppati e pi alti di un tempo, i rami
estesi e carichi di frutti. Dall'epoca in cui Bobbie li aveva fotografati
ne erano stati abbattuti almeno un paio. Eppure non fu un'impresa ardua individuare il luogo in cui si trovava la piccola catasta di frutti, e scoprire per quale motivo l'uomo l'avesse disposta
proprio l. L'albero era in mezzo ad altri tre, piantati in prossimit del lato settentrionale della piscina originaria. Quella nuova, almeno tre volte pi grande della piscina di Gatsby, era stata scavata nello stesso sito della prima, ma evidentemente occupava
una superficie molto pi vasta. Quella precedente si trovava
all'incirca dove in quel momento le vasche raggiungevano una profondit di quattro metri, e l'albero si ergeva nel punto pi vicino al luogo in cui il padre di Bobbie era morto.
Quando diede il primo colpo di pala, il sole non era ancora
sorto, ma l'alba stava cedendo il passo al giorno, e dopo essere
rimasta seduta cos a lungo in macchina Laurei prov una sensazione di sollievo nell'alzarsi e impugnare la vanga, poggiando
il piede sul bordo arrotondato - il manico di legno era freddo tra le sue dita e sentiva la lama affilata sotto l'arco plantare
- e affondando l'attrezzo nel terreno. Attraverso erba e radici.
Dentro il suolo fertile. Gettava le zolle verdi alla sua destra, ammonticchiandole e ricoprendole di terra. Ogni tanto si inginocchiava
e scavava nella buca a forza di braccia: voleva assicurarsi
che non le sfuggisse neanche il minimo oggetto, perch
tutto poteva rivelarsi importante. Un medaglione, per esempio.
Un orologio da polso con monogramma. Ma voleva procedere in maniera scrupolosa. Bobbie non le aveva dato motivo di credere
che dovesse cercare proprio un gioiello.
Stava lavorando da quasi mezz'ora e iniziava a temere che da un momento all'altro giungesse per caso un giocatore di golf particolarmente mattiniero, o qualche inserviente incaricato di rimuovere le foglie dalla superficie della piscina e controllare il livello di cloro nell'acqua, quando sent la vanga urtare contro qualcosa di solido, anche se non della durezza della roccia. Le era parso addirittura di avvertire una debole eco. Aveva scavato talmente che per raggiungere il fondo della buca fu costretta a stendersi per terra e calarsi dentro con una parte del corpo, e anche
cos dovette protendere al massimo mani e dita. Cerc di asportare alla meglio il terriccio che circondava l'oggetto e con le unghie gratt via quello che lo ricopriva: tast un bordo diritto,
poi un altro. Afferr la paletta da giardiniere e delicatamente
ma rapidamente ne ripul i fianchi. Alla fine sent un gancio.
Una cerniera. Poi, usando entrambe le mani, tir su il portagioielli
di legno, quello con il coperchio a specchio dentellato.
Non era una grande intenditrice, ma appena scrost via la terra pens che fosse di ciliegio. I suoi genitori - adesso la madre
- dormivano in un letto con la testiera di quel legno, dello stesso colore della scatola. Facendo attenzione, inser nel gancio l'unghia del pollice, con il cuore in tumulto, incurante del sudore
che, mescolandosi al terriccio sulle guance e sulla fronte, si era trasformato in una sorta di fanghiglia. L'anello era incrostato
di sporco e ruggine, ma finalmente riusc a liberarlo e a sollevare
il coperchio. Per un attimo rimase delusa. Si era aspettata
di trovare la foto con dedica, quella che Jay aveva regalato a Daisy quando abitava a Louisville, all'epoca in cui erano giovani
e innamorati e le loro esistenze ancora tutte da vivere. Ma non c'era. In compenso rinvenne una busta, un tempo beige, ormai marrone. Quando la rivolt, vide sul davanti il nome Daisy scritto in una grafia maschile, e sollevandone il lembo not
la lettera G stampata in rilievo sul retro. Dentro c'era una fotografia
di Gatsby e Daisy, scattata in quell'estate del 1922. Erano
entrambi seduti sui gradini di pietra che scendevano dalla villa
di lui alla piscina, forse ad appena una trentina di metri dal punto in cui lei era inginocchiata in quel momento. Daisy indossava
un vestito nero stile Impero, senza maniche e con bretelline
di perle, e portava degli orecchini a forma di margherita.
Lui aveva uno smoking, con il farfallino leggermente storto.
Daisy lo teneva a braccetto, la testa china verso quella dell'uomo
ma senza sfiorargli la spalla. Nell'immagine avevano un'aria leggermente accaldata, come se avessero ballato fino a un attimo
prima. Sorridevano. No, di pi, concluse Laurei: erano raggianti.
Il loro sorriso sarebbe bastato a illuminare la terra, malgrado
fosse buio.
Piegata dietro la foto c'era una lettera, scritta dalla stessa mano che aveva vergato il nome della destinataria sulla busta.
Mia carissima Daisy, posso solo cercare di immaginare cosa provi, ma devi convincerti
che la morte di quella donna non  stata colpa tua. Si  buttata sotto la macchina! Nessuno sarebbe riuscito a frenare in tempo. Nessuno.
Ricorda: a chiunque dovesse domandartelo, rispondi che alla guida c'ero io. So badare a me stesso. E a te. Questo orribile contrattempo finir e ce la caveremo. Staremo insieme.
L'altra sera mi sono appostato sotto casa tua, in attesa. Tutta la notte. Non ho dormito immaginando il nostro futuro insieme.
Un futuro in cui nessuno dovr minacciarti, in cui non dovrai chiederti dov' tuo marito. Nessuno ci obbliga a rimanere qui, sai. Possiamo andare a vivere a Louisville, se ti va. O a Boston.
O a Parigi. O a Londra. Per me non fa differenza. Finch saremo
insieme, potremo essere felici ovunque.
Riesci a figurartelo? Io s. Mi sembra di vederci: tu, io,
Pammy e un bambino. S, un fratellino per la tua dolce piccolina.
E lo chiameremo Robert, come tuo padre. Sar la nostra famiglia. Un maschietto, una femminuccia e la pi adorabile
e adorata mammina del mondo. Questo ci aspetta. Sar un compagno alla tua altezza e il padre che i nostri figli meritano.
Ho immaginato questa scena l'altra notte, mentre ero di sentinella
davanti alla tua dimora.
Andr tutto bene, capito? Vedrai.
Oggi rester a casa tutto il giorno. Fammi sapere quando posso passare a prenderti.
Con amore, Jay Sapeva che doveva riempire di nuovo la buca, ma si sentiva
accaldata e stanca, e quando si rialz ebbe un capogiro. E poi erano quasi le sette e mezzo: da circa mezz'ora in lontananza si udiva lo schiocco di ferri e legni che colpivano palline da golf a partire dalla prima buca, e da quando aveva iniziato a scavare erano entrate nel parcheggio almeno cinque o sei macchine.
Cos, con la scatola contenente la piccola busta sotto un braccio e la vanga e la paletta sotto l'altro, si diresse verso la sua vettura, piena di torsoli di mela e lattine vuote di Red Bull sparsi sul sedile del passeggero.
L'antica residenza di Gatsby, con i suoi prati di salvia un tempo incolti, divenuti ormai un'asettica distesa di campi da golf, con percorsi e green, si allontanava nello specchietto retrovisore della sua Honda quando Laurei intraprese il lungo viaggio di ritorno
nel Vermont. Altre sette ore. Percorse un breve tratto costeggiando il Sound, mentre gli ultimi residui di nebbia azzurrina
si alzavano dall'acqua, prima di dirigersi verso i viali interminabili,
dominati dal neon e dai negozi, che collegavano West Egg all'autostrada. E si ritrov proprio l, a rasentare i parcheggi aziendali senza pretese, realizzati sulle colline di cenere, e le vestigia
di un'esposizione mondiale. Oltrepass l'Unisfera e gli scheletri di quelli che erano stati i grandi padiglioni della mostra: i residui visibili delle aspirazioni irrealizzate di quell'epoca. Non vedeva tutti i giorni davanti a s gli emarginati e le vittime generati
da un mondo in perpetuo movimento? Teneva gli occhi socchiusi
e aveva la testa affollata di visioni e sogni. Pregustava il momento della verit, in cui avrebbe esibito la prova che non
solo lei, ma anche Bobbie, entrambi avevano ragione, mentre ricapitolava
ci che aveva trovato in modo da restare ben sveglia, anche
se contemporaneamente in lei si faceva strada la convinzione
che il suo passato fosse inestricabilmente legato al suo futuro.
Per sempre. Comunque fossero andate le cose, era inevitabile.
Arriv a casa a met pomeriggio, e quando barcollando varc
la soglia, con la scatola di ciliegio e la cartella contenente le foto di Bobbie, per un attimo pens di avere la febbre.
Davanti a lei era assiepata una piccola folla, composta dalle
persone pi importanti della sua vita. Sul divano c'erano la sua coinquilina, che la fissava con un'aria di sorda disperazione, e sua madre - evidentemente rientrata dall'Italia - che indossava
un maglioncino nero aderente al posto della solita maglietta nera attillata. E Whit, sulla sedia davanti al computer, all'apparenza
insolitamente smunto e macilento. Scorse Katherine, seduta
vicino al balcone, con un cellulare all'orecchio. Non vide David, e per un istante si chiese dove fosse, ma la sua curiosit fu di breve durata perch un altro uomo attrasse la sua attenzione: non si trattava di David, e stava misurando a grandi passi lo spazio tra il soggiorno e la cucina. Sulle prime fece fatica a riconoscerlo.
Doveva averlo gi incontrato altrove, o almeno cos le parve.
Poi, di colpo, ricord. Non lo aveva identificato subito, nonostante avessero trascorso insieme ore e ore da quando aveva rischiato di essere uccisa su quella strada sterrata del Vermont, perch era abituata a vederlo nello studio dove solitamente la riceveva.
Era il suo psichiatra, il dottor Pierce.
Paziente 29873. Diagnosi: disturbo bipolare di primo tipo, attuale episodio maniacale, grave, con tratti psicotici; disturbo posttraumatico da stress.
Tale analisi merita qualche commento. L'insolito quadro  stato esaminato con il dottor R. Le risultanze sono qui di seguito esposte.
Il disturbo posttraumatico da stress pare abbastanza conclamato, malgrado i sintomi di psicosi, considerati il violento trauma, la vivissima
angoscia nel vedere le fotografie della bicicletta e la confusione
mentale, che si manifesta ad esempio nell'awersione per la localit di Underhill, in vuoti di memoria e in un senso di estraniazione. Questa diagnosi  importante in termini di danno funzionale e di prognosi, a prescindere da ulteriori sviluppi.
L'aspetto psicotico  pi difficile da definire. Non c' disorganizzazione
di linguaggio/comportamento, nonostante l'abitudine della paziente a giocare con le parole. I disturbi dell'umore, compresa una moderata, persistente irritabilit, la perdita di sonno precedente al ricovero, e un inconsueto, continuo attivismo,
consistente ad esempio nella fuga da familiari e amici, negli
spostamenti forsennati e nella ricerca frenetica antecedenti al ricovero, nell'attuale pratica della scrittura, paiono pi compatibili
con un disturbo bipolare di primo tipo, che potrebbe certamente essere collegato con la psicosi (in ogni caso il valproato sembra ridurre i livelli di attivit e modulare l'umore). La difficolt maggiore consiste nel fatto che raramente le manie continuano a manifestarsi quando i disturbi dell'umore sono pi o meno risolti.
Un esempio di psicosi non altrimenti specificato nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali  persistenti fissazioni
non abnormi con periodi caratterizzati da contemporanei
disturbi dell'umore instauratisi quasi sin dall'inizio del disordine maniacale, e qui i conti tornano. Poich si  verificato un solo episodio di delirio - non si pu parlare di periodi, al plurale -, per il momento appare ragionevole formulare una diagnosi basata
sui sintomi relativi all'umore.
Il processo di elaborazione delle manie  interessante. La paziente ha scritto un intero libro in cui narra gli avvenimenti di quelle settimane di settembre, e lo considera basato su una vicenda reale, ma vi include personaggi completamente inventati o ricavati da un romanzo pubblicato ottantanni fa: Pamela Buchanan; T.J. Leckbruge, anagramma del nome di un optometrista che nell'opera letteraria campeggia su un cartellone pubblicitario. Shem Wolfe, a quanto pare Meyer Wolfsheim. E
infine Jay Gatsby.
Ha poi ideato o ritoccato delle conversazioni con la zia, la madre e una vicina di Long Island.
E, forse per giustificare l'allontanamento del fidanzato, pare abbia
concepito la figura di due bambine, figlie dell'uomo. La paziente
afferma con insistenza che queste due creature immaginarie
sono la ragione per cui il fidanzato, a quanto sembra, l'ha lasciata (sto cercando di ricostruire in che misura tali personaggi
derivano da ricordi infantili della paziente e dal suo rapporto con la sorella maggiore).
Altra questione: l'ambito entro il quale si manifestano le fissazioni.
Bench persistenti, nonostante allo stato attuale i disturbi dell'umore siano ridotti al minimo, appaiono sostanzialmente limitate all'idea di Gatsby. Arrivano poi a comprendere la figura del barbone cui la paziente prestava assistenza, che, naturalmente,
 deceduto. Anche se dal suo punto di vista il caso non  chiuso, poich in realt l'uomo era il padre di uno dei suoi aggressori.
Perci non interromperei ancora la somministrazione di antipsicotici (risperidone).
Ho intenzione di aggiungere all'elenco delle persone autorizzate
a farle visita il suo vicino di casa, Whit Nelson. Come la sua amica Talia, pare esercitare un effetto tranquillizzante sul suo comportamento, ed  evidentemente innamorato di lei.
L'aspetto davvero insolito  la circostanza per cui la paziente,
pur nutrendo false convinzioni, conserva al tempo stesso una notevole capacit di immedesimazione con le figure del suo romanzo
biografico che non le condividono, esercitando costantemente
su di s una forma di rimozione che le impedisce di serbare
l'angosciante ricordo della brutale aggressione. I commenti
dei personaggi verso la fine della storia, da lei stessa inseriti, suggeriscono l'inizio di una presa di coscienza rispetto alla violenza
del crimine di cui  stata vittima. Tuttavia continua ancora
a sostenere di essersela cavata, anni fa, con una clavicola e un dito fratturati. Asserisce di non ricordare affatto, a livello conscio,
di essere stata mutilata e abbandonata in mezzo al bosco dagli aggressori che la credevano morta...
Dagli appunti di Kenneth Pierce, psichiatra in servizio presso l'ospedale pubblico di Waterbury, Vermont
...
FINE.
...
.
...
Ringraziamenti.
.
Desidero ringraziare Rita Markley, direttrice del Comitato per l'accoglienza temporanea nel Vermont di Burlington, per avermi mostrato
queste immagini e per aver voluto condividere con me la sua esperienza di vita, invitandomi a visitare il ricovero da lei gestito.
Voglio aggiungere che non avrei potuto scrivere questo libro senza
l'aiuto sapiente, la guida e l'inesauribile pazienza di coloro che l'hanno letto in anteprima: Johanna Boyce, psicoterapeuta specializzata
in assistenza sociale, e il dottor Richard Munson, psichiatra presso l'ospedale pubblico di Waterbury, nel Vermont.
Esprimo altres riconoscenza alle seguenti persone, che hanno fornito risposta alle mie precise domande in merito alla malattia mentale,
ai senzatetto e all'aspetto legale di tali problematiche: Sally Ballin, Milia Bell, Tim Coleman e Lucia Volino, del Comitato per l'accoglienza
temporanea di Burlington; Shawn Thompson-Snow, del Centro Howard di assistenza della contea di Chittenden, nel Vermont; Brian M. Bilodeau, Susan K. Blair, Thomas McMorrow Martin e Kory Stone, del carcere di Swanton, nel Vermont; Doug Wilson, psicoterapeuta responsabile
del programma di trattamento per i colpevoli dei reati di violenza
sessuale presso il suddetto carcere; Rebecca Holt, del Burlington Free Press; Jill Kirsch Jemison; il dottor Michael
Kiernan; Stephen Kiernan; Steve Bennett; gli avvocati Albert Cicchetti, William Drislane, Joe McNeil e Tom Wells; e infine la Corte di giustizia per l'omologazione testamentaria della contea di Chittenden, nel Vermont.
Come sempre, sono grato alla mia agente letteraria, Jane Gelfman;
ai miei editors presso la Random House, Shaye Areheart, Marty Asher e Jennifer Jackson; e a mia moglie, Victoria Blewer, straordinaria lettrice in grado di contemperare sincerit e tatto.
Grazie a tutti.
In ultimo, desidero esprimere il mio apprezzamento per tre libri.
Due di essi raccontano storie vere di malattia mentale con una valenza informativa e al tempo stesso ricca di ispirazione: Angelhead: la discesa
di mio fratello nella follia, di Greg Bottoms, e L'emarginato: un viaggio nella lotta di mio padre contro la follia, di Nathaniel Lachenmeyer.
Il terzo, ovviamente,  Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald.
Esistono un'infinit di ragioni per cui - come milioni di persone nell'arco di quattro generazioni - ho letto e riletto questo romanzo e, da scrittore, mi inchino di fronte a un simile capolavoro: la caparbiet del grande sogno di Gatsby, la prosa brillante di Fitzgerald, la sua profonda
capacit di introspezione nell'analisi della psicologia americana.
E quella straziante, splendida conclusione.
Visto il fine che mi prefggevo con Doppio legame, ci sono comunque altri elementi da tenere in considerazione. Poche opere hanno
influito come Il grande Gatsby, da un punto di vista intellettuale, sulla nostra cultura letteraria, e pochissime sono state lette da un pubblico
altrettanto vasto. In secondo luogo, Il grande Gatsby  un libro che affronta, in parte, la tematica del fallimento, con le menzogne e le distorsioni che ne conseguono: quelle di cui siamo consapevoli e quelle che interpretiamo come un mero abbellimento della cruda realt. Questa  forse una delle problematiche principali che anche i personaggi di Doppio legame si trovano ad affrontare, e la ragione per cui Il grande Gatsby esercita un influsso cos straordinario e pervasivo sulla figura di Laurei Estabrook.
Mi  quindi gradito dichiarare la mia ammirazione per Il grande Gatsby e la mia soddisfazione per la sua appartenenza al canone della nostra tradizione letteraria.
...
FINE.